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DOMANDE >>
- Come
viene "l’ispirazione"?
- Quanta
parte di sé c’è in quello che si scrive?
- Che
rapporti intercorrono tra il titolo e il testo di un romanzo?
- Come
si concilia una professione impegnativa con l’attività
di scrittore?
- Quando
si comincia a scrivere un romanzo, si sa già cosa
succederà nel corso della vicenda?
- Di
tutti i romanzi e i racconti brevi che ha scritto, ce
n’è uno "preferito"?
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RISPOSTE >>
-
Io
la chiamo "sindrome del cammello". Quando
si ama così tanto scrivere, si ha talmente tanta
paura di restare senza storie da raccontare che inconsciamente,
giorno dopo giorno, si riempiono i magazzini della mente
e della memoria di volti, di situazioni, di vicende.
Si ascoltano gli altri (e col tempo si diventa talmente
bravi ad ascoltare che gli altri non vedono l’ora di
confidarsi con te) con la stessa avidità con
la quale un neonato si attacca alla tettarella di gomma
di un biberon. O un vampiro alla giugulare di una donna
bella e giovane. Si stipa di liquido la "gobba"
fino all’inverosimile, e quando viene la siccità,
è proprio là che vai ad attingere. L’ispirazione
è propria della "cicala", quella che
compone un’opera soltanto, magari meravigliosa, ma unica,
estemporanea. Lo scrittore vero invece deve essere una
formica. Una formica fantasiosa, però, e proprio
questa è la parte più difficile.
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SOPRA
- Sicuramente
molta, ma … frazionata. Non si troverà mai "tutta"
l’anima di un autore in un solo personaggio. Sennò
sarebbe un’autobiografia più o meno imbellettata.
Però … a saper leggere bene, in ogni personaggio
se ne scopriranno frammenti, in quantità e in combinazioni
diverse, ma tutti riconducibili a lui. Non credo ci sia
cosa più difficile e spossante di leggere un libro
di una persona che si conosce bene, e per la quale si
nutrano sentimenti di qualsiasi tipo. Invece di seguire
lo svilupparsi della trama si rischia di passare il tempo
a chiedersi:
"
Ma questo lo sta dicendo il personaggio oppure … ? "
Per
fortuna gli scrittori che preferisco non sono miei amici!
TORNA
SOPRA
- Posso
dire che sono come il fodero e il pugnale, il panino e
il prosciutto, l’acqua e il bicchiere. Così come
il nome di battesimo spesso condiziona lo sviluppo della
personalità di un figlio, così dal titolo
di un romanzo può nascere la gloria, o l’oblio.
Incidono di più una o due parole sottilmente evocative,
o è preferibile una vera e propria frase, che adeschi
il lettore lasciando intravedere una vicenda, uno stile
di narrazione? Insomma, come diceva Massimo Troisi:
"
Ugo o Massimiliano? Questo è il dilemma! "
La
verità è che ci sono opere magnifiche
che non hanno avuto la diffusione che meritavano solo
per colpa di un titolo sbagliato, magari anche solo
nei caratteri di stampa; viceversa indovinare la copertina
giusta non vuole dire automaticamente scrivere o avere
scritto una buona storia. Per non parlare di quando
(e non succede di rado!) il titolo nasce ancora prima
del romanzo …
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SOPRA
- Credo
che nella vita si trovi sempre il tempo di fare ciò
che si ama. Del resto c’è anche da considerare
che il cosiddetto "Scrittore professionista"
può correre il rischio, isolandosi dal mondo del
lavoro, chiudendosi nella torre inespugnabile del suo
studio, di perdere quelle fonti preziose di ispirazione
costituite dal contatto e soprattutto dal confronto con
colleghi e clienti, con la gente comune: una fonte inesauribile
di spunti …
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SOPRA
- Affatto,
almeno per quanto mi riguarda. Al contrario, quello che
mi spinge a cominciare una nuova storia è soltanto
un’idea di massima, ma poi il più delle volte succede
che i personaggi acquistino nella mia mente una vita propria,
reclamando spazi più ampi per sé… Poi c’è
sempre l’imprevisto, quel qualcosa che sorprende anche
me, e mi induce a imboccare una strada narrativa del tutto
diversa da quella in cui pensavo di incanalare il racconto.
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SOPRA
- Certo
che sì. Il prossimo!
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