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Rubrica di recensioni dai cinema d'Italia a cura di
Maria Cristina


 

 

Titolo: Michael Clayton
Interpreti: George Clooney, Tom Wilkinson, Tilda Swinton, Sydney Pollack, Michael O’Keefe, Austin Williams
Regia: Tony Gilroy
Anno: 2007
Stato: U.S.A.
Distributore: Medusa

È una pellicola in cui sia il dialogo, sia i lunghi silenzi associati ai primi piani (in cui George Clooney dimostra ampiamente il proprio talento) sono espressi con pari efficacia.

Con una sapiente scelta di tempi lo spettatore viene portato a fare conoscenza del protagonista e del suo collega destinato a una drammatica fine proprio nel momento della presa di coscienza.

Una morte violenta, che fin troppo facilmente sarà fatta passare per incidente, causerà la maturazione del personaggio interpretato da Clononey, costretto ad affrontare domande alle quali è molto difficile dare una risposta coerente.

Un uomo che potrà ritrovarsi realmente solo quando si ritroverà con le spalle al muro La verità lo porterà anche ad una analisi di quello che è diventato, facendoci vedere chi era una volta, ma il coraggio di recuperare se stesso lo avrà solo quando capirà di non avere più nessuna scelta.

La necessità di cercare in qualche modo di sopravvivere e le voci della coscienza come facce diverse della verità, un contrasto di motivazioni reso ancora più stridente in una società, come quella nordamericana, in cui sono spesso i soldi a guidare scelte e decisioni.

Un film amaro, che lascia una sensazione di già visto e  già sentito in bocca, ma anche la speranza, che forse tutti possono redimersi.

Magari anche gli avvocati, da sempre malvisti negli US.

Buona visione

m.c.


 

Titolo: Elizabeth: The Golden Age
Interpreti: Cate Blanchett,  Clive Owen,
Regia: Shekhar Kapur
Anno: 2007
Stato: G.B. - Francia
Distributore: Universal

E’ il secondo di una trilogia che il regista ha iniziato una decina di anni fa,  quando Elisabeth viene, giovanissima, fatta regina. Cate Blanchett era brava allora e lo è ancora di più adesso, nel presentarci una donna che ha rinunciato a tutto pur di poter fare bene il lavoro di regina, e che ha governato per un periodo lunghissimo. Della grande sovrana britannica viene mostrato un aspetto che spesso viene  ignorato, quello di una donna che sapeva anche sorridere e che era, per i tempi, consapevole di se stessa, scarsamente incline a  sottomettersi alla fallocrazia dell’epoca, impersonata perfettamente dal Re di Spagna.

Altro palese obbiettivo della regia, la denuncia di ogni fondamendalismo religioso: senza troppi sottintesi si accosta l’integralismo cristiano dell’epoca a quello musulmano ancora imperante ai nostri tempi.

Film godibile anche da chi ha perso “le puntate precedenti”, grazie anche all’accorgimento utilizzato dalla regia: le parti indispensabili alla comprensione e al godimento della storia vengono illustrate in testa e in coda, senza appesantire il corpo dell’opera.

La recitazione è inappuntabile e mai sopra le righe. La fotografia è stupenda così come i costumi. La regia non è pesante, evitando compiacimenti nelle scene più drammatiche e violente: così, per esempio, c’è una punta di poesia a mitigare le forti sensazioni suscitate dalla decapitazione di Maria Stuarda e della grande battaglia navale

Che dire di più: semplicemente da non perdere.

Buona Visione.

m.c. 


Titolo: The Bourne Ultimatum (Il ritorno dello sciacallo)
Interpreti: Matt Damon, David Strathaim, Albert Finney, 
Regia: Paul Greengrass
Anno: 2007
Stato: U.S.A.
Distributore: Universal

Terzo capitolo  di una avventura che dura ormai da diversi anni, dopo che Bourne ritorna a nuova vita dopo che era dato per morto. La scena iniziale del primo capitolo sarà la scena finale di questo film, forse voluto intenzionalmente dal regista per chiudere idealmente un cerchio aperto nel momento che il protagonista, senza memoria, cerca di capire chi era e perché lo volevano morto.

Dopo che, nella seconda parte, il protagonista della storia era stato lasciato con poche verità e molte incertezze, in questa pellicola finalmente arriva qualche risposta in più.

Un film in cui la sceneggiatura punta più sull’azione che su un dialogo ridotto all’essenziale ma abbastanza curato da farci capire quali drammatiche conseguenze possano derivare dalla paranoia  e da un lavaggio del cervello operato con scientifica astuzia: un uomo integro può essere indotto a rinnegare le proprie convinzioni. C’è sempre un Grande Fratello che osserva e spia impunito e, se necessario, si può annullare la personalità di un essere umano per creare macchine di morte.

Dov’è la sorpresa? Roba che si legge tutte le mattine sul quotidiano, no?

Il viso volutamente inespressivo di Damon è in contrapposizione con  la velocità delle informazioni e delle azioni in cui si trova coinvolto, ma  anche con  la recitazione degli altri attori. Le immagini si susseguono veloci, così come i colpi di scena di una storia che ci porta in  giro per il mondo.

Sicura e coerente la regia, che usa sapientemente una serie ravvicinata di primi piani così ravvicinati da confondersi nell’azione degli attori.

Non capisco perché nel titolo italiano si nomini lo sciacallo, che di sicuro farà tornare alla mente un vecchio quanto famoso film, ripreso abbastanza recentemente in un remake: piccolo e poco corretto espediente (che ben s’innesca nella tradizione di furba manipolazione del tutto italica, purtroppo) che rischia solo di confondere lo spettatore.

Buona visione.

m.c.


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