Un Patrizio Pacioni diverso dal solito, in questo introspettivo racconto che sfiora con la delicatezza di un tocco d’ali di farfalla e sottile ironia le tenere incertezze di una fanciulla in fiore. La seconda Alice - Sbrigati, che è tardi! - grida la mamma, al di là della porta della camera da letto. Alice se ne sta indecisa davanti allo specchio, dritta come una stecca da biliardo, con la gonna azzurra che pende dalla mano destra e i jeans rosa ripiegati sull’avambraccio sinistro. Sempre così. Non c’è niente da fare: lei è stata, è e sempre sarà esattamente così: “ Cosa mi metto, le scarpe basse o gli stivali, le calze o i collant? Cipria e rossetto o solo acqua e sapone? ” Ogni santissima volta così. - Metti i pantaloni con la camicetta a fiori, e una riga nera per sottolineare gli occhi che sono la cosa più bella che hai. - taglia corto Alice, quella al di là dello specchio. - Papà è già sceso a tirare fuori l’auto dal garage!- insiste la mamma, bussando ancora alla porta, mentre Alice, questa al di qua, cerca di riprendersi dalla sorpresa, e fissa nello specchio alla ricerca di una conferma di quanto le è appena parso di sentire. Solo che l’immagine riflessa non fa nient’altro che sbarrare gli occhi e spalancare la bocca, esattamente come sta facendo lei. Così sia l’una che l’altra Alice, questa al di qua e quella al di là dello specchio, scuotono la testa increspando i riccioli di piccole onde scure, poi scrollano le spalle, si danno l’un l’altra la schiena e vanno a infilarsi nei jeans. “ Eppure lo so che ti nascondi lì dentro. “ Pensa Alice, girandosi di scatto verso lo specchio solo per vedere un’altra Alice che con altrettanto improvviso slancio s’è voltata a guardare lei. “ E so anche che alla fine finisco sempre per darti retta. “ prosegue indispettita, frugando nell’armadio all’affannosa ricerca della benedetta camicia a fiori. “ Come quella volta, quando la Marta aveva commesso l’imperdonabile errore di lasciare a me la decisione di come passare il sabato pomeriggio, pur limitando la scelta tra cinema e luna park.” - Al Politeama c’è la prima di Spiderman 2. - aveva suggerito prontamente Alice (sempre quella di là) togliendo ancora una volta d’impaccio l’eterna Miss Tentenna Forever. “ Non le vidi muovere le labbra, eppure la stavo guardando fissa in viso, e se l’avesse fatto non mi sarebbe certo potuto sfuggire. Perbacco, dev’essere anche ventriloqua, la ragazza. “ ricorda Alice (sempre questa di qua). “ Allora, coi jeans ho risolto anche il problema delle scarpe: metterò gli stivali. ” si rallegra Alice. “ Adesso però quale borsa mi porto? “ si chiede perplessa, muovendo un passo verso l’attaccapanni da cui pende la tracolla di stoffa. - Ferma! - la blocca l’altra Alice. - Se, vestita come sei, aggiungi anche quella roba con le frange, sembri la caricatura del Piccolo Ranger: passi pure un pizzico d’etnico, ma arrivata a questo punto ci vorrebbe proprio un tocco di classe. Su, prendi quella nera che tieni nel secondo cassetto del comò. - le consiglia senza nessuna esitazione. - Ma dai! È una roba da vecchia! - reagisce l’Alice al di qua, più per spirito di contraddizione che per altro, però. È in questo istante, è in questo preciso istante che un soffio gelido, entrato chissà come, chissà da dove, compie un rapido ma completo giro nella sua mente: una specie di mormorio malevolo, stizzito, minaccioso, se solo quel vento avesse davvero una voce. Poi il buio improvviso di una breve incoscienza. Ecila, prima di uscire dalla stanza, vuota il contenuto della tracolla con le frange sulla trapunta del letto, per poi riversarlo in fretta e alla rinfusa nella secchiello di pelle lucida coi manici griffato Gucci. Quello che Alice ha usato solo una volta, per fare contenti i suoi che glielo avevano regalato, per poi riporlo là in fondo, dietro alle sottovesti e alle maglie di cotone e di lana. - Piace tanto a me, però. - precisa Ecila, puntando l’indice destro in direzione dello specchio, per poi avviarsi verso la porta. Alice, imprigionata al di là del vetro, costretta suo malgrado a puntare il suo indice sinistro verso la porta, pensa che quando resterà sola deciderà (cercherà di decidere) quale libro sfogliare prima di addormentarsi. E sa già che non si tratterà di una scelta facile. ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti di questo sito e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne a http://www.patriziopacioni.it . L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.