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(Rubrica
di recensioni letterarie)
Se Narciso Martinelli ha deciso di dedicare questo numero della
sua seguitissima rubrica di recensioni a un libro soltanto
ci sarà un perché. Leggete l’articolo e lo capirete anche
voi
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Titolo: Cinthia
Autore: Domenico Geluardi
Edizioni: Il Filo
Genere: Noir
Pagine: 258
Isbn: 978-88-7842-514-9
Anno: 2006
Prezzo: 16,00 €
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Ma che bello quando capita…
di scoprire un
talento
Faccio il mestiere
di “recensore” (oh-mamma! che brutta parola!) da un po’
di tempo.
Un bel po’ di
tempo.
Ma ogni volta
che mi capita di avere tra le mani un libro d’esordio come
questo, puntualmente, mi sento come uno di quei “cacciatori
di tesori” da film d’avventura, che, facendo il bagno al
largo di Ostia si imbatta in una trireme romana carica ancora
di tesori predati ai cartaginesi.
Insomma, tutto
questo per dirvi che Cynthia del romano Domenico Geluardi
(l’esempio di Ostia non era dunque casuale) è davvero un
bel noir, permeato delle tinte in chiaroscuro dell’ultimo
cinema di Gabriele Salvatores.
I sessantasei
giorni balordi (dal 21 settembre al 25 novembre 1992) dei
giovani Stefano, Luca e Marco, si risolvono in una lunga
e lenta discesa agli inferi che vede l’indifesa Federica,
poco più che adolescente figlia di un imprenditore senza
scrupoli, e la giovane e mbiziosa giornalista Cynthia Temperin,
assurgere al ruolo di vittime sacrificali della follia innescata
dal vuoto esistenziale e dalla noia.
Ma la storia non
si risolve soltanto in un rapimento male organizzato e peggio
condotto, che non può che risolversi in un disastro. No,
a una lettura più attenta appare chiaro che l’autentico
filo conduttore è rappresentato dall’inesorabile procedere
di un ”cupio dissolvi” portato fino alle estreme conseguenze
dal vero protagonista (in negativo) della vicenda, il cupo
Stefano Pessa, indifferente a tutto tranne che al proprio
vuoto morale. Un processo inesorabilmente distruttivo e
autodistruttivo portato avanti con coerenza talmente estrema
da non fermarsi neppure di fronte all’annientamento della
propria vita.
Dunque un indiscutibile
e incontestabile “buona la prima!” per il bravo Geluardi.
Adesso aspettiamo
con curiosità la sua prossima opera, il “secondo tempo”:
è universalmente noto che in letteratura, più ancora che
in altre arti e discipline, più che affermarsi è difficile
confermarsi.
Narciso Martinelli
www.patriziopacioni.it
febbraio 2007
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