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Patrizio Pacioni & Enrico Luceri
presentano:
Scrittori alla sbarra
(gli interrogatori impossibili del Commissario Cardona ) 


Prima della “pausa estiva” un altro gustoso episodio della serie che tanto successo va riscuotendo in Rete: questa volta le non gradite attenzioni del commissario Leonardo Cardona (meglio conosciuto come “il Leone”) sono riservate all’inventore del pachidermico Nero Wolfe, il grande scrittore statunitense Rex Stout. Ricordiamo che le puntate di “Scrittori alla sbarra” escono in anteprima sulle pagine elettroniche del “Salotto Letterario” e sono pubblicate anche su Historica, il web magazine di letteratura e attualità informatico (e ora anche cartaceo) creato e condotto da Francesco Giubilei.

    4 - Rex Stout

-È assolutamente incontestabile, dunque, che la letteratura statunitense del XX secolo abbia dato un contributo determinante alle nuove correnti letterarie.- concluse l’oratore, scandendo le ultime parole in un italiano impastato d’inglese.

Poi rimase qualche secondo immobile, con le braccia conserte, rivolgendo un ultimo sguardo alla folto pubblico che affollava la sala.

Un sordo brusio si levò da un gruppo di persone che aveva occupato il settore più vicino al palco. Qualcuno si schiarì rumorosamente la gola, qualcun altro batté i piedi sul pavimento, tre o quattro lasciarono partire un fischio.

Coloro che sedevano dietro il tavolo degli organizzatori si guardarono in faccia, sconcertati, prima di cercare l’approvazione di un uomo anziano e mingherlino che si era alzato dal suo posto in prima fila e fissava torvo i volti dei contestatori. Dopo avere fulminato costoro con un’occhiata di fuoco, si volse verso il palco e chinò leggermente il capo: un gesto semplice che aveva l’inequivocabile significato di un consenso.

-Sembra che ci sia qualche divergenza di opinioni.- cercò di minimizzare il moderatore, un tizio corpulento, sulla sessantina, che vestiva di risonanze toscane il suo forbito eloquio.

-Ma non c’è nulla di male, siamo qui per confrontarci su un tema forse controverso ma certo appassionante: il contributo della cultura letteraria americana all’evoluzione narrativa del secolo scorso.- proseguì, parlando velocemente, cosicché nessuno avesse il tempo di riaprire la polemica controbattendo  le sue parole.

-Ritengo dunque che non ci sia occasione migliore di questa per un confronto di idee, fossero anche le più diverse.-

-Qualora si intendesse negare l’importanza di Kerouac, Steinbeck, Hemingway e Truman Capote, giusto per citare autori di opere di generi diversi, allora direi proprio che ogni dialogo diventa impossibile.- riprese solenne l’oratore, che era tornato a impadronirsi del microfono. Ma allorché, per la tensione, la sua voce s’impuntò sulla parola “dialogo” una risata sarcastica serpeggiò malevola tra la fila di coloro che poco prima avevano manifestato il proprio disaccordo con le tesi esposte.

-Non si tratta altro che di vero e proprio colonialismo culturale, e dunque politico! Esportato da missionari volenterosi, ma non per questo meno insidiosi, avvolti nella bandiera a stelle e strisce!- strillò uno di loro, con voce concitata.

-Sì! Strumentali adesioni alle pulsioni sociali e storiche più progressiste per nascondere il proprio innato conservatorismo e spacciarlo come un prodotto ineccepibile!- approvò a gran voce un altro, e il brusio ricominciò a salire.

-Signori, per favore!- esclamò il moderatore, richiamando il pubblico in tono pacato ed energico al tempo stesso.

-Siamo ospiti della più prestigiosa associazione culturale americana in Italia e la nostra presenza è un chiaro segno che il dialogo…-

-Ma quale dialogo, questi hanno un solo obiettivo: imporre una superiorità culturale che poi tradotto nei fatti significa diffondere i segni della loro way of life. Altro che librerie e dibattiti: MacDonalds, Coca-Cola, hamburger e così via!- sbottò una signora dal naso aquilino che vibrava disgustato, quasi stesse annusando l’olezzo di parole sconvenienti.

A quel punto il baccano si fece assordante e gli spettatori cominciarono a discutere animatamente fra di loro, disinteressandosi completamente degli organizzatori, moderatore e ultimo oratore compresi.

L’ometto mingherlino che si era alzato poco prima camminava indispettito per la sala, stringendo i pugni per contenere la stizza, dardeggiando intanto occhiate furenti con le pupille scure sgranate dall’agitazione verso il capannello dei più accesi contestatori. Era anziano, con pochi capelli tagliati a spazzola e una folta barba bianca talmente lunga da coprirgli la gola.

Quando sentì uno spettatore mormorare qualcosa al proprio vicino, l’ometto si fermò di botto e senza darlo a vedere tese le orecchie per captare spezzoni di quel dialogo a bassa voce.

-Però a me la letteratura americana piace, e non poco.- ammise il primo.

-E non mi sono mai accorto di questa pretesa volontà egemonica degli scrittori.-

-La penso anch’io come te.- approvò l’altro.

-E poi sono un accanito lettore di gialli, e fra i miei autori preferiti ci sono Chandler, Hammett, Chase e Mickey Spillane, insomma tutto il filone del genere hard boiled. Un modo di narrare che, francamente, ho sempre trovato molto più realistico di quelle tavolette inventate dagli scrittori inglesi, Agatha Christie in testa.-

-E Nero Wolfe? Guarda, per me è il più grande investigatore della storia del giallo. Non ricordi quei bellissimi sceneggiati con Tino Buazzelli?-

-Il più grande non so, certo il più grosso.-

Risero insieme e si allontanarono continuando a conversare allegramente.

L’ometto sospirò soddisfatto, passandosi la mano sul mento. Sorrise, pensando come più di qualcuno, in passato, gli avesse attribuito una certa rassomiglianza fisica col commediografo inglese George Bernard Shaw.

-Io e lui in comune abbiamo solo la barba fluente e una notevole predisposizione alla polemica, che usiamo come arma per difendere tenacemente i valori più autentici e profondi.- era sempre stata la sua replica.

-Ma per il resto…-

Scrollò il capo, chiedendosi se valesse davvero la pena di gettarsi a capofitto in uno dei tanti capannelli che si erano formati nel pubblico, dove italiani e americani discutevano vivacemente (ma senza apparente animosità) delle responsabilità storiche degli uni e degli altri e di quanto fossero debitori reciprocamente.

-Mister Rex Stout?- gli chiese un tizio, sfiorandogli la spalla e squadrandolo dall’alto dei suoi centottanta e passa centimetri di statura.

Indossava un completo grigio ferro dalla riga dei pantaloni approssimativa e con la giacca stazzonata.

“Un biglietto da visita davvero scadente.” annotò mentalmente l’ometto, ricambiando lo sguardo con un’occhiata pungente.

Poi rimase immobile, in silenzio, senza nemmeno annuire, finendo per innervosire il suo interlocutore.

-Mi ha sentito?- lo sollecitò l’altro, con una certa impazienza.

-What’ your name, my friend? I think that…-

-Intendo perfettamente la sua lingua, dunque non c’è alcuna necessità che lei continui a torturarmi con un inglese che definire approssimativo è solo un eufemismo.- tagliò corto lo scrittore.

-Meglio così.- fu l’unico commento dell’altro, che intanto schiaffeggiava l’aria come se ci fosse una mosca da scacciare.

-Sì, sono proprio Rex Stout, the writer, vuole che le autografi il mio ultimo romanzo?-

“Il solito ammiratore italiano.” era il pensiero sottostante.

“Capace di seguirmi fin sulla porta del bagno per ottenere il suo scopo.”

-Non c’è bisogno, grazie: più che ai crimini di carta sono interessato… a quelli veri. Sono un commissario della Polizia di Stato. Mi chiamo Cardona, Leonardo Cardona.-

-Polizia? Oh, questa poi.- replicò quietamente lo scrittore.

-Ammetto che il dibattito tra conferenziere e pubblico sia stato piuttosto vivace, e che si sia creata una certa elettricità nell’aria. Ma non mi sembra che ci sia pericolo che possano scoppiare dei tafferugli, almeno per ora...-

E così dicendo ridacchiò con l’aria di chi avrebbe trovato divertente veder menare le mani, magari solo come un passatempo sportivo.

-Infatti non sono qui in servizio d’ordine pubblico.- gli rispose asciutto il commissario.

-Ma solo ed esclusivamente per scambiare qualche parola con lei.-

-With me?- chiese Rex Stout, inarcando un sopracciglio. 

-Posso chiederle come faceva a sapere che avrei partecipato a questo meeting?- proseguì, fissando adesso più incuriosito che infastidito il suo interlocutore.

-Da noi la chiamiamo una soffiata: un informatore della polizia che parla al momento giusto.-

-Una soffiata, oh my God!  Mi sembra di essere al centro di una storia di mafia!-

sbuffò lo scrittore, alzando gli occhi al cielo.

-Gli italiani mi fanno pedinare come un fuorilegge… an outlaw?- incalzò indispettito, volgendo le spalle a Cardona, che però con uno strattone sul braccio lo costrinse a girarsi di nuovo.

-Mi lasci immediatamente o sarò costretto a chiamare la polizia!-

-Devo ricordarle che sono io, la polizia.- obiettò serafico il commissario.

-Desidero solo scambiare quattro chiacchiere con lei.- aggiunse poi in tono più conciliante, volgendo intanto lo sguardo intorno, nella sala ormai semibuia che si andava lentamente svuotando. Sul palco l’ultimo oratore della manifestazione e il moderatore avevano raccolto i rispettivi appunti e conversavano tra loro a voce sommessa.

-Vogliamo proseguire il nostro colloquio in un posto più comodo e riservato?-

-Va bene, andiamo di qua, in biblioteca potremo parlare con calma. L’avverto però che non ho molto tempo da dedicarle: stasera sono atteso come ospite per cena a casa di una coppia di amici.-

Dopo di che, con l’atteggiamento risoluto e sbrigativo di chi ha imparato a tenere a bada uno stuolo di appassionati quanto petulanti ammiratori, Rex Stout spinse Cardona verso una porticina di legno.

La biblioteca era un locale caldo e accogliente, arredato in uno stile diverso dal resto dell’edificio: boiseries alle pareti, un caminetto (spento), soffici tappeti, scaffali di noce ingombre di volumi rilegati in pelle, un divano e diverse poltrone foderate in velluto color verde petrolio. Con i gesti di un padrone di casa dalle maniere ineccepibili, lo scrittore invitò il commissario ad accomodarsi sul divano, sedendosi a sua volta sulla poltrona accanto. Poi sospirò rassegnato, realizzando che non c’erano in vista né bicchieri né bottiglie.

-Vediamo di farla breve, my dear: cosa vuole da me?- chiese Stout senza troppi preamboli.

-Ecco qua.- gli rispose immediatamente Cardona, mentre con un gesto così rapido ed elegante da far pensare al trucco di un prestigiatore, sfilava di tasca alcuni fogli spillati assieme. Porse le carte al suo interlocutore che, senza degnarli di un’occhiata, li posò sul bracciolo della poltrona.

-Ho dimenticato gli occhiali.- spiegò, ma il commissario capì che si trattava solo di uno stratagemma utile a guadagnare tempo.

-Allora le spiego io, di cosa si tratta: sono due esposti presentati da altrettante associazioni italiane. In particolare da una lega per la protezione delle specie animali protette e…-

A questo punto si interruppe a metà, notando l’affiorare di un franco sorriso sulle labbra dello scrittore.

-È così divertente?-

-Oh, pardon. È solo che il titolo del secondo romanzo con protagonista Nero Wolfe è proprio La lega degli uomini spaventati: una curiosa combinazione, no?-

-In effetti. Ma torniamo al dunque. Stavo dicendo che il secondo esposto è stato presentata da un’associazione di consumatori che tutela la qualità degli alimenti e la difesa dalla pubblicità ingannevole.

-Ancora non ho capito in che modo tutto ciò possa riguardarmi.- osservò Rex Stout, sbirciando di traverso l’orologio. Dopo di che, prima ancora che Cardona potesse riprendere a parlare, con insospettabile agilità si chinò verso uno sportello della libreria. Con una mano accarezzò lentamente il legno lucido, come volesse cercarvi qualche difetto di lavorazione, finche trovò un pomello così piccolo da sembrare invisibile. Lo spinse e lo sportello ruotò su sé stesso rivelando l’esistenza di un frigo-bar.

Ridacchiando, afferrò un paio di bottiglie di birra e altrettanti boccali appannati. Stappò una bottiglia e versò il liquido dorato con tanta maestria che neanche una stilla di schiuma cadde sullo scaffale. Solo in quel momento parve ricordarsi di non essere solo.

-Gradisce una birra oppure in servizio le è proibito di assumere alcolici?- domandò ironicamente.

– Non siamo in America e comunque io faccio quello che mi pare. In questo caso la ringrazio, ma non mi va di bere.-

-Sbrigativo come il mio ispettore Cramer.- fece notare lo scrittore, che sembrava ora divertirsi da matto della stizza del poliziotto.

-Il quale non ha poi molto da lamentarsi, visto che Nero Wolfe si presta sempre a risolvergli i casi più rognosi.-

-Proprio di questo si tratta.- replicò prontamente Cardona.

-Gli esposti cui accennavo poco fa si riferiscono infatti ad alcune edizioni italiane delle sue opere. In particolare, ad antologie dei più famosi romanzi di Nero Wolfe.

-Spero che non siano accuse di plagio. Spero per loro, naturalmente, perchè mi divertirei a smontarle in un baleno.-

-Niente affatto. Vede, si tratta di volumi di grande formato che, a scopo di promozione commerciale, sono stati abbinati nella vendita con pubblicazioni che fanno “colore” , come si dice in Italia. Per esempio, una guida alla coltivazione delle orchidee, o il ricettario delle pietanze citate nelle sue opere.-

-Ah, l’alta cucina, una delle mie passioni.- approvò Stout, socchiudendo gli occhi con aria soddisfatta.

-E quali sarebbero le altre?- domandò Cardona, suo malgrado incuriosito.

-My family, obviously: le mie adorate figliole  e mia moglie. Circostanza che peraltro, altrettanto ovviamente, non mi impedisce di essere un incallito ammiratore dei tesori del gentil sesso.-

-A differenza di Nero Wolfe.-

-Right, lui è un misogino inveterato, in effetti. Ma il suo non è altro che un  antidoto preventivo per proteggersi dagli influssi deleteri che le lusinghe del fascino femminile potrebbero arrecare al suo sopraffino genio deduttivo.- acconsentì lo scrittore.

-Ma Archie Goodwin, il segretario tuttofare di Wolfe, è poco meno di un dongiovanni...- precisò però subito dopo, levando in alto l’indice destro.

-… un seduttore che usa l’appeal del detective per…

-… per incastrare ricche pollastrelle destinate a pagare ricche parcelle al suo principale, nel migliore dei casi, o ad arrostire sulla sedia elettrica se riconosciute come assassine.-

-Forse un po’ troppo esplicito, ma nella sostanza prossimo al vero.- ammise lo scrittore.

-Ma cerchiamo di non divagare troppo: un altro sentimento forte e autentico che mi appartiene è l’amor di patria: questo spiega perché abbia deciso di partecipare a questa manifestazione. L’amo soprattutto quando non condivido l’operato del suo governo, come in questi ultimi anni: si ricordi, per noi, wright or wrong, my country.-

dichiarò poi, gonfiando con orgoglio da patriota un torace che non poteva definirsi precisamente da lottatore.

-A proposito, nel mio romanzo Too many coocks, che da voi mi pare sia stato tradotto Alta cucina, Nero Wolfe viene invitato ad un congresso di culinaria, dove si esibisce in un dotto intervento sul tema del contributo americano all’alta cucina. Proprio l’argomento della manifestazione odierna, in ambito letterario. Do you understand? Mi capisce?-

-Altrochè! Ma via, torniamo al motivo di questa mia visita senza ulteriori divagazioni.-

-Sì, appunto.-

-In quelle pubblicazioni vengono elencate ricette a base di specie animali protette, si tratta in altre parole di un trattato di gastronomia che potrebbe configurare un reato di…-

- Si spieghi meglio.-

-Detto fatto: scoiattoli, opossum, tartarughe e galli cedroni cucinati nelle maniere più disparate per solleticare l’appetito di ghiottoni senza scrupoli.- lesse Cardona, contando con le dita di una mano e stropicciando i suoi appunti con l’altra.

-Per non parlare degli altri ingredienti: autentiche bombe di calorie e grassi d’ogni tipo in grado di moltiplicare le percentuali di trigliceridi in maniera esponenziale… e di fare saltare i nervi anche al più paziente dei dietologi!- proseguì poi, fermandosi solo per tirare un unico, profondo respiro.

-Insomma, quelle ricette sono un vero e proprio affronto alla salute e un attentato alla natura e alle specie più deboli e indifese.- concluse, incrociando le braccia sul petto e fissando intensamente lo scrittore.

Rex Stout ricambiò lo sguardo per un minuto buono, impassibile.

Infine scoppiò in una risata fragorosa, battendo rumorosamente una mano sulla gamba. Era talmente divertito che Cardona credette di veder spuntare una lacrima in quegli occhi grandi e scuri.

-Ma lei crede davvero di poter procedere contro di me perché un editore ha pubblicato stravaganti ricette scovando pietanze citate nei miei romanzi? Andiamo, si ricordi che il fedele cuoco di Wolfe, Fritz Brenner, è nato nientemeno che in Svizzera.

-E con ciò?-

-Voglio dire che stiamo parlando della patria del cucù e dell’Emmenthal, e anche di discreti cuochi, se vogliamo, ma non certo di un paese dotato di una scuola culinaria tale da poter competere con le più consolidate tradizioni della haute cousin di nazioni come la Francia, la Spagna e gli States.

-E l’Italia, no?- replicò piccato Cardona.

-Well, certo, anche l’Italia, of course.-

-Grazie, troppo gentile.- ringraziò il poliziotto, portandosi le mani alla fronte e allargando poi platealmente le braccia.

-Comunque, tornando alle motivazioni di questo mio sopralluogo, delle domande che le ho rivolto, e delle ipotesi di reato sin qui delineate…-

-Sì?-

-Probabilmente, arrivati a questo punto, la sua creatura Nero Wolfe avrebbe già consultato un calendario, la sua agenda, oppure il suo orologio, se dotato di datario.-

-Aspetti, mi sta dicendo che…-

-Avanti, Wolfe, faccia un piccolo sforzo.-

Negli occhi già spiritati di Rex Stout si accese una luce di divertita meraviglia.

-Non ci posso credere. Oggi è…-

-Il primo aprile, mister Stout, esattamente.-

-E questo non è altro…-

-… che uno scherzo. Affettuosamente architettato da un fedelissimo lettore e suo grande ammiratore, cioè il sottoscritto. Anche se, per dire la verità, mi auguro che il piccolo spavento che le ho provocato possa indurla a prestare maggiore attenzione, nelle sue opere, a una sana alimentazione e a un maggior rispetto della natura.-

-Poliziotti italiani, ecologisti, salutisti e… burloni! Questa è nuova, me lo ricorderò quando preparerò il mio prossimo romanzo.-

replicò lo scrittore, senza prima risparmiarsi un’altro sincero, sonoro e prolungato  sghignazzo, frammisto ad aspirazioni di tipo asmatico e acuti gridolini.

-Intende far emigrare Nero Wolfe in Europa?- gli chiese Cardona, non appena percepì il placarsi di quello scoppio d’ilarità.

-Oh, attento, commissario! È corretto dire rientrare, piuttosto che emigrare.- lo riprese immediatamente Stout.

-Questa sua ultima domanda rischia di demolire l’immagine che si è appena costruita di mio attento lettore: come tale, infatti, dovrebbe sapere molto bene che con quel nome il mio personaggio non può che essere slavo. Per essere precisi, è un montenegrino, che dopo aver combattuto la Prima Guerra Mondiale e aver trascorso parte dei turbolenti anni ’20 nell’Europa post-bellica emigra negli States e intraprende la carriera di detective privato a New York. Professione che egli esercita tuttora, con immutato successo.-

-E con un riscontro economico più che soddisfacente!- non potette esimersi dal commentare sarcastico Cardona.

-Vedo che il pregiudizio di una certa cultura europea contro la filosofia del profitto è duro a estinguersi. Bene, non sarò certo io a farle cambiare idea ma si ricordi che la nostra way of life, oggi tanto criticata…-

A questo punto si interruppe per indicare col pollice la porticina di legno alle sue spalle.

-… ha il pregio di garantire una possibilità a tutti, compresi coloro che furono costretti a lasciare la propria patria per emigrare nel nuovo continente.-

Per una volta Cardona si limitò ad annuire, guardando fisso negli occhi il suo minuto ma volitivo interlocutore.

-Io stesso sono un self-made-man, lo sapeva?-

riprese pensoso Rex Stout, lisciando con la mano rugosa i radi capelli candidi.

-Ho letto infatti che, prima di raggiungere il successo letterario, le capitò di cimentarsi coi lavori più disparati.- gli rispose il commissario ripiegando le due false denunce e rimettendosele in tasca.

-Altro che! Guida ai pueblos indiani, venditore di sigari e libraio, tanto per ricordarne qualcuna. Poi, finalmente, ho potuto dedicarmi full-time alla mia vera passione: la narrativa. Ma neanche lì è stato facile, sa?-

-Continui, la prego: ascoltare la storia di un grande scrittore direttamente dalle sue labbra è un privilegio cui non rinuncerei per tutto l’oro del mondo.-

-Decisi di esordire con un romanzo che definii “sperimentale”, How like a God, e fu una specie di. … come dite voi? “Bottiglia”?-

-Un “fiasco”, mister Stout..

-Oh, già: perdoni il mio pessimo italiano. Comunque sia gli errori aiutano a maturare e grazie a una sana autocritica capii che l’opera impegnata non faceva per me, molto meglio le crime story. Così inventai Nero Wolfe e tutto cambiò, da un giorno all’altro. Si può dire che il mio pachidermico personaggio guadagni abbastanza da mantenere non solo la sua famosa serra di orchidee e la cucina di Fritz ma anche la mia famiglia.- confermò ridacchiando Rex Stout.

-Tanto per rispondere alla sua battuta di prima.- concluse, assestando una lieve gomitata nel costato del commissario.

Poi tossicchiò, sollevando il polsino per sbirciare l’orologio.

-Well, si è fatto tardi. Se non c’è altro, dovrei proprio andare. Si ricorda? Sono ospite a cena di una coppia di amici che ha organizzato uno splendido menu in mio onore.-

-Opossum del Tennessee? Gallo cedrone, scoiattolo? Quale delitto culinario ha commesso il suo amico per soddisfare un palato così esigente? Sa che potrei chiedere un supplemento di indagini per stabilire se queste ricette rappresentino o meno un reato?-

-Commissario, mi è venuta un’idea.- annunciò lo scrittore, schioccando due dita ossute, mentre gli si illuminava il volto.

“Mi sembra di vederlo compiacersi, con la stessa espressione, con la stessa gestualità,  allorché, al lavoro per un nuovo romanzo, escogita un piano criminale complesso e apparentemente infallibile.” pensò Cardona, osservandolo affascinato.

“Mai  abbastanza perfetto, però, da non essere poi inesorabilmente smantellato, pezzo per pezzo, dal corpulento ma geniale Nero Wolfe.”

-Venga con me, commissario. Proverà lei stesso le pietanze preparate da un ottimo cuoco che mi onora della sua amicizia. Certo non raggiunge i virtuosismi di Fritz Brenner ma fra i fornelli sa il fatto suo. E le prometto che i piatti non turberanno i suoi valori morali.-

I due si alzarono e attraversarono la sala delle conferenze: era deserta, e le bandiere ammainate dietro il palco sembravano unite in un abbraccio, in cui le stelle e le strisce si confondevano nel tricolore.

“Mi ricorda certi negozi di Brooklin.”

pensò Cardona.

“Dove la riconoscenza per la patria adottiva è inferiore solo alla nostalgia per ciò che si è stati costretti a lasciare al di là dell’oceano.”

-Perché no?- acconsentì poi.

-Sarà la degna chiusura di questa inchiesta.-

aggiunse, ammiccando sornione.

-Melanzane ripiene di agnello, frittelle creole con salsa di formaggio, zuppa Philadelphia, tortino di ostriche, sformato di granoturco, frullato di castagne e budino di noci.- elencò lo scrittore con gioia quasi infantile.

-E un buon vino italiano, questo me lo deve concedere. Che ne direbbe di un Gutturnio? Sono uve coltivate nella mia zona e noi italiani siamo incorreggibili campanilisti.-

Se lo scrittore non comprese con esattezza quelle ultime parole, non lo diede a vedere. Prese sottobraccio il poliziotto e insieme raggiunsero l’uscita.

Si avviarono, e chi li avesse seguiti con lo sguardo avrebbe pensato che fossero semplicemente  due buoni amici in procinto di passare una piacevole serata.

E non si sarebbe sbagliato di molto


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