Lorella De Bon, scrittrice e poetessa veneta, è nota ai visitatori di www.patriziopacioni.it (oltre che per le opere già pubblicate in rete) in quanto coautrice, insieme a Patrizio Pacioni, di alcuni episodi delle “Interviste impossibili” e delle “Notti di Monteselva”, serial letterario pubblicato a puntate sul blog del commissario Cardona. Il primo e il secondo racconto di questa serie sono stati pubblicati per www.patriziopacioni.it nella “sezione racconti” dei precedenti aggiornamenti n° 45 e n° 46. Onde meglio comprendere e apprezzare il contesto nel quale è nata la raccolta - ES temporanea - 24 donne per un romanzo - vi consigliamo di cliccare su questo link: http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?IDOpere=115244. Io lavoro, faccio il mio dovere Terzo racconto di ELISA No, no, no. Così non va ragazze. Non posso che disapprovare il vostro comportamento nei confronti degli uomini. Siete tutte bambole compiacenti, di quelle che, quando le scuoti, emettono qualche suono, simile a un lungo mugolio. Bambole pallide dalle guance rosse e dagli occhi tristi. Mogli e madri amorose, pronte a farsi martirizzare per espiare le colpe di qualcun altro. Tutte. Anche tu Clarissa, che sembri tanto dura e menefreghista, e che non ci sopporti. Ma che ti porti addosso un omicidio e un suicidio. Eterna incompresa, perché tu stessa non comprendi, non perdoni e non vivi, se non di rabbia e cattiveria, unico cibo da sputare in faccia a noi donne che apparteniamo allo stesso sesso di tua madre. Quindi colpevoli. Ma di cosa? Di averti generato forse? Dipendesse da me, ti toglierei questa vita che ti fa tanto schifo. Sì, Paola, lo so che ti faccio paura. E mi piace farti paura. Ma credi di essere tanto diversa da me? Credi di conoscermi così bene da catalogarmi tra i demoni? Noi donne teniamo tutte i piedi in due staffe. Tutte. Non te ne sei resa conto? Beh, apri gli occhi allora! Svegliati, prima che qualche omuncolo ti inchiodi alle sponde del letto, per fare di te ciò che meglio crede. Com’è successo a Luce, che veniva chiamata troia nei momenti di intimità. Succede ancora Luce? Caspita, quanta rabbia stasera! Mi nascondi forse qualcosa? Forse mi conviene stare zitta e lasciarti parlare. Forse la vera Elisa è in vena di confessioni. Certo, questo non è il luogo più adatto. Un tribunale farebbe al caso tuo. Un tribunale pieno di avvocati dell’accusa e di giudici inflessibili. E allora parla, cara Elisa. Parla e sputa quella schifosa verità che ti tieni dentro, quasi fosse il tuo bene più prezioso. Quasi fosse un figlio in utero …. Già, gli uomini. Si credono i padroni del mondo. Già, già, già. Mi ricordo bene come mi guardavano, quando andavo ai colloqui di lavoro. Come mi radiografavano, per meglio dire. Io, povera ragazzina inesperta, appena uscita da scuola. Troppo facile approfittare della mia timidezza, per atteggiarsi a grandi manager di aziende del cavolo! Il coltello dalla parte del manico lo avevano loro e lo sapevano girare bene nella piaga. Come quel cretino coi baffetti che mi chiese: “Ma lei, signorina, ha intenzione di sposarsi e fare dei figli?” Non riuscii a spiccicare parola e me ne andai, delusa e umiliata. Due giorni dopo, mi chiamò per dirmi che potevo iniziare a lavorare nella sua ditta. Però, che brava persona, pensai. Per scoprire subito che in amministrazione eravamo tutte donne (e carine), che lui in ufficio non ci stava mai e che ogni tanto qualche impiegata veniva mandata via. Me ne andai prima io. Prima che arrivasse il mio turno di molestie verbali e palpatine nei corridoi o in archivio. Alt! Ti sei dimenticata di dire che fine ha fatto quel cretino coi baffetti. Adesso vive su una sedia a rotelle, perché qualcuno una sera lo ha riempito di botte nel parcheggio di fronte al magazzino, dopo che tutti gli operai erano andati via. Ho sempre avuto il sospetto che fossi stata tu la mandante dell’aggressione. Ma non ho le prove per inchiodarti al muro e vederti sanguinare. E vederti morire … Non mi va di annoiarvi raccontando tutte le mie esperienze di lavoro. L’ultima credo sia più che sufficiente. Da qualche anno sono un dipendente dello Stato, di quelli che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera. O per meglio dire, che fanno i propri interessi privati in atti d’ufficio. Questa è l’opinione comune, vero? Non sarò certo io a negare il fatto. Ma mi assumo ogni responsabilità nel dire che Io lavoro, Io faccio il mio dovere, Io mi guadagno onestamente lo stipendio. Degli altri non rispondo. Ho imparato solo a difendermi dagli altri. Perché gli altri, se possono, ti inculano. E tutto in funzione della carriera e dei soldi. Gente egoista e meschina, ecco cosa sono. Meritano forse che Io perda tempo parlando di loro, dei loro giochetti meschini, per far passare il tempo senza alcuna assunzione di responsabilità? Forse dovrei. Per scaricare tutta la mia rabbia. Ma non mi va, scusate. Su questo hai ragione. Tu sei una stacanovista. Lavori con una tale serietà da farmi paura. Se tutti si impegnassero come te, la burocrazia italiana sarebbe la più efficiente del mondo. Non posso toglierti i tuoi meriti. Ma questo non cancella le tue colpe. E non cancellano i tuoi delitti nemmeno le tue poesie e l’impegno nel volontariato. Aiutare i vecchi è cosa buona e giusta. Però ogni vecchio che imbocchi non ti autorizza ad uccidere un uomo …. Dalle mie parti, fino a qualche tempo fa, le promesse suggellate con una stretta di mano contavano più di un contratto. Adesso, tutto ciò che si dice non è mai stato detto. Bisogna scrivere, scrivere, scrivere. I nostri racconti esisterebbero solo a voce? Meglio trascrivere tutto. Perché la gente è pronta a rimangiarsi le promesse fatte, se queste comportano anche il più piccolo sacrificio. Ecco perché è importante sposarsi, rendere pubblico il legame tra un uomo e una donna. Ecco perché sul lavoro non ci si può fidare delle belle parole, magari pronunciate da un dirigente del cavolo! Lo so bene, io. Signorina, se farà questo, questo e questo le prometto una certa somma. Mi garantisce la sua disponibilità? E io cretina a rispondere di sì, nei limiti imposti dalla mia vita privata. E giù bozze di contratto e giù preventivi e calcoli. Io il lavoro in più l’ho fatto, da perfetta imbecille. Ma di soldi niente. Imbecille tu? Ma se ogni tuo gesto è costruito a tavolino! Perché non racconti cos’ hai avuto in cambio del tuo lavoro straordinario? Su, su, racconta. Non avere paura. Magari potresti scuotere un po’ tutte queste donne represse e narcotizzate, alle prese coi sentimenti, con le liste della spesa e con file interminabili di pannolini sporchi! Qualcuna l’hai già sconvolta. Ma non è abbastanza. La maggior parte di loro crede ancora che tua sia una brava ragazza. Imbecilli loro, non tu. Mio marito dice che sono troppo ingenua e generosa. Mio marito si arrabbia, quando gli altri approfittano di me e delle mie aspirazioni. Mio marito sorride e poi tace. Tanto sa che succederà ancora. Se avessi il suo carattere, tutto sarebbe diverso. Ecco il mio sogno nel cassetto: vivere anche un solo giorno come fossi mio marito. E andare al lavoro per mettere tutte le cose al loro posto. Magari, aspettare dietro l’angolo quel collega e riempirlo di botte. E rispondere per le rime a tutti quei saputelli che si danno delle arie, perché guadagnano più di me, lavorando meno della metà. Tappare loro la bocca. Ecco cosa vorrei. Vederli strisciare come vermi alla ricerca di qualche spicciolo. E ridere. Ridere. Ridere di loro e delle loro meschinità. Ma intanto, sono io a rodermi il fegato in attesa che qualcosa cambi, che qualcuno prenda delle decisioni e metta le cose a posto. Di decisioni mi pare che tu ne abbia prese parecchie, sinora. Il tuo progetto di sterminio del genere maschile non è stato messo per iscritto, ma pare proceda alla grande. Manca poco alla fine di questi incontri. Ora tocca a me portare a termine il mio progetto e smantellare la tua immagine di moglie esemplare, sognatrice incallita, donna generosa… poetessa da quattro soldi. Non ci riuscirai. E sai perché? Perché non hai ancora capito che io non ho ucciso né uomini né bambini. Forse sto solo togliendomi la vita giorno dopo giorno, ignorando o tacendo certe verità, certi fatti commessi da altri. Se questo è da considerarsi un delitto, allora io sono colpevole. ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. 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