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Ex Cathedra

porte e finestre aperte sulla scuola (nov 2006 - numero 5)
ideata da Antonietta Opallo


 

Gianluca Marras


Largo ai giovani?

(interrogativi e responsabilità
riguardo alla crescita
culturale e sociale
delle nuove generazioni)

 

In attesa del rientro dalle ferie, c’è chi già si prepara anche alla ripresa delle attività scolastiche. Molti però lo fanno con ancora in mente alcune polemiche sulla validità di un sistema scolastico che, da anni ormai, è oggetto di riforme e controriforme.

Una continua ricerca di miglioramento che, però, non ha purtroppo portato i risultati auspicati, dal momento che l’istituzione scolastica continua infatti ad apparire inadeguata ai più.

Gli studenti affermano che quella proposta dalla scuola è una preparazione che, nel momento stesso in cui si arriva a confrontarsi col mondo del lavoro, dimostra la propria inadeguatezza. Critica severa, probabilmente utilizzata come alibi da allievi non troppo solerti, ma non priva di un certo fondamento, anche se solo col progredire degli anni si è in grado di percepire il valore assoluto di un bagaglio culturale generale, non necessariamente legato all’esercizio di una professione.

Ma sono proprio gli studenti, e i giovani in generale, a subire le critiche più aspre: da destra e da manca vengono accusati di essere disinteressati, demotivati, deconcentrati, irrispettosi dell’autorità. Anche qui niente di nuovo, non è questa la prima generazione (né sarà probabilmente l’ultima) di ragazzi cui tocca la sorte di essere definita con lo stesso elenco di aggettivi. Ma una società davvero interessata e orientata al cambiamento dovrebbe almeno interrogarsi sulle motivazioni che sono alla base di tutto ciò. Al di là del discutibile modello di vita proposto da TV e stampa, che rappresentano la più facile e intuitiva spiegazione di quanto sopra, però, la dogli studenti diventino autentici “attori” all’interno della scuola e della società?

L’esperienza insegna che gli studenti ricevono spesso una serie di informazioni in modo totalmente passivo: si continua a studiare e a ripetere, ma senza autentica comprensione.

Ricordo con piacere una interrogazione di storia, materia che al tempo non amavo particolarmente, in cui mi fu chiesto: “Cosa pensi di Giolitti?” La risposta doveva essere ovviamente motivata dalla conoscenza (e quindi dall’applicazione nello studio), ma per la prima volta qualcuno aveva chiesto la mia opinione.

Il coinvolgimento sta alla base di un rapporto cooperativo tra docenti e studenti, e i primi devono imparare a fidarsi dei loro interlocutori, trattarli come persone pensanti, “mettendoli positivamente” davanti alla responsabilità delle loro opinioni, senza pregiudizi. Allo stesso tempo, la famiglia dovrebbe impostare un modello educativo che ponga il dialogo al centro della vita familiare, dove ragazzi e adulti si confrontino, superando posizioni e atteggiamenti di mero individualismo, in modo da rendere i ragazzi più sicuri, più desiderosi di portare avanti le proprie idee, motivandole.

Insomma, non si tratta di assolvere aprioristicamente questa o quella generazione, anche perché resto convinto che proprio in carico ai giovani resti di esprimere uno sforzo e una volontà idonei alla propria emancipazione dal pensiero comune, cercando nel contempo di apprezzare il “piacere” della conoscenza, dello scambio di opinioni e soprattutto dell’argomentazione.

Ben vengano tv, internet, qualsiasi sistema di comunicazione multimediale, purché utili a stimolare l’interesse nei confronti di ciò che ci circonda, per piegare quell’immobilità diffusa, causa e origine di stagnante staticità, e arricchirsi attraverso un continuo dialogo e un franco, vivace e tonificante confronto di opinioni.

Gianluca Marras



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