Della emiliana Eliselle resta davvero poco da dire, e quelle poche parole finiscono col suffisso superlativo: conosciuTISSIMA e apprezziTISSIMA scrittrice , in rete (www.eliselle.com il suo scintillante sito personale) e su carta, attiVISSIMA organizzatrice di eventi, originaLISSIMA intervistatrice da pochissimo anche in video su… www.delirio.net In occasione di questo “Speciale Letteratura” ci regala un originale e ironico racconto inedito. Cioccolato al fango “E mi raccomando, puntualità. Non azzardarti a fare la stronza. Questa è la tua serata, devi essere perfetta, non farmi fare figure di merda!” La voce di Michele gracchiava dalla segreteria telefonica, accompagnata come al solito dal suo tono energico e imperativo. Il tono di chi è abituato a dare ordini. Il classico tono che non ammetteva repliche. A Pamela dava sui nervi. Non appena il messaggio fu concluso, col dito indice selezionò cancella e una smorfia le attraversò le labbra insieme a un fremito di rabbia. “Sempre il solito, ‘sto infame. Fai questo, fai quello, vieni qui, vai lì, sorridi, mettiti in posa, saluta, a quello dagliela che fa copertina, a quell’altro no che perdi solo tempo. Sempre ordini, ordini, ordini come se fosse il re del mondo. Ma non si rende conto di essere patetico?!” Pamela parlava a voce alta mentre si toglieva i vestiti per sfogare la sua frustrazione, scimmiottando quell’atteggiamento che a Michele veniva naturale. Un mix sorprendente tra l’aria sbruffona di Taricone e l’aplomb navigato di Pippo Baudo. “E ricorda che ti ho scoperta io. Ed è grazie a me se sei qui. E il calendario senza di me te lo puoi scordare. E le feste sullo yacht di Briatore se non ti ci porto io le vedi col binocolo. E non esagerare con la cocaina che se incappi nello scandalo ti mollo, e poi non piangere se non ti vuole più nessuno... e che palle!” Era rimasta in slip e reggiseno, e davanti all’armadio aperto si preparava a scegliere la mise per la serata, pensando a Michele, alla sua veneranda età: cinquantacinque anni contro i suoi ventuno. Una voragine tra loro due. “Vecchio, vecchio, sei vecchio! Questa sera sarò bellissima, ma non certo per te. È la mia grande occasione. Se scatta la scintilla e va in porto con Ronnie, ciao ciao e tanti saluti bastardo. E dopo, altroché Novella3000. Si passa direttamente a Vanity Fair!” Pamela gongolava tutta sognando a occhi aperti il suo debutto in abito leopardato Cavalli sulla copertina del settimanale più glamour d’Italia, perfetto connubio tra gossip di ottima qualità e notizie di alto livello. Forse per l’occasione era meglio un Dolce & Gabbana, uno stile alla Simona Ventura, sexy con grinta, determinata ma femminile. Il suo biglietto da visita. Il suo passaporto per il successo. Era persa nei suoi pensieri quando squillò il cellulare privato. Mollato l’armadio e i sogni di gloria, lanciò un’occhiata al display. Le si illuminò lo sguardo. Non le pareva vero. Era proprio Ronnie il nome che campeggiava sul minischermo. Lanciando un gridolino eccitato aprì lo sportellino e squittì un Pronto? da manuale. “Ciao caro, sei tu! Certo, stasera ci vediamo lì, non vedo l’ora. Certo che dobbiamo parlare, non sai quante belle cose ho da dirti. Certo, a dopo, un bacio di quelli che ti piacciono tanto!” La soddisfazione le si dipinse sul volto. Si erano sentiti solo un paio di volte ma già avvertiva vibrazioni positive. Era a un passo dal suo primo vero trionfo. Il manager delle dive pareva essersi interessato a lei, semisconosciuta valletta e aspirante showgirl venuta dalla provincia, ed era un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Nemmeno un contratto capestro con Michele Moretti, diretto concorrente del più giovane, ambito (e attraente) Ronnie, nemmeno la sua storia e il suo legame con lui potevano fermarla, per nessuna ragione al mondo. Avrebbe venduto sua madre, se fosse stato necessario, ma di Michele se ne voleva liberare. A ogni costo, al più presto. Era stanca di dividere con lui il letto, era stanca di sentirsi fare promesse che puntualmente cadevano nel vuoto. “Ti trasformerò in una diva!” Michele lo ripeteva da troppo tempo, non era ancora accaduto, e Pamela intuiva che continuando su quella strada non sarebbe cambiato nulla. Era troppo affamata di celebrità e durante i due anni e mezzo insieme a lui era riuscita ad aggiudicarsi solamente un paio di articoli su giornaletti di gossip di terza categoria per i suoi presunti flirt con qualche calciatore di serie A, grazie a scoop creati ad arte, e qualche comparsata in TV, subito dimenticata. Non bastava. Lei voleva di più, molto di più. Un reality show, magari, o una trasmissione tutta per lei. Le pareva di aver perso solo tempo. “Ora basta. Se devo calarmi le mutande, almeno che sia per qualcosa di concreto e non per le solite pubblicità idiote. Ti mostrerò IO di cosa sono capace!” Pamela arrivò puntuale alle nove al cospetto di Michele e degli ospiti che l’avevano invitata alla serata, presentandosi con un vestito rosso, scollatissimo e tempestato di brillanti Swarovsky. La sua apparizione aveva lasciato tutti senza fiato, per primo Giuseppe di Sorrento, il pasticcere di provincia che aveva organizzato il Nutella party: non potendo permettersi grandi dive del cinema o starlette della TV, aveva invitato una pseudovalletta che costava poco ma che, a detta di Michele, prometteva scintille. In effetti Giuseppe aveva strabuzzato gli occhi quando l’aveva vista, e aveva invocato San Gennaro che lo facesse stare fermo, perché lui la mano l’avrebbe anche allungata, ma sua moglie gli stava sempre appresso e non lo perdeva d’occhio un secondo, soprattutto dopo che aveva saputo della partecipazione all’evento, abbastanza inusuale e stravagante per il loro paesello, di una bella ragazza in fiore vestita solo di un succinto bikini. “Ciao amore, sei splendida.” Michele davanti agli altri era sempre gentile e mellifluo, e Pamela aveva iniziato a odiare da un po’ di tempo la sua ipocrisia: in privato la trattava malissimo, la insultava e le diceva roba da processo, ma si manteneva la faccia pulita onorandola come una regina in pubblico. Covava un rancore infinito per quell’uomo che l’aveva illusa e dopo quasi tre anni di sacrifici era riuscito a procurarle solo una squallida serata per celebrare la crema al cioccolato in uno sconosciuto paesino del Sud. Quella sera la aspettava una vasca da bagno ripiena di duecento chili di Nutella. Un traguardo ben lontano da ciò che lei desiderava davvero. “Pamela, cara, non trovi che sia giunto il momento di cambiarti?” “Ah sì, signorì, là dietro troverà lo spogliatoio, se vuole la accompagno io...” “Ma Giusè, che stai scherzando?! Ce la porto io!” Pamela non fece in tempo a dire nulla che la vigorosa mano larga come un badile della moglie di Giuseppe di Sorrento la prese per il braccio e la trascinò dietro al negozio, sotto gli occhi lucidi e mortificati del pasticcere che per un attimo si era illuso di poter sfuggire al controllo serrato e implacabile della donna. Michele la seguì. Una volta entrato nello spogliatoio e congedata la signora, chiuse la porta alle sue spalle con studiata indifferenza, come se nulla fosse, ma nell’aria si poteva percepire una leggera tensione. Pamela non disse una parola, vide il bikini dorato incellofanato sul ripiano che la attendeva per essere indossato, lo scartò e lo prese tra le mani per cercare l’etichetta interna. Nessuna etichetta. Non era di marca. Avrebbe voluto sbottare in un deciso “vaffanculo” e andarsene, ma c’era in ballo ben di più, quella sera, che un bagno di Nutella in un bikini da mercato. C’era in ballo il suo futuro, la sua vita. Tra il pubblico, a guardarla, ci sarebbe stato anche Ronnie. Che vedendola così sexy, avrebbe sicuramente deciso di darle una chance. Decise di fare finta di nulla e con calma iniziò a togliersi il vestito, cercando di isolarsi e immaginare che Michele non fosse lì, alle sue spalle, a guardarla. Il solo pensiero la faceva rabbrividire. “Com’è che ci metti così tanto a spogliarti? Non è da te.” La secca stoccata la colse in pieno, proprio tra le scapole. Si era stancata di sentirsi umiliata, ma il suo istinto le suggeriva di non accendere nessuna scintilla, almeno per il momento. Rispose tranquillamente, come un registratore. “Sono arrivata puntuale come mi hai detto, c’è tempo. Posso prendermela con calma. Lo spettacolo inizia tra un’ora.” “Tra cinquanta minuti, precisamente.” Pamela azzardò un uh uh di assenso, e lasciò cadere l’abito rosso a terra. Sotto era completamente nuda. I glutei perfetti troneggiavano davanti a Michele e le fossette sulle natiche la rendevano una degna rivale della Venere di Milo. Lui parve apprezzare. “Sei sempre bellissima.” L’intonazione della voce, l’inclinazione, forse il significato della frase ebbero uno strano effetto su Pamela. Non si aspettava da lui un complimento, dopotutto erano soli, sarebbe stato più plausibile un insulto o un commento volgare come suo solito. “Grazie.” Non sapeva che altro dire. Un tremito le percorse la pelle. Infilò rapidamente il costume e cambiò i sandali, infilandone un paio che le era stato fornito insieme al bikini. Dorati pure quelli. Poi arrivò la domanda, dura, improvvisa. “Perché vuoi farmi fesso, Pam?” La ragazza si voltò e fissò Michele senza alcuna espressione. Non doveva cedere al panico. Ronnie la aspettava là fuori, non poteva mostrarsi con gli occhi rossi e pesti di chi aveva appena piagnucolato. Mantenne un tono indifferente. “Non capisco a che cosa ti riferisci.” “Non prendermi per il culo.” “Continuo a non capire, se non ti spieghi non so come aiutarti.” Michele, sentendosi beffato, sbottò iniziando a urlare. “Non prendermi per il culo ti ho detto, o quant’è vero Iddio ti stampo le cinque dita di questa mano sulla guancia e ti faccio saltare tutti i denti!” “E vanificare così gli sforzi del dentista da cui mi hai portato per avere questa bocca inimitabile? Saresti uno stupido, non trovi?” Michele era furioso, quasi fuori di sé. Pamela, quasi sorpresa dalla propria risposta, lo guardava senza cercare di dissimulare il sorrisetto beffardo che le si stava aprendo sul viso. Le carte erano scoperte, i giochi fatti. “So che cosa stai combinando, stronza, lo so. Stai cercando di piantarmi in asso ma stai attenta. Ronnie quelle come te se le mangia, le scopa poi le getta via, perché quelle come te sono troppo cretine per fare una carriera da star, hai capito?!” “Tu non sai proprio niente, vecchio bastardo! Non sai niente e non sei niente! In due anni mi hai detto solo balle! Ma da domani si cambia musica! E se Ronnie mi scoperà e mi getterà via, beh, almeno lui mi avrà scopata come si deve. A differenza di te, Mister Viagra!” Michele avvampò. “Sei solo una puttana, nient’altro. E senza di me sei finita.” “Senza di te sono libera! E ora fuori dal mio camerino!” Erano anni che sognava di dirlo, e per dare più vigore alla sua battuta da Oscar, Pamela decise di accompagnarla con un gesto drammatico e plateale: afferrò sul mobiletto vicino un tubetto di plastica con uno strano tappo a punta e lo scagliò contro Michele, che fece appena in tempo a ripararsi dietro la porta e a scappare. Non appena il tubetto toccò la superficie bianca, un alto spruzzo di salsa al cioccolato fuoriuscì dal tappo aperto, spiaccicandosi contro lo stipite, la porta e il pavimento davanti alla ragazza, e riportandola tragicamente alla realtà: non era ancora negli studi della RAI o in una roulotte sul set di una nuova fiction in costume, ma solamente nel retrobottega di Giuseppe di Sorrento il pasticcere, adibito momentaneamente a spogliatoio. Controllò che la salsa non avesse colpito anche lei, e si trovò pulita. Diede uno sguardo all’orologio prima di toglierselo, lo ripose con l’abito nell’unico armadietto vuoto rimasto e si ravvivò i capelli color ruggine. Quella serata sarebbe stata sua. Il trampolino verso una nuovissima, fulgida e rutilante carriera. Gli applausi e i fischi di apprezzamento avvolsero Pamela e la accompagnarono fino alla grande vasca da bagno bianca dove la aspettavano duecento chili di crema al cioccolato. Un vero e proprio record per festeggiare la leccornia più amata dai bambini di tutte le età. Appesa sopra la vasca, dominava un’immensa palla di plastica che conteneva petali di rosa, pronta ad aprirsi sulle due protagoniste della serata. Salì sul palco al centro della piazzetta dove stava il negozio di Giuseppe, la pasticceria più famosa del paese. Era a conduzione famigliare, Giuseppe la mandava avanti assieme alla moglie e al fratello. Avevano deciso di creare un evento che potesse portare maggiore celebrità alla loro attività, e in qualche modo i loro sforzi erano stati ripagati: la notizia si era sparsa in giro e si erano presentati anche giornalisti di alcuni giornali nazionali, incuriositi da quella strana festa pagana a base di cioccolato con tanto di biscottino in carne e ossa. Pamela si guardava intorno cercando Ronnie tra la folla, e si era messa in mostra per i fotografi, sorridente e radiosa. Dentro al bikini dorato era uno schianto. Si stava avvicinando il suo grande momento: avrebbe fatto il bagno nella crema spalmabile, accarezzata da delicati petali di rosa rossa, per magnificare una delle più golose invenzioni dell’umanità. Il suo corpo bianco e perfetto intinto nel cioccolato e sporcato di gusto. Gli occhi furenti di Michele la fissavano da sotto il palco, ma lei non lo aveva degnato nemmeno di uno sguardo. Se con Ronnie non fosse andata (ma la fortuna l’avrebbe baciata, lo sapeva), si era ripromessa di cercare comunque un nuovo manager, tanto ormai i rapporti con lui erano definitivamente compromessi. “Signore e signori, ecco la stella della serata! La meravigliosa Pamela! Che mondo sarebbe senza di lei?!” Il pubblico la applaudì, abbagliato dalla sua bellezza e dalle sue forme perfette, senza chiedersi in definitiva che cosa avesse fatto per stare lassù, al centro del palco, reginetta della festa. Incitata dalle grida di incoraggiamento, lei si tolse prima un sandalo, poi l’altro, lanciandoli tra il pubblico, controllata a vista dalla moglie allibita di Giuseppe di Sorrento, che non ammetteva sprechi del genere e si chiedeva che cosa l’avessero chiamata a fare quella lì al suo paese. I fotografi scattavano a ripetizione, i flash colpivano il sorriso di Pamela che approfittava di ogni inquadratura per mostrare la sua dentatura bianchissima. Infine, aiutata dal pasticcere e dal fratello di lui, che figuriamoci se si sarebbe perso l’occasione di toccare una femmena come quella, entrò nella vasca, un piede dopo l’altro, e si immerse fino alla vita. Il pubblico maschile si spellava le mani e gridava “più giù, ancora più giù!” così per accontentarli Pamela scese nella crema di cioccolato fino a lambire il seno, coperto appena da due triangolini di stoffa. “Un altro sforzo, dai, un altro sforzo!” Maledicendo Michele tra sé e sé pur continuando a sorridere, scomparve fino al collo cercando di tenere in alto i capelli con le mani, perché almeno quelli voleva evitare di impiastrarli. La parrucchiera ci aveva messo due ore per farle la piega. Un ooooollè entusiasta si levò dalla folla e lei ne approfittò per rialzarsi in piedi proprio mentre la bolla sulla sua testa si apriva e mille petali di rosa rossa scendevano a ricoprirla tutta. Con la crema appiccicosa che faceva da collante, Pamela in pochi attimi si ritrovò trasformata in un blob marrone punteggiato di rosso. Si sentiva tanto La Cosa con un improvviso attacco di morbillo. L’ovazione le fece dimenticare la vaga sensazione di ridicolo che la pervadeva, e questa scomparve del tutto quando tra gli uomini in prima fila, ritto in piedi, scorse un Ronnie ghignante che la applaudiva insieme a tutti gli altri. Forse con un po’ meno entusiasmo, ma la ragazza non volle farvi troppo caso. Uscì dalla vasca salutando e diede il bacio di rito a colui che aveva permesso di organizzare la festa, e così anche Giuseppe di Sorrento alla fine ebbe il suo tanto anelato sprazzo di felicità. Il potente scappellotto della moglie che seguì subito dopo, però, lo riportò tristemente alla crudele realtà. “Ronnie! Ronnie! Eccomi! Aspetta sono qui!” Pamela arrivò di corsa avvolta in un asciugamano lungo fino ai piedi. Si era tolta alla bell’e meglio la crema spalmata sul suo corpo e profumava ancora di Nutella. Aveva rimandato la doccia a dopo, per non rischiare di perdere di vista la sua punta. “Oh ciao splendore! Sei stata magnifica sul palco, davvero un bel biscottino goloso!” “Grazie tesoro! Allora, che ne dici se facciamo due chiacchiere?” “Sono mortificato, cara, ma questa sera ho un appuntamento di lavoro improrogabile, magari un’altra volta eh?” Freddata. Lei rimase senza parole. Non credeva alle sue orecchie. La stava scaricando. Proprio così, non era solo una sua impressione. Robbie il manager delle dive la stava scaricando con una scusa banale, usatissima e nemmeno troppo intelligente. “Ma io pensavo, cioè avevo capito che avremmo potuto parlare un po’ del nostro futuro e...” “Il nostro futuro? Scusa, ma esattamente a quale futuro ti riferisci?” Pamela sentiva sgretolarsi ogni sua più piccola speranza. Tentò di aggrapparsi all’impossibile. “Beh, mi hai contattato tu, dopotutto, e ci siamo sentiti, mi è parso che lo spettacolo ti sia piaciuto, pensavo avremmo potuto lavorare insieme...” “Tu pensi troppo, splendore! Non devi pensare, in questo mestiere. Se lasci che lo facciano gli altri per te, la tua carriera migliorerà alla grande. Lasciati consigliare da un amico. Adesso scappo, ci sentiamo eh? E salutami Michele!” Un attimo. Solo un attimo e le luci le si erano spente tutt’attorno. Era stata quasi una certezza. Ora non le rimaneva nient’altro che semplice illusione. La vasca era ancora ripiena di petali e Nutella. Giuseppe l’aveva fatta riportare nel magazzino dietro al negozio con un muletto, quando la gente aveva iniziato a spostare la sua attenzione dal palcoscenico ai tavoli ripieni di dolci. Nessuno degli ospiti e della stampa aveva capito come mai Pamela si fosse chiusa dentro allo spogliatoio e non fosse più uscita. Subito avevano pensato che volesse farsi una doccia e ricomparire in pubblico col suo brillante abito rosso, ma quando la moglie del pasticcere era andata a bussare per chiedere se andasse tutto bene, le aveva detto di levarsi di torno perché voleva stare sola. La donna se n’era andata stizzita, sibilando un malafemmena tra i denti, e se n’era lavata le mani lamentandosene col marito, che a sua volta era andato da Michele a chiedere spiegazioni. Così, mentre tutti erano presi dai festeggiamenti e la gente in piazza, dimenticata la ragazza immagine, si dava da fare e si rimpinzava di paste, bignè, cannoli e fette di pane spalmate di crema al cioccolato, Michele si era allontanato per raggiungere Pamela nel retro della pasticceria. Dapprima bussò, senza ricevere risposta. “Pam, fammi entrare.” “Vattene via!” “Cos’è successo, Pam? Avanti, apri questa porta.” “E perché? Così puoi guardarmi mentre piango e godere di questa celestiale visione?” “Smettila. Apri la porta.” La ragazza si alzò e diede un giro di chiave. Michele abbassò la maniglia e la porta si aprì mostrandogli Pamela, nuda e ancora bagnata dopo la doccia, coi capelli appiccicati alle tempie e il trucco nero colato sulle guance. Anche così lo lasciava senza fiato. Si era innamorato di lei, del suo corpo giovane e tonico, della sua ambizione, ne era stato stregato. L’aveva costretta ad andare a letto con calciatori e attorucoli di mezza tacca per farle pubblicità e lanciarla nel mondo delle star ma Dio solo sapeva quanto era stato male a causa dei morsi della gelosia. Non sopportava di pensarla tra le braccia di qualcun altro. E così, senza quasi rendersene conto, le aveva fatto il vuoto intorno, aveva rallentato la sua ascesa, limitandosi a trovarle qualche occasionale lavoro di tanto in tanto per tranquillizzarla e farla stare zitta, perchè solo così poteva sperare di trattenerla al suo fianco. Poi magari chissà, lei alla fine avrebbe cambiato idea e abbandonato i suoi sogni di gloria per stare solo con lui. Ogni giorno era prezioso. Pamela era il suo angelo, la sua maledizione. “Cos’hai da guardarmi così, adesso?!” “Nulla.” “Ora ci godrai, vero? Sarai soddisfatto!” “Perché, che è successo?” “Niente! Solo Ronnie se n’è andato senza nemmeno darmi una possibilità, limitandosi a regalarmi una perla di saggezza, un buon consiglio da amico. A proposito, lo stronzo ti saluta!” “Senti Pamela, mi rendo conto che adesso sei delusa e sconvolta, ma può succedere di ricevere un rifiuto...” “Ma non da Ronnie! Capisci cosa significa?! Che io sono finita ancor prima di cominciare! FI-NI-TA!” “Non è vero, ci sono sempre altre strade.” “E quali? C’è il Lungotevere sì, posso fare la baldracca, ma certo!” “Smettila.” “Ma sì hai ragione! Perché svendermi così?! Meglio una puttana d’alto bordo! Ho deciso, farò l’entreneuse, almeno potrò frequentare l’alta società e fare un sacco di soldi.” “Stai delirando, Pam. Ora basta. Dimentichiamo tutto, ok? Ricominciamo, io e te, come ai vecchi tempi! Nessuno ce lo vieta dopotutto, no?” Pamela si fece d’un tratto seria. Sembrava aver preso sul serio la proposta di Michele, ne stava soppesando l’importanza. Ruppe la propria esitazione facendogli una domanda, timida. “Io e te?” “Sì.” “Come ai vecchi tempi?” “Certo.” Dopo un momento di silenzio, un’infinita sospensione di attimi, Michele fu investito da un’improvvisa risata. Sguaiata e irriverente. Canzonatoria e scomposta. Pamela rise ininterrottamente per cinque minuti poi si sedette tenendosi la pancia dalle convulsioni. Non riusciva a smettere, le lacrime le scendevano senza ritegno, senza possibilità di fermarsi. Michele capì in quel momento che i vecchi tempi erano andati irrimediabilmente e che tra loro non sarebbe mai più stato come prima. Da quella sera Pam non sarebbe più stata sua. Giuseppe di Sorrento, soddisfatto del successo della serata, entrò in magazzino verso l’una per portare dentro quello che era rimasto dei festeggiamenti: due bignè due, mannaggialamiseria, una teglia di pasticcini e qualche cioccolatino. Niente da poter riutilizzare. Aveva rilasciato qualche intervista, ritagliandosi anche lui un momento di gloria, aveva mandato finalmente a letto la moglie e aveva chiesto al fratello di rimanere a dargli una mano per preparare il negozio per il giorno dopo. Non poteva permettersi di tenere chiuso. Accese i neon, vuotò il contenuto della teglia nel grande sacco della spazzatura vicino all’entrata e appoggiò il vuoto sul tavolo da lavoro. Lanciò un’occhiata alla vasca, imprecando tra sé e pensando già alla scocciatura di doverla svuotare, pulire e restituire come nuova a Gennaro de Nigro, che gliel’aveva rimediata dall’amico di un amico raccomandandosi che quella era roba di alta qualità e doveva trattarla bene. Notò subito i due tubi marroni che dall’interno si arrampicavano sul bordo, fuoriuscendo ai lati della vasca. Incuriosito si avvicinò, pensando che qualche buon’anima avesse già attaccato la macchina per iniziare il processo di aspirazione, ma doveva essere un aggeggio supermoderno perché non faceva alcun rumore. Quando fu a pochi passi e iniziò a mettere a fuoco la scena, quello che vide non gli piacque per nulla. Non erano tubi, quelli. Erano gambe. Sottili, affusolate, bellissime. Ricoperte di crema al cioccolato. E quelle gambe dovevano pur essere attaccate a un tronco. E il tronco doveva pur essere da qualche parte. Il tronco, con tutto il resto del corpo, non poteva che stare immerso nella Nutella, sdraiato sul fondo della vasca. E come ci respirava, un corpo, là sotto? Giuseppe lanciò un grido così forte che lo sentì anche la Peppina all’ultimo piano del palazzo sopra la pasticceria. Fu lei a chiamare Polizia e Carabinieri. Furono loro, insieme alla Scientifica, a estrarre il corpo di Pamela, morta soffocata in duecento chili di crema da spalmare, mentre il fratello del pasticcere cercava di tranquillizzare il povero Giuseppe e farlo riprendere dal colpo. Il corpo di Michele Moretti fu trovato poco dopo, nello spogliatoio del negozio. Si era impiccato col vestito di Pamela, dopo averlo tagliato a strisce non troppo sottili e averle legate strette tra di loro. Omicidio suicidio. L’avevano capito subito. Movente passionale, si era compreso poi. A causa di quella brutta storia, con l’arrivo della stampa e delle TV nazionali nel suo piccolo paesello, Giuseppe fu costretto a chiudere la pasticceria e a trovarsi un altro lavoro. Poco ci mancò che la moglie chiedesse il divorzio con addebito visto che secondo lei era stata sua la colpa e che non avrebbe mai dovuto invitare una donna di malaffare nel suo negozio, viste le disgrazie che aveva portato. Ma soprattutto, Giuseppe si disse che mai e poi mai avrebbe di nuovo mangiato crema al cioccolato. Ogni volta che ne vedeva la pubblicità alla televisione, la gola gli si stringeva e gli sembrava di trovarsi con Pamela, quella povera ragazza, sul fondo della vasca ripiena. Gli sembrava che qualcuno gli spingesse la testa dentro e gliela tenesse sotto fino a farlo soffocare. E doveva cambiare canale, perché il ricordo era così forte che gli pareva di impazzire. Così, Giuseppe di Sorrento il pasticcere finì per fare il manovale. Perché lui di dolci, vasche, panna e bignè non ne volle proprio più sapere. ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti di questo sito e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne a http://www.patriziopacioni.it . L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato. 2