Gianluca Marras
Largo ai giovani?
(interrogativi
e responsabilità
riguardo alla crescita
culturale
e sociale
delle nuove generazioni)
In attesa del rientro dalle ferie, c’è
chi già si prepara anche alla ripresa delle attività
scolastiche. Molti però lo fanno con ancora in mente
alcune polemiche sulla validità di un sistema scolastico
che, da anni ormai, è oggetto di riforme e controriforme.
Una continua ricerca di miglioramento
che, però, non ha purtroppo portato i risultati auspicati,
dal momento che l’istituzione scolastica continua infatti
ad apparire inadeguata ai più.
Gli studenti affermano che quella proposta
dalla scuola è una preparazione che, nel momento stesso
in cui si arriva a confrontarsi col mondo del lavoro,
dimostra la propria inadeguatezza. Critica severa, probabilmente
utilizzata come alibi da allievi non troppo solerti,
ma non priva di un certo fondamento, anche se solo col
progredire degli anni si è in grado di percepire il
valore assoluto di un bagaglio culturale generale, non
necessariamente legato all’esercizio di una professione.
Ma sono proprio gli studenti, e i giovani
in generale, a subire le critiche più aspre: da destra
e da manca vengono accusati di essere disinteressati,
demotivati, deconcentrati, irrispettosi dell’autorità.
Anche qui niente di nuovo, non è questa la prima generazione
(né sarà probabilmente l’ultima) di ragazzi cui tocca
la sorte di essere definita con lo stesso elenco di
aggettivi. Ma una società davvero interessata e orientata
al cambiamento dovrebbe almeno interrogarsi sulle motivazioni
che sono alla base di tutto ciò. Al di là del discutibile
modello di vita proposto da TV e stampa, che rappresentano
la più facile e intuitiva spiegazione di quanto sopra,
però, la dogli studenti diventino autentici “attori”
all’interno della scuola e della società?
L’esperienza insegna che gli studenti
ricevono spesso una serie di informazioni in modo totalmente
passivo: si continua a studiare e a ripetere, ma senza
autentica comprensione.
Ricordo con piacere una interrogazione
di storia, materia che al tempo non amavo particolarmente,
in cui mi fu chiesto: “Cosa pensi di Giolitti?” La risposta
doveva essere ovviamente motivata dalla conoscenza (e
quindi dall’applicazione nello studio), ma per la prima
volta qualcuno aveva chiesto la mia opinione.
Il coinvolgimento sta alla base di un
rapporto cooperativo tra docenti e studenti, e i primi
devono imparare a fidarsi dei loro interlocutori, trattarli
come persone pensanti, “mettendoli positivamente” davanti
alla responsabilità delle loro opinioni, senza pregiudizi.
Allo stesso tempo, la famiglia dovrebbe impostare un
modello educativo che ponga il dialogo al centro della
vita familiare, dove ragazzi e adulti si confrontino,
superando posizioni e atteggiamenti di mero individualismo,
in modo da rendere i ragazzi più sicuri, più desiderosi
di portare avanti le proprie idee, motivandole.
Insomma, non si tratta di assolvere aprioristicamente
questa o quella generazione, anche perché resto convinto
che proprio in carico ai giovani resti di esprimere
uno sforzo e una volontà idonei alla propria emancipazione
dal pensiero comune, cercando nel contempo di apprezzare
il “piacere” della conoscenza, dello scambio di opinioni
e soprattutto dell’argomentazione.
Ben vengano tv, internet, qualsiasi sistema
di comunicazione multimediale, purché utili a stimolare
l’interesse nei confronti di ciò che ci circonda, per
piegare quell’immobilità diffusa, causa e origine di
stagnante staticità, e arricchirsi attraverso un continuo
dialogo e un franco, vivace e tonificante confronto
di opinioni.
Gianluca Marras