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versi DI versi
La  poesia  di   www.patriziopacioni.it

7 - Settembre 2007


Numero monografico dedicato all’amica Maria Grazia Armone, esperta e fantasiosa poetessa, collaboratrice orma abituale di questa rubrica. 


Gioia Aloisi


Gioia Aloisi, oltre che poetessa è pittrice e molto altro ancora: creatrice e organizzatrice di corsi di perfezionamento per docenti, esperta nel settore “Arte e didattica dell’arte” e “Metodologie e tecniche artistico/tiflologiche”, appassionata ed esperta conoscitrice di tutto ciò che attiene alla contaminazione tra arti diverse, formatrice presso prestigiosi istituti e istituzioni, nonché presidente e fondatrice dell’Edu-Art, centro per la ricerca sull’arte e la creatività, con sede in Milano. Le poesie scelte in questa occasione (Gioia è già stata in passato ospite di www.patriziopacioni.it sia con i suoi versi che coi suoi quadri) sono tratte dalla sua più recente raccolta,

 

 

To Odòs
, edita nella scorsa primavera per Aletti Editore.

 


Carezze d’acciaio

Carezze

feriscono come

lame.

E il corpo

trasparente trema

come un bicchiere di

cristallo appena toccato

dal coltello.


Mi chiami

Per non sfuggire alla memoria

ti rammento

Innocenti saccheggi

Esperienze

di radura in radura

completamente abbandonato

il mondo.

Appaiono meraviglie

Vediamo cadere

Incessantemente

fiocchi bianchi

nel cuore d’agosto

o in un qualsiasi

altro luogo.

Stavo volando…


L’estasi e la condanna

 

Un antico amore

Si riperpetua da secoli.

Ti ho raggiunto in segreto

perché ancora una volta

mi hai scelto.

È un cammino appartato, puro,

trepida attesa

tra spavento e ardire

in te scorgo il mio destino.

Cade il petalo dall’orchidea

bianca.

L’ho raccolto.

Te lo donerò nella prossima

vita o se non mi vedrai più

per farmi riconoscere.

 

 


Maria Grazia Armone



Maria Grazia Armone è ormai una fedele compagna di viaggio che accompagna le edizioni di VersiDI versi passo per passo…

 


Dove va l’amore?

 

Dove va l’amore?

Non c'è luogo,

né spazio, né tempo

né distanza che

non possa

raggiungere

l’amore.

Mi sentirai ovunque:

nel profumo delle

stagioni.

Riflessa in un

campo di grano,

suonerò con

i grilli

d’estate,

ti avvolgerò

in un morbido

abbraccio

con la nebbia

d’autunno,

colorerò il mondo

con i gialli e i rossi

sfacciati, sarò

nel

fumo della legna,

ti scalderò.

Mi berrai nel tuo

caffé.

Non

fermarmi, non

Uccidere un sogno …

Non catturare una bolla

di sapone è

fragile, é libera.


In me

 

Il mio silenzio è

diventato assordante,

rimpiangi le mia urla.

Il mio cuore,

vulcano in tumulto

si è tinto di

bianco e azzurro
per

gustare

la freschezza dei

ghiacciai, una

lacrima scende dai

tuoi occhi

e scioglie

la neve,

diventa goccia

d’acqua.

La goccia

spegne l’ultima

scintilla.


Grandi occhi.


(a Emanuela)


Grandi occhi

di mare e

di cielo.

La luna ti

chiede di

illuminare

la notte col

tuo sguardo.

Grandi occhi

Affamati

Di

vita,

lunghe gambe

di cicogna,

chioma

di Sirena,

inconsapevole

cigno,

ancora bambina.


Giampaolo Atzori



Giampaolo Atzori nasce nel 1964 a Iglesias e comincia a scrivere alla verde età di quattordici anni. Dal 1980 a oggi ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. Nel 1996, per la Publiscoop Edizioni di Sessa Aurunca ha pubblicato la raccolta Sono morti gli eroi, cui è seguita, nel 1999

 
Imparate, uomini
(Vincenzo Lo Faro Editore).

 


Negli occhi della vita

 

Tormento dell’anima.

 

Trema la parola,

ma resta carne,

o muore, farfalla

d’un attimo,

negli occhi della vita,

nei tuoi occhi.

 


 

Amore (essenzialità e ricchezza d’un momento)

 

La pioggia ha bagnato le strade.

Come fatica, l’uomo ad asciugarla.

Ma squarcia le nubi, l’arcobaleno.

Corrono verso la luna, i cavalli.

Dai musi un soffio sottile di nebbia.

Corrono. Vivono. Fanno l’amore.

E l’uomo e la donna, senza parole.

Nudi Affamati. S’asciugano al sole.

Sul prato nasce un fiore.

Ecco l’amore! 


Giochi d’azzardo

 

Tira il dado.

 

Giocano sulla nostra vita

Con aerei e missili

e centrali nucleari.

 

Tira il dado.

 

Ottimi commercianti,

calcolano bene il proprio interesse.

 

Con gli occhi e il cuore chiusi

A chi non vale niente

Perché non ha forza e denaro.

 

Tira il dado.

 

Possono fermare tutto,

costruire il nostro futuro,

inscatolare le nostre menti,

racchiudere i nostri corpi

dentro fili spinati e stanze sbarrate.

 

Ma non possono fermare

Il vento e la pioggia

E l’acqua che scorre

E il fuoco che brucia.


Claudio Moica



Claudio Moica nasce nel 1963 a San Giovanni Suergiu, in provincia di Cagliari. A 20 anni si trasferisce in Toscana, dove resta fino ai 40, prima del ritorno in Sardegna. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti di critica, tra cui il primo premio al concorso nazionale di poesia “IPA” di Treviso e una menzione speciale al premio letterario “San Valentino – Lettere e poesie d’amore” a Quartu S. Elena. Collabora col mensile “Il ponte”. Con Lampi di stampa, nel 2004, ha pubblicato la raccolta monografica Vertigini di vita.

Le due poesie scelte per presentare il poeta sardo ai visitatori di www.patriziopacioni.it sono tratte dalla bella raccolta

 

 
Oltre lo sguardo
(Edizioni Il Filo- 2006).


Dedica di una notte

 

La luna alta

dolcemente scivola baciando le stelle.

Seguire la linea

del tuo viso

con le mie labbra

decise

che cercano fremiti di pelle.

Respiro ansimante

come vento nel deserto

alita nella stanza,

s’insinua tra i tuoi capelli

scendendo attraverso i canali del desiderio.

Un attimo

e scorrono immagini di cascate torrenziali

che si infrangono nella tua lingua

mischiandosi

alle tue gocce di pudore.

Sussurri di vita senza fine,

le mie mani strette alle tue

con il cuore che urla

raggiungendo l’infinito.

Non si fermano

le tue piogge d’estate

allagando

i miei sogni cambiati.

Scorro con le dita il tuo corpo

Attraverso

percorsi che tu hai tracciato

con gli sguardi.

Riscopro

isole nascoste

dove il mare accoglie paziente,

attento a schivare le tue secche del rimpianto.

Calmati i venti d’Africa

plani come farfalla in gioco

serena

con i colori dell’infanzia.

Una notte ti avrei dedicato

con i miei occhi emozionati

al rintocco

dei tuoi nivei seni.

Dispettoso sbadiglia il sole

Tu

come bambina curiosa lo accogli

ed io

silenzioso m’allontano

come poeta che passa e va.


Inferno mio

 

Ardente come brace

sei presente

nei miei sensi;

come cocente vento del deserto

mi riempi gli umori di sabbia.

Se bastasse soffiare d’Amore

per spegnere

il desiderio di te,

verso le nuvole m’involerei

cercando

tra le ali di un gabbiano

il vortice del senso.

Ma mi bruci dentro.

È dolore di fuoco

il tuo sorriso,

è sofferenza di spine

il tuo respiro.

Sei il mio inferno

che non voglio spegnere

perché sarebbero fredde le notti

senza luna i miei pensieri.

Avvampami d’amore

mutami in cenere

distruggimi la speranza

di perdere le tue calde labbra.

Come fenice

fammi rinascere

colorando senza fine

le mie piume

affinché rischiarino

le colline dell’attesa.

 


 Irene Sparagna



 Irene Sparagna è una persona semplice, dotata di una semplicità di scrittura fuori dal comune che le viene dettata direttamente dal cuore, dagli stati d'animo più intimi e segreti, da pensieri immediati e ricchi, animati da immagini pronte a rievocare paesaggi lontani e vicini, sentimenti vissuti e rubati per essere assaporati fino all'ultima goccia. Si presenta ai nostri visitatori con una poesia inedita (la prima) e un’altra già diffusa in Rete.

Tutto (o quasi tutto) su di lei potrete trovarlo nel sito www.irenesparagna.it


 

Vaga

Vaga nella mente

come alito d’aria

molleggia nel cuore

il silenzio echeggiante

si palesa la voce

della nostalgia

ho di te un gesto anelato

un’incorporea mano

su guizzi di vita





Calde labbra

Calde labbra
si soffermano purpuree
su passioni incandescenti
apnea di cuore
brucia l’energia
nei regolatori di ossigeno
staccarsi è un’idea
di calda trasparenza
e il taglio che ci separa
come filo di lama
accenna ad un nuovo
passo doble.

 


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