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(Rubrica di recensioni letterarie)
Novembre 2007


 
Simonetta De Bartolo

Carissimi amici,

ecco dunque che in un batter d’occhio siamo già arrivati al secondo dei nostri appuntamenti con la lettura
(A proposito: chi ha allargato la clessidra? Il tempo passa così in fretta….)e devo dire che comincio a trovarmi comoda nella poltrona che il bravissimo Narciso Martinelli ha voluto lasciare proprio a me.

Di una cosa potete stare certi: curerò “Lo Scaffale” con passione, arricchendolo ogni volta e stando bene attenta che non ci si depositi mai troppa polvere.

Intanto, in questo numero, ho il piacere di ospitare nientedimenoche Patrizio Pacioni che si è voluto cimentare (confermando  le sue già note non comuni capacità di lettura critico-valutativa, di chiarezza, essenzialità e sinteticità comunicativa) nella recensione di “Una storia ai delfini” di Maria Giovanna Luini, edito dalla casa editrice Creativa, nella Collana Declinato al femminile diretta da Francesca Mazzucato.

Per quanto mi riguarda l’opera che ho scelto in questa occasione è un bel lavoro di Andrea Moneti (Il mercante di eresie - Editrice Stampa Alternativa) che ci immerge nel periodo forse più oscuro del Medioevo.

Simonetta De Bartolo


 

Titolo Libro: Una storia ai delfini
Nome Autore: MariaGiovanna Luini
Casa Editrice: Edizioni Creative
Anno Edizione: 2007
Codice ISBN: 978-88-89841-24-2
Pagine: 102
Prezzo: Euro 10, 00

 

Lucia è un affermato chirurgo.
È una scrittrice famosa.
È una donna che, come l’Araba Fenice, è morta e rinata più volte, riuscendo a risorgere dalle proprie ceneri.
È una donna che parla (e come!) coi suoi silenzi.
Con la sua scrittura.

In un commovente diario dell’anima, denso di colpi di scena come una storia d’avventura, ci appassioniamo alle drammatiche vicende di vita di una protagonista che, dopo avere dolorosamente esplorato il baratro della propria dissoluzione personale, di un annullamento anche carnale, riesce alla fine a ritrovarsi.

Salvezza voluta, ma non anelata: Lucia non arriva, banalmente, all’affermazione di sé attraverso l’amore di qualcuno, ma segue il percorso inverso, scoprendo cioè differenti e importanti epifanie d’amore solo dopo l’affermazione di sé.

Da donna che si lascia scorrere addosso la vita, si trasforma in donna consapevole e domina del proprio destino che, come un antico alchimista, riesce a trasformare il dolore più atroce e viscerale in serena saggezza.

Non so se anche i delfini, che nelle pagine del romanzo seguono con perenne allegria e toccante solidarietà l’imbarcazione di Lucia, abbiano davvero potuto “leggere” questo piccolo e bellissimo libro

(scritto anche bene, per di più, in uno stile limpido e al tempo stesso accattivante – e questo è un dettaglio assolutamente da non trascurare)

ricavandone le stesse intense emozioni che hanno toccato e sedotto me.

Quello che so di certo è che si tratta di un lavoro di assoluta eccellenza che merita di essere letto, goduto e meditato da molti.

Al quale auguro dunque l’ampia diffusione e il successo che merita.

Simonetta De Bartolo
per www.patriziopacioni.it
novembre 2007



Titolo Libro: Il mercante di eresie
Nome Autore: Andrea Moneti
Casa Editrice: Stampa Alternativa
Anno Edizione: 2007
Codice ISBN: 978-88-7226-989-3
Pagine: 222
Prezzo: Euro 13, 00

   Con Il mercante di eresie, Andrea Moneti si assume il difficile compito di condurre il lettore attraverso un complesso periodo del Medioevo, tra il Duecento e il Trecento. Fin dalle prime pagine, l’autore conquista l’interesse del lettore. La materia si presta: contraddizioni estreme della cultura e della spiritualità, utopie, profezie, lotte per la conquista di una libertà e di un’autonomia di giudizio del cristiano contro l’autoritarismo e il dogmatismo della Chiesa, allegre brigate giovanili, fervore culturale degli Studi, avventurosa epopea del mondo dei mercanti, spesso privi di scrupoli, a tal punto da vendere come schiavi dei cristiani, ma che si pentono in fin di vita, convinti di salvarsi l’anima dando tutto ai poveri, degrado morale estremo ed esempi di santità tra i più alti, ecc.

   E’ un mondo che Andrea Moneti, innamorato della sua varietà, della sua tensione continua al cambiamento, attratto dal vorticoso incalzare degli avvenimenti, ha indagato con passione e serietà di studioso, necessaria ad un romanzo in cui storia ed invenzione si sposano con naturalezza, perizia artistica ed equilibrio, in cui avventure e disavventure, materiali e spirituali, di singoli personaggi risultano fatalmente legate a fenomeni di vasta portata storica, come la corruzione e l’ingerenza nella politica italiana da parte della Chiesa, sempre più lontana dall’originario messaggio di Cristo, la disumana “opera salvifica!” dell’Inquisizione, le congiure, le lotte nelle e fra le città della turbolenta ed inquieta Toscana; pagine tra le più nere della storia medioevale, come la crociata contro gli Albigesi, s’intrecciano a pagine di glorie italiane difficilmente ripetibili nella letteratura, nelle arti figurative, nelle stupende, innumerevoli realizzazioni architettoniche, nella cultura in generale, dando luogo a chiaroscuri, in cui l’elemento luce dei tempi nuovi lotta contro le tenaci resistenze dell’oscurantismo medioevale.

   Stragi, battaglie, ciclo carestie-fame-peste, fetide prigioni, torture, mutilazioni, roghi sono rappresentati con crudo realismo; la descrizione dei loro effetti sull’animo umano rivela capacità introspettive ed espressive di un’arte matura.

   Sullo sfondo delle tragiche vicende, pietosa e silente spettatrice o, in alcune circostanze, giudice severa della bestialità umana, la natura, ora nella sua spirituale bellezza primaverile, ora algida con le sue nevi eterne, ora misteriosa nella bassa foschia del primo mattino: poche forti e veloci pennellate che suscitano sentimenti forti e indefiniti. In mezzo alle vicende storiche, in concorso con i personaggi storici, tra prelati dediti alla violenza delle armi, in un mondo di senza Dio, di prostitute, di venditori di false reliquie, di passioni, di saccheggi e vendette, ma anche tra montanari generosi, gentili,  dediti ad un cristianesimo essenziale, tra uomini desiderosi di pace e protesi verso un mondo migliore, si svolgono le vicende umane dei personaggi principali; si realizza l’umanità eroica di Giovanni, con le sue crisi interiori, la sua estrema crudeltà, una volta in preda ai morsi del freddo e della fame, la sua tenace lealtà verso gli amici, il suo amore per la libertà gridato tra le fiamme del rogo. Liricamente delineata la figura di Jacopo nella dolcezza del ricordo di Chiara e dei monti innevati e nebbiosi, nella malinconia del suo tramonto. Personaggi aderenti all’umano, vivi e veri, artisticamente riusciti, come le figure femminili, protagoniste di storia, di Eleonora, più adatta agli studi e alle discussioni, curiosa, amante della libertà e legata per sempre al suo unico amore, e di Chiara, il cui corpo emana una fragranza selvatica, che sperimenta la nostalgia della sua terra, le invincibili angosce e la sua grande passione vissuta in libertà e gioia estreme, che armonizza nella sua anima Dio e la Grande Madre, che guarisce attraverso lei, “la strega”. Andrea Moneti si rivela fine conoscitore dell’animo femminile, ne illumina le pieghe più riposte con rispetto, ne rappresenta la pienezza e la forza del sentire.

    In linea con una tendenza affiorante qua e là nel panorama letterario mondiale, spesso con risultati prestigiosi, convinto della validità culturale del romanzo storico e della sua modernità, in mezzo a tanta produzione in cui il prevalere di fantasie estremamente libere e capricciose, che disorienta senza nulla lasciare nella mente e nell’animo del lettore, Andrea Moneti offre, ancora una volta, dopo 1527-I lanzichenecchi a Roma, pubblicato, nel 2005, per Stampa Alternativa,  un’opera che soddisfa l’esigenza del bello e del diletto della lettura e, cosa che non guasta nei nostri tempi, induce alla riflessione e alla commozione.

Simonetta De Bartolo
per www.patriziopacioni.it
ottobre 2007



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