Sandrina Piras è conosciuta ormai in tutta Italia (isole comprese, come diceva qualche anno orsono la pubblicità di un noto mobilificio) come fondatrice e anima del Salotto Letterario, associazione culturale ad ampio spettro (utilizzando stavolta un termine da… antibiotico) che in pochi anni da Torino ha ampliato notevolmente i suoi orizzonti non solo intesi in senso geografico. Quello che molti non sanno è che Sandrina è anche un’artista “in prima persona”, che sa ben destreggiarsi sia con la penna che con il pennello. Per quanto riguarda la scrittura vi presentiamo oggi un suo divertente racconto, per quanto concerne invece la pittura, approfittiamo di questo spazio per invitarla presto sul nostro Vernissage. Da uno a dieci - Da uno a dieci quanto mi ami? – chiese divertita Giulia. Sapeva bene di aver fatto una domanda sciocca e inopportuna. - Non ti rispondo. – disse con voce bassa Franco. - Dai, come sei serio. - Non mi piace questo genere di domande, lo sai. Sono contento di essere qui, di trascorrere del tempo con te, mi piaci ma ti prego lascia stare questi argomenti. Ricordati sempre cosa dicevano i latini… Carpe Diem… Disteso accanto a lei, cercò il suo sguardo girando appena il capo e poi le sorrise. - Uffa… ma quanto sei ermetico! Peggio per te! Fammi cogliere l’attimo allora! In un secondo gli fu addosso, era pronta a prendere il comando senza divagare troppo. Il buio della stanza confondeva le sue forme rendendo quel momento ancora più eccitante. Sdraiati uno sull’altro godevano di un abbraccio forte e appassionato. Anche Franco, nonostante la sua maturità, si sentiva un ragazzino felice. Le accarezzò velocemente tutta la schiena mentre lei gli ricopriva il collo di piccoli baci. - Dai, fatti rispogliare. – le disse teneramente. - Ancora? – chiese Giulia con stupore. - Si, dai dai dai, ti voglio ancora…. – le disse con voce molto bassa – Rischio di perdere i sensi per la fatica ma voglio assolutamente sentirti ancora, dai…. Franco slaccio quel forte abbraccio facendo scivolare le mani sui suoi fianchi per sfilarle il top che lasciò cadere sul letto, poi fece lo stesso con le mutandine. Fecero ancora una volta l’amore travolti da una passione totale, completa. Dopo si addormentarono senza più parole, i volti sfiniti dal piacere. Il mattino seguente si svegliarono presto. Dovevano salutarsi. Rientrare nelle proprie vite, ognuno nel proprio ruolo. Due vite piene e intense. Per Franco era un momento importante e molto particolare. Desiderava più di ogni altra cosa fare carriera. Era un uomo molto diplomatico; uno che era partito dalla gavetta per arrivare negli uffici dirigenziali della più importante banca siciliana. Un uomo rispettabile e molto rispettato. Amava moltissimo la città in cui viveva e il suo lavoro, l’unico difetto che aveva, secondo Giulia, era quello di essere ridicolo nelle faccende amorose. Ridicolo e impacciato. Forse era questo il motivo per cui si era lasciato andare in questa amicizia. Giulia era tutt’altro che impacciata e aveva un grande dono naturale, quello di mettere a proprio agio le persone che la circondavano in ogni situazione. Nessuno le dava i suoi trentotto anni, l’aria sbarazzina e il sorriso sempre sulle labbra le toglievano dieci anni. Era una donna in carriera suo malgrado. Una carriera che considerava una grande “pizza” poiché i vantaggi non davano le tanto ricercate gratificazioni, davano solo tanto lavoro, punto e basta. - Giulia se fai presto riusciamo a fare colazione insieme. Non ho molto tempo, devo trovarmi in ufficio per le otto e un quarto, ci sei? - Ho finito. Solo mezzo secondo, arrivo. – rispose lei dal bagno. Giulia uscì dal bagno nuda, gli sorrise e si vestì velocemente. Scesero insieme per la colazione, non appena seduti al tavolo in sala Franco cercò il cellulare nella taschina interna della giacca, si rialzò e si allontanò per fare una telefonata. A quell’ora sua moglie e le sue figlie uscivano di casa. Mentre parlava al cellulare si avvicinò al buffet, prese due cioccolatini di finissimo cioccolato al latte e tornò al tavolo. Giulia si premurò di chiedergli con aria sincera se a casa andava tutto bene. - Si certo cara, tutto a posto. Mia moglie non è stata bene stanotte ma ora sta meglio. - Questo mi dispiace, nulla di grave spero. - Ma no, l’ho sentita bene, altrimenti sarebbe rimasta a casa…. Scusa ma, qual era la tua domanda di ieri sera? - Dipende, abbiamo parlato per ore, non mi ricordo. Riguardo a cosa? - Quella strana domanda…..da uno a dieci…. Ricordi? Lei non capiva dove voleva arrivare e non rispose. Franco sorrideva, le afferrò una mano e le posò sopra due cioccolatini. - Vuol dire che da uno a dieci mi vuoi bene….. Lui scoppiò a ridere e le accarezzò il viso con lo sguardo. - Sei tremendo e antipatico! – protestò Giulia. Finita la colazione, tornarono in camera per prendere le loro borse. Si salutarono con un lungo e forte abbraccio, con la speranza di potersi rivedere molto presto. - Ti chiamo più tardi cara. – le disse accarezzandole il viso. - Va bene, dai andiamo altrimenti non arrivo più in stazione. Seduta sul treno che la riportava a Torino, Giulia ripensava a tutte le parole, i pensieri, i discorsi che l’avevano portata a quel punto: una relazione extraconiugale. Franco le piaceva moltissimo, la sua voce le piaceva. Le piaceva quando rideva, quando parlava con tono serio, quando la canzonava. Franco le piaceva semplicemente perché era un uomo sul serio, un uomo sicuro, certo con un carattere un po’ duro per certi versi, ma consapevole e molto comprensivo. Un uomo che sapeva ascoltare, insegnare, glissare. Uno che sapeva che strada prendere, sempre. I pensieri di Giulia furono interrotti da due squilli di cellulare, cercò il telefonino con affanno dentro la borsa, lo trovò, guardò il display, lampeggiava il nome Clara Balbis, la sua amica più cara. - Ehi Giulia…..- sentì dalla voce dolce di Clara. - Ciao Clara, com’è? - Al solito, tu? - Niente di nuovo. - Senti Giulia... volevo chiederti una cosa anche se preferirei parlare con te a quattrocchi. - Se fai presto dimmi pure, sono sul treno e ti sento malissimo. - Ho parlato con Monica ieri sera mi ha parlato di te, cos´è sta storia? - Che storia? Monica dovrebbe imparare a tenere la bocca chiusa. - Ma allora è vero? - Ma che cosa è vero? Senti, troviamo un momento per vederci e parlare con calma, non posso in questo momento. - Va bene chiamami tu appena puoi.. devi parlarmi di lui. - Va bene dai, ho capito, siete due “peppie” di prima categoria.. a dopo. - Lo sai che ti voglio bene, mi preoccupo per te! Ma ne parliamo presto. Bacio cara. - Ciao Clara, ti chiamo appena arrivo a casa. Bacio. Non aveva nessuna voglia di parlare con Clara di Franco, soprattutto al telefono. Non aveva voglia di riflettere e poi si sarebbero viste molto presto. Avrebbero avuto modo di parlare davanti a un aperitivo, c’era tutto il tempo per analizzare la situazione e fare ogni commento. Anche Monica in un momento di confidenza le aveva già manifestato tutto il suo disappunto. Giulia le aveva raccontato subito tutto. Franco, il suo lavoro, la città dove viveva , i viaggi a Milano e a Roma, tutti i suoi progetti. - Ma sei impazzita Giulia? Quello è il solito rampante che ottiene sempre tutto, magari un po’ stufo della sua vita come succede a molti, sogni andati a puttane, compromessi a non finire, io non mi fiderei proprio per niente! - Ho capito che non ti piace, calmati! E poi guarda che non sto per firmare nessun contratto a vita! - Rispose Giulia un po’ seccata. - Maddai! Uno che viene da Palermo! Ma non lo sai che i siciliani sono tutti mafiosi? - Monica! Santo Cielo! Non dire idiozie! - Ok, ok, non t’arrabbiare. - Sono già arrabbiata, e se vuoi che te la racconti tutta ti dico che non si tratta solo di una forte attrazione reciproca c’è anche dell’altro per la miseria! C’è intesa intellettuale, voglia di raccontarsi, di ridere, di imparare! - Ma da quanto tempo lo conosci? - Ci vediamo da sei mesi. Franco mi piace davvero molto. Mi emoziona, mi fa stare bene, mi fa sentire viva. Monica, io la voglio questa storia. - Va bene, va bene, lasciamo stare, ti vedo entusiasta, insomma fai che cazzo vuoi, ma ricordati che se quello lì ti tratta male è meglio che non vieni a piangere da me! - Non diciamo altro, volevo solo che tu sapessi tutto, mi fa sentire più tranquilla e mi fido di te. - Ok dai, stai tranquilla, ma soprattutto stai attenta! Perché dopo, sono tutti cazzacci tuoi! - Va bene, abbracciami Monica! - Certo zoccolona… vieni qui! Giulia si lasciò andare a confidenze molto personali con Franco, talvolta anche intime, la sensazione di fiducia reciproca era totale. La sorprendeva sempre più il suo rispetto per le piccole situazioni quotidiane e per la vita stessa. L’attenzione che prestava a ogni dettaglio in modo assolutamente naturale. Lo ascoltava sempre con grande piacere. Le piaceva quando palava di se, della sua vita, delle sue passioni, della gente che frequentava, delle sue bambine e tutto riconduceva ad una persona impeccabilmente seria e coerente. Aveva sempre immaginato così “l’altro” e mentre si rendeva conto di averlo trovato, involontariamente nella sua mente era già cominciato un fantastico viaggio dentro l’emozione. Un’emozione viva. Effervescente. Giulia era sempre stata una persona imperturbabile e oltremodo certa delle sue convinzioni, non avrebbe mai immaginato che un giorno si sarebbe ritrovata a “sbarellare”, a pensare a un uomo per una notte intera e a gioire per un messaggio inaspettato. Ogni telefonata era un’emozione. La voce, le espressioni, riusciva a vedere ciò che diceva Franco. Tutto scorreva davanti ai suoi occhi e tutto si rifletteva nella sua anima. Una vita sconosciuta resa visibile attraverso la sua voce e le sue parole, una vita dinamica che raccontava il carattere di un uomo singolare. Giulia era perdutamente innamorata. Nei giorni immediatamente dopo i loro incontri pensare a lui le sembrava la cosa più importante e anche la più difficile da evitare, sentiva dentro se una prepotente voglia di perdersi e desiderava fortemente rivederlo presto. Franco era l’occasione per crearsi una valvola di sfogo. Anche se la vita coniugale di Giulia era più che soddisfacente, la mancanza di stimoli e di nuove emozioni la inducevano a cercare una qualche soddisfazione altrove. A volte nella vita le cose accadono con naturalezza. Quell’uomo si era inserito nel suo equilibrio senza infrangerlo. Clara e Monica erano preoccupate per la sensibilità della loro amica più cara. La conoscevano dai tempi del liceo. Giulia era sempre stata buona e gentile, una moglie fantastica e una mamma meravigliosa. Erano certe che quella relazione le avrebbe procurato più sofferenza che emozioni. - Pronto Giulia? - Si, Clara dimmi. –rispose Giulia al cellulare. - Dimmi come stai, tutto ok? - Molto bene, grazie. - Dai parlami di lui. - Sei tremenda!! Cosa vuoi sapere? – disse con un sorriso. - Raccontami di una cosa carina che è riuscito a dirti. Giulia sorrise ancora. Clara era curiosissima. Voleva esaminare la situazione. Aveva paura e cercava di capire se Giulia era in grado di affrontare la tempesta di emozioni di cui le aveva parlato. - Una cosa carina? Beh.. una cosa carina è di ieri sera. Ci siamo sentiti al cellulare per cinque minuti in piena notte, mamma che emozione! Mi sento una quindicenne al suo primo amore! - In piena notte? Ma voi siete pazzi! - Si, probabilmente hai ragione, siamo due pazzi. Poi, prima di tornare a letto, ho aperto la mia casella di posta e ho trovato un suo messaggio che diceva: <> carino no? - Scusami se te lo dico ma sto qua non mi convince per niente. Comunque goditi questo dono finchè dura. - Clara, ma di cosa ti deve convincere?! - Non lo so, non mi convince. Anche questa distanza, che rapporto può essere? Ma perché non ti trovi uno qui in città e ti fai scopare quando ne hai voglia? - Ma che dici, ti sta dando di volta il cervello per caso? Non ho bisogno di nessuno e tantomeno qui a Torino. Lasciamo stare questa conversazione, ti prego. - Va bene dai, scusami, non volevo rattristarti. E adesso quando vi rivedete? - Spero la settimana prossima a Roma, ho un convegno giovedì e se riesce a organizzarsi passiamo la notte insieme. - Ok, poi mi racconterai. - Ok. A Roma, sola nella sua camera d'albergo, Giulia ripensava ancora una volta a tutte le parole di Franco. Era felice d’essere lì, era tranquilla, assolutamente serena. Le aveva mandato un sms “Sto arrivando bambolina” e in quei pochi istanti che li dividevano ancora, Giulia rifletteva sulla felicità, su ciò che possedeva e su quello che ancora voleva dalla vita. Capiva d’essere immersa in una vera e propria crisi di mezz’età e cercava di non ammetterlo nemmeno a se stessa. Si rendeva conto d’essersi inaspettatamente ritrovata con il desiderio di tornare ai piaceri giovanili e riscoprire l’emozione di un incontro passionale. Franco stava per entrare nella stanza. Si sentiva eccitata, ispirata per questa bella amicizia densa di sentimento. Con un gran batticuore, stava per riabbracciare l'uomo che da qualche tempo le trasmetteva una nuova energia. Quando arrivò, Franco busso gentilmente, Giulia aprì la porta e la richiuse dietro le spalle lasciando fuori tutta la loro realtà. Per le prossime ore sarebbe stata solo una donna fra le braccia di un uomo. Franco la strinse subito a sé con un abbraccio che esprimeva desiderio e dolcezza. Lei si lasciò avvolgere per perdersi tra le sue braccia, tra quelle spalle accoglienti. Le piaceva tutto di lui anche se criticava, a volte e senza troppa convinzione il suo essere “ermetico”. Giulia respirò a fondo l’odore della sua pelle mentre la stanza cominciava a riempirsi di chiacchiere. Chiacchiere per certi versi inutili, chiacchiere che comunque solleticavano l’anima e facevano bene al cuore. Un calice di buon vino e dell'ottima musica nella stanza per assaporare con lentezza, ma con tutti i sensi all'erta, quegli istanti di sublime rarità e benessere. - Dimmi come stai Giulia, hai l’aria stanca. - Sto bene, un po’ preoccupata per i problemi di lavoro ma…. non ho voglia di pensarci adesso. - Tuo marito che dice, riesce a starti vicino o è troppo preso anche lui? - Si, non posso lamentarmi, è molto attento ai miei problemi, ne parliamo tutte le sere. - E il resto, tutto bene? - Si certo, casa, figli, nonni, tutto bene. Giulia era in piedi, elegantemente appoggiata alla parete di fronte al letto. Aveva raccolto i suoi capelli biondi in uno chignon disordinato, alcune ciocche sulla fronte e un’altra sistemata dietro l’orecchio. Indossava un abito nero corto e un paio di saldali color argento. La sua pelle era leggermente abbronzata, un colore che accendeva Franco di desiderio e nel suo sguardo si leggeva chiaramente che sarebbe rimasto lì a guardarla in eterno. - Ti ho portato una cosa sai. – Le disse – Mi sono fermato qui sotto prima di salire, c’è una piccola pasticceria, piena di tante cosine buone. Tirò fuori dalla tasca un cioccolatino ripieno di morbida crema e tenendolo fra due dita glielo avvicinò alla bocca. - Sempre per il discorso “da uno a dieci….. quanto mi ami”? – chiese Giulia in tono di sfida. - Certamente si. – e scoppiò ancora una volta a ridere per l‘argomento. - Dunque uno….. Ti odio profondamente! – protestò Giulia battendogli i pugni sul petto. Franco rimise il cioccolatino in tasca e l’afferrò subito per i polsi, la immobilizzò contro il muro mentre lei cercava di far forza con tutto il corpo. Così bloccata cercò prima di fissarla negli occhi poi le mise il cioccolatino in bocca e la baciò con passione. Un bacio lento e profondo, condividendo il gusto e la dolcezza di quell’unico cioccolatino. - Prendimi adesso. – sussurrò Giulia. - Qui? - Si, adesso. Lo fecero in piedi, travolti da un desiderio fortissimo di possedersi. Trascorsero una notte di passione intensa. La più bella fino a quel momento. Il mattino dopo Franco era visibilmente turbato, addirittura nervoso. Giulia non capiva quella strana sensazione di distacco che avvertiva in maniera così prepotente. Non gli chiese nulla. Si salutarono come ogni volta. Un forte abbraccio. Il giorno seguente Franco non chiamò. Quel silenzio era una vera e propria tortura per Giulia, interrogava spesso il suo telefonino “Nessun messaggio”, si violentava ora dopo ora per non chiamarlo. Aveva capito che c’era qualcosa, che qualcosa era cambiato dal loro ultimo incontro. Franco aveva deciso di troncare la loro relazione? Perché? Che cosa era successo? Ma soprattutto perché non si faceva sentire, perché non le dava una spiegazione? Tutte le sere prima di addormentarsi ripeteva tra se e se che non la chiamava semplicemente perché era solo troppo impegnato. Troppo impegnato. Troppo impegnato. Presa dalla disperazione nei giorni successivi decise di inviargli una mail, poche righe per esprimere il suo stato d’animo. “Carissimo Franco, avrei voluto chiamarti ma non l‘ho fatto per non disturbarti. Non capisco il tuo silenzio. E’ successo qualcosa di grave? Spero non sia così. Ti stimo da quando ti conosco, sei un amico importante per me, lo sai. Sei uno dei pensieri più belli che mi colora la vita. Desidero che tu ti senta libero di dirmi tutto ciò senti, ma ti prego, non parlarmi con il silenzio. Mi sento pronta a sparire per sempre se lo vuoi. Senza paure. Certo. Ti bacio. Giulia.” Franco lesse il giorno stesso quella mail che peraltro aspettava. Apriva la sua casella di posta spesso, anche quando non era necessario, sentiva che prima o poi Giulia gli avrebbe scritto con serenità e classe. Pensò che in quel momento l’avrebbe trovata in ufficio e la chiamò immediatamente. - Ciao Giulia. - Franco – rispose lei con tono smarrito. - Scusami se non mi sono fatto più sentire, come stai cara.. - Non posso dirti che sto bene, non ti sei fatto più sentire. Che modo è Franco? Dimmi. - Scusami, perdonami, non volevo che stessi male. - Dimmi che succede allora. - Giulia non dobbiamo più vederci ne sentirci. – disse con decisione. - Ma che è successo? Cosa ho fatto, dove ho sbagliato.. dimmelo. - No, tu non c’entri Giulia. Devi credermi. - Ah no? …. dimmi quanto mi desideri. Rispondi! - Lo sai che non rispondo a questo genere di domande. - Dimmi che è successo fra noi allora, questo me lo devi, non siamo due ragazzini. Mi fa stare troppo male tutto questo, devi credermi. - Ti credo e mi dispiace Giulia. E’ stato tutto molto bello. Rifarei con te tutto quel che ho fatto. Rimarrai per sempre in un angolino del mio cuore. Ti sarò sempre amico. Per sempre. E’ una promessa. - Ma che cos’è? …un elaborato scherzo di cattivo gusto? Santo cielo Franco! Non puoi dirmi dall’oggi al domani “non dobbiamo più vederci ne sentirci”. Non puoi! - Devi accettarmi per come sono. Io non sono come mi vedi tu Giulia, non c’è bisogno di altre parole, non sciupiamo quel che abbiamo vissuto con discorsi inutili. - Discorsi inutili? Ma tu non ti rendi conto, ho bisogno di sapere! Devi parlare, mi devi dire che ti è successo! - Quel che mi è successo non è oggetto di discussione. Ma perché cerchi di entrarmi dentro a tutti i costi, Giulia! - Entrarti dentro? Piuttosto dimmi cos’è questo muro che stai innalzando nei miei confronti Forse ti sei dimenticato che sei tu che sei entrato prepotentemente dentro di me, in tutti i sensi! Santo cielo! Non è possibile che tu mi dica queste cose. Ma per chi mi hai preso? Per la puttana di turno? Basta Franco! Chiudiamo qui questa conversazione che è pietosa! - Giulia smettila! Non parlare così. So bene quanto seria tu sia e sai bene quanto ti stimo, altrimenti non sarei qui a parlare con te, smettila su. - Smettila tu accidenti! - Meglio chiudere qui cara, cominciamo a parlarci addosso, ci risentiamo con più calma ok? - No Franco, se mi chiami per dirmi le stesse cose senza darmi nessuna spiegazione, meglio se non ci sentiamo più! - Come vuoi, scusami ma devo chiudere adesso, mi stanno aspettando per una riunione. Un bacio cara. - Ciao! - Giulia… - Dimmi. - Ti richiamo. Giulia richiuse il telefonino, lo posò sulla scrivania e cominciò a piangere portandosi le mani sul viso. I giorni successivi non fece altro che pensare e ripensare alla storia che aveva vissuto, alle ultime parole di Franco e a quell’indecifrabile abbandono senza senso. Si era inaspettatamente tirato indietro, come succede spesso al telefono “Mi scusi, ho sbagliato”. Che modo è? Ma per favore! In quel momento Giulia si sentiva profondamente delusa e infelice. Triste e abbandonata. L’unico desiderio che provava era la voglia improvvisa e forte di farsi una scorpacciata di cioccolatini, come se tutta la dolcezza del cioccolato potesse colmare quel vuoto profondo che sentiva dentro se. Decise di scendere in pasticceria. Il suo sguardo cadde subito sui vasi tondeggianti pieni di cioccolatini dalle infinite sfumature di colore. Ne avrebbe acquistato di ogni tipo, fondente al latte, bianco amaro, in barretta, sotto forma di deliziose praline, al caffè, alla mandorla, ai cereali e alla nocciola. - Me li metta tutti insieme in un sacchetto, grazie. “Per la delizia di frugare con la mano e cogliere quello di turno” pensò Giulia. Dopo averne mangiato una quantità considerevole davanti alle vetrine di una boutique chiamò Monica al telefono. Aveva voglia di parlare, di urlare, di sfogarsi, di piangere. - Giulia, mammamia che voce! Di che umore sei? Sentiamo? - Mi sento ancorata, ci possiamo vedere? Ti offro due cioccolatini. - mmmhh.. si si, sono in compagnia di Clara, ci vediamo al “Punto e a capo” tra un quarto d’ora, ti va bene? - Dieci minuti e sono lì. Giunserò al locale tutte e tre nello stesso momento. Monica e Clara erano sorridenti, si erano appena lasciate alle spalle una faticosissima giornata di lavoro. Un abbraccio, un bacio e subito presero posto al tavolino nell’angolo. Giulia posò il sacchetto dei cioccolatini sul tavolino e fece cenno con la mano al ragazzo per l’ordinazione. Vino bianco per Clara e Giulia e un bacardi breeze per Monica che arrivarono subito. - Giulia ma che faccia hai? – chiese Monica. - Non lo vedrò mai più. – disse con voce bassa Giulia. - Evviva!! – esclamarono insieme Clara e Monica con il bicchiere in mano per un brindisi. - Belle amiche! - Dai Giulia, in questi ultimi giorni non eri più tu. – osservò Clara. Monica annuì e aggiunse - Adesso posso dirtelo chiaramente, non mi è mai piaciuto sai? E’ uno struzzo! Fatto e finito. Dammi un altro cioccolatino, quello blu che forse ha la nocciolina dentro. - Tieni – disse Giulia - Mi sarebbe piaciuto abbandonarmi a quest’amore impossibile, farmi cullare da illusioni improbabili, invece… - Invece ti sei innamorata.- sospirò Clara. - Forse ci s’innamora perché si è stanchi – aggiunse Monica alzando le sopracciglia e portandosi un altro cioccolatino alla bocca - Anch’io mi sarei fatta scopare selvaggiamente da Federico dalla mattina alla sera… con prepotenza… senza sognarmi nemmeno di protestare, poi mi son detta “ma in fondo io voglio altro, questa storia mi deve arricchire, deve esserci passione oltre al sesso” Così io mi sono innamorata e lui non lascerà mai la moglie per me! E’ una fregatura! U-na fre-ga-tu-ra!!! - Io non voglio che Paolo lasci la moglie per me, e non voglio lasciare Alberto per Paolo… mi passi il cioccolatino a forma di mezzaluna, che gusto è? – disse Clara guardando Giulia. - Cioccolato fondente. Buono, lega con il vino che stai bevendo… Lo so Clara, ma nemmeno io ho mai avuto intenzione di mandare all’aria il mio matrimonio e figuriamoci il suo. Ci stavo bene in questa storia tutto qui. - Clara ma per te è ancora diverso, a te non piace solo Paolo, a proposito sei poi riuscita a fare sesso con il tuo capo? – intervenne Monica con un sorrisetto malizioso. - Bè, non so se quello si può chiamare sesso. – disse Clara. - Ma che vuoi dire, o lo è o non lo è…. passamene uno di quelli che dentro ha il riso soffiato. - Se un paio di volte dentro e fuori lo chiami sesso?!? - Hummmmmm…. non ha il riso soffiato quello giallo, che buono! Ha un delicato ripieno di granella di nocciole caramellate… Maddai, non dirmi che il Dott.Rinaldi non funziona?? – chiese Monica con aria stupita. - Già mia cara Monica, non funziona! …ma torniamo a Giulia, che intenzioni hai, lo cercherai? - No dai. Penso di no. Mi ha detto chiaramente che non dobbiamo più sentirci né vederci. Non voglio insistere. Non voglio essere invadente. Va bene così. - Scrivigli una mail, fagli sapere come ti senti e soprattutto fallo sentire un verme! – disse Monica con il bicchiere di bacardi in mano. - Ma no dai, non ho voglia d’inventarmi nessuna strategia per convincerlo a tornare. L’unica cosa che mi dispiace veramente è che non abbia voluto darmi nessuna spiegazione. Questo mi fa impazzire! - Scrivigli. Secondo me è scappato perché ha scoperto di amarti, scrivigli, vedi che succede. Ha ragione Monica, deve sapere cosa pensi e come stai, poi chiudi per sempre. – disse Clara. - Non so, ci penserò. – posò il bicchiere quasi vuoto sul tavolino e prese l’ultimo cioccolatino dal sacchetto. Franco non si fece sentire più. Era trascorsa una settimana dalla loro ultima conversazione telefonica. Giulia soffriva di una sofferenza inutile, un magone puro, inconsolabile. Il cuore frantumato da un’esplosione privata. Quella sera decise di chiudere con i soliti pensieri. Sognare d’incontrarlo, di parlare con lui, di fare l’amore. Ma prima, avevano ragione le sue amiche del cuore, doveva scrivergli, provare a scrivere poche righe in piena libertà di pensiero e passione. Poi avrebbe chiuso per sempre con l’uomo che l’aveva presa in giro. Usata. “Caro Franco, ci stavo bene nella nostra amicizia, te l´ho sempre detto, non mi sono mai trattenuta. Dimmi che lo sai... Con te potevo esternare voglie terrificanti e da urlo notturno, fantasie erotiche al di là dell'inimmaginabile, anche se sapevo che magari non avrei mai avuto il coraggio di tentare di esaudirle... ne con te, ne con nessun altro al mondo. Giocare con te è sempre stato come fare un tuffo... ma non nel mare, nella vita e dentro me stessa. Sapevo di poterti scrivere anche le cose più sconvolgenti e usare ogni tipo di termine che mi potesse procurare una massima e folle eccitazione, sia nel sentirle che nel dirle, perché ho sempre creduto in te e nella complicità della nostra amicizia. Mi sono sempre sentita libera di esprimere ogni fantasia, ogni mio sogno mai detto, mai nemmeno ammesso a me stessa. Era un po´ come stare sul lettino di un dottore particolare, un dottore che cura la propria paziente con forti dosi di libertà, che le dà il codice d'accesso ai propri stessi desideri inconfessati, per liberarli e goderne.... E lo sappiamo bene... spesso ne abbiamo goduto. Dopo mi sentivo libera e sicura di me stessa. Libera di goderne senza sensi di colpa o sciocche vergogne. Mi sono sempre sentita a mio agio in tua compagnia... Non ho mai perso di vista il fatto che comunque abbiamo entrambi vite molto piene, ma sono convinta che c'è uno spazio in esse che resta sempre e comunque vuoto... e noi ci siamo divertiti a riempirli quegli spazi..... con una complicità che solo due VERI amici possono avere. Abbiamo fatto male? No. Io non lo credo. Anche se può sembrarti strano, la parola che mi viene in mente quando penso alla nostra amicizia o sento la tua voce è "libertà". Lo so che forse per te non è così e a questo punto non so nemmeno se lo è mai stato, ma io da sempre, da quando ti conosco, sento di poterti dire tutto e di poterti ascoltare in tutto. Non pretendo nulla da te... solo spontaneità e trasparenza. E´ importante per me... ecco perché spesse volte ti ho chiesto di dirmi ciò che vuoi da questa amicizia, e con il cuore in mano ti ho sempre detto che sarei sparita per sempre dalla tua vita qualora mi avessi risposto "non m´interessa più". Sarei stata pronta a chiudere definitivamente eliminando ogni sorta di contatto. Sto imparando dalla vita come non si possa ricevere da una persona più di quanto possa o voglia darci. Ma anche come non si possa dare a una persona più di quanto possa o voglia ricevere... mi è sempre piaciuto pensare, che ognuno di noi può essere una piccola lampada di Aladino per colui/lei che si guadagni il diritto di strofinarla... Tu questo diritto te lo sei guadagnato velocemente e, per quello che mi è stato possibile, ho sempre cercato di darti quello che mi hai mostrato di desiderare da me. Da te adesso ... beh... da te desidero solo che tu rimanga quell´amico che spesso sei stato, quell´amico che mi ha aiutato a superare momenti difficili... la persona comprensiva, simpatica e (finta) bastarda che mi è capitato di incontrare negli ultimi tempi. Ora sto bene, ma il dolore che ho provato in questi ultimi gioni è stato terribilmente sordo e profondo. Sono molto confusa. Dopo averti ascoltato, da una parte riconosco la tua sincerità, dall´altra mi sento presa in giro. Ci sono momenti nella vita in cui si arriva a dei bivi dove non si sa come comportarsi.. a volte si è soli a dover fare la scelta, altre volte, se ci si guarda intorno, sentiamo vicino qualcuno che ci può guidare e sostenere nella decisione. Tu sei in questa seconda posizione... o forse ti tocca. Ma no… lascia stare, non sentirti obbligato a fare niente. Un forte abbraccio! Giulia.” Due giorni dopo l’invio di quella difficile e dolorosa mail Giulia trovò un pacchetto sulla sua scrivania, in ufficio. Lo aprì con disinteresse, senza chiedersi nulla. Erano giorni densi di amarezza e tristezza. Si era concessa a un uomo che alla fine della fiera l’aveva solo presa in giro, un uomo che aveva preferito pensare solo a se stesso e alla sua posizione. Non gli importava il fatto che lei si era innamorata. Era sola con la sua tristezza, con i suoi ricordi. I fotogrammi di una storia qualunque, finita nel nulla come tante altre. Senza garbo, senza spiegazione, senza un’ultima carezza. Giulia sfilò il pacchetto dalla carta scoprendo una elegante scatola di raso blu con la scritta in argento: “Il cioccolato dell’amore”. La scatola conteneva 20 cioccolatini ripieni […..] e una bustina con biglietto. Giulia lo aprì lentamente. Un bigliettino di poche parole. Pochissime parole per esprimere ciò che non sarebbe mai riuscito a dirle. “Da uno a dieci….. Franco” ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti di questo sito e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne a http://www.patriziopacioni.it . L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.