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Patrizio Pacioni & Enrico Luceri
presentano:
Scrittori alla sbarra
(gli interrogatori
impossibili del Commissario Cardona )
Prima della “pausa estiva” un
altro gustoso episodio della serie che tanto successo va riscuotendo
in Rete: questa volta le non gradite attenzioni del commissario
Leonardo Cardona (meglio conosciuto come “il Leone”) sono
riservate all’inventore del pachidermico Nero Wolfe, il grande
scrittore statunitense Rex Stout. Ricordiamo che le puntate
di “Scrittori alla sbarra” escono in anteprima sulle pagine
elettroniche del “Salotto Letterario” e sono pubblicate anche
su Historica, il web magazine di letteratura e attualità informatico
(e ora anche cartaceo) creato e condotto da Francesco Giubilei.
4 - Rex Stout
-È assolutamente incontestabile, dunque,
che la letteratura statunitense del XX secolo abbia dato
un contributo determinante alle nuove correnti letterarie.-
concluse l’oratore, scandendo le ultime parole in un italiano
impastato d’inglese.
Poi
rimase qualche secondo immobile, con le braccia conserte,
rivolgendo un ultimo sguardo alla folto pubblico che affollava
la sala.
Un sordo brusio si levò da un
gruppo di persone che aveva occupato il settore più vicino
al palco. Qualcuno si schiarì rumorosamente la gola, qualcun
altro batté i piedi sul pavimento, tre o quattro lasciarono
partire un fischio.
Coloro che sedevano dietro il
tavolo degli organizzatori si guardarono in faccia, sconcertati,
prima di cercare l’approvazione di un uomo anziano e mingherlino
che si era alzato dal suo posto in prima fila e fissava
torvo i volti dei contestatori. Dopo avere fulminato costoro
con un’occhiata di fuoco, si volse verso il palco e chinò
leggermente il capo: un gesto semplice che aveva l’inequivocabile
significato di un consenso.
-Sembra
che ci sia qualche divergenza di opinioni.- cercò di minimizzare
il moderatore, un tizio corpulento, sulla sessantina, che
vestiva di risonanze toscane il suo forbito eloquio.
-Ma non c’è nulla di male, siamo
qui per confrontarci su un tema forse controverso ma certo
appassionante: il contributo della cultura letteraria americana
all’evoluzione narrativa del secolo scorso.- proseguì, parlando
velocemente, cosicché nessuno avesse il tempo di riaprire
la polemica controbattendo le sue parole.
-Ritengo dunque che non ci sia
occasione migliore di questa per un confronto di idee, fossero
anche le più diverse.-
-Qualora si intendesse negare
l’importanza di Kerouac, Steinbeck, Hemingway
e Truman Capote, giusto per citare autori di opere
di generi diversi, allora direi proprio che ogni dialogo
diventa impossibile.- riprese solenne l’oratore, che era
tornato a impadronirsi del microfono. Ma allorché, per la
tensione, la sua voce s’impuntò sulla parola “dialogo” una
risata sarcastica serpeggiò malevola tra la fila di coloro
che poco prima avevano manifestato il proprio disaccordo
con le tesi esposte.
-Non
si tratta altro che di vero e proprio colonialismo culturale,
e dunque politico! Esportato da missionari volenterosi,
ma non per questo meno insidiosi, avvolti nella bandiera
a stelle e strisce!- strillò uno di loro, con voce concitata.
-Sì!
Strumentali adesioni alle pulsioni sociali e storiche più
progressiste per nascondere il proprio innato conservatorismo
e spacciarlo come un prodotto ineccepibile!- approvò a gran
voce un altro, e il brusio ricominciò a salire.
-Signori, per favore!- esclamò
il moderatore, richiamando il pubblico in tono pacato ed
energico al tempo stesso.
-Siamo ospiti della più prestigiosa
associazione culturale americana in Italia e la nostra presenza
è un chiaro segno che il dialogo…-
-Ma quale dialogo, questi hanno
un solo obiettivo: imporre una superiorità culturale che
poi tradotto nei fatti significa diffondere i segni della
loro way of life. Altro che librerie e dibattiti:
MacDonalds, Coca-Cola, hamburger e così via!- sbottò una
signora dal naso aquilino che vibrava disgustato, quasi
stesse annusando l’olezzo di parole sconvenienti.
A quel punto il baccano si fece
assordante e gli spettatori cominciarono a discutere animatamente
fra di loro, disinteressandosi completamente degli organizzatori,
moderatore e ultimo oratore compresi.
L’ometto mingherlino che si
era alzato poco prima camminava indispettito per la sala,
stringendo i pugni per contenere la stizza, dardeggiando
intanto occhiate furenti con le pupille scure sgranate dall’agitazione
verso il capannello dei più accesi contestatori. Era anziano,
con pochi capelli tagliati a spazzola e una folta barba
bianca talmente lunga da coprirgli la gola.
Quando
sentì uno spettatore mormorare qualcosa al proprio vicino,
l’ometto si fermò di botto e senza darlo a vedere tese le
orecchie per captare spezzoni di quel dialogo a bassa voce.
-Però a me la letteratura americana
piace, e non poco.- ammise il primo.
-E non mi sono mai accorto di
questa pretesa volontà egemonica degli scrittori.-
-La penso anch’io come te.-
approvò l’altro.
-E poi sono un accanito lettore
di gialli, e fra i miei autori preferiti ci sono Chandler,
Hammett, Chase e Mickey Spillane, insomma tutto il filone
del genere hard boiled. Un modo di narrare che, francamente,
ho sempre trovato molto più realistico di quelle tavolette
inventate dagli scrittori inglesi, Agatha Christie in testa.-
-E
Nero Wolfe? Guarda, per me è il più grande investigatore
della storia del giallo. Non ricordi quei bellissimi sceneggiati
con Tino Buazzelli?-
-Il più grande non so, certo
il più grosso.-
Risero insieme e si allontanarono continuando a conversare allegramente.
L’ometto sospirò soddisfatto, passandosi la mano sul mento.
Sorrise, pensando come più di qualcuno, in passato, gli
avesse attribuito una certa rassomiglianza fisica col commediografo
inglese George Bernard Shaw.
-Io e lui in comune abbiamo
solo la barba fluente e una notevole predisposizione alla
polemica, che usiamo come arma per difendere tenacemente
i valori più autentici e profondi.- era sempre stata la
sua replica.
-Ma per il resto…-
Scrollò il capo, chiedendosi se valesse davvero la pena di gettarsi
a capofitto in uno dei tanti capannelli che si erano formati
nel pubblico, dove italiani e americani discutevano vivacemente
(ma senza apparente animosità) delle responsabilità storiche
degli uni e degli altri e di quanto fossero debitori reciprocamente.
-Mister Rex Stout?- gli chiese
un tizio, sfiorandogli la spalla e squadrandolo dall’alto
dei suoi centottanta e passa centimetri di statura.
Indossava un completo grigio
ferro dalla riga dei pantaloni approssimativa e con la giacca
stazzonata.
“Un biglietto da visita davvero
scadente.” annotò mentalmente l’ometto, ricambiando lo sguardo
con un’occhiata pungente.
Poi rimase immobile, in silenzio,
senza nemmeno annuire, finendo per innervosire il suo interlocutore.
-Mi ha sentito?- lo sollecitò
l’altro, con una certa impazienza.
-What’ your name,
my friend? I
think that…-
-Intendo perfettamente la sua
lingua, dunque non c’è alcuna necessità che lei continui
a torturarmi con un inglese che definire approssimativo
è solo un eufemismo.- tagliò corto lo scrittore.
-Meglio così.- fu l’unico commento
dell’altro, che intanto schiaffeggiava l’aria come se ci
fosse una mosca da scacciare.
-Sì, sono proprio Rex Stout,
the writer, vuole che le autografi il mio ultimo
romanzo?-
“Il solito ammiratore italiano.”
era il pensiero sottostante.
“Capace di seguirmi fin sulla
porta del bagno per ottenere il suo scopo.”
-Non
c’è bisogno, grazie: più che ai crimini di carta sono interessato…
a quelli veri. Sono un commissario della Polizia di Stato.
Mi chiamo Cardona, Leonardo Cardona.-
-Polizia?
Oh, questa poi.- replicò quietamente lo scrittore.
-Ammetto
che il dibattito tra conferenziere e pubblico sia stato
piuttosto vivace, e che si sia creata una certa elettricità
nell’aria. Ma non mi sembra che ci sia pericolo che possano
scoppiare dei tafferugli, almeno per ora...-
E
così dicendo ridacchiò con l’aria di chi avrebbe trovato
divertente veder menare le mani, magari solo come un passatempo
sportivo.
-Infatti non sono qui in servizio
d’ordine pubblico.- gli rispose asciutto il commissario.
-Ma solo ed esclusivamente per
scambiare qualche parola con lei.-
-With
me?- chiese Rex Stout, inarcando un sopracciglio.
-Posso chiederle come faceva
a sapere che avrei partecipato a questo meeting?-
proseguì, fissando adesso più incuriosito che infastidito
il suo interlocutore.
-Da noi la chiamiamo una soffiata:
un informatore della polizia che parla al momento giusto.-
-Una soffiata, oh my God!
Mi sembra di essere al centro di una storia di mafia!-
sbuffò lo scrittore, alzando
gli occhi al cielo.
-Gli italiani mi fanno pedinare
come un fuorilegge… an outlaw?- incalzò indispettito,
volgendo le spalle a Cardona, che però con uno strattone
sul braccio lo costrinse a girarsi di nuovo.
-Mi lasci immediatamente o sarò
costretto a chiamare la polizia!-
-Devo ricordarle che sono io,
la polizia.- obiettò serafico il commissario.
-Desidero solo scambiare quattro chiacchiere con lei.- aggiunse
poi in tono più conciliante, volgendo intanto lo sguardo
intorno, nella sala ormai semibuia che si andava lentamente
svuotando. Sul palco l’ultimo oratore della manifestazione
e il moderatore avevano raccolto i rispettivi appunti e
conversavano tra loro a voce sommessa.
-Vogliamo proseguire il nostro
colloquio in un posto più comodo e riservato?-
-Va bene, andiamo di qua, in
biblioteca potremo parlare con calma. L’avverto però che
non ho molto tempo da dedicarle: stasera sono atteso come
ospite per cena a casa di una coppia di amici.-
Dopo di che, con l’atteggiamento
risoluto e sbrigativo di chi ha imparato a tenere a bada
uno stuolo di appassionati quanto petulanti ammiratori,
Rex Stout spinse Cardona verso una porticina di legno.
La biblioteca era un locale
caldo e accogliente, arredato in uno stile diverso dal resto
dell’edificio: boiseries alle pareti, un caminetto
(spento), soffici tappeti, scaffali di noce ingombre di
volumi rilegati in pelle, un divano e diverse poltrone foderate
in velluto color verde petrolio. Con i gesti di un padrone
di casa dalle maniere ineccepibili, lo scrittore invitò
il commissario ad accomodarsi sul divano, sedendosi a sua
volta sulla poltrona accanto. Poi sospirò rassegnato, realizzando
che non c’erano in vista né bicchieri né bottiglie.
-Vediamo di farla breve, my
dear: cosa vuole da me?- chiese Stout senza troppi preamboli.
-Ecco qua.- gli rispose immediatamente Cardona, mentre con un
gesto così rapido ed elegante da far pensare al trucco di
un prestigiatore, sfilava di tasca alcuni fogli spillati
assieme. Porse le carte al suo interlocutore che, senza
degnarli di un’occhiata, li posò sul bracciolo della poltrona.
-Ho dimenticato gli occhiali.-
spiegò, ma il commissario capì che si trattava solo di uno
stratagemma utile a guadagnare tempo.
-Allora
le spiego io, di cosa si tratta: sono due esposti presentati
da altrettante associazioni italiane. In particolare da
una lega per la protezione delle specie animali protette
e…-
A questo punto si interruppe
a metà, notando l’affiorare di un franco sorriso sulle labbra
dello scrittore.
-È così divertente?-
-Oh, pardon. È solo che il titolo
del secondo romanzo con protagonista Nero Wolfe è proprio
La lega degli uomini spaventati: una curiosa combinazione,
no?-
-In
effetti. Ma torniamo al dunque. Stavo dicendo che il secondo
esposto è stato presentata da un’associazione di consumatori
che tutela la qualità degli alimenti e la difesa dalla pubblicità
ingannevole.
-Ancora
non ho capito in che modo tutto ciò possa riguardarmi.-
osservò Rex Stout, sbirciando di traverso l’orologio. Dopo
di che, prima ancora che Cardona potesse riprendere a parlare,
con insospettabile agilità si chinò verso uno sportello
della libreria. Con una mano accarezzò lentamente il legno
lucido, come volesse cercarvi qualche difetto di lavorazione,
finche trovò un pomello così piccolo da sembrare invisibile.
Lo spinse e lo sportello ruotò su sé stesso rivelando l’esistenza
di un frigo-bar.
Ridacchiando,
afferrò un paio di bottiglie di birra e altrettanti boccali
appannati. Stappò una bottiglia e versò il liquido dorato
con tanta maestria che neanche una stilla di schiuma cadde
sullo scaffale. Solo in quel momento parve ricordarsi di
non essere solo.
-Gradisce una birra oppure in
servizio le è proibito di assumere alcolici?- domandò ironicamente.
– Non siamo in America e comunque io faccio quello che mi pare.
In questo caso la ringrazio, ma non mi va di bere.-
-Sbrigativo come il mio ispettore
Cramer.- fece notare lo scrittore, che sembrava ora divertirsi
da matto della stizza del poliziotto.
-Il quale non ha poi molto da
lamentarsi, visto che Nero Wolfe si presta sempre a risolvergli
i casi più rognosi.-
-Proprio di questo si tratta.-
replicò prontamente Cardona.
-Gli esposti cui accennavo poco
fa si riferiscono infatti ad alcune edizioni italiane delle
sue opere. In particolare, ad antologie dei più famosi romanzi
di Nero Wolfe.
-Spero che non siano accuse
di plagio. Spero per loro, naturalmente, perchè mi divertirei
a smontarle in un baleno.-
-Niente affatto. Vede, si tratta di volumi di grande formato
che, a scopo di promozione commerciale, sono stati abbinati
nella vendita con pubblicazioni che fanno “colore” , come
si dice in Italia. Per esempio, una guida alla coltivazione
delle orchidee, o il ricettario delle pietanze citate nelle
sue opere.-
-Ah,
l’alta cucina, una delle mie passioni.- approvò Stout, socchiudendo
gli occhi con aria soddisfatta.
-E
quali sarebbero le altre?- domandò Cardona, suo malgrado
incuriosito.
-My family, obviously:
le mie adorate figliole e mia moglie. Circostanza che peraltro,
altrettanto ovviamente, non mi impedisce di essere un incallito
ammiratore dei tesori del gentil sesso.-
-A differenza di Nero Wolfe.-
-Right, lui è un misogino
inveterato, in effetti. Ma il suo non è altro che un antidoto
preventivo per proteggersi dagli influssi deleteri che le
lusinghe del fascino femminile potrebbero arrecare al suo
sopraffino genio deduttivo.- acconsentì lo scrittore.
-Ma Archie Goodwin, il segretario
tuttofare di Wolfe, è poco meno di un dongiovanni...- precisò
però subito dopo, levando in alto l’indice destro.
-… un seduttore che usa l’appeal
del detective per…
-… per incastrare ricche pollastrelle
destinate a pagare ricche parcelle al suo principale, nel
migliore dei casi, o ad arrostire sulla sedia elettrica
se riconosciute come assassine.-
-Forse un po’ troppo esplicito,
ma nella sostanza prossimo al vero.- ammise lo scrittore.
-Ma cerchiamo di non divagare
troppo: un altro sentimento forte e autentico che mi appartiene
è l’amor di patria: questo spiega perché abbia deciso di
partecipare a questa manifestazione. L’amo soprattutto quando
non condivido l’operato del suo governo, come in questi
ultimi anni: si ricordi, per noi, wright or wrong, my
country.-
dichiarò poi, gonfiando con
orgoglio da patriota un torace che non poteva definirsi
precisamente da lottatore.
-A proposito, nel mio romanzo
Too many coocks, che da voi mi pare sia stato tradotto
Alta cucina, Nero Wolfe viene invitato ad un congresso
di culinaria, dove si esibisce in un dotto intervento sul
tema del contributo americano all’alta cucina. Proprio l’argomento
della manifestazione odierna, in ambito letterario. Do
you understand? Mi capisce?-
-Altrochè! Ma via, torniamo
al motivo di questa mia visita senza ulteriori divagazioni.-
-Sì, appunto.-
-In quelle pubblicazioni vengono
elencate ricette a base di specie animali protette, si tratta
in altre parole di un trattato di gastronomia che potrebbe
configurare un reato di…-
- Si spieghi meglio.-
-Detto fatto: scoiattoli, opossum,
tartarughe e galli cedroni cucinati nelle maniere più disparate
per solleticare l’appetito di ghiottoni senza scrupoli.-
lesse Cardona, contando con le dita di una mano e stropicciando
i suoi appunti con l’altra.
-Per non parlare degli altri
ingredienti: autentiche bombe di calorie e grassi d’ogni
tipo in grado di moltiplicare le percentuali di trigliceridi
in maniera esponenziale… e di fare saltare i nervi anche
al più paziente dei dietologi!- proseguì poi, fermandosi
solo per tirare un unico, profondo respiro.
-Insomma, quelle ricette sono
un vero e proprio affronto alla salute e un attentato alla
natura e alle specie più deboli e indifese.- concluse, incrociando
le braccia sul petto e fissando intensamente lo scrittore.
Rex Stout ricambiò lo sguardo
per un minuto buono, impassibile.
Infine scoppiò in una risata
fragorosa, battendo rumorosamente una mano sulla gamba.
Era talmente divertito che Cardona credette di veder spuntare
una lacrima in quegli occhi grandi e scuri.
-Ma lei crede davvero di poter
procedere contro di me perché un editore ha pubblicato stravaganti
ricette scovando pietanze citate nei miei romanzi? Andiamo,
si ricordi che il fedele cuoco di Wolfe, Fritz Brenner,
è nato nientemeno che in Svizzera.
-E con ciò?-
-Voglio dire che stiamo parlando
della patria del cucù e dell’Emmenthal, e anche di discreti
cuochi, se vogliamo, ma non certo di un paese dotato di
una scuola culinaria tale da poter competere con le più
consolidate tradizioni della haute cousin di nazioni
come la Francia, la Spagna e gli States.
-E l’Italia, no?- replicò piccato
Cardona.
-Well, certo,
anche l’Italia, of course.-
-Grazie, troppo gentile.- ringraziò
il poliziotto, portandosi le mani alla fronte e allargando
poi platealmente le braccia.
-Comunque, tornando alle motivazioni
di questo mio sopralluogo, delle domande che le ho rivolto,
e delle ipotesi di reato sin qui delineate…-
-Sì?-
-Probabilmente, arrivati a questo
punto, la sua creatura Nero Wolfe avrebbe già consultato
un calendario, la sua agenda, oppure il suo orologio, se
dotato di datario.-
-Aspetti, mi sta dicendo che…-
-Avanti, Wolfe, faccia un piccolo
sforzo.-
Negli occhi già spiritati di
Rex Stout si accese una luce di divertita meraviglia.
-Non ci posso credere. Oggi
è…-
-Il primo aprile, mister Stout,
esattamente.-
-E questo non è altro…-
-… che uno scherzo. Affettuosamente
architettato da un fedelissimo lettore e suo grande ammiratore,
cioè il sottoscritto. Anche se, per dire la verità, mi auguro
che il piccolo spavento che le ho provocato possa indurla
a prestare maggiore attenzione, nelle sue opere, a una sana
alimentazione e a un maggior rispetto della natura.-
-Poliziotti italiani, ecologisti,
salutisti e… burloni! Questa è nuova, me lo ricorderò quando
preparerò il mio prossimo romanzo.-
replicò lo scrittore, senza
prima risparmiarsi un’altro sincero, sonoro e prolungato
sghignazzo, frammisto ad aspirazioni di tipo asmatico e
acuti gridolini.
-Intende far emigrare Nero Wolfe
in Europa?- gli chiese Cardona, non appena percepì il placarsi
di quello scoppio d’ilarità.
-Oh, attento, commissario! È
corretto dire rientrare, piuttosto che emigrare.-
lo riprese immediatamente Stout.
-Questa sua ultima domanda rischia
di demolire l’immagine che si è appena costruita di mio
attento lettore: come tale, infatti, dovrebbe sapere molto
bene che con quel nome il mio personaggio non può che essere
slavo. Per essere precisi, è un montenegrino, che dopo aver
combattuto la Prima Guerra Mondiale e aver trascorso parte
dei turbolenti anni ’20 nell’Europa post-bellica emigra
negli States e intraprende la carriera di detective
privato a New York. Professione che egli esercita tuttora,
con immutato successo.-
-E con un riscontro economico
più che soddisfacente!- non potette esimersi dal commentare
sarcastico Cardona.
-Vedo che il pregiudizio di
una certa cultura europea contro la filosofia del profitto
è duro a estinguersi. Bene, non sarò certo io a farle cambiare
idea ma si ricordi che la nostra way of life, oggi
tanto criticata…-
A questo punto si interruppe
per indicare col pollice la porticina di legno alle sue
spalle.
-… ha il pregio di garantire
una possibilità a tutti, compresi coloro che furono costretti
a lasciare la propria patria per emigrare nel nuovo continente.-
Per una volta Cardona si limitò
ad annuire, guardando fisso negli occhi il suo minuto ma
volitivo interlocutore.
-Io stesso sono un self-made-man,
lo sapeva?-
riprese pensoso Rex Stout, lisciando
con la mano rugosa i radi capelli candidi.
-Ho letto infatti che, prima
di raggiungere il successo letterario, le capitò di cimentarsi
coi lavori più disparati.- gli rispose il commissario ripiegando
le due false denunce e rimettendosele in tasca.
-Altro che! Guida ai pueblos
indiani, venditore di sigari e libraio, tanto per ricordarne
qualcuna. Poi, finalmente, ho potuto dedicarmi full-time
alla mia vera passione: la narrativa. Ma neanche lì è stato
facile, sa?-
-Continui, la prego: ascoltare
la storia di un grande scrittore direttamente dalle sue
labbra è un privilegio cui non rinuncerei per tutto l’oro
del mondo.-
-Decisi di esordire con un romanzo
che definii “sperimentale”, How like a God, e fu
una specie di. … come dite voi? “Bottiglia”?-
-Un “fiasco”, mister Stout..
-Oh, già: perdoni il mio pessimo
italiano. Comunque sia gli errori aiutano a maturare e grazie
a una sana autocritica capii che l’opera impegnata non faceva
per me, molto meglio le crime story. Così inventai
Nero Wolfe e tutto cambiò, da un giorno all’altro. Si può
dire che il mio pachidermico personaggio guadagni abbastanza
da mantenere non solo la sua famosa serra di orchidee e
la cucina di Fritz ma anche la mia famiglia.- confermò ridacchiando
Rex Stout.
-Tanto per rispondere alla sua
battuta di prima.- concluse, assestando una lieve gomitata
nel costato del commissario.
Poi tossicchiò, sollevando il
polsino per sbirciare l’orologio.
-Well, si è fatto tardi.
Se non c’è altro, dovrei proprio andare. Si ricorda? Sono
ospite a cena di una coppia di amici che ha organizzato
uno splendido menu in mio onore.-
-Opossum del Tennessee? Gallo
cedrone, scoiattolo? Quale delitto culinario ha commesso
il suo amico per soddisfare un palato così esigente? Sa
che potrei chiedere un supplemento di indagini per stabilire
se queste ricette rappresentino o meno un reato?-
-Commissario, mi è venuta un’idea.-
annunciò lo scrittore, schioccando due dita ossute, mentre
gli si illuminava il volto.
“Mi sembra di vederlo compiacersi,
con la stessa espressione, con la stessa gestualità, allorché,
al lavoro per un nuovo romanzo, escogita un piano criminale
complesso e apparentemente infallibile.” pensò Cardona,
osservandolo affascinato.
“Mai abbastanza perfetto, però,
da non essere poi inesorabilmente smantellato, pezzo per
pezzo, dal corpulento ma geniale Nero Wolfe.”
-Venga con me, commissario.
Proverà lei stesso le pietanze preparate da un ottimo cuoco
che mi onora della sua amicizia. Certo non raggiunge i virtuosismi
di Fritz Brenner ma fra i fornelli sa il fatto suo. E le
prometto che i piatti non turberanno i suoi valori morali.-
I due si alzarono e attraversarono
la sala delle conferenze: era deserta, e le bandiere ammainate
dietro il palco sembravano unite in un abbraccio, in cui
le stelle e le strisce si confondevano nel tricolore.
“Mi ricorda certi negozi di
Brooklin.”
pensò Cardona.
“Dove la riconoscenza per la
patria adottiva è inferiore solo alla nostalgia per ciò
che si è stati costretti a lasciare al di là dell’oceano.”
-Perché no?- acconsentì poi.
-Sarà la degna chiusura di questa
inchiesta.-
aggiunse, ammiccando sornione.
-Melanzane ripiene di agnello,
frittelle creole con salsa di formaggio, zuppa Philadelphia,
tortino di ostriche, sformato di granoturco, frullato di
castagne e budino di noci.- elencò lo scrittore con gioia
quasi infantile.
-E un buon vino italiano, questo
me lo deve concedere. Che ne direbbe di un Gutturnio? Sono
uve coltivate nella mia zona e noi italiani siamo incorreggibili
campanilisti.-
Se lo scrittore non comprese con esattezza quelle
ultime parole, non lo diede a vedere. Prese sottobraccio
il poliziotto e insieme raggiunsero l’uscita.
Si avviarono, e chi li avesse seguiti con lo
sguardo avrebbe pensato che fossero semplicemente due buoni
amici in procinto di passare una piacevole serata.
E non si sarebbe sbagliato di molto
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