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Ex Cathedra

porte e finestre aperte sulla scuola (nov 2006 - numero 5)
ideata da Antonietta Opallo


Insegnte a Vivere
Antonietta Opallo

“Cari professori, insegnate a vivere”, così il noto psichiatra Vittorino Andreoli, in uno dei suoi più apprezzati libri, si rivolge ai docenti.

E, mai come ora, di fronte a ragazzi difficili,con chiari segni di insofferenza a regole e norme, la Scuola, come Istituzione deputata alla formazione dei giovani, dovrà fornirli  sì, di un valido bagaglio culturale, ma dovrà soprattutto munirli di una sorta di corrimano per aiutarli a non deragliare sulle strade del mondo.   E’ questo, senza dubbio, un arduo compito affidato anche ai docenti, che, non a torto, sono stati definiti i pionieri del XXI secolo.  

Essi si trovano di fronte  a ragazzi spesso fragili, caratterizzati da esasperato estetismo, dal forte desiderio di apparire e non essere, alla continua ricerca di desideri effimeri e modelli sbagliati.

Di fronte a simili scenari, il docente dovrà imporsi con la sua autorevolezza che gli deriva anche dalla capacità di saper trasmettere il fascino della cultura e la profondità immortale di alti valori che il tempo non ha mai offuscato.

Dovrà apparire come maestro di vita, trasmettitore di un sapere che dovrà essere percepito come strumento per meglio orientarsi nel mondo e meglio esprimere la vita.

Indispensabile sarà instaurare in classe un clima sereno, caratterizzato da solidarietà e cameratismo, dove si crei un humus fertile, indispensabile alla crescita e alla maturazione dei ragazzi, un ambiente dove ci si abitui al dialogo, al confronto, all’ascolto.

Ricordiamoci che la classe è una piccola comunità, una società in miniatura dove si apprende a vivere con gli altri, ad apportare il proprio contributo, ad esprimere il proprio punto di vista e a rispettare quello degli altri, anche dissentendo, ma sempre motivando il proprio dissenso con argomenti derivanti dalla logica del ragionamento.

Insegnare a vivere sarà anche tendere alla saggezza e alla sagacia, sarà usare al meglio l’intelligenza nelle azioni umane per sviluppare una propria capacità intellettiva e critica anche contro gli imbonitori delle menti e per poter operare scelte autonome e godere della libertà di pensiero.

Insegnare a vivere vuol dire, ancora, creare giovani con vasti orizzonti, con aperture mentali ad ampio raggio per non cadere in visioni del mondo anguste e limitanti, e vorrà dire ancora dotarli di orizzonti di senso che consentiranno di rendere umano il loro fare.

Significherà, inoltre, credere in un ideale, saperlo cullare e coltivare, significherà prepararsi all’impegno civile, alla passione militante e ad una coscienza civica per il futuro ruolo di cittadino de mondo, di un mondo che aspetta il contributo di ognuno per essere migliorato.

E non per ultimo significherà mettercela tutta nelle dure salite senza mollare mai, fino al raggiungimento del traguardo.

Un docente che riuscirà a creare simili abiti mentali, proponendosi come modello e punto di riferimento in una società che ne è priva, e contribuendo non poco alla crescita umana e culturale dei suoi ragazzi, rimarrà per la vita nel loro ricordo .



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