Questo è un racconto molto particolare. A scriverlo, partendo da un incipit (parte in corsivo) predisposto da Patrizio Pacioni, sono stati infatti, in un lavoro comunedurato due mesi, gli studenti della classe Seconda B (vi dice niente questo nome?) dell’Istituto tecnico Sraffa di Brescia. Un’iniziativa che ha coinvolto diverse classi della scuola nell’ambito del Progetto Giallo ideato e realizzato dalla professoressa (attrice-poetessa-scrittrice etc. etc.) Bruna Gigliotti. I ragazzi dello Sraffa ascoltano la conferenza sulla scrittura gialla tenuta da Patrizio Pacioni. A sinistra un significativo momento della mattinata con la premiazione della rappresentante della squadra vincitrice, la II B indirizzo sociale. -------------------------------------------------------------------------------------------- Seconda B (indirizzo sociale) dell’Istituto Piero Sraffa di Brescia - da un incipit di Patrizio Pacioni -Non può esserci nessuno in casa.- Sussurrò Francesca, muovendosi a tastoni nella sua camera da letto, piombata improvvisamente nel buio. Dopo l’ultima incursione dei ladri, scoperta al ritorno delle vacanze, la scorsa estate, aveva fatto montare la porta blindata, le grate alle finestre e un sistema d’allarme di ultima generazione dotato di sirena e collegato direttamente via telefono con la centrale dei vigilanti. Senza contare Bonnie e Clide, la coppia di pitbull che ogni sera, prima di chiudersi in casa, liberava in giardino. -Non può esserci nessuno.- ripetè, a voce leggermente più alta cercando di muoversi senza sbattere le ginocchia sulle sponde del letto, contro a una sedia o addosso al comodino. Quel rumore che le era sembrato di sentire al piano di sotto poco prima del black out doveva essere stato solo frutto della suggestione. Del resto, prima che andasse via la corrente stava leggendo quel cavolo di giallo, no? Finalmente la sua mano incontrò la porta, la spinse, quasi sbattendola, le sue dita subito girarono la chiave nella serratura. Fatto. Chiusa anche quella. Ed era abbastanza robusta. Quanto alla luce, beh, sarebbe tornata prima o poi. E il sole sorge sempre alla stessa ora, quindi nel caso peggiore sarebbe bastato attendere l’alba. Tornò a letto e si stese, realizzando che il suo cuore finalmente cominciava a rallentare i battiti. -Sicura che non ci sia nessuno?- le bisbigliò nell’orecchio la voce di un uomo. Un brivido le percorse la schiena, la ragazza lanciò un urlo agghiacciante e successivamente la luce ritornò ad illuminare la stanza. Dell’uomo che le aveva sussurrato quelle parole all’orecchio nessuna traccia. Francesca pensò che tutto ciò che stava vivendo fosse un riflesso della sua immaginazione a causa dello spavento, e che l’unica soluzione fosse di prendere fiato e calmarsi. Improvvisamente sentì un fastidioso gocciolio monotono provenire dal piano inferiore, ma non si preoccupò, supponendo fosse il solito rubinetto rotto. Quella notte si addormentò con la luce accesa. L’inquietante gocciolio non si fermò neanche per un attimo; continuava ad angosciare il sonno di Francesca. La mattina seguente scese in giardino a richiamare i cani. Non risposero. Insospettita, si diresse verso la loro cuccia, ma la trovò stranamente vuota. Tornando in casa sentì ancora quel fastidio gocciolio della notte precedente e varcando la soglia del soggiorno, si aprì ai suoi occhi una scena cruda e violenta. Levò un urlo: Bonnie e Clide erano appesi per le zampe posteriori al centro della stanza. Sul gelido pavimento vide il suo nome scritto con il sangue delle bestie. Un brivido gelido, malvagio, attraversò il corpo della ragazza facendole perdere i sensi. Svenne. Quando si riprese ogni traccia del macabro ritrovamento era sparito. La ragazza sentiva aleggiare introno a sé una strana presenza. Cercava di autoconvincersi che fosse tutto frutto della sua mente, per lo meno lo sperava. Aveva timore ad uscire di casa, ma ero l’unico modo per avvicinarsi alla verità. Non sapendo a chi rivolgersi, pensò di andare dalla vicina di casa per raccontare l’accaduto: “Sofia, Sofia! Hanno ucciso i miei cani e una strana voce, questa notte, mi ha sussurrato delle strane frasi”. La vicina la fece entrare, la invitò a sedersi e le disse di non preoccuparsi perché non aveva mai posseduto dei cani. Francesca in preda allo stupore e al panico, correndo a casa, scoppiò in un isterico pianto credendo fosse pazza. Nel corso della giornata trovò in casa strani oggetti che non le appartenevano: libri, lettere anonime in una lingua sconosciuta, strani segni sulla parete. Mentre stava per entrare in bagno vide per terra una piccola macchia di sangue. Aprì la porta molto lentamente. Fece un passo e si ritrovò davanti un’enorme pozza di sangue. Alzando gli occhi vide una scritta sulla tenda della vasca da bagno: ” I can see you” io posso vederti. Guardandosi nello specchio, vide alle sue spalle un piede umano spuntare dalla vasca. Impressionata tirò la tenda trovandosi faccia a faccia con un cadavere. Due occhi bianchi la fissavano. Soffocò un urlo. Ad un tratto udì grida provenienti dalla casa di Sofia. Francesca, disperata, si diresse verso la casa della vicina e, trovando la porta socchiusa, in preda al panico, entrò. Le luci erano spente, poche candele consumate e le voci provenienti dalla cantina riempivano la casa, come il cuore di Francesca, di terrore. Cosa stava succedendo? Terrorizzata scese le scale e sentì Sofia parlare una lingua a lei sconosciuta, simile al latino. Non poteva credere ai suoi occhi: Sofia, all’interno di un cerchio di fuoco, sembrava stesse invocando qualcosa o meglio qualcuno. La donna avvertendo la presenza di Francesca, si fermò. “Come ti sei permessa di entrare in casa mia?” disse infuriata. La ragazza, sconvolta, non rispose e corse verso casa. Si sedette sul divano cercando di tranquillizzarsi. Iniziò a mettere ordine agli avvenimenti accaduti nelle ore precedenti. Piena di dubbi, cominciò a vedere chiaro: Sofia non era una semplice vicina... Improvvisamente nella stanza sopraggiunse Sofia: gli occhi emanavano rabbia, in mano aveva un’enorme coltello. Francesca in preda al panico abbandonò quella stanza e fuggendo si nascose nello stanzino. Piangeva. Ansimava, tant’è che non fu difficile per Sofia trovare la sua preda. Francesca nonostante tutto rimase immobile, sembrava non respirasse. Come una freccia mira al bersaglio, il coltello di Sofia mirò il viso di Francesca. La ragazza urlò. Sentiva di essere adagiata su una superficie morbida; non si trovava più sul freddo pavimento dello stanzino. Sudava. Le goccioline le percorrevano le linee del viso. Si trovava nella sua camera da letto. La sveglia segnava la 6.57 e tra qualche minuto sarebbe suonata. Si affacciò alla finestra, il sole splendeva, il giardino era pulito e ordinato, ma le cucce erano vuote: dov’erano finiti Bonnie e Clide? ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti di questo sito e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne a http://www.patriziopacioni.it . L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.