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( N E W ! )

Valeria F. (ma sarà davvero il suo nome?) ha ventisei anni e vive in una piccola cittadina sul Lago Maggiore, al confine della Svizzera, “dove i colori sembrano essere usciti da un quadro di Van Gogh” (parole sue). Sotto un simpatico pseudonimo è conosciuta in rete per intriganti racconti erotici. Non vi sveliamo quale ma, una volta che avrete preso confidenza col suo stile di scrittura, perché non provate a rintracciarla su Rosso Scarlatto e/o su Eroxé? Tanto più che per l’esordio su www.patriziopacioni.it la nostra maliziosa Valeria ha scelto di rendere pubblico uno scambio di corrispondenza piuttosto “riservata” di cui è venuta avventurosamente in possesso. Vedrete che si tratterà di un gioco piuttosto intrigante… Di sé dice:  “Scrivo per esorcizzare il tempo che passa. Scrivo per non dimenticare, perché ho paura che il tempo cancelli le emozioni, lasciandoti solo un vago ricordo. Scrivo per dire qualcosa a qualcuno, scrivo per dire qualcosa a me stessa quando non ho il coraggio di guardarmi negli occhi.”

Per esprimere le sensazioni che susciterà in voi la lettura della “Ragnatela” potrete contattarla al seguente indirizzo: valeria_laragnatelarossa@hotmail.it

 

  
Valeria F.
presenta

La ragnatela rossa

La trovai per caso, mentre rovistavo nell’ultimo cassetto di un malridotto comò di legno, pieno di cenci e cianfrusaglie. Era l’unico mobile che non s’era portata via la vecchia e grassa signora che, appena una settimana prima, mi aveva venduto quell’appartamento sul Lago Maggiore.

Era una scatola da scarpe di cartone bianco, chiusa da un nastro dorato probabilmente riciclato da qualche vecchia confezione regalo.

Senza neppure riflettere spinta dall’irrefrenabile curiosità, che costituisce uno degli aspetti salienti della mia personalità, sciolsi il nodo di raso e la aprii: all’interno c’era un certo numero di lettere, tenute insieme da due elastici gialli, indirizzate tutte ad una certa ragazza la quale, per un minimo di dovuto riserbo, d’ora in poi chiamerò L.

Richiusi la scatola cercando di riannodare il nastro nella stessa maniera in cui l’avevo trovato e la posai sul piano del mobile, in bella vista, lasciandomi così la possibilità di restituirla, non appena ne fosse capitata l’occasione, alla legittima proprietaria.

Scatola e lettere rimasero lì per qualche settimana, finché il giorno del compromesso di vendita, nell’atto di uscire dalla mia stanza, notai quel chiaro sullo scuro, tornai indietro e la portai con me dal notaio.

“Credevo di averle detto che quel mobile, compreso ciò che ci avrebbe trovato dentro, poteva considerarlo suo.” mi ricordò.

“Mia nipote ha portato via quello che le serviva, dicendomi che il resto potevo anche essere buttato via. Ma sono troppo vecchia e stanca per mettermi a fare le pulizie di primavera. Se c’è qualcosa che potrebbe tornarle utile se la prenda pure. Il resto lo porti dritto in discarica.” concluse sorridendo.

Così riportai la scatola bianca a casa, riponendola di nuovo sul comò col proposito di gettarla via insieme a tutte le altre robe.

Ma i giorni passarono e la scatola col suo bel nastro dorato era sempre su quel mobile: continuavo a passarci davanti, ripromettendomi solennemente ogni volta che me ne sarei liberata al più presto.

Ma, chissà perché, non mi decidevo mai a farlo.

Alla fine diventò quasi un oggetto d’arredamento, al quale m’affezionai come se fosse un soprammobile.

Il fatto è che sono sempre stata curiosa.

Molto curiosa.

.Tanto per rendere l’idea, da bambina ero una di quelle che ogni anno, quando arrivava il Natale, riusciva puntualmente a rovinarsi la festa da sola, sbirciando anzitempo tra la carta colorata dei regali.

Anche oggi cerco sempre di scoprire ciò che non conosco, perché anche oggi, come allora, odio ogni genere di sorpresa.

Così una sera (fuori pioveva fitto, stava arrivando l’autunno) presi la scatola e la portai sul mio letto. Poi mi tolsi le scarpe e mi accomodai sulle lenzuola incrociando le gambe.

“Alla legittima proprietaria non dispiacerà se darò un’occhiata. Altrimenti non l’avrebbe lasciata e dimenticata qui.” pensai.

Sciolsi il nastro e rovesciai il contenuto sul materasso.

C’erano multicolori biglietti di auguri natalizi, qualche vecchia busta paga, un paio di bollette datate, lettere della vecchia zia, che non aprii nemmeno…

La mia attenzione si soffermò su un altro gruppo di buste gialle, uguali tra loro e indirizzate alla medesima persona, la nostra L.

Anche il mittente di queste lettere era sempre lo stesso, anzi la stessa: F. una giovane ragazza, di una città diversa da quella in cui mi trovavo io.

Presi una lettera a caso e la aprii. Il foglio all’interno era del medesimo colore della busta: un giallo paglierino che diventava vitreo e trasparente se veniva sollevato contro la luce della lampada.

Cominciai a leggere quelle righe, nella penombra della stanza ancora malamente e non del tutto arredata, consapevole che la mia intrusione in una serie di pensieri e confidenze non destinati a me si sarebbe inevitabilmente risolta in una vera e propria espropriazione di quel filo sottile fatto di parole che univa silenziosamente le due ragazze.

Anche senza mai essermi imbattuta, in nessuna delle lettere, in precisi riferimenti all’età delle due corrispondenti, intuii subito e senza eccessive difficoltà quanto fosse giovane F.: dai termini usati, dallo stessa grafia fatta di lettere arrotondate, di un tratto vivace e discontinuo, dalla continua presenza di “faccine” e abbreviazioni, mi resi immediatamente conto che si trattava di una ragazza probabilmente a cavallo di quel magico numero diciotto che segna il confine tra l’adolescenza e la maggiore età.

Quanto al contenuto posso anticipare solo che si trattava di confidenze che, per quanto mi riguarda, non concederei mai a nessuno, se non (forse) a me stessa.

La prima lettera la lessi tutta d’un fiato, quasi che le parole saltassero fuori dalla carta per entrarmi nella mente, attraverso gli occhi.

Nel racconto di F. (oltre a esserci tutto ciò che normalmente attiene alla vita di ogni adolescente) si intuiva il calore di una passione accesa nel profondo che, sempre di più, evidentemente, le andava accendendo sogni e desideri. Ciò che immediatamente intuii, insomma, e che mi fu confermato lettera dopo lettera, era che F. stava iniziando proprio in quel periodo un viaggio tra le prime effettive esperienze amorose.

Raccontava di sé stessa nel modo più naturale che potesse esistere, riferendo a L. nei minimi dettagli quanto la affascinasse ciò che andava gradualmente scoprendo.

Piccole passioni e grandi brividi.

Tutti originali, freschi, reali.

I primi sguardi maliziosi trascritti in parole macchiate d’inchiostro, in pagine ormai appassite dal tempo, righe vergate frettolosamente prima che sua madre potesse scoprirla, costringendola magari a fargliele leggere.

Potevo immaginarla, mentre leggevo i saluti, seduta di fronte a me, intenta a chiudere velocemente la busta, passando la lingua sul bordo appiccicoso e pressando la chiusura con un dito per evitare che potesse aprirsi.

Per evitare che qualcuno profanasse i suoi segreti.

“Io sono la prima a farlo.” pensai.

“La prima persona, dopo L, a leggere e violare i suoi segreti.”

E questo mi provocò uno strano brivido lungo la schiena.

Raccolsi le lettere, una decina in tutto, e le ordinai per data, dalla più vecchia alla più recente, facendo attenzione ai timbri postali sbiaditi. Poi mi sfilai la maglia e mi infilai sotto le coperte.

Una a una le rilessi tutte, prestando più attenzione, questa volta, ad addentrarmi ancora di più nell’intimità più recondita di F.

Fu la sincerità che traspariva da quelle righe, a colpirmi di più.

A convincermi adesso, dopo aver messo a tacere i miei dubbi, a renderle pubbliche.

Perché nessun avvenimento, nemmeno il più licenzioso, può risultare sconveniente quando affonda le sue radici direttamente nell’anima di chi sceglie di viverlo.

Vengono pubblicati decine, centinaia di racconti erotici nel mondo ogni giorno: storie indecenti, spesso al limite della pornografia, a volte banali e ripetitivi in una reiterata coazione di amplessi, al punto di rendere noioso ciò che dovrebbe risultare solo eccitante.

Pseudo-novelle boccaccesche interpretate da eroine senza pudore e maschi superdotati.

Ma avrete modo di constatare da soli come la spontanea e fresca ingenuità delle lettere di F. sia in grado di conquistare e appassionare.

Mi piacerebbe un giorno riuscire a entrare in contatto, da qualche parte, con la dolce e misteriosa F.

Facendo due conti e per l’idea che me ne sono fatta leggendone la corrispondenza, ora dovrebbe avere più o meno la mia età. Forse ventisei, ventisette anni.

Confesso che mi stuzzicherebbe sentire dalla sua voce ciò che è raccolto in quelle lettere.

Mi piacerebbe conoscerla anche per farmi consegnare le lettere che L. le mandò in risposta alle sue, per ricostruire e completare i fili mancanti di quella ragnatela.

Una ragnatela rossa come il fuoco, e bianca come la schiettezza.

 

Continua ….

La prima lettera nel prossimo aggiornamento, ce la farete ad aspettare così tanto


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