Elena Vesnaver, veneta D.O.C., alterna l’attività di attrice (bravissima) a quella di scrittrice con buona predisposizione al giallo (altrettanto brava e conosciuta). Tra mille altre eventi e progetti che la vedono coinvolta, vi segnaliamo la sua partecipazione alla “Scaletta” di Vicenza (insieme a Mirella Floris e a Simone Fanni) alla “Serata in giallo-noir”, intrattenimento letterario ideato, scritto e condotto da Patrizio Pacioni. Notizie complete su un’artista “dal multiforme ingegno” reperibili cliccando www.teatrodellaluna.it/vesnaver/ Il signor Smith e io - Evaaaa! Avere una sorella di quattordici anni è terrificante. - Evaaaa! Terrificante quasi come avere un fidanzato piattola. - Evaaaa! Ma non così terrificante come un somaro che arriva da non si sa dove e decide di buttar giù la tua azienda per farci un fast food. - Cosaaaa!? - Telefonoooo! Essere interrotti mentre si guarda il mondo attraverso un bicchiere di traminer, invece, è una bestemmia. - Chi è? - Un uomo. - Questo restringe le indagini. Miranda fece il muso e mi porse il ricevitore. - Ho bisogno di soldi. - Che strano. Mi voltò le spalle e se ne andò, la schiena rigida come se avesse ingoiato un manico di scopa. Avere una sorella di quarantadue anni deve essere terrificante. - Pronto. Buona sera, avvocato, è bello sentirla cinque volte al giorno. No, non ho intenzione di rendere le cose più semplici a lei e al suo cliente e adesso mi perdoni, ho un traminer che mi sta aspettando e non lo berrò alla salute del signor Smith. Mi trattenni dal dire quello che pensavo perché ero sicura che la sorellina stava origliando e gli adolescenti sono già sboccati di loro, meglio non insegnarle qualcosa di nuovo. - Cosa voleva? - mi chiese Miranda con voce imbronciata, tirandosi una ciocca di capelli imbronciati e fissando le sue scarpe imbronciate. - Il solito, cioè che me ne vada senza tante storie. Cosa che non farò mai. - Papà potrebbe aiutarti. - Papà è in vacanza. - Ma potrebbe aiutarti. Mio padre è un avvocato di quelli tosti e potrebbe aiutarmi sì, ma io sono abituata a cavarmela e poi una non crea dal nulla l'enoteca più bella della città per poi vedersela disfare dal primo inglese coi soldi. - So che non puoi capire, ma nella vita bisogna anche provare a farcela da soli. - Uffa. - Ma non ti hanno dato compiti per le vacanze? Miranda rifece il numero di girare sui tacchi, dopo un po' sentii sbattere la porta della sua stanza e lo stereo andare a manetta. Sospirai. Quando papà mi aveva detto che si era innamorato di una che aveva la mia età, non mi ero sconvolta per niente, nessuno che conoscesse mia madre si sarebbe sconvolto più di tanto e quando mi aveva telefonato tutto emozionato che Annabella, la sua nuova compagna, era incinta, ero stata felice per lui e adesso che aveva deciso di prendersi la prima vacanza dopo un secolo, gli avevo detto che faceva bene, ma ritrovarmi in casa una ragazzina in fase ribelle era superiore alle mie forze. Guardai l'orologio e mi accorsi che avevo fatto tardi, che Flavio sarebbe arrivato tra venti minuti e che io dovevo ancora prepararmi. Sbadigliai e conclusi che, se il solo pensarlo mi annoiava, forse era arrivato il momento di lasciarlo. * * * - Scusami, se i muri sono suoi, non puoi farci niente. - E qui che ti sbagli - mi estraniai un momento per assaggiare il sauvignon che la cameriera sorridente mi aveva messo davanti. - Ottimo. Io prendo le capesante e tu? - Sogliola lessa. - Dicevo, è qui che ti sbagli. Io non solo ho l'enoteca, ma anche ci vivo fra quelle mura, per cui è molto più difficile buttarmi fuori, magari ce la farà, però gli resterò parecchio sullo stomaco. Sicuro che non vuoi le capesante anche tu? Qui le fanno buonissime. - No. - Come dessert strudel di mele e del picolit. - Io niente dolce. - Perché? - Ho mal di stomaco. Ti pareva. - Ma perché ti intestardisci tanto? - chiese Flavio prendendomi la mano - Potresti venire a stare da me che ho una casa grande. - E l'enoteca? - Non è l'unico lavoro al mondo, magari un posto nel mio ufficio te lo trovo. Non sarebbe bellissimo uscire al mattino e tornare alla sera sempre insieme? Bevvi un sorso di vino e sorrisi. Piuttosto mi sparo in bocca, tesoro. Non rientrai tardi visto che a Flavio era aumentato il mal di stomaco, forse perché gli avevo detto che mi prendevo una pausa di riflessione. In corridoio mi tolsi le scarpe e guardai con amore le vecchie piastrelle del pavimento; il signor Smith sarebbe dovuto passare sul mio cadavere prima di riuscire a buttarle nella spazzatura. Mi accorsi che filtrava un po' di luce da sotto la porta di Miranda, come al solito si era addormentata con la lampada accesa. - Ti sei divertita? - mi chiese assonnata prima che riuscissi a spegnere l'abat-jour. - Insomma - risposi sedendomi sul suo letto. - Ha telefonato papà - sbadigliò. - Stanno bene? - Oh sì, sono a Berlino. La mamma in aeroporto ha lasciato una valigia incustodita e l'antiterrorismo gliel'ha fatta saltare in aria. Papà stava ancora ridendo, ha detto che c'erano reggiseni che volavano dappertutto. - Chissà com'era invipertita. - Stava tentando di convincere il capo della polizia a ripagarle il danno. Non avevo troppi dubbi sul fatto che Annabella ci sarebbe riuscita. - E poi ha chiamato quell'avvocato odioso. - Che ha detto? - Che il signor Smith è in città e che tu dimostreresti parecchio buon senso se accettassi di parlargli, io gli ho detto di farsi un giro e lui mi ha detto che sono maleducata. - Che discorsi elevati - la baciai sui capelli molto meno imbronciati - adesso dormi e guarda che sul comodino ti ho messo i soldi che volevi, mani bucate. - Però potresti parlarci al signor Smith - borbottò mentre uscivo dalla stanza, - non sei male quando ti ci metti d'impegno. Potresti addirittura piacergli. Mentre mi infilavo la camicia da notte pensai che non era per niente un'idea del cavolo. Miranda poteva addirittura aver ragione. * * * Una volta tanto la fortuna stava dalla mia parte. Il signor Smith alloggiava al "Leon d'Oro", l'albergo della mia amica Martina e lei non aveva avuto difficoltà a dirmi cosa ci sarebbe stato a pranzo. Così, all'una ero appostata fuori dalla sala insieme a una bottiglia. - Ha preso la grigliata? - chiesi a Martina. - Nessuno resiste alla mia grigliata. - Mostramelo. - Quello vicino alla finestra, con gli occhialini. - Quello? - E come te lo aspettavi? Con due teste e sei occhi? Il fatto era che io mi aspettavo un vecchiaccio gobbo e antipatico, non una specie di David Bowie in abito grigio. Niente distrazioni, ero lì per salvare la mia enoteca, non per trovarmi un nuovo fidanzato. - Ti dispiace se critico il tuo vino? Martina spallucciò. - Tanto lo fai sempre. Una volta di più, una volta di meno... Sfoderai un sorriso scintillante e partii all'attacco. - Buon giorno - trillai tutta cordiale e mi fermai davanti al suo tavolo. Il signor Smith, che stava attaccando allegramente una costina, alzò gli occhi con un lieve fastidio. - Sono Eva, quella dell'enoteca che lei vuole buttare giù. Il suo avvocato dice che noi due dovremmo conoscerci e così eccomi qua - guardai il suo piatto, contrita. - Mi dispiace, lei sta mangiando, magari torno in un altro momento. E cos'è che beve? Posso? - senza aspettare la risposta presi il suo bicchiere e assaggiai - Oh dio mio, questa roba è imbevibile, è spaventosa. Bravi, bravi, continuate così! - gridai in direzione delle cucine - Non beva più o avrà bisogno di una lavanda gastrica. Guarda caso ho qui una bottiglia del mio miglior cabernet franc, perfetto con quella bella grigliatina, contento? Ora vado, ci saranno altre occasioni. Mi girai e me ne andai come ero venuta. - Allora? - chiese Martina. - Bene. - Ma non ha detto una parola. - Credimi, ci sono delle occasioni che meno un uomo parla, meglio è. - Sante parole. Telefonai a Martina due ore dopo. - Che ha fatto? - Ha bevuto. - Ha detto qualcosa? - It's a dream. - Good. * * * Stavo considerando con aria critica la mia dotazione di ribolla gialla, quando Miranda si precipitò in negozio con la grazia di un battaglione di giannizzeri. - Ha chiamato uno che vuole due bottiglie di riesling. - Come lo vuole? - Buono. Alzai gli occhi al cielo. - Cosa ci deve mangiare. - Oh, sì, vero. Carne. - Riesling con la carne? Quello è scemo. Noi, invece, gli daremo questo - posai sul bancone due bottiglie di pinot nero, - anzi, glielo darai tu che io devo uscire. - Ha chiamato anche papà per dire che sono a Parigi e che ieri lo champagne gli ha fatto venire il mal di testa. - Gli avevo detto di stare attento. - Poi ha chiamato anche Flavio e ha detto che non ti aspetta più. - Era ora. Ecco. Quella era proprio la bottiglia giusta, ci soffiai appena sopra, la polvere fa sempre scena. - Hai notato che sono due giorni che non chiama? - Chi? - chiesi distratta dal colore della ribolla. - L'avvocato odioso. - Non ci crederai - sorrisi, - ma me l'aspettavo. - Ha preso la trota con le patate, come ti avevo detto. - Bene. - Solo che guarda con sospetto il vino - Martina sembrava seccata. - Ha ragione. Hai visto che si impara sempre qualcosa? - A me fa piacere aiutarti, ma se la voce gira? - Compra il vino da me e sarai in una botte di ferro. Come sto? - mi raddrizzai la sottana e cercai di specchiarmi in una porta a vetri. - Perfetta. Fai lo sconto se te ne compro parecchio? - Certo, il dieci percento per forniture settimanali. - Domani ti faccio contattare dall'amministratore. - Ok, vado. Il signor Smith se ne stava serio, bello come il sole e poco interessato alla sua trota, ma quando mi vide si alzò in piedi e scostò la sedia vicino a lui per farmi sedere. - Ben gentile, ma non posso fermarmi perché ho un sacco di cose da fare. Che vuole - sospirai depressa, - trovare un posto nuovo per la mia attività è un incubo. Una patatina l'accetto, grazie e le faccio anche compagnia con un sorso di vino. Lo provi, non è divino? Dio mio, è tardissimo. Vado, alla prossima. Mentre uscivo, Martina mi strizzò l'occhio. - Cotto e mangiato. - E digerito. Dopo ti telefono. - Allora? - Ha continuato a bere. - E poi? - Poi ha detto una cosa di te. - Cosa? - She's charming. - Wonderful. * * * Miranda leggeva concentrata, la fronte piena di rughette. - Non è che ci capisco molto - mi disse. Alzai gli occhi dal mio Dickens. - Cos'è? - Delitto e Castigo. - Non è che dovresti crescere un po' prima? E' solo un consiglio. - Però mi piace. - Come non detto. Tornammo a concentrarci sulle rispettive letture. - Mi compri il motorino? - No. - Papà a te l'ha comprato? - No. - Come non detto. Buttai un occhio distratto alla TV che ci faceva da colonna sonora. - Papà ha telefonato che sono arrivati in Spagna - Miranda si stiracchiò e posò definitivamente il suo libro. - Gli ho detto che tu hai detto di stare attenti alla sangria e lui ha detto che la smettessi di fare la suocera. - Se rimetteranno anche l'anima, affari loro. - E poi ha chiamato uno. - L'avvocato? - No, un altro. Uno che parla da straniero e che dice che sono tre giorni che non ti vede. Mi stirai anch'io soddisfatta; leva un'abitudine piacevole a un uomo e quello si innervosirà. - Com'è? - Chi? - Il signor Smith - rise Miranda, - non sono mica scema. - Bello da morire. - Povero Flavio. - Ma sai che è tardissimo? Vai a dormire, che io alla tua età... Un po' di disciplina, che diamine. - Adesso arrivi? Praticamente non ha mangiato, povero ciccio - mi aggredì Martina. - Portagli il dessert. Cosa c'è oggi? - Il dessert? Ma non gli va niente. Comunque, c'è il presnitz. - Perfetto - accarezzai la bottiglia che avevo in borsa. - Cos'è? - chiese lei allungando il collo, curiosa. - Ramandolo. - Strike! * * * Il campanile batteva le due quando io e Bartholomew ci ritrovammo davanti alla porta dell'enoteca. - Entra un momento, ho uno schioppettino che vorrei farti assaggiare. - Cosa? - Un vino. Accesi solo la luce della zona degustazione, lasciando in penombra il resto del locale. - Siediti dove vuoi. Sul bancone trovai un biglietto di Miranda. Ha telefonato papà che la sangria gli ha fatto male. E anche alla mamma. Non fate troppo chiasso che voglio dormire. Scossi la testa e conclusi che quella ragazzina era troppo precoce, dovevo avvertire mio padre che la controllasse un po'. Presi la bottiglia che avevo preparato prima di uscire e due bicchieri. - Hai un nome buffo - dissi sedendomi di fronte a lui. - Dillo ai miei e chiamami Bart. - Allora, Bart, vediamo cosa te ne pare di questo. - It's magic. - Yeah. - Anche tu sei magica. Lo so, le donne d'affari non dovrebbero sciogliersi per così poco, ma provate voi a sentirvi dire una roba simile da un David Bowie in camicia bianca e calzoni blu notte. - Lo dici solo perché così ti faccio buttare giù la mia enoteca - e ridacchiai come una scema. - Volevo dirtelo da un po'. Hai bisogno di un socio? - Volevo dirtelo da un po'. Mi andrebbe giusto come il tocai con il risotto. - E allora - disse Bart guardandomi negli occhi dopo un lungo sorso, - fammi vedere la proprietà. - Ok - gli sussurrai all'orecchio - e se cominciassimo dal pregevole pavimento in cotto? ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. 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