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In questo numero:

Da Londra Maddalena Botta si occupa di verificare la proverbiale efficienza britannica nei confronti delle barriere architettoniche

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Londra accessibile? Dipende …
di Maddalena Botta

Scrivo in risposta ad un servizio sull’accessibilità di Londra apparso su Repubblica delle Donne del 6 novembre scorso dal titolo Londra sulle ruote a firma di Rick Mashburn nel quale si riferiva in termini piuttosto positivi dell’accessibilità nella città di Londra.

Trovandomi io stessa nella condizione dell’autore, dal momento che sono stabilmente su di una sedia a rotelle, ed essendo stata di recente a Londra, non posso fare a meno di intervenire sull’argomento.

Da un lato concordo su alcuni punti positivi sottolineati da Mashburn quanto all’accessibilità dei mezzi pubblici.

Ad esempio, è vero che tutti gli autobus sono dotati di rampa, perciò assolutamente accessibili, ed è vero anche che sono gratuiti per utenti disabili. Quanto ai taxi invece, sono d’accordo sul fatto che sono molto comodi, molto più di una vettura qualsiasi, dal momento che grazie alla loro tradizionale sagoma , e grazie anche alla rampa removibile (di cui si devono ormai dotare per legge), vi si può accedere senza dover piegare la sedia nel bagagliaio.

Tuttavia, ho trovato le tariffe di una corsa in taxi assolutamente improponibili. Considerando che io viaggiavo quasi sempre da sola, e che quindi avrei avuto molte più difficoltà e prendere l’autobus (soprattutto per raggiungere le diverse fermate, non per accedervi), ero praticamente obbligata a viaggiare in taxi. Il che mi è costato quasi 500 euro, in soli quattro giorni… Insomma, a mio parere dovrebbero esserci delle tariffe agevolate riservate ai clienti disabili, perché altrimenti davvero spostarsi in questa grande metropoli rischia di trasformarsi in un vero e proprio salasso.

Sempre in tema di accessibilità dei mezzi pubblici, devo purtroppo precisare che ho avuto delle esperienze negative sia con i classici double decker che fanno il giro turistico della città (assolutamente inaccessibili) sia con gli autobus che vanno dall’aeroporto (di Stansted nel mio caso) al centro città e viceversa, pure privi di ogni sorta di rampe. In entrambi i casi, tra l’altro, chiesi ai responsabili se il servizio che offrivano fosse accessibile.

In entrambi i casi mi fu risposto che assolutamente sì, non ci sarebbero stati problemi. Solo che, in entrambi i casi appunto, dovettero restituirmi i soldi del biglietto perché non furono in grado di aiutarmi ad accedere agli autobus… I Io mi chiedo quindi: accessibile vuol forse dire una cosa diversa a seconda del paese di arrivo? O forse tante persone rispondono alle domande rivolte loro tanto superficialmente da non accorgersi di quello che viene loro chiesto, o di chi sta domandando. Insomma, mi avranno pur vista che ero su di una sedia a rotelle … o no?

Ma i miei disguidi a Londra non finirono qui.

Una sera infatti decisi di andare a teatro, dal momento che ci tenevo proprio tanto a vedere un musical, uno di quelli per cui Londra è famosa in tutto il mondo. Orbene, mi presentai puntuale e fiduciosa, ma una volta arrivata agli sportelli della biglietteria, ecco la brutta sorpresa: niente accesso in sala per me, per motivi di sicurezza. C’era infatti una scalinata per entrare nel teatro (Trafalgar Studios, by the way), e nessun modo per aggirarla. Situazione un po’ paradossale, mi sembra: per legge non possono farmi accedere perché se si innescasse un incendio non avrei via di fuga, e va bene. Ma la legge non dovrebbe in primo luogo garantire anche ai disabili motori la fruizione degli spettacoli come qualunque altro spettatore? It’s a mistery. Invece, a proposito di teatri, il buon Mashburn parla solo dello Wyndham’s Theater, dove, scrive:

“ Due muscolosi uscieri hanno sollevato la sedia a rotelle per scendere i tre ripidi gradini che portano dietro al palco: uno spazio angusto e piuttosto malconcio che garantisce in compenso un’ottima visuale.”

Sinceramente, non mi sembra una grande conquista nemmeno questo tipo di soluzione. Che altro? Beh, un punto su cui Mashburn ha ragione è che davvero la maggior parte dei londinesi è molto disponibile a dare una mano quando serve. Sia per qualche gradino “fuori programma”, sia per le cabine telefoniche ( bellissime sì, ma un inferno per una sedia a rotelle… e di cabine apposite non mi sembra di averne viste in giro), o per qualsiasi altra evenienza, davvero la gente locale si è dimostrata molto helpful.

Il mio sogno rimane comunque questo: che in un futuro, spero non troppo lontano, non ci sia più nemmeno bisogno di chiedere una mano, che tutto sia quindi davvero a misura di chiunque, anche di chi è più svantaggiato rispetto ad altri. Dopotutto “Un altro mondo è possibile” ripeto, facendo mio volutamente lo slogan del Forum Sociale Europeo, per assistere al quale andai appunto a Londra dal 14 al 18 ottobre. Ma ci attacco subito un’osservazione critica: una simile occasione di dialogo della società civile, di dibattiti su come costruire una società migliore per tutti e nel rispetto di tutti, avrebbe dovuto includere in questo “tutti” anche i disabili. E’ stato solo a fatica infatti che i responsabili di sindacati per i disabili del Regno Unito sono riusciti ad introdurre nell’agenda del Forum due conferenze sul tema della disabilità e delle pari opportunità.

Una vera e propria mancanza, per un’Assemblea che si dice portatrice delle istanze di tutti… Non vi pare? È lecito sperare che nei prossimi incontri sia dato maggior spazio anche a noi “diversi”: un’Europa, o addirittura una Terra socialmente democratica ed inclusiva, certo non può trascurare i diritti dei più deboli.



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