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Le interviste di Mariella Gori

Mi sono divertita a intervistare due personaggi molto diversi tra loro: da una parte l’estrosa e delicata creatività di Silvia Garuffini, impareggiabile virtuosa delle “bolle di sapone”. Dall’altra la razionalità da “giallista” del romano Enrico Luceri, sapiente costruttore di trame narrative complesse e regolate come orologi di alta precisione.

Silvia Gaffurini, Italo Canadese, inizia la sua carriera artistica giovanissima esibendosi in moltissimi paesi del mondo. Il suo sogno di creare uno show con le Bolle di Sapone diventa realtà grazie all’insegnamento del famoso Artista e Scienziato delle Bolle Fan Yang, primo creatore al mondo di questa originalissima forma d’arte, per ben 11 volte detentore del Guinnes Dei Primati per le sue spettacolari imprese. Da Fan Yang Silvia ha appreso questa tecnica sofisticatissima grazie alla quale ha potuto dare vita al suo Show: “Silvia Gaffurini Bubbles Emotions”. Tecnica Perfetta, fascino e creatività sono i punti di forza dello show dove, come una fata, Silvia accompagna il pubblico in una favola magica, all’interno di una dimensione fantasiosa e magica: bolle di ogni forma, bolle nelle bolle, bolle di fumo che ruotano e volteggiano nell’aria. Sculture di sapone e bolle giganti di ogni forma, per un’emozione assolutamente indimenticabile.



 Silvia Garuffini

1) Ti chiedo preventivamente scusa per la banalità del mio esordio, ma… di solito, quando si parla di un qualsiasi impresa che per qualche motivo non vada a buon fine che si risolve in una “bolla di sapone”. Nel tuo caso, invece, con ogni evidenza le bolle di sapone si sono dimostrate un fattore di successo. C’è una qualche voglia di rivincita in questa tua scelta artistica?

Voglia di rivincita… non direi. Il mio punto di partenza e’ stato il desiderio di creare emozioni e trasmetterle al pubblico. Il fatto che cio’ venga fatto attraverso uno strumento come le bolle di sapone rispecchia sicuramente, oltre ad un fattore estetico, anche il desiderio di dimostrare che le emozioni possono nascere anche dalle cose piu’ semplici, come le bolle di sapone, da sempre simbolo di fragilita’.

2) L’utilizzo ludico e quindi quello più prettamente artistico delle bolle di sapone risale probabilmente alla notte dei tempi. Si tratta di una suggestione immediata in grado di colpire l’immaginazione di un essere umano fin dai primi mesi di vita. Contemporaneamente però emerge un aspetto del tutto diverso degno di grande considerazione: a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, per iniziativa e merito del fisico belga Joseph Plateau, lo studio delle bolle è diventata vera e propria disciplina tecnica. Anche ai nostri giorni, grazie al  convegno quadriennale "Drops and Bubbles"  voluto e sponsorizzato dalla Nasa e dalla Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, le regole correlate alle bolle sono studiate ed elaborate con rigore scientifico. Parlaci di questa bivalenza grazie alla quale si i bambini che gli adulti sono in grado di apprezzare la tua arte.

Come tu giustamente citi c’e ‘ sempre stato un grande interesse verso le bolle di sapone da parte di uomini di scienza ed artisti. Infatti la frase di Charles V. Boys tratta dal suo libro “Soap Bubbles” e’ molto significativa e racchiude un po’ tutto il succo del mio lavoro. “Spero che nessuno di voi sia stanco di giocare con le bolle, perche’ nelle bolle si evidenzia piu’ di quanto riesca ad immaginare chi ha soltanto giocato”. I bambini ne colgono affascinati l’aspetto prettamente giocoso. Mentre l’adulto, oltre a rivivere questo aspetto che lo riporta all’infanzia, e’ ammirato dalla tecnica, lo studio e la fantasia creativa che si piu’ apportare ad un oggetto cosi’ fragile come una bolla di sapone.

3) La tua doppia origine (Canada e Italia) a cavallo del vecchio e del nuovo continente, si riflette in qualche modo nel tuo modo di essere e di porti come artista?

Sicuramente ha influenzato le mie scelte artistiche. E’ stato un grande vantaggio per me poter usufruire del mio bagaglio culturale europeo ricco di tradizioni con la  realta’ di una societa’ di recente costruzione come il Canada con la particolarita’ di essere multiraziale e pertanto un composto di culture molto diverse fra loro. Questo mi ha iautato ad avere una apertura mentale piu’ espansa che mi ha indubbiamente aiutato nelle scelte artistiche e manageriali.

4) Parlaci dei tuoi spettacoli, raccontaci cosa succede quando si spengono le luci della platea e si accendono quelle del palcoscenico dove ti esibisci.

Ogni volta e’ una grande emozione! Mi piace rimanere sul palco in solitudine per alcuni minuti prima dell’inizio dell’esibizione. Mi aiuta ad entrare nell’atmosfera magica e surreale di questo mondo e mi piace pensare che di li’ a pochi minuti anche il mio pubblico mi raggiungera’ in questa dimensione. Mi piace sperare che riusciro’ anche questa volta a dare loro delle emozioni che, in qualche modo, resteranno dentro di loro regalando un pensiero positivo. E poi…. Il sipario si alza, la musica inizia ed io sono li’, insieme a loro per sperimentare, sognare e giocare insieme.



5) Adesso che sappiamo il “come” vogliamo sapere anche il “quando” e il “dove” si terranno i tuoi prossimi spettacoli: penso infatti che il modo migliore per apprezzare gli incredibili virtuosismi che riesci a fare con le tue bolle sia di venirti a vedere

Purtroppo la maggior parte delle mie esibizioni avvengono all’estero ed in Italia ci sono  al momento poche occasioni per presentare il mio lavoro. Ci sara’ un evento il 18 Aprile a Bovezzo. Una iniziativa voluta dall’amica scrittrice Mirella Floris dove cercheremo di fondere l’arte delle bolle con la poesia. E’ un esperimento nuovo anche per me. Vi aspetto numerosi.

Mariella Gori
per www.patriziopacioni.it
aprile 2007



 Enrico Luceri è autore di tre romanzi, quarantacinque racconti e una decina fra soggetti e sceneggiature cinematografiche, tutti di genere giallo thrilling. Una significativa parte della sua opera, pubblicata con il nickname Enricoelle, è presente in Internet su siti di narrativa e di genere giallo/noir. Ha pubblicato la raccolta di racconti Ma delitto è un sostantivo maschile? (Il Calamaio, 2001), Profondo come un pozzo (La Chiave, 2006) e Vita segreta di uno scrittore di gialli (Magnetica, 2006). Suoi racconti appaiono nelle raccolte: 13 in noir (Effedue, 2003); Una notte di terrore (PhantomPress, 2004); Bambini cattivi (Melquiades, 2005); N.O.I.R. Quindici passi nel buio (Traccediverse, 2005); Dal tramonto all’alba (Melquiades, 2005); 666 passi nel delirio (Larcher, 2006), San Gennoir (Kairòs, 2006). Racconti e saggi sono stati pubblicati sulle riviste: Gemellae (n.35/2004; nn. 40–41/2005); Prospektiva (n. 34/2006). Nella primavera del 2007 la casa editrice Prospettiva pubblicherà la raccolta di racconti Le colpe vecchie fanno le ombre lunghe. L’e-book di racconti gialli Una festa privata (LaTelaNera, 2004) ha totalizzato oltre 10.000 download. Altri racconti sono presenti negli e–book: Abbracciami, Stringimi, SanGuinario Valentino (LaTelaNera, 2004); Noir Story (GCwriter, 2005); Amore (LaTelaNera, 2006). Sulla rivista di cinematografia Celluloide è stato pubblicato il soggetto cinematografico Perché sei tornato? (Anatomia di un’ossessione), con presentazione di Ugo Pirro (2003).

Fra i riconoscimenti ottenuti, segnaliamo i primi posti a: NeroPremio ed. 11/12/19/23 (2004/2005); Delitto d’autore sez. racconti (2005); Dal tramonto all’alba sez. Notti nere (2005); concorso Adrenalina (2006); premio Creativa sezione saggistica (2007). Inoltre, ha ottenuto una segnalazione alla IX ed. del premio Lovecraft (2002); una segnalazione alla sez. romanzi del concorso Avant Garden per opere di genere giallo (2006); un secondo posto (2004) e due premi speciali della giuria (2005, 2006) alla sez. romanzi e un premio speciale della giuria per la sez. racconti (2006) al concorso Delitto d’autore; un terzo posto ex–aequo al Profondo Giallo (2005) e la targa del Premio Gaetano Cingari- sez. saggistica (2006).

Predilige creare situazioni complesse di impronta classica in cui il delitto rappresenta la conclusione di un dramma interiore avvolto nelle pieghe della coscienza e della memoria.

Se lo cercate nel web:

http://www.operanarrativa.com/index.php?q=node/434

http://www.thrillermagazine.it/libri/4251/

http://www.delittiesemplari.it/racconti/collezioni/autori-noir.html

1) Cominciamo dalla più banale e scontata delle domande, Enrico: quando, come e perché mai ti è venuto in mente di metterti a scrivere romanzi?

Per conoscere se stesso e l’aspetto più nascosto, volutamente o meno. Mi collego alla domanda precedente: c’è sempre qualcosa di autobiografico nello scrivere, e spesso in quelle parole riusciamo a esprimere sensazioni sconosciute, che finiscono per sorprendere noi stessi per primi. Tutto ciò va al di là, della banale immedesimazione, fisica o caratteriale, in un personaggio. Poi, naturalmente, valgono sempre le care, vecchie motivazioni: rilassa, per la fama, per essere letto, per farsi conoscere, ecc. Per il regista Dario Argento, la molla principale è “essere amato”. Che non significa cercare di piacere al maggior numero di lettori/spettatori, ma dare di sé un’immagine positiva, di uno che fa le cose per bene, non scrive stupidaggini, anche in un genere di pronto consumo. Sottoscrivo, vale anche per me.

2) Come nascono le tue storie?

R. Quando mi viene un’ispirazione, l’appunto su un’agenda, integrandola di volta in volta con nuovi particolari e precisazioni. A volte parto solo da un titolo che mi ispira o mi sembra evocativo. Quando mi sembra che la trama sia definita, la trascrivo sul computer e sviluppo una sceneggiatura, esplicitando dialoghi e ambientazioni. Infine, estendo la medesima in una narrazione vera e propria. Ho un'ispirazione molto selettiva: quando mi concentro su una trama, la sento crescere costantemente, prendere forma, man mano che ne appunto lo sviluppo È molto raro che in questa fase mi vengano idee per altre storie. Non ho mai avuto quindi la sindrome del foglio bianco.

3) Quanto c’è di autobiografico in ciò che racconti?

R.

Molto e poco allo stesso tempo, anche se sembra un paradosso. Fin dall’adolescenza mi sono sentito una “spugna” dal punto di vista dei rapporti personali: significa che osservavo con attenzione le persone, sia adulti che miei coetanei di allora, studiavo le azioni e i comportamenti. Sinceramente, mi domandavo se da grande sarei stato migliore o peggiore di loro. Al passare degli anni, questo bagaglio di esperienze vissute, da testimone o per sentito dire, da protagonista o da comparsa, si è riversato, ovviamente piegato alle esigenze narrative ed esasperato dalle caratteristiche del genere che frequento, nelle mie storie. In esse compaiono compagni di scuola, insegnanti, parenti, amici, semplici conoscenti: persone che ancora adesso frequento o mi capita d’incontrare, e persone che non ci sono più. Vicende personali dimenticate e situazioni ancora vive perché ben repenti nella memoria di chi le ha viste o vissute. Sì, direi che in ogni mia storia, diluita nella fantasia e nelle ispirazioni letterarie dei miei autori preferiti, c’è molto di autobiografico. E c’è poco, perché quanto più è personale tanto più tende a confondersi nel ricordo.

4) Tu scrivi esclusivamente gialli. Come nasce questa scelta?

R.

Sì, scrivo gialli classici. Cosa si intende? Sono quelle storie che hanno una struttura ben definita, a blocchi, si potrebbe dire. C’è uno stato di quiete originaria, ma si capisce subito quanto sia fragile, cui subentra un fatto traumatico, in genere un omicidio, segue l’indagine (non è detto che sia svolta dagli investigatori canonici, ma anche da un outsider) e la soluzione del caso, dove l’assassino è smascherato e la funzione catartica della trama si manifesta con evidenza. Anche il giallo classico si adegua, rispetto alle origini, e cerca di coniugare l’enigma tradizionale con il thrilling delle atmosfere e delle motivazioni, spesso psicologiche, se non nevrotiche. Il movente diventa quindi fluido, e chiaro nello stesso tempo: non più interesse, passione, o rabbia, ma qualcosa di più complesso, che affonda le radici in un passato lontano e doloroso. In questo senso, il protagonista è quel fatto, o personaggio, o luogo, dilatando il ruolo, senza il quale la storia non avrebbe inizio.

5) Tre parole che dovrebbero esserti ormai familiari: “Scrittori alla sbarra”. Sto parlando, per quei quattordici o quindici che ancora non lo sapessero, della serie di racconti che vedono il commissario Cardona alle prese con i più grandi autori della storia del giallo. Parlo di gente come Conan Doyle, Agatha, Christie, Georges Simenon… Parlaci di questa serie, e di cosa significa per te e Patrizio un’impresa del genere.

R.

È un’impresa impegnativa ma anche gratificante e piacevole che ci permette di avvicinare i lettori e gli appassionati del giallo agli aspetto meno noti dei loro autori preferiti, visti da un’angolazione quasi privata, e non solo come scrittori entrati nel mito della narrativa. Da un certo punto di vista, significa anche cercare di comprendere meglio la personalità di coloro che conosciamo soprattutto per le loro opere piuttosto che per le vicende private, comunque sempre collegate alla loro attività, cioè senza entrare nella sfera più intima e delicata. Sono lieto di affiancare Pat nella stimolante indagine che vede Cardona alle prese con gli interrogatori più complicati della sua ancora recente carriera..

6) Una curiosità: Leonardo Cardona, detto “il Leone”, è un personaggio nuovo ma che già ha saputo dimostrare sul campo una originale e forte personalità che lo distinguono da altri “serial-colleghi”. Dopo l’uscita del primo romanzo “Essemmesse” ne è in arrivo un altro, “Seconda B”, e nel frattempo il nostro commissario si fa conoscere attraverso racconti, commedie, estemporanee apparizioni a eventi letterari.... Insomma, si tratta di una “creatura” su cui Patrizio Pacioni sembra puntare molto. Come sei rimasto quando ti ha chiesto di affiancarlo appunto in “Scrittori alla sbarra”?

R.

Ho letto Essemmesse quando preparavo la presentazione romana del romanzo, in cui avrei intervistato l’autore su questo nuovo e interessante personaggio. Pat ha ritenuto che avessi compreso così bene la psicologia di Cardona da poter sviluppare gli episodi degli interrogatori impossibili con una sensibilità simile alla sua, cioè integrandoci con una certa spontanea naturalezza nel delineare il personaggio. Mi fa piacere aiutare Pat a scoprire gli aspetti più complessi e meno evidenti della psicologia del personaggio, il cui realismo verrà, ne sono certo, messo in luce ancora di più nelle prossime opere che lo vedranno protagonista.

Mariella Gori
per www.patriziopacioni.it
aprile 2007


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