Ho il piacere di accogliere
in questa rubrica un’intervista che, seppure già pubblicata
in Rete, ritengo molto interessante per quella parte
del nostro pubblico interessato alla scrittura e (quindi)
molto sensibile alle politiche editoriali degli operatori
del settore.
L’ha realizzata Morena Fanti
(che si definisce giornalista tra virgolette e scrittrice
tra pixel e byte), che vive in una casa immersa
negli alberi della campagna bolognese. Mentre aspetta
l’uscita del suo primo libro (che potrebbe anche essere
l’ultimo, ma questo non si dice mai), collabora al quindicinale
“La voce dell’Isola” e alla rivista culturale “Pentelite”
di Salvo Zappulla. Tutto ciò per un caso del web, e
con parole di un amico (un po’ elaborate per l’occasione).
In verità, lei scribacchia e si diverte a farlo, che
a volte è l’unica cosa davvero importante. Dal 2001
scrive sul web in vari siti e blog. Ha collaborato come
curatrice alla preparazione della “Antologia del Concorso
di Emozioni” di ManualediMari, edizioni Kimerik, presentata
alla Fiera del Libro di Torino maggio 2007. In rete
con www.scriveregiocando.it
MG
Morena Fanti intervista
Salvo Zappulla
sul tema “Il mondo dell’editoria”
Conobbi Salvo Zappulla in una fredda mattina invernale.
Colsi da subito in lui quella vena d’arguta ironia che
mi piace trovare nell’intelligenza delle persone.
Ebbi modo in seguito di leggere
i suoi romanzi, man mano proseguiva la nostra conoscenza
e si allargavano i nostri discorsi grazie ai tanti interessi
comuni, cioè all’unico e grande interesse comune,
perché di uno solo si tratta: la scrittura e l’ambiente
in cui svilupparla e farla conoscere.
Ho trovato in Salvo Zappulla
la competenza di un attento conoscitore di ogni aspetto
della produzione del libro e del viaggio che il libro
percorre per passare dalla penna, oggi chiamata pc,
dello scrittore fino ad arrivare sul comodino del lettore,
luogo abbastanza ambito da farci studiare sempre nuove
forme di scrittura e di divulgazione della stessa.
Credo che per molti il mondo
dell’editoria sia totalmente sconosciuto, come un animale
alieno ancora da esaminare, e penso che farsi raccontare
qualcosa da chi ne sa più di noi, sia un modo affascinante
per iniziare la conoscenza.
1-Voglio iniziare proprio dalla scrittura e da come
si sta evolvendo il modo di comunicare con eventuali
lettori. L’Italia è sempre stata un paese di
scrittori e poeti, ma oggi si assiste ad un vero e proprio
boom del numero di aspiranti scrittori, grazie anche
alla facilità con cui si può mettere in rete i propri
scritti in un proliferare di siti di scrittura e blog
personali, in cui ognuno si può pensare come uno scrittore
a tutti gli effetti.
La cosa sorprendente di tutto
ciò, è che tutti scrivono ma nessuno legge.
Secondo lei è possibile pensare
di scrivere davvero senza aver letto?
Pensa che ci siano degli autori
che sono ‘vincolanti’ per arrivare ad una conoscenza
del modo migliore di sviluppare una buona scrittura?
R. E' proprio
questo il grande limite della rete: chiunque può pubblicare,
visto che non costa nulla, tutti sono scrittori e nessuno
è scrittore; ci si immerge in un grande calderone dagli
ingredienti più disparati. Non sono contrario, ognuno
può dare sfogo alle proprie aspirazioni come meglio
ritiene opportuno. A livello amatoriale può andare benissimo,
ritrovarsi in un sito è una maniera per stare insieme
tra persone che coltivano gli stessi interessi, questo
vale sia per i siti letterari che per i siti porno.
Non si diventa grandi scrittori senza aver letto; nella
vita non si inventa nulla, non si può costruire una
casa senza conoscere gli strumenti di lavoro. Leggere
vuol dire confrontarsi, assimilare stili di scrittura
diversi, differenti capacità di affabulazione. Non credo
ci siano scrittori “vincolanti”, io amo i grandi surrealisti:
Borges, Calvino, Kafka, Buzzati. Il deserto dei tartari
l'avrò riletto almeno una diecina di volte. Lo sgocciolio
lento dei minuti che si consumano, così come la fiammella
della vita, in attesa del grande evento, mi fanno
venire la pelle d'oca.
2- Come si concilia il suo lavoro di scrittore con
quello di direttore di una casa editrice come Terzo
Millennio? Per lei è quasi un percorso ‘obbligato’ per
uno scrittore, arrivare ad occuparsi dell’editoria in
tutti i suoi aspetti, o pensa che possa ancora esistere
lo scrittore che vive appartato in un suo mondo di parole
e non si interessa dei problemi legati al suo lavoro?
R. Si concilia con il fatto che io amo
tutto ciò che ruota attorno alla carta stampata, mi
verrebbe da abbracciare anche il più scalcinato dei
tipografi. Terzo Millennio è una piccola realtà di cui
siamo orgogliosi, ha la sua identità, siamo distribuiti
in maniera capillare in tutta la Sicilia e per adesso
può essere sufficiente. Abbiamo pubblicato scrittori
di ottima qualità quali Gordiano Lupi, toscanaccio dalla
penna tagliente e irriverente; Leone Zingales nella
collana di educazione alla legalità, che ha avuto un
riscontro di vendite al di là di ogni più rosea previsione.
Il nostro fiore all'occhiello rimane Roberto Mistretta,
tradotto in Germania e oggi conteso dalle migliori Case
Editrici italiane. Ecco, basterebbe l'esempio di Mistretta
per dare senso alla nascita di una piccola Casa editrice
come Terzo Millennio. Tuttavia ci tengo a precisare,
proprio perché intendiamo rimanere una piccola realtà
seria, che esigenze di mercato non ci consentono di
pubblicare più di uno o due romanzi all'anno, dando
maggiore spazio alla collana di “Recupero delle tradizioni”.
Per quanto riguarda
lo scrittore che vive appartato. Non so, mi sembra una
visione piuttosto romantica. A me pare che tutti facciano
a gara per apparire in televisione e per conquistarsi
un metro di spazio. Lo scrittore è un manager di se
stesso. La concorrenza è spietata e bisogna correre
per non rimanere indietro.
3- Si parla spesso di editoria
siciliana, mentre non si parla di un’editoria lombarda
o emiliana, ad esempio. A cosa crede sia dovuto questo?
Al fatto che la Sicilia si sente come slegata dal resto
dell’Italia, con problemi che sono sempre e solo suoi,
in cui solo i siciliani si possono riconoscere, oppure
proprio in un voler rivendicare questa ‘sicilianità’
di cui mi sembra, lei stesso si fa portabandiera?
R. La Sicilia
geograficamente è posta in una situazione di svantaggio
rispetto alle altre regioni, bisogna attraversare il
mare per portare i libri dall'altra parte, forse questo
è penalizzante. La verità è che tutti i grandi mass
media, televisioni e giornali, sono concentrati
al nord e tendono a valorizzare i prodotti del luogo.
O forse al sud non ci sono grosse realtà imprenditoriali
all'altezza di competere con i colossi lombardi o piemontesi.
Tuttavia ci sono ottime Case Editrici che si stanno
creando spazio a livello nazionale, tra queste desidero
ricordare “Il pozzo di Giacobbe” che produce libri di
elevato impegno sociale e fiabe per bambini, corredati
da una veste grafica elegantissima, che attira subito
l'attenzione del lettore. Portabandiera? Piuttosto la
croce porto. La croce di un vizio chiamato scrittura
di cui non riesco a fare a meno, come le sigarette.
4- La Sicilia è da sempre
terra di grandi letterati. Grandissimi scrittori sono
nati in questa bella isola. Ci si potrebbe chiedere
se, oltre alla bellezza dei luoghi, che possono influire
su una certa ricerca intima da cui possono scaturire
poesie e storie di sicura bellezza, abbia influito su
questo anche il fatto stesso dell’isola che porta ad
una sorta di ‘isolamento’ anche spirituale e ad un approfondimento
di se stessi, di nuovo strada da percorrere per arrivare
alle parole.
Cosa pensa di queste versioni?
Quale ha più pesato sul suo modo di scrivere?
R. Bufalino parlava
di Isolitudine. Forse è la stessa spiritualità a cui
fa riferimento lei. In verità non mi sono mai ispirato
agli scrittori siciliani nei miei romanzi. Io amo il
surrealismo, la scrittura satirica, tutto ciò che è
brio, esplosività. Amo immensamente quel geniaccio,
non del tutto compreso, di Achille Campanile. Non mi
pare che ci sia una grande tradizione di scrittori siciliani
in questo campo. Sa qual è la molla che mi ispira? Il
fatto di essere convinto di essere il più grande scrittore
del mondo. Guai se pensassi che ci possa essere uno
più bravo di me. Perderei lo stimolo a scrivere, mi
sentirei sconfitto in partenza. Il problema più grosso
è riuscire a convincere anche gli altri. (Spero, dopo
queste dichiarazioni, non ci mettano in galera entrambi).
Lo spero anch’io, Salvo, ma se proprio
ci dovessero chiudere in galera, mi auguro che ci lascino
dei buoni libri e per pranzo ci portino delle sarde
a beccafico, oppure quella ‘mbriulata che già dal nome
mette di buonumore.
5- Le agenzie letterarie
in Italia sono presenti da non molti anni. In che modo
un’agenzia letteraria può essere utile ad uno scrittore
esordiente? Ritiene che un lavoro di rappresentanza
svolto in maniera competente possa essere davvero il
punto di forza per presentarsi ad una casa editrice
e ottenere ascolto e attenzione?
R. Le agenzie
letterarie svolgono un ruolo importantissimo, direi
determinante in certi casi. L'agente letterario professionista,
che riscuote credito dai grandi editori, esegue un lavoro
di ricerca, snellendo il lavoro agli editori, i quali
ricevono centinaia di manoscritti da vagliare, con costi
e impiego di tempo fastidiosi. L'agente conosce le esigenze
degli editori, sa qual è quello giusto a cui indirizzare
una determinata opera. E' in grado di effettuare un
lavoro di editing e dare i consigli migliori al suo
autore. Attenzione però a non cadere nella rete di certe
agenzie improvvisate che cominciano a chiedere una determinata
somma per stipulare il contratto, un'altra per il lavoro
di editing e un'altra ancora ad accordo concluso con
l'editore trovato da loro. Quasi sempre si finirà nelle
fauci di un editore a pagamento che completerà l'opera
spillando altri soldi al povero sprovveduto autore,
che alla fine si ritroverà con un libro stampato e mai
o poco distribuito e con qualche migliaia di euro in
meno.
6- I concorsi letterari sono
stati da sempre uno dei modi più sicuri per farsi conoscere
nel mondo dell’editoria e anche ai lettori. Negli ultimi
anni il numero dei concorsi ha avuto un grande incremento.
Pensa che siano ancora uno strumento efficace per farsi
conoscere, o crede che abbiano perso parte del loro
fascino, in questo mondo in cui tutto deve essere immediato
e di pronto consumo, e che per molti rimanga l’idea
che alcuni concorsi e alcuni premi, siano in un certo
senso pilotati?
R. Non mi faccia
parlare male dei concorsi. Sono arrivato 2° l'anno scorso
al premio Massimo Troisi con un'opera teatrale. E giuro
che non ero raccomandato. Non amo partecipare ai concorsi,
ma questo è all'insegna dell'umorismo e mi ispirava.
I concorsi, quando sono gestiti in maniera professionale,
con giurie qualificate, possono costituire buoni trampolini
di lancio. Astenersi da concorsi dove sono in palio
medaglie, pergamene, immaginette della santa patrona,
coppe e coppette e ci sono esose tasse di iscrizione
da pagare. Meglio se in palio c'è la pubblicazione su
un'antologia curata bene.
7- Da qualche anno è aumentata
la vendita di libri online, anche se ancora in percentuale
abbastanza esigua rispetto ad altri paesi.
Nello stesso tempo è nata l’offerta
di editoria print on demand, cioè i libri stampati nel
momento in cui vengono richiesti, abbattendo così molti
costi, tra cui anche il costo di produzione di libri
spesso invenduti.
Pensa che questo abbia generato
un diverso modo d’approccio al libro e alla lettura?
Pensa anche che tutto ciò favorisca
lo sviluppo dell’editoria tradizionale, o possa, invece,
avere l’effetto contrario?
R. Sicuramente
internet ha rivoluzionato il mondo della comunicazione.
Se prima il monopolio apparteneva alle grandi testate
giornalistiche, ora anche i piccoli editori ed autori
hanno trovato un'alternativa per farsi conoscere. Tuttavia
ritengo che il Tempio dei libri rimangano sempre le
librerie tradizionali perché conservano un loro fascino
particolare, quasi mistico direi. Non credo molto ai
libri stampati in digitale e non credo che possano avere
alcun effetto, né in bene né in male nei confronti dell'editoria
tradizionale. Non basta pubblicare un libro per diventare
scrittori. Scrittori lo si diventa quando lo status
viene riconosciuto dai lettori, ovvero sono disposti
a spendere 10 euro per acquistare il tuo libro tra tanti
altri. E in ogni caso stampare un libro non può considerarsi
la fine di un percorso ma, al contrario, l'inizio. E'
necessario tutto un lavoro di preparazione e di programmazione
affinché quel libro venga inserito nel circuito della
distribuzione.
8- Alcune piccole case editrici
nascono a sostegno di determinate problematiche sociali
e di culture emarginate e minori, che spesso nessuno
ascolta, diventando così la loro voce, e creando un’editoria
di nicchia con guadagni molto ridotti.
Questo aumenta le difficoltà di inserimento in un mondo,
quello dell’editoria, che spesso è in mano a quattro
o cinque grossi colossi e lascia poco spazio per i piccoli,
considerando anche le altre grosse difficoltà che ci
si trova a dover affrontare, tipo il problema della
distribuzione che ha costi molto onerosi.
Come ci si può salvare, allora, da un appiattimento
dell’offerta editoriale, che potrebbe derivare dal cedimento
ed eventuale chiusura di queste piccole case editrici?
R. Io credo che si possa fare editoria
seria anche con mezzi limitati, basta avere le idee
chiare, individuare fasce di mercato ben definite e
inserirsi con prodotti qualificati che riscontrino l'interesse
dei lettori. E' chiaro che il problema principale dei
piccoli editori rimane la distribuzione, la poca o inesistente
visibilità nelle librerie. In questo caso il web può
essere d'aiuto ma il problema di fondo rimane riuscire
a conquistarsi un piccolo spazio nelle librerie. Altra
cosa è pubblicare a spese dell'autore speculando sulle
velleità artistiche di persone che magari scrivono bene
ma non hanno nulla di importante da dire. In questo
caso i piccoli editori, non investendo fondi propri,
non hanno alcun interesse ad operare una valida selezione
e tendono a pubblicare opere mediocri che vanno a ingolfare
un mercato già saturo.
Per eventuali repliche o altre domande scrivere
a
salvozappulla1@virgilio.it