Numero monografico dedicato all’amica Maria Grazia Armone,
esperta e fantasiosa poetessa, collaboratrice orma abituale
di questa rubrica.
Gioia Aloisi
Gioia Aloisi, oltre che poetessa è pittrice
e molto altro ancora: creatrice e organizzatrice di corsi
di perfezionamento per docenti, esperta nel settore “Arte
e didattica dell’arte” e “Metodologie e tecniche artistico/tiflologiche”,
appassionata ed esperta conoscitrice di tutto ciò che
attiene alla contaminazione tra arti diverse, formatrice
presso prestigiosi istituti e istituzioni, nonché presidente
e fondatrice dell’Edu-Art, centro per la ricerca sull’arte
e la creatività, con sede in Milano. Le poesie scelte
in questa occasione (Gioia è già stata in passato ospite
di www.patriziopacioni.it sia con i suoi versi che
coi suoi quadri) sono tratte dalla sua più recente raccolta,
To Odòs, edita nella scorsa primavera per Aletti
Editore.
Carezze d’acciaio
Carezze
feriscono come
lame.
E il corpo
trasparente trema
come un bicchiere di
cristallo appena toccato
dal coltello.
Mi chiami
Per non sfuggire alla memoria
ti rammento
Innocenti saccheggi
Esperienze
di radura in radura
completamente abbandonato
il mondo.
Appaiono meraviglie
Vediamo cadere
Incessantemente
fiocchi bianchi
nel cuore d’agosto
o in un qualsiasi
altro luogo.
Stavo volando…
L’estasi e la condanna
Un antico amore
Si riperpetua da secoli.
Ti ho raggiunto in segreto
perché ancora una volta
mi hai scelto.
È un cammino appartato, puro,
trepida attesa
tra spavento e ardire
in te scorgo il mio destino.
Cade il petalo dall’orchidea
bianca.
L’ho raccolto.
Te lo donerò nella prossima
vita o se non mi vedrai più
per farmi riconoscere.
Maria Grazia Armone
Maria Grazia Armone è ormai una fedele compagna di viaggio che
accompagna le edizioni di VersiDI versi passo per passo…
Dove va l’amore?
Dove va l’amore?
Non c'è luogo,
né spazio, né tempo
né distanza che
non possa
raggiungere
l’amore.
Mi sentirai ovunque:
nel profumo delle
stagioni.
Riflessa in un
campo di grano,
suonerò con
i grilli
d’estate,
ti avvolgerò
in un morbido
abbraccio
con la nebbia
d’autunno,
colorerò il mondo
con i gialli e i rossi
sfacciati, sarò
nel
fumo della legna,
ti scalderò.
Mi berrai nel tuo
caffé.
Non
fermarmi, non
Uccidere un sogno …
Non catturare una bolla
di sapone è
fragile, é libera.
In me
Il mio silenzio è
diventato assordante,
rimpiangi le mia urla.
Il mio cuore,
vulcano in tumulto
si è tinto di
bianco e azzurro
per
gustare
la freschezza dei
ghiacciai, una
lacrima scende dai
tuoi occhi
e scioglie
la neve,
diventa goccia
d’acqua.
La goccia
spegne l’ultima
scintilla.
Grandi occhi.
(a Emanuela)
Grandi occhi
di mare e
di cielo.
La luna ti
chiede di
illuminare
la notte col
tuo sguardo.
Grandi occhi
Affamati
Di
vita,
lunghe gambe
di cicogna,
chioma
di Sirena,
inconsapevole
cigno,
ancora bambina.
Giampaolo Atzori
Giampaolo Atzori nasce nel 1964 a Iglesias
e comincia a scrivere alla verde età di quattordici anni.
Dal 1980 a oggi ha ricevuto numerosi riconoscimenti e
premi. Nel 1996, per la Publiscoop Edizioni di
Sessa Aurunca ha pubblicato la raccolta Sono morti
gli eroi, cui è seguita, nel 1999
Imparate, uomini (Vincenzo Lo Faro Editore).
Negli occhi della vita
Tormento dell’anima.
Trema la parola,
ma resta carne,
o muore, farfalla
d’un attimo,
negli occhi della vita,
nei tuoi occhi.
Amore (essenzialità e ricchezza d’un momento)
La pioggia ha bagnato le strade.
Come fatica, l’uomo ad asciugarla.
Ma squarcia le nubi, l’arcobaleno.
Corrono verso la luna, i cavalli.
Dai musi un soffio sottile di nebbia.
Corrono. Vivono. Fanno l’amore.
E l’uomo e la donna, senza parole.
Nudi Affamati. S’asciugano al sole.
Sul prato nasce un fiore.
Ecco l’amore!
Giochi d’azzardo
Tira il dado.
Giocano sulla nostra vita
Con aerei e missili
e centrali nucleari.
Tira il dado.
Ottimi commercianti,
calcolano bene il proprio interesse.
Con gli occhi e il cuore chiusi
A chi non vale niente
Perché non ha forza e denaro.
Tira il dado.
Possono fermare tutto,
costruire il nostro futuro,
inscatolare le nostre menti,
racchiudere i nostri corpi
dentro fili spinati e stanze sbarrate.
Ma non possono fermare
Il vento e la pioggia
E l’acqua che scorre
E il fuoco che brucia.
Claudio Moica
Claudio Moica nasce nel 1963 a San Giovanni
Suergiu, in provincia di Cagliari. A 20 anni si trasferisce
in Toscana, dove resta fino ai 40, prima del ritorno in
Sardegna. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti di critica,
tra cui il primo premio al concorso nazionale di poesia
“IPA” di Treviso e una menzione speciale al premio letterario
“San Valentino – Lettere e poesie d’amore” a Quartu S.
Elena. Collabora col mensile “Il ponte”. Con Lampi di
stampa, nel 2004, ha pubblicato la raccolta monografica
Vertigini di vita.
Le due poesie scelte per presentare il poeta sardo ai visitatori
di www.patriziopacioni.it
sono tratte dalla bella raccolta
Oltre lo sguardo (Edizioni
Il Filo- 2006).
Dedica di una notte
La luna alta
dolcemente scivola baciando le stelle.
Seguire la linea
del tuo viso
con le mie labbra
decise
che cercano fremiti di pelle.
Respiro ansimante
come vento nel deserto
alita nella stanza,
s’insinua tra i tuoi capelli
scendendo attraverso i canali del desiderio.
Un attimo
e scorrono immagini di cascate torrenziali
che si infrangono nella tua lingua
mischiandosi
alle tue gocce di pudore.
Sussurri di vita senza fine,
le mie mani strette alle tue
con il cuore che urla
raggiungendo l’infinito.
Non si fermano
le tue piogge d’estate
allagando
i miei sogni cambiati.
Scorro con le dita il tuo corpo
Attraverso
percorsi che tu hai tracciato
con gli sguardi.
Riscopro
isole nascoste
dove il mare accoglie paziente,
attento a schivare le tue secche del rimpianto.
Calmati i venti d’Africa
plani come farfalla in gioco
serena
con i colori dell’infanzia.
Una notte ti avrei dedicato
con i miei occhi emozionati
al rintocco
dei tuoi nivei seni.
Dispettoso sbadiglia il sole
Tu
come bambina curiosa lo accogli
ed io
silenzioso m’allontano
come poeta che passa e va.
Inferno mio
Ardente come brace
sei presente
nei miei sensi;
come cocente vento del deserto
mi riempi gli umori di sabbia.
Se bastasse soffiare d’Amore
per spegnere
il desiderio di te,
verso le nuvole m’involerei
cercando
tra le ali di un gabbiano
il vortice del senso.
Ma mi bruci dentro.
È dolore di fuoco
il tuo sorriso,
è sofferenza di spine
il tuo respiro.
Sei il mio inferno
che non voglio spegnere
perché sarebbero fredde le notti
senza luna i miei pensieri.
Avvampami d’amore
mutami in cenere
distruggimi la speranza
di perdere le tue calde labbra.
Come fenice
fammi rinascere
colorando senza fine
le mie piume
affinché rischiarino
le colline dell’attesa.
Irene Sparagna
Irene Sparagna è una persona semplice,
dotata di una semplicità di scrittura fuori dal comune
che le viene dettata direttamente dal cuore, dagli stati
d'animo più intimi e segreti, da pensieri immediati e
ricchi, animati da immagini pronte a rievocare paesaggi
lontani e vicini, sentimenti vissuti e rubati per essere
assaporati fino all'ultima goccia. Si presenta ai nostri
visitatori con una poesia inedita (la prima) e un’altra
già diffusa in Rete.
Tutto (o quasi tutto) su di lei potrete
trovarlo nel sito www.irenesparagna.it
Vaga
Vaga nella mente
come alito d’aria
molleggia nel
cuore
il silenzio echeggiante
si palesa la voce
della nostalgia
ho di te un gesto
anelato
un’incorporea
mano
su guizzi di vita
Calde labbra
Calde labbra
si soffermano purpuree
su passioni incandescenti
apnea di cuore
brucia l’energia
nei regolatori di ossigeno
staccarsi è un’idea
di calda trasparenza
e il taglio che ci separa
come filo di lama
accenna ad un nuovo
passo doble.