Se 7 vi sembrano pochi Sette racconti, come i peccati capitali, descritti in maniera non convenzionale: il peccato si percepisce a volte in maniera più esplicita, a volte si assapora appena, tra le righe, precipitando nell’abisso o sprofondando in immagini a tinte forti. Racconti di vario genere, un puro gioco letterario che esprime la necessità di evidenziare le fobie che ci portiamo dentro. Simona Vassetti nasce a Napoli, classe ‘64; ama il teatro, il cinema, la fotografia. Vocalist di un gruppo rock negli anni ottanta, e attrice di teatro, da anni è impiegata in un’azienda di software. Ha pubblicato un racconto nella raccolta Bambine cattive (1994) Ediesse; il libro su Diabolik, collana ARCHIVIO COMICS (1995) e la monografia su K. Kieslowski, collana Le Guide del Cinema (1996) edite da Tesauro Editore; la raccolta di racconti Controtempo, edito Montedit e il racconto erotico Dietro il sipario, edito da Effedue (2001); presente nelle antologie Faximile, 49 riscritture di opere letterarie, Frilli Editori (2004), Vedi Napoli e poi scrivi (2005) e San Gennoir (2006), editi da Kairòs, la raccolta di racconti Pensieri di vetro edita da Scrittura&Scritture (2007); presente in raccolte edite dalla PerroneLab (2009), e nella raccolta 365 racconti erotici per un anno, a cura di Franco Forte, Delos Book (2010). 4 Rivelazioni L’accidia: l’immobilità è la degna punizione del pavido. Certe verità sono così dolorose da stravolgere irrimediabilmente la quotidianità. Non ricordo quando accadde: probabilmente dopo l'amplesso, non appena lo sguardo si pose commosso sul suo ventre sudato, oppure mentre le mie dita solleticarono i suoi seni pesanti. So soltanto che accadde e che ne rimasi sconcertato. Stordito. Barcollando mi trascinai in bagno, chiusi la porta per poter accendere la luce ed osservai il mio viso riflesso nello specchio sopra il lavabo. Stupito. Ed io con lui. Ricordo quanta pena mi fece il pensiero di doverle confessare la verità. Una verità atroce, quale non lo è, nuova e inaspettata, rivelatasi all'improvviso, o forse no, e comunque difficile. Difficile da accettare. Più per lei, ovviamente. Per me, non so, ricordo solo che furono istanti in cui percepii la vita in maniera diversa e sentii chiaramente urlare dentro di me desideri da sempre sopiti, repressi. Emilia mi piacque subito, al suo primo sorriso, nonostante non rappresentasse l'ideale di donna dalla quale venivo generalmente attratto. Era comunque amabile Emilia, dolce e sottilmente sensuale. La voce roca quasi soffiata dal vento, lo sguardo complice e le mani nervose che muoveva instancabile. Amai le sue mani a tal punto da sognarle: le lunghe dita mi carezzavano la pelle dura del viso, attraversavano il petto villoso con delicatezza, fermandosi a giocare in cerchio con i capezzoli, per poi virare al pene senza timore. Dolci mani maestre di voluttà, dispensatrici di piacere illuminante, generose e mai dome, come la bocca. La bocca d’Emilia pronta al sorriso e ai baci. Sempre. Labbra carnose, rosse di desiderio e morbide. Sognai anche quelle. Le sognai per troppo tempo, pensai fosse questo il desiderio, questa l'attrazione, dunque, lei la mia femmina. Che Emilia fosse poi una donna aperta, libera e istruita, dotata di vivace e vitale intelligenza, non potevano essere che delle qualità in più che avrei desiderato trovare nella mia compagna. Convivemmo praticamente da subito: i primi tre mesi furono splendidi, unici; ci ritirammo nel mio appartamento, lontano da tutto e da tutti. Ci cibammo di noi stessi bevendo nettare dai nostri pensieri, esaudendo reciproci desideri, vivendo, instancabili, la passione amorosa. Sperimentammo luoghi sempre diversi, posizioni sempre più audaci, parole sempre più intriganti. Un gioco infinitamente nuovo in cui invertivamo all'improvviso i ruoli. Passione senza regole, amore senza limiti. Emilia era tutto per me e così io per lei. Poi un segnale, tenue, quasi impercettibile. Probabilmente per questo lo trascurai. Eravamo ad una festa di conoscenti: era estate ed Emilia rifugiò sul terrazzo alla ricerca di un po' di frescura. Sorseggiando una birra dalla poltrona del salone la osservavo: mi sembrava bellissima e sapevo che non era vero, ma quell’abito turchese sulla sua pelle abbronzata le nascondeva i difetti, anzi pur evidenziandoli, sembravano graziosi, e la rendevano ancora più sensuale. Mentre elaboravo questi pensieri sentii sfiorarmi la mano: mi volsi e salutai Fulvio. Lui era il collega d'ufficio che ci aveva trascinati a quella festa. Mi chiese di fargli accendere una sigaretta, così si sedette accanto a me e cominciammo a chiacchierare amabilmente. Sfiorò il mio braccio un paio di volte ancora, ma sono certo che non fu questo il segnale; Fulvio del resto era il tipo che gesticolando durante la conversazione amava puntualizzare i propri concetti toccando l'interlocutore. Piuttosto fu un brivido che sollevò i peli del mio avambraccio durante un suo distratto sfioramento. Quando Emilia rientrò e venne a sedersi accanto a me, fu come se la vedessi sotto una nuova luce; il corpo dalla gambe tornite ed un po' corte, il naso sottile ma lungo da cascarle sulle labbra, i capelli troppo ispidi e di uno scolorito biondo cenere. D'improvviso quell'abito turchese mi sembrò stonato su di lei. Eccessivo. L'osservazione fatta m’infastidì a tal punto che smorzai il sorriso che le avevo indirizzato, ma Emilia dovette scambiarlo per un segnale: mi stavo annoiando a conversare con Fulvio, quindi prontamente da ottima complice, riuscì a sottrarmi all’ignaro interlocutore che la salutò freddamente. M’irritai notevolmente, anche se tornando a casa non le dissi nulla, né dell'equivoco, né dell'orribile abito che aveva indossato con superficialità. Quella sera non facemmo l'amore, ma volli credere che tutto ciò che avevo pensato derivasse dall'eccessivo caldo e dalle troppe birre. Al risveglio, infatti, davanti alle nostre tazze di caffè, la vidi nuovamente per quella che era: la mia donna. Apprezzai quel naso lungo che mi ricordava, puntando sulle labbra, quanto amassi quella bocca e lei tutta intera. Bugie. Ci raccontiamo pessime bugie per non vedere la realtà. Accadde ancora, lo definirei un lieve ma significativo turbamento: durante una pausa alla macchinetta del caffè. Io e Fulvio. Chiacchieravamo di calcio, usuale argomento maschile, quando lui, spontaneamente fece riferimento alle mie cosce atletiche, muscolose, paragonandole a quelle ben pagate di un attaccante interista. Trasalii a quelle parole: non era stato un semplice paragone esplicativo, era stato un complimento. Trasalii, ma dovrei dire che non fu per le sue parole, né per il tono col quale me lo disse, fu piuttosto per lo spudorato compiacimento che provai. Credo che quando riuscii a dare la giusta interpretazione all'accaduto arrossii. Fu davanti ad un cliente, allo sportello del cambio assegni. Istintivamente portai una mano in viso ed il pensiero volò dritto a Fulvio. Solo più tardi, quando ci salutammo prima di andar via lo guardai. Guardai Fulvio come avevo osservato fino a quel momento le donne. Lui mi sorrise ed io mi resi immediatamente conto che quel sorriso mi avrebbe stregato come aveva fatto, mesi prima, quello di Emilia. Ma questo sarebbe stato un mio problema... La serata tra me ed Emilia era trascorsa raccontandoci banali episodi legati alla giornata lavorativa, poi dopo cena ero stato volutamente servizievole. Cercavo di distrarla e di crearmi, contemporaneamente, l'alibi della stanchezza. Non ci fu verso. Emilia cominciò a strusciarsi addosso, volle fare l'amore e questa volta non riuscii a sottrarmi alla sua richiesta. Fu il senso di colpa a farmi accondiscendere o era un modo per prendere tempo? Restava il fatto che le stavo mentendo nelle parole, nei gesti, nei sentimenti. La stavo tradendo. Questo pensai davanti allo specchio col cuore in gola, che batteva colpevole. Poi sentii Emilia chiamarmi, chiedermi se andava tutto bene. Le risposi che sì, era tutto a posto, aggiungendo, così, una bugia alle precedenti. Dovevo ancora accettare la realtà, e non sarebbe stato facile: sentivo che sarebbero trascorsi ancora molti giorni prima di potergliela rivelare. ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. 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