Per www.patriziopacioni.it Simone Fanni è davvero (oltre che un solido amico) un vero e proprio riferimento “storico”: ci è stato vicino praticamente fin dal primo vagito del sito, accompagnandoci poi lungo tutta la lunga strada finora percorsa. È un autentico piacere regalare ai nostri visitatori per queste festività a cavallo tra 2006 e 2007 un racconto (come sempre) originale, ben strutturato e soprattutto divertente. Matrioska Primo giorno Una macchina Mercedes vecchia di trent’anni era parcheggiata sul lungomare da troppi giorni ormai. La cosa iniziava a puzzare. Per questo ordinai ai miei uomini di aprire il bagagliaio. C’era un cane morto e sembrava morto da troppi giorni. Era il cadavere di quel cane la cosa che iniziava a puzzare. Aprite, ordinai. Ehi capo, la macchina l’abbiamo già aperta. Aprite questo cane, dissi. Gli misero una mano sulla pancia. Ehi capo, questo cane è ancora caldo. Era strano, il cane era morto da troppi giorni per essere ancora caldo. Strano ma vero, verificai io stesso e constatai, appoggiando la mia mano sulla pancia di quell’animale stecchito, che si trattava di un cane caldo. Aprirono il cane, al suo interno c’era una borsa dell’acqua calda. Il mistero del cane caldo sembrava svelato. Per festeggiare portai i miei uomini al pub a prendere un hot dog. Secondo giorno Il computer sputò il nome del proprietario della macchina Mercedes vecchia di trent’anni. Quel nome era Igor Cheghebè, un agente segreto russo nato nel 1976 che all’epoca dei fatti era vecchio di trent’anni pure lui. Avevo capito tutto, quando Igor Cheghebè aveva messo la borsa dell’acqua calda nella pancia del cane si era ispirato alle matrioske, le maledette bamboline russe che ti vendono cinque o sei alla volta e che puoi inserire una dentro l’altra. Ehi capo, questo significa che dentro la borsa dell’acqua calda ci può essere qualche altra cosa. Aprite, ordinai. I miei uomini aprirono la borsa dell’acqua calda. Dentro c’era l’acqua calda e dentro l’acqua calda che era caduta sul pavimento del mio ufficio sembrava che non ci fosse nulla. Avevamo fatto solo un buco nell’acqua. Terzo giorno L’acqua calda della borsa dell’acqua calda era ancora tutta sul pavimento del mio ufficio. Ehi capo, l’acqua calda della borsa dell’acqua calda è ancora calda. Che evento bizzarro. Aprite, ordinai. Cosa dovremmo aprire? Scusate, mi sono sbagliato. Non c’era nulla da aprire questa volta. Era solo che nei due giorni scorsi avevo ordinato di aprire e si sa come vanno certe cose: non c’è due senza tre. Notte tra il terzo ed il quarto giorno Aprite, ordinai. Erano le tre della notte e io stavo sognando una pupa col sorriso smagliante. Era una pupa d’altri tempi, i tempi in cui alle pupe si dava del voi. Con quella parola ordinavo alla mia pupa di prepararsi al congiungimento fisico. Lo so che non sta bene ordinare un congiungimento fisico a una pupa, ma in questa storia sono il capo e do ordini a tutti, anche alle pupe. Quarto giorno L’acqua calda della borsa dell’acqua calda era ancora calda. Se ne accorse uno dei miei uomini. Ehi capo, fa caldo qua dentro. E’ l’acqua calda della borsa dell’acqua calda che era dentro il cane e che ieri è finita sul pavimento, risposi, ora scalda l’ambiente esattamente come ha scaldato il cane che la conteneva. Un altro dei miei uomini arrivò all’improvviso. Ehi capo, disse, abbiamo trovato questa in mezzo al campo di cavoli di Alfio. Mi mostrò una fotografia. C’erano un mucchio di cavoli in quella foto. Troppi cavoli per vedere qualunque altra cosa. Sono cavoli, dissi, cosa pensavi di trovare nel campo di cavoli di Alfio? Ma capo, guarda meglio. Cavoli, vedo solo cavoli. Qui, in mezzo all’immagine, è bella grande, insistette il mio uomo. Quel dettaglio rischiava di sfuggirmi, per fortuna che lui era meno distratto di me, ma comunque non era il caso di farglielo sapere. Volevo solo vedere quanto sei attento, gli dissi. C’era una pupa morta, assomigliava alla pupa del mio sogno, ma il suo sorriso non era più un sorriso smagliante e un po’ più in basso di quel sorriso che non era più un sorriso smagliante, le avevano arrotolato una calza smagliata. Uno strangolamento in piena regola, non avevo dubbi. L’assassino non può essere lontano, dissi. Ehi capo, sei sicuro? Certo che sono sicuro, l’assassino è Alfio. Abita nella casa dietro il suo campo di cavoli. La settimana scorsa ha strangolato altre due pupe solo perché si erano messe a fare quattro passi sul suo campo e gli avevano calpestato i cavoli. Ma capo, Alfio ha un alibi di ferro, è in vacanza a Pontremoli. Meglio verificare, dissi, passami il telefono. Chiamai tutti gli alberghi di Pontremoli fino a quando non rintracciai il sospettato. Ehi Alfio, gli chiesi con voce ferma, cosa sei andato a fare a Pontremoli? Sono cavoli miei. Il suo alibi tiene come il silicone, dissi ai miei uomini dopo aver chiuso, meglio passare la palla al coroner. Quinto giorno Aprite, ordinò il coroner davanti alla salma della pupa svestita e sdraiata sul tavolo di marmo dell’obitorio. Lo ordinò a se stesso perché era lui che avrebbe dovuto aprire. Dentro la pupa c’era una cane e dentro il cane una borsa dell’acqua calda. Dentro la borsa dell’acqua calda c’era l’acqua calda. Per vedere cosa ci fosse dentro l’acqua calda, il coroner prese un trapano e tentò, invano, di fare un buco nell’acqua. La relazione del coroner confermò che l’alibi di Alfio teneva come il silicone. Le tette della pupa erano di silicone e nell’acqua c’erano tracce di silicone. Alfio era allergico al silicone, sarebbe morto se si fosse avvicinato alla pupa con le tette rifatte. Sesto giorno Ero nervoso, Ero nervoso a causa del cadavere di quella pupa trasformata in matrioska, ero nervoso per i cadaveri dei due cani trasformati in matrioske pure loro, per quelle due borse dell’acqua calda, per una macchina Mercedes vecchia di trent’anni da troppi giorni sul lungomare, per Igor Cheghebè che ancora non ero riuscito a contattare, per Alfio che era andato in vacanza a Pontremoli, per i buchi nell’acqua e per tutta quell’acqua calda sul pavimento del mio ufficio che mi costringeva ad indossare gli stivali di gomma e che non aveva nessuna intenzione di evaporare. Anzi, sembrava proprio che… Ehi capo, disse l’uomo che avevo mandato a prendere la camomilla, sembra che il livello dell’acqua in questo ufficio stia crescendo. Settimo giorno Era domenica. Proprio di domenica, con i pompieri in vacanza, mi ritrovavo l’ufficio completamente allagato. Gli stivali di gomma non sarebbero bastati, l’acqua si era moltiplicata a dismisura. Non avevo altro da fare che gonfiare il canotto, sdraiarmi dentro e dormirci su fino al giorno dopo. Ottavo giorno I pompieri avevano iniziato a pompare acqua calda dal mio ufficio. Nono giorno I pompieri avevano continuato a pompare acqua calda dal mio ufficio. Decimo giorno I pompieri avevano finito di pompare acqua calda dal mio ufficio. Undicesimo giorno Ehi capo, un evento bizzarro, pare che quell’acqua calda abbia moltiplicato il suo volume per mille, disse il mio uomo. La situazione era molto più grave, la crescita dell’acqua era stata esponenziale, totale e persino globale. Mi domandavo se anche l’acqua della borsa dell’acqua calda del cane trovato nella pancia della pupa strangolata e matrioskizzata avesse avuto lo stesso bizzarro comportamento. Ne ebbi la conferma quando andai dal coroner e lo trovai in tenuta da palombaro che operava nell’obitorio trasformato in acquario. Dodicesimo giorno Ero sempre più nervoso, era dalla notte tra il terzo e il quarto giorno che non ordinavo a qualcuno di aprire qualcosa. Ma perché?, mi tormentavo, perché Alfio non è ancora tornato da Potremoli? Pontremoli non è l’Australia, Pontremoli te la giri in mezzora. Ehi capo, disse un mio uomo per distrarmi dal tormento mentre mi portava la terza camomilla. Che cosa c’è adesso? Cosa ne dici di aprire un cane, mettergli nella pancia una borsa dell’acqua calda piena di acqua calda, chiudere il cane, aspettare qualche giorno, riaprire il cane, estrarre la borsa dell’acqua calda e vedere se l’acqua calda cresce a dismisura? Non gli risposi. Oh Alfio, pensai, e se qualche malintenzionato ti avesse messo il silicone nella minestra a Pontremoli e tu ne fossi morto? Silicone? Silicone! Tutto divenne improvvisamente nitido. Nell’acqua calda della borsa dell’acqua calda della pancia del cane della pancia della pupa morta strangolata e matrioskizzata, il coroner aveva trovato tracce di silicone. Significava che l’acqua moltiplicava se stessa perché era stata siliconizzata. A questo punto sarebbe stato inutile uccidere un povero cane per fare l’esperimento. Tuttavia ordinai ugualmente l’esecuzione di quella prova perché era da troppi giorni che non ordinavo a qualcuno di aprire qualcosa. Tredicesimo giorno Aprite, ordinai. La povera bestiolina si chiamava Laica, un omaggio alla sua simile più famosa che i russi avevano spedito nello spazio. Le legava il fatto che la nostra Laica stava per diventare come una cagnolina matrioska russa, mentre l’altra Laica era semplicemente una cagnolina russa. I miei uomini le misero una mano sulla pancia: il coltello era pronto. Ehi capo, sei sicuro di voler procedere? Certo che sono sicuro. Ma capo, Laica è ancora sveglia, l’anestesia non ha ancora fatto effetto. Aprite, ordinai ancora una volta. Ero davvero felice, quel giorno lo avevo già fatto due volte in un solo minuto, stavo recuperando il tempo perduto. No!!! Esclamò una voce che proveniva dal campo di cavoli di Alfio. Sembrava la voce di Alfio e c’era persino la faccia di Alfio. Posso spiegarvi tutto, proseguì la voce, ma non matrioskizzate quella povera cagnolina innocente. Tu? Qui?, gli domandai, ma non eri morto a Pontremoli? Sì, cioè no, sono Alfio ma non sono lui… adesso sono un po’ confuso. L’uomo con la voce di Alfio e la faccia di Alfio non aveva il corpo di Alfio. Alfio era un fattore mezzo nano, questo era un agente segreto imitatore di voci mezzo gigante. Tolse la maschera di silicone e mostrò la sua faccia. Igor Cheghebè, esclamai. Ehi capo, come fai a essere sicuro che si tratti proprio di Igor Cheghebè? Facile, risposi, il racconto sta per finire, tra un po’ arrivano le battute sulla morale della favola alle quali il nostro autore non rinuncia quasi mai e quindi non c’è spazio per inserire nuovi personaggi. Per esclusione quell’uomo non può essere che Igor Cheghebè, agente segreto al servizio del KGB che si scrive kgb e si legge Cheghebè. Proprio come il tuo cognome, non è così Igor? Ebbene sì, rispose la spia venuta dal freddo, hai svelato la mia identità segreta e hai capito che l’acqua contaminata dal silicone cresce a dismisura. Come accade alle tette? Anche loro crescono a dismisura quando sono contaminate dal silicone. Sì, proprio così. Ehi Igor Cheghebè, ti eri messo in testa di gonfiare le tette di tutte le donne della terra? Volevi per caso riempire il mondo di maggiorate? No, volevo solo tirare fuori dai guai quei tre miliardi di esseri umani che hanno un po’ di problemi con l’acqua. Sai come vanno le cose: ne hanno poca e spesso quella poca che hanno a disposizione è troppo inquinata, ma loro non possono fare a meno di berla e così gli scappa la diarrea. E’ solo per questo che ho scoperto il metodo per moltiplicare l’acqua a dismisura. Non sai che la diarrea è la prima causa di morte in questo pianeta? Sì, lo so. Per questo ho sempre in tasca una o due pastiglie di Lopemid o di Dissenten. Ma dimmi una cosa Igor, per risolvere il problema dell’acqua nel mondo, era necessario uccidere una pupa, Alfio, due cani e lasciare per tutti quei giorni sul lungomare la tua macchina Mercedes vecchia di tran’anni? Purtroppo è stato necessario, mi rispose Igor, facevo i miei esperimenti in un stanza che mi aveva affittato Alfio a casa sua. Un giorno mi accorsi della pupa, che poi era la pupa di Alfio, che mi spiava dal buco della serratura. Avevo già scoperto alcuni giorni prima che il silicone moltiplicava l’acqua a dismisura e quel giorno stavo matrioskizzando il primo cane per trafugare la prima borsa dell’acqua calda in qualche paese del terzo mondo e passare le frontiere senza problemi. Ma se la pupa avesse raccontato in giro il mio segreto, qualche multinazionale mi avrebbe potuto fregare la formula e l’acqua moltiplicata a dismisura non sarebbe più stata un diritto di tutti ma un privilegio di pochi. Igor, lo interruppi, perché proprio acqua calda? L’acqua diventa calda in seguito alla reazione chimica che la moltiplica a dismisura, ma dopo alcuni giorni si raffredda e si può bere. Se poi uno ha molta sete e non può aspettare tutti quei giorni che l’acqua si raffreddi, la può mettere in frigorifero. Ho capito Igor, e come mai hai ucciso anche Alfio? Perché non sapevo da quanto tempo la sua pupa mi stesse spiando, quindi ritenevo possibile che gli avesse già parlato dei miei esperimenti. Come lo hai fatto fuori? Mi sono travestito da cameriere e gli ho messo il silicone nella minestra mentre era in ristorante a Pontremoli. Dopo cinque minuti è esploso. E poi? E poi sono tornato a casa, ho preparato la seconda borsa dell’acqua calda, ho matrioskizzato il secondo cane, l’ho caricato nel bagagliaio della mia macchina Mercedes vecchia di trent’anni e sono partito, diretto verso qualche paese del terzo mondo per esportare la mia scoperta. Ma ho fuso il motore dopo pochi chilometri e ho dovuto lasciare la mia macchina Mercedes vecchia di trent’anni sul lungomare. Igor Cheghebè aveva tutta l’aria di essere davvero un bravo ragazzo. Credo che uno così avrebbe potuto passarla liscia, in fondo aveva solo matrioskizzato due cani, una pupa e poi aveva fatto saltare in aria Alfio. Vabbé, c’era pure quella della macchina Mercedes vecchia di trent’anni parcheggiata per troppi giorni sul lungomare. Ma cosa era tutto questo in confronto a tre miliardi di esseri umani che a breve non avrebbero più avuto problemi in bagno? Allora gli chiesi se fosse stato sincero. Sì, capo, mi rispose. Sono stato sincero. Tuttavia, replicai, la legge è sempre la legge. Se dipendesse da me ti lascerei andare, ma dopo tutto quello che hai fatto uno o due ergastolini non te li può levare nessuno. Avanti Igor, niente storie: il gabbio ti aspetta. Come eravamo d’accordo, liberammo Laica e arrestammo Igor Cheghebè. Quattordicesimo nonché ultimo giorno Igor Cheghebè morì in carcere per un attacco di diarrea. Se lo avessi immaginato, gli avrei prestato una pastiglia di Lopemid o di Dissenten, così gli avrei potuto salvare il culo. Igor non andava di corpo dal giorno in cui si era trasferito nella stanza che gli aveva affittato Alfio, del resto capita a molti di bloccarsi quando cambiano le abitudini. Durante il suo soggiorno a pochi metri dal campo di cavoli, ne aveva mangiato quasi cento. Cento cavoli, che erano rimasti in silenzio nel suo intestino per oltre due settimane, erano entrati in azione tutti assieme. Igor si presentò al cospetto di Dio che alla luce di quelle matrioskizzazioni non poté fare a meno di spedirlo all’inferno. Ma Igor non vi entrò in qualità di anima dannata, bensì come demonio punitore. Nel girone riservato a coloro che in vita avevano sprecato l’acqua, ebbe l’incarico di esercitare matrioskizzazioni a volontà. ATTENZIONE! Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore. L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti di questo sito e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne a http://www.patriziopacioni.it . L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.