Lorella De Bon, scrittrice e poetessa veneta, è nota ai visitatori di www.patriziopacioni.it (oltre che per le opere già pubblicate in rete) in quanto coautrice, insieme a Patrizio Pacioni, di alcuni episodi delle “Interviste impossibili” e delle “Notti di Monteselva”, serial letterario pubblicato a puntate sul blog del commissario Cardona. I primi tre episodi di questa serie sono stati pubblicati per www.patriziopacioni.it nella “sezione racconti” dei precedenti aggiornamenti n° 45, n° 46 e n° 48. Onde meglio comprendere e apprezzare il contesto nel quale è nata la raccolta - ES temporanea - 24 donne per un romanzo - vi consigliamo di cliccare su questo link: http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?IDOpere=115244. Mia figlia sarà femmina Quarto racconto di ELISA Io ho paura della morte. E sapete perché? Perché l’ho già incontrata due volte. Prima dentro un ospedale, poi in un cimitero. Non mi vergogno di avere paura della morte e del dolore. E del niente che c’è dopo, lì sotto terra, al buio e al freddo. Quando sopra splende il sole, piove, nevica o tira vento. Quando sopra qualcuno cammina, pensando a cosa farà cinque minuti dopo. E quelli sotto, cinque minuti non li hanno proprio da vivere. Chi di voi mi sa dire cosa ci aspetta dopo la vita? Lasciamo perdere la fede, eh? Io quella non ce l’ho proprio. Non voglio sentir parlare di paradiso e inferno, di dio e compagni vari. I preti mi danno fastidio. Pare che sappiano tutto, che abbiano già visto un altro mondo e siano tornati indietro per raccontarcelo. Io i preti non li sopporto. Mi fanno venire i brividi, con le loro prediche da saputelli. Tanto, sotto terra ci andranno a finire come tutti noi. Oggi sei in vena di fare l’avvocato del diavolo? Lo so bene che hai paura della morte. Ecco perché non l’aspetti con le mani in mano. L’attendi uccidendo, spezzando la vita altrui. Vuoi mandare avanti gli altri, per vedere cosa c’è oltre questo mondo, ma non sai che, se qualcuno per caso tornasse indietro, sarebbe solo per portarti con sé. Vuoi davvero sentirti tirare i piedi in fondo al letto nel bel mezzo della notte? Comunque, vai avanti con le tue elucubrazioni mistiche. Mi sto divertendo, cara. La morte di mio padre mi ha gettata a terra e là sono rimasta per mesi e mesi. Non mi rendevo conto di arretrare di fronte alla vita, di calpestare ogni giornata di sole con un corpo imbottito di pillole. Faceva troppo male ricordare il suo calvario, la malattia bastarda che lo ha divorato con avidità, la morte che lo trascinava via, mentre fuori stava sbocciando la primavera. Quel giorno ricordo di essere emersa dalla sala rianimazione, quasi fossi un fantasma. Tornavo io alla vita, ma non potevo gioirne. Non sentivo alcun suono, alcuna voce attorno a me. Il pavimento era di una materia inconsistente. Solo il pensiero del suo corpo, ancora caldo, mi aiutava a respirare. Ma il gelo della morte arriva presto, irrigidisce i muscoli, cambia i lineamenti del viso. Dopo pochi minuti, lui non era più mio padre. Era già altrove, era forse qualcun altro. Ed io insieme a lui. Già altrove, già diversa. Ricordo quegli attimi, così come ricordo di avere sofferto insieme a te. Ho un cuore pure io, sai? Ma con il senno di poi, da quella depressione non saresti più dovuta uscire. Credi che tuo padre sarebbe fiero delle tue azioni? Se davvero esiste un altro mondo, lui adesso sta sanguinando per ciò che hai fatto. Tu stai uccidendo tuo padre, stai forse privandolo di una vita eterna che merita di vivere. Tu sei soltanto un mostro. E poi Michele. La morte inspiegabile del mio piccolo Michele. Non riesco a capire come ho fatto a sopravvivere. Io, donna priva di fede in dio e in se stessa. Io, figlia orfana di padre, madre orfana d’un figlio. Certi legami non dovrebbero finire mai, ma continuare in eterno. E se l’eterno esistesse, io sarei ancora insieme a mio padre e al mio Michele. Sono tutte fandonie quelle che raccontano i preti. Pensare a chi ho perso, immaginandolo in un altrove ipotetico, non può consolarmi. Io non mi accontento di una speranza, di una storiella raccontata per tradizione, per abitudine. Ecco perché non vado mai in chiesa né al cimitero, perché non prego e mi confesso. Ma perché dovrei? Se davvero i miei morti sono passati a miglior vita, datemi voi un solo motivo, per inseguirli dove non sono più! Io li sento vicini, perché li ricordo, e la mia memoria li custodisce come l’oggetto più prezioso al mondo. Loro sono con me. Punto e basta. E la morte è la fine di questa esistenza. E oltre questa vita c’è il buio assoluto, il niente, il nulla. Meglio che aldilà ci sia il vuoto assoluto. Altrimenti, rischieresti di incontrare le persone che hai ucciso. E allora sarebbe il tuo turno di morire. Io non ho mai creduto alla tua innocenza, lo sai bene. Ho provato a farti dire la verità, a farti crollare sotto il peso delle tue menzogne. Ma forse mi sono illusa, forse non sono brava come credevo. Sei talmente diabolica che solo il diavolo in persona riuscirebbe a convincerti. Ma il diavolo e la verità non vanno d’accordo. Forse dovremo dirci addio stasera, lo sai? Io ho un difetto. Un enorme difetto. Quello di difendere a spada tratta le persone che amo. Ho sempre difeso mio padre, anche quando sbagliava. Per me lui era infallibile, così come lo è ora mio marito. Il fatto è che tutti possono sbagliare. Tutti. Nessuno escluso. Ecco perché nella vita ho subìto parecchie delusioni da parte di chi credevo amico. L’amore è anche questo, vero? L’amore è credere a chi si ama senza condizioni, è difendere questo sentimento con tutte le proprie forze, al di là del bene e del male. Però spesso il bene e il male si confondono. Difficile seguirne i confini con sicurezza, senza mai vacillare. La vista si annebbia, quando ci si approssima al regno del male e del dolore. È come se salisse una nebbia fitta a impedire di vedere dove si mettono i piedi. È come sprofondare nelle sabbie mobili, magari essendo ancora convinti di camminare nel regno del bene. Anch’io avevo un grosso difetto. Quello di illudermi di poterti cambiare. Ma a questo mondo non è possibile cambiare gli altri, forse nemmeno se stessi. Vorrei esserti accanto, quando nascerà la tua povera creatura. Vorrei provare ancora a salvarla. Però non è detto che il suo destino sia quello di chi l’ha preceduta. Mi piace illudermi che lei non morirà, che riuscirà a diventare una donna migliore di sua madre, una madre migliore di te. Me ne vado e un po’ mi mancherai. Di sicuro io non mancherò a te, vero? La mia vocazione è amare ed essere amata. Non aspiro ad altro nella vita. E attendo la morte con paura. Tremo, al solo pensiero di quel fatidico giorno in cui forse non avrò nemmeno il tempo di salutare le persone che ho accanto. Potrei avere la fortuna di invecchiare in buona salute, perché no? Ma in questo caso vedrei morire chi amo. Quale dolore più grande di questo? Già l’ho provato e dubito di poter sopravvivere ancora a un tale naufragio nella terra di nessuno. Io so dov’è l’inferno. Ci sono stata, senza averlo mai desiderato. Mi ha mandato qualcuno laggiù. E poi mi ha fatta tornare indietro, per raccontarlo agli altri. L’inferno è su questa terra quando ci viene strappato l’amore, quando perdiamo un genitore, un figlio, un marito o un amico caro. Questo è il tuo modo di dirmi che ti mancherò? Credo proprio di sì. E me ne rallegro. Forse per te c’è ancora una speranza. E questa speranza sta per nascere. La tua creatura forse ti salverà da quell’inferno che credi di avere già trovato qui sulla terra. Mi stupisce il fatto che tu non abbia mai pensato di poter finire i tuoi giorni in galera. Hai sempre scartato questa ipotesi. Ma perché? Forse perché sei innocente sul serio? Eppure quella notte ti ho vista alzarti dal letto e andare nella cameretta di Michele. Credo di averti vista. Pensavo fossi tu. Ma non eri tu, vero? Ragazze, è stato un piacere trascorrere del tempo con tutte voi. Voglio essere sincera. Questi incontri mi hanno aiutata a parlare di me stessa. E credetemi, non mi succede spesso. Anzi, mai. Non è stato facile mettervi al corrente della mia vita privata. Volevo quasi mentire, ma a cosa sarebbe servito? Ho parlato con sincerità, dall’inizio alla fine. E sono certa di avere ascoltato racconti altrettanto sinceri. Magari un giorno ci incontreremo ancora. O forse non ci vedremo mai più. Poco importa. Io vi porterò con me. Vi serberò tutte nella mia memoria. Tutte, senza distinzioni. Ah, dimenticavo di dirvi che stamattina presto hanno arrestato mio marito. Pare sia stato lui a uccidere il mio piccolo Michele. Ma non preoccupatevi per me. Io sono felice. Perché ho appena saputo che mio figlio… sarà femmina. Ed io quasi dimenticavo di dirti addio, donna di cuori in frantumi. ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti di questo sito e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne a http://www.patriziopacioni.it . L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.