Bianca Esposito, nata nel 1949, ha trascorso l’infanzia all’estero con la famiglia e tale esperienza è stata fondante nella sua formazione sia personale che professionale. Ha conseguito nel 1972 la Laurea in lingua, letteratura Inglese ed Istituzioni dell’Europa Occidentale presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli ed ha insegnato Inglese al Liceo Scientifico per molti anni. Appassionata di storia, in particolar modo la storia del colonialismo britannico, ha anche svolto ricerche sull’emigrazione italiana nel bacino del Mediterraneo. Scrivere è sempre stata la sua grande passione sin dai tempi della scuola, ma finora non ha pubblicato. Attualmente vive a Torino. Verità' Eccola la verità. Giace davanti a me, pallida e inerte. Dunque è questa. Mi è stata celata a lungo. Per orgoglio o per amore o per entrambi. Perché tutto ciò che di doloroso ne sarebbe giunto mi fosse risparmiato, perché io potessi continuare a vivere e sorridere alla vita. Dunque è questa la verità che si nascondeva dietro a un addio inspiegabile , con poche parole glaciali. Parto, non cercarmi. E io avevo creduto, come avevo sempre creduto a tutto ciò che dicevi. Non capivo, ma dolorosamente avevo creduto. Ora improvvisamente la verità è qui. Il cuore batte ancora ritmico e puntuale, quasi a scandire inesorabile il tempo, ma tu sei lontano, immerso nel silenzio della tua mente. O forse a me sembra silenzio. Forse le tue più belle musiche ti fanno compagnia in un turbinio di applausi e di ricordi. Echi di risate felici si fondono al bisbiglio di tenere parole lontane, in quello che a me sembra il nulla. Forse nel buio impenetrabile ci sono anch'io. Bambina, ragazzina, donna, chissà? Quale immagine di me avrai tenuto? Forse quella ridente col sole nei capelli in una perduta estate. Dicevi che per 35 anni lunghissimi avevi continuato a vedermi cosi', contro una finestra spalancata ad un mattino di agosto coi capelli lunghi dorati al sole mentre ti parlavo di un paese lontano. Il tempo passa per noi, per te non ha più importanza. Il colorarsi dell'estate, il sole tiepido non hanno più significato. Tutto è nelle mani del Signore, tutto può accadere. Ma la speranza appartiene agli altri, non a me. Il ragazzo con la chitarra ha smesso di suonare. Lo so. In uno squarcio di lucidità, tra incubo e vaneggiamento ha parlato di una bambina. E' rimasta sola in un grande edificio giallo disabitato, vicino al porto. Sono partiti tutti e l'hanno lasciata li'. Le finestre sono spalancate, le porte sbattono e la bambina è lì ignara dei pericoli, seduta su una valigia e parla alla sua bambola. Qualcuno deve portarla via. Qualcun altro, tu non puoi farlo. Hai insistito, pregato che qualcuno vada a prenderla. Parole senza significato, fantasmi creati dal male e dai farmaci, è stato detto. Ma io ho riconosciuto l'edificio giallo, la bambina e la bambola. Un brandello della nostra infanzia, un cencio scolorito rimasto ad ondeggiare al vento della tua mente. Quella bambina è lì e tu non puoi andare a prenderla. Allora, in quel momento ho capito che il mio ragazzo con la chitarra si è arreso. Gli altri continuano a sperare. Non hanno visto, tu hai appoggiato la chitarra contro il muro. Delicatamente hai sfiorato le corde, ti sei voltato, mi hai guardato in silenzio ed io ho capito. Ho visto la tua solitudine, la tristezza, l'amarezza. Ho visto l'infelicità della tua esistenza e poi nei tuoi occhi quasi un bagliore di quello sguardo dolce e ironico da ragazzo che conoscevo. Un attimo, un attimo appena, ma che ha dato un senso a quell'essersi ritrovati all'ultimo, proprio prima che fosse stato impossibile per sempre. Un bagliore per dirmi che il filo si era riannodato là dove si era interrotto anni fa. Ma nell'attesa il tempo si è consumato e concluso. La vita ha scelto per noi. Anche questa volta. Come sempre. ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti di questo sito e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne a http://www.patriziopacioni.it . L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.