
24 ottobre 1993
Cara
L,
ma
lo sai che festa, ogni volta che trovo la tua lettera
nella cassetta della posta???
Lunedì
scorso poi è stato ancora più bello, perché io ti
avevo scritto da meno di una settimana, e non pensavo
che potessi essere tanto veloce a rispondermi.
Quindi,
mentre stavo uscendo per andare a scuola, ho buttato
un occhio nella buchetta delle lettere che c’è giù
nell’androne solo perché sono abituata a farlo ogni
mattina.
Quando
ho visto la busta, e ho riconosciuto la tua calligrafia
ho lanciato un urlo che per momenti all’Enrico, il
pensionato che abita giù a piano terra, gli andava
in tilt il pace-maker.
Insomma,
ho infilato due dita nella cassetta e sono riuscita
a prenderla e l’ho messa nello zaino, pensando di
leggerla una volta tornata a casa, con calma.
Potevo
aspettare tutto quel tempo?
MA
NO,
NATURALMENTE!
Allora
l’ho aperta sull’autobus e l’ho letta subito, strizzata
tra una donna col bambino in braccio e un tizio che
approfittava di ogni frenata… per tamponarmi dove
sono più morbida L
Scusa
se ti rispondo solo oggi, ma siccome ieri c’era compito
in classe di storia, negli ultimi giorni mi è toccato
persino mettermi sotto a studiare... ti rendi conto?
Insomma,
eccomi qui subito dopo pranzo chiusa in chiave a doppia
mandata, impegnata a risponderti.
Oh!
“pranzo” si fa per dire... mia mamma appena inizia
a fare un po’ più freddo si ostina a cucinare quegli
odiosi minestroni di verdure... bleah, che schifo
L)
Dice
che fanno tanto bene... ma bene a chi, a che? Non
certo al palato!
J J
J
Prima
è meglio è, perché ho voglia di raccontarti quello
che è successo nel frattempo e di sapere al più presto
cosa ne pensi, e so che quelle mezze lumache (mio
zio Claudio direbbe “mezze seghe”) della posta ci
mettono sempre almeno una settimana a consegnare le
lettere.
Intanto
ti dico subito che sapere che ciò che è accaduto a
me con S. l’hai vissuto anche tu, mi ha aiutato a
sentirmi un po’ meglio. Fra l’altro tu sei talmente
bella che se c’è una cosa sicura al mondo è che per
quanto ti riguarda le colpe di quell’episodio non
furono certo tue…
Per
essere sincera, però, il consiglio che mi hai dato
mi ha lasciato un po’ in imbarazzo, all’inizio. Lo
sai che non sono proprio un’aquila, in fatto di sesso
(diciamo per niente...) e pensare di eccitarlo dicendogli
cose “zozze” non mi era mai passato per la testa.
Quindi, dopo avere letto nelle prime righe della tua
ultima lettera che in quella situazione così “tragica”,
tu hai risolto il problema in quel modo, la prima
cosa che m’è venuta in mente è che non sarei mai potuta
essere in grado di imitarti.
“Da
dove si comincia?” mi sono detta.
“Cosa
cavolo gli dico, per farlo eccitare?”
Ma
non mi sono arresa, e ho ricominciato a leggerti da
principio.
Non
riuscivo a capacitarmi come diavolo ti fosse venuto
in mente di riportarglielo “sull’attenti” iniziando
a farlo fantasticare su un’altra ragazza. Va bene,
una volta ho letto anch’io su una rivista che il sogno
più ricorrente negli uomini è quello di farlo con
due donne.
Fino
a qui ok.
Ma
dal dire (per scherzo) al fare (dire per davvero)
CAVOLO! C’è di mezzo il mare, anzi l’oceano.
Insomma,
per convincermi a provarci anch’io (vincendo un megaterribilissimo
imbarazzo) mi sono dovuta fare una specie di auto-lavaggio
del cervello.
Intanto
(come in effetti mi aspettavo ampiamente...) S. ,
dopo quel pomeriggio di panico a casa sua, era praticamente
scomparso.
Poi
però dopo qualche giorno ha richiamato, dicendomi
che era stato poco bene, credo avesse l’influenza
(ti starai forse chiedendo che sarà anche per quello
che quel pomeriggio non siamo riusciti a combinare
niente, ma adesso ti renderai conto che le cose nn
stanno esattamente così). Mi ha invitato di nuovo
a casa sua, e io ho accettato.
I
suoi genitori non ci sono quasi mai, deve essere una
bella fortuna poter fare quello che si vuole senza
che nessuno stia in mezzo a rompere le scatole.
A
proposito, adesso che ci penso, chissà quante ragazze
si è già portato a casa quel maialoide! Gggrrrrr...
Comunque,
dopo la scuola sono andata da lui.
Stavolta
non è che abbia sprecato troppo tempo in preliminari...
Un
paio di baci e via!, mi ha spogliato subito
(e
nemmeno stavolta mi ha tolto la maglietta... Vabbè
che ho le tette piccole, ma almeno dargli un’occhiata
no?)
poi
si è denudato pure lui, buttando tutto per terra.
Devo
dirti che appena si è tolto gli slip il suo “amico”
mi sembrava già pronto, e credo pure di aver tirato
un sospiro di sollievo.
“Alleluia!”
mi sono detta.
“Almeno
non sarò costretta a vederlo zuppo di sudore che si
affatica per niente!”
Niente
da fare. Troppo ottimismo.
Appena
mi si è avvicinato per… per… ma te lo devo proprio
spiegare? La mamma ti ha detto niente?
J
Eccola
lì, la maledetta sindrome dell’ “INVOLTINO SCONGELATO”!
AiutooooooooooooooooOrroreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
“No,
basta! Stavolta devo fare qualcosa!” mi sono detta.
“Non
posso fare di nuovo finta di niente solo per non farlo
sentire in colpa.”
L’ho
fatto sedere.
“C’è
qualcosa che non va, in me?” gli ho chiesto, con tutta
la dolcezza del mondo.
Per
essere sincera quello che temevo di più era una risposta
tipo:
“Sai
cara, mi piacciono bionde, con gli occhi azzurri e
un metro e mezzo di coscia.”
oppure
“Perché
non fai qualcosa per quella cellulite?”
(anche
se quando mi guardo allo specchio non mi sembra di
fare poi così tanto schifo)
Invece…
“Scusa,
non so cosa diavolo mi prenda quando sono con te.
La verità è che mi emoziono e mi viene paura”.
Paura?
Paura?!?
Lui???
E
io? A me non ci pensa? Io stavo tremando come una
foglia e lui (pensa un po’!) mi confessava di “avere
paura”...
Non
c’è più religione!!!
Ho
contato fino a dieci e ho deciso di fare finta di
niente. Gli ho accarezzato la testa e gli ho detto
di rilassarsi, di non preoccuparsi di niente. Poi
l’ho fatto sdraiare.
Oddio
L., tu che conosci al 110% quanto sono imbranata,
te lo immagina il mio stato d’animo?
Cercavo
di essere serena e di fare le cose con calma, anche
se mi tremavano le mani.
Ho
iniziato ad accarezzarlo proprio lì... ma non è che
la sensazione al tatto fosse proprio il massimo: non
riuscivo nemmeno a tenerlo in mano, tanto era morbido.
Così
mi sono fatta coraggio, e ho cercato di immaginare
te in quella situazione, ricordando le parole che
mi hai scritto.
Cerco
di fare la voce sexy e gli chiedo:
“Sarebbe
divertente per te se... se qui, insieme a me, ci
fosse anche qualcun altro?”.
Visto
che lui, a occhi chiusi, nemmeno rispondeva, mi è
venuto il dubbio che io in realtà non l’avessi detto
veramente, ma solo pensato.
Per
fortuna che alla fine lui apre gli occhi, fissandomi
con lo sguardo da pesce lesso.
“Qualcun
altro chi?”, mi chiede.
“Un’altra
ragazza, per esempio...”.
Lui
ha richiuso gli occhi e mi ha chiesto come immaginassi
questa ragazza.
Buon
segno, no?
Così
ho fatto un bel respiro e sono andata avanti.
E…
indovina un po’, L. ?
La
prima persona che mi si è materializzata in testa
sei stata proprio tu.
Mi
perdoni?
Eh
sì, devo confessarti che eri proprio tu, la terza
persona che era con noi in quella stanza...
Ho
descritto a S. il tuo corpo, in ogni dettaglio.
Ho
iniziato a dirgli dei tuoi lunghi capelli biondi e
degli occhi chiari che, lo sai, a me piacciono così
tanto.
Lui
mi ha chiesto come avevi il seno e, mentre parlava,
mi sono resa conto che qualcosa si era svegliato tra
le mie mani, diventando un po’ più... solido e consistente.
Potevo
fermarmi lì?
No
che non potevo, così…
Gli
ho risposto che hai il seno più grande del mio...
raccontandogli di quella volta che eravamo andate
al mare insieme, con tua madre, e che ci eravamo cambiate
nella stessa cabina perché era l’unica libera. Ricordo
che ti guardavo con la coda dell’occhio per non sembrare
troppo sfacciata. Ma ero curiosa di vedere com’eri
fatta. Ero curiosa di vedere in cosa ci somigliavamo
e in cosa invece eravamo diverse… e poi… non so… l’idea
di spiarti di nascosto mi sembrava divertente e in
un certo modo eccitante…
Quanto
alla somiglianza, negativo, capitano!
Tu
eri già piena di curve mentre io... sarà che sono
troppo magra, ma in confronto a te sembravo la sorella
minore sfigata.
Tu
che dici?
Comunque...
a S. ho raccontato delle tette piene e rotonde che
ricordavo di aver visto quel giorno, dei capezzoli
scuri e grossi al centro, dritti e duri, forse perché
in quella cabina, con le pareti in legno umide e il
pavimento bagnato, faceva fin troppo fresco.
Ma
lo sai che ha funzionato?
In
pochi minuti il suo coso era diventato rigido come
un righello.
Ma
ormai era partito per la tangente, e si era appassionato
fin troppo al gioco.
Così
mi ha chiesto come fosse la tua... ehm... capito no?
Io
quel giorno, nella cabina, non è che l’avessi vista
poi così bene.
Però,
per qualche secondo… mentre, dopo esserti tolta i
jeans e le mutandine, rovistavi nella borsa alla ricerca
del costume...
…
eri bella.
La
carne morbida e tenera dolcemente divisa in due da
quella fessura... liscia, come la mia, ma più carnosa
e più dolce.
S.
iniziava a respirare più forte mentre gli dicevo così.
Mentre
io ero talmente presa da non accorgermi nemmeno di
avere accelerato le mie carezze.
Teneva
gli occhi chiusi, e io ti confesso d’essere stata
un po’ gelosa di te, perché era a te che stava pensando
in quel momento, ne ero certa.
Però
la sua eccitazione alla fine eccitava anche me. Il
tessuto del lenzuolo mi strusciava proprio “lì” ogni
volta che mi muovevo ed era una bella sensazione...
Da
una parte avrei voluto alzarmi, mettermi su di lui
e provare a fare l’amore. Ma avevo paura di interrompere
la magia di quel momento, quindi rimanevo seduta,
continuando a toccarlo.
Non
ci ha messo molto a venire...
Io
non ho fatto in tempo a godere, ma non m’importa più
di tanto
(tra
l’altro la volta precedente avevo passato due giorni
con un bruciore fastidioso tra le cosce, e non avevo
certo voglia di fare il bis)
Ha
sporcato la pancia e pure le lenzuola, quel fenomeno.
Senza
contare la mia mano, che luccicava di quella specie
di latte condensato
(solo
molto più liquido e viscida però)
Non
ho ancora capito come può venire in mente di berlo,
a qualcuna.
Io
di certo non ci riuscirò mai.
Ma
a lui era piaciuto, e questa è stata la cosa più importante.
Ecco,
Vostro Onore, questi sono i fatti e mi raccomando
alla clemenza della Corte.
Scherzi
a parte, ti ho raccontato proprio tutto, perché spero
che non ti darà fastidio l’essere stata protagonista
di questa nostra “avventura” a tre.
Ma
se non dovesse essere così, me lo dirai, vero? Giura!
Nel
qual caso ti chiedo scusa fin d’ora.
Con
S. non ci siamo rivisti ancora, dopo questo episodio.
Lui ha molto lavoro e so che il fine settimana è l’unico
momento in cui può uscire. Però mi ha richiamato il
giorno dopo, e quello dopo ancora. E mi ha detto che
ha voglia di vedermi...
Dio,
sono così felice!!!
E
devo tutto a te, che sai sempre consigliarmi cosa
fare.
Mi
manchi tanto lo sai? Spero di vederti presto. Stavo
pensando che potrei chiedere a mia zia se ha voglia
di accompagnarmi da te... In fondo ci vogliono solo
un paio d’ore in autostrada... che sarà mai?
Sempre,
ovvio, che tu sia d’accordo.
Ti
abbraccio forte e ti bacio, scrivimi presto!
F.