State navigando nella sezione NEWS del sito di Patrizio PacioniCliccate qui per tornare alle sezione  NEWS del sito di Patrizio Pacioni
Cliccate qui per tornare alle sezione  NEWS del sito di Patrizio PacioniRitorna all'HOME PAGEChi SonoCosa ScrivoCont@ttoI LinkLe F.a.q.

(Rubrica di recensioni letterarie)
Settembre 2007


 
Simonetta De Bartolo

Cari amici,

dopo sei anni di collaborazione con www.patriziopacioni.it, impegni inderogabili mi costringono alla scelta dolorosa di lasciare ad altri la conduzione di questa rubrica letteraria che grandi soddisfazioni ha regalato sia ai numerosi scrittori recensiti che ai nostri affezionati visitatori. Senza nessuna retorica, dico che non potevano esserci mani migliori di quelle di Simonetta De Bartolo per raccogliere questa piccola ma luminosa “fiaccola” e portarla ancora avanti per molto tempo: dalle ormai numerose sue recensioni che questo stesso sito ha ospitato, oltre a quelle diffuse e apprezzate in rete, prevedo (senza paura di sbagliare) che Simonetta raccoglierà un grande consenso e  un grande successo anche qui.

Grazie a voi per avermi seguito con tanta costanza e attenzione sin qui.

Grazie a lei che rende questo inevitabile distacco un po’ meno malinconico.

N.M.-– agosto 2007


Titolo Libro: Il bravo figlio
Nome Autore: Vittorio Bongiorno
Casa Editrice: Rizzoli
Anno Edizione: 2006
Codice ISBN: 88-17-01405-2
Pagine: 197
Prezzo: Euro 17, 00

Alla notizia dell’omicidio del padre di Turi Casablanca, il suo migliore amico,  Nino Scialoja, giornalista, ripercorre con la mente il suo passato, a partire dal trasferimento, nel 1986, con la famiglia, dall’amata Bologna all’infida Palermo, dove “la morte non è mai silenziosa”. “Il bravo figlio” si presenta, fin dalle prime pagine, come romanzo fortemente realistico nel suo complesso e negli espliciti riferimenti ad avvenimenti particolarmente noti. L’iniziale recupero memoriale di Nino, “Siamo piccoli e viviamo in un tempo unico e sospeso…”, ci fa pensare subito al leopardiano senso della felicità dell’infanzia, ma il discorso narrativo cambia e la tragicità del vivere, l’inevitabilità di un destino in cui il sangue chiama altro sangue e l’odio alimenta altro odio, senza che un deus ex machina scenda a spezzare la spirale di violenza, ci calano nella difficile realtà della città di Palermo, incancrenita dalla diffusione della droga, in un tessuto sociale in cui, attraverso secoli e secoli di dominazioni straniere, si sono sedimentati modi di vivere e di pensare improntati alla diffidenza, al servilismo, alla paura, alla viltà, alla violenza, armi ritenute necessarie nella lotta per la sopravvivenza; tutto sotto la cappa plumbea della mafia. 

   Struttura narrativa semplice, moderna e ben articolata, non priva di attinenti e qualificati riferimenti al mondo della musica, al cinema e alla letteratura, tono discorsivo incalzante, dialoghi a volte intrisi di amara ironia, spesso veloci “botta e risposta”, frammentati da silenzi “<<…>>”, resi più caldi ed incisivi da espressioni tipiche del linguaggio parlato e del dialetto siciliano, veicolano la trattazione di importanti argomenti, tra i quali quelli della psicologia dell’età evolutiva: il difficile adattamento di Nino Scialoja alla società palermitana, l’inadeguatezza e l’inserimento irto di ostacoli, spesso, umiliante, nel gruppo di ragazzini che gioca vicino casa, la ricerca di sé, l’amicizia solidale di Turi, la curiosità di visitare il “Pirtùso…, rifugio degli ascari”, l’iperprotezione dei genitori, ciechi alle sue esigenze, alle sofferenze, alle difficoltà, ecc.; le domande inquisitorie e le bugie. Il comportamento del padre di Nino, magistrato della Procura antimafia, figura canonica del servitore dello Stato, ricorda, soprattutto nella prima parte, un po’ Roberto Benigni di “La Vita è bella”; il suo autoritarismo, la graniticità dei suoi convincimenti che non lascia spazio al dubbio e alla ricerca critica della verità, “se la verità servisse a qualcosa nella vita”, alimentano i contrasti generazionali tra genitore e figlio e altri comportamenti tipici dell’età adolescenziale; le telefonate di “amici” che non esistono insospettiscono; la protezione dello Stato genera tensione e nevrosi nella famiglia e Nino si opporrà all’idea che “i destini dei figli sono segnati dai padri”, rivendicherà la libertà di realizzarsi autonomamente. Il padre di Turi, mafioso, losco uomo “d’affari”, con i suoi viaggi misteriosi, dall’aria impenetrabile, “raccontastorie” anche lui, ecc. genera nel figlio interrogativi, dubbi, perplessità. Storie parallele che coinvolgono i due giovani amici, Nino e Turi, che gustano l’ebbrezza di essere sfuggiti agli sbirri, delle gare, delle esplorazioni di luoghi poco frequentati, delle scorribande con Violenzo, Benuccio , Rataplan e Sciarlò, che provano l’emozione della scoperta del sesso, che sfidano i professori di una scuola che ha perduto ormai la sua funzione educativa, che attuano la loro vendetta con l’incendio dell’edificio scolastico. Insomma, “un mondo intero di scappati di casa, affamati…, Tutti contro tutti. O, al massimo, tutti contro il più debole”.  Dietro certi atteggiamenti, però, si nasconde il desiderio di libertà, l’illusione atavica dei giovanissimi di poter cambiare il mondo, il vuoto, la sofferenza, la solitudine, ma…  “Non bisogna avere paura”. 

Simonetta De Bartolo
per www.patriziopacioni.it
giugno 2007



Titolo Libro; Laurent
Nome Autore: Emanuele Palmieri
Collana: Biblioteca del Vascello
Casa Editrice: Robin Edizioni
Anno Edizione: 2006
Codice ISBN: 88-7371-185-5
Pagine: 253
Prezzo: Euro 13, 50

Siamo spettatori di scene teatrali in cui l’attore-protagonista è il vampiro Laurent, che, attraverso una narrazione lenta, un lento avanzare del tempo e dell’action, un agrodolce crescendo di suspense, seguiamo prima in Terra Santa e dal “cuore del deserto” alla Germania, dove si risveglia dopo 400 anni; poi nel Sud della Francia al tempo dell’ancien regime e, successivamente, della Rivoluzione; infine, a Roma. Ci interessiamo a come prende coscienza di sé, del suo nuovo status e del passaggio da mortale a immortale, al suo apprendistato favorito dall’Algul e dalla Setta degli Assassini, che riporta la mente ad Highlander-L’ultimo immortale (1986) di Russell Mulcahy; siamo coinvolti nelle sue difficili, rischiose, insidiose avventure. Laurent è sempre figlio del suo tempo: nobile gentiluomo, contadino e, persino, “romantico vampiro”, contro natura, per quanto gli è possibile, che lascia vivere nel rimorso, piuttosto che ucciderla succhiandole il sangue, colei che fece tanto soffrire il cavaliere Alfredo, ma spietato e crudele quando, cheto e silenzioso, gioca con la sua preda prendendola tragicomicamente in giro, facendosi credere vittima o quando, con sadico piacere, non dà la vita eterna a chi, invece, la desidera. Laurent diviene sempre più forte, più potente e, come un bambino, ha sempre più fame, Tanta fame, ma “Il sangue senza vita non è… nutriente”,  E’, a volte, riflessivo, curioso; altre volte istintivo, aggressivo, feroce. In ogni caso, tenebroso. Ci trasmette sensazioni forti, emozioni sconvolgenti. Ci manifesta l’acuirsi delle sue percezioni sensoriali.

   La scrittura è chiara, scorrevole. Unitaria la narrazione, tra momenti storici e fantasia; in equilibrio le parti; più o, a  seconda del contesto, meno sintetiche e realistiche, ma in ogni caso esaustive, le descrizioni di sfondi storici, ambientazioni, ambienti, abitudini e abiti. Si coglie chiaramente la denuncia del satanismo e delle rivoluzioni. Malinconica e vera la riflessione  sulla vita dissipata e sregolata dei giovani “pallidi pessimisti…, menti fragili, sfogliate come margherite, Sono lì, ma non ci sono”, così la nostalgia del tempo che passa e l’irresistibile desiderio di tornare nei luoghi dell’infanzia.

   Molto belli i momenti narrativi, come l’orripilante risveglio, grazie alla pratica esorcistica di Ulrich, nella cappella, e l’incontro con il giornalista Camille Desmoulins, che riflette sul grande incendio, la Rivoluzione francese, generato da una fiammella, e che, sicuramente, non vedrà spegnersi. Originale e spettacolare Laurent che tenta paradossalmente il suicidio, costringendo se stesso ad attendere l’alba sulla sommità della Cupola di San Pietro a Roma. Può un non-vivente desiderare di morire per sempre? Crisi esistenziale? “Non tutto ciò che si crede fantasia lo è realmente”?

Recensione pubblicata in rete per la prima volta su www.LaTelaNera.com.

Simonetta De Bartolo
per www.patriziopacioni.it
giugno 2007



Vai alle altre NEWS


Iscrizione News Letter Mandate il Vostro Racconto
Torna SopraMappa del SitoDownload/Off-LineAggiungi ai 'Preferiti'
E-Mail: info@patriziopacioni.it