NUMERO MONOGRAFICO DEDICATO A SILVIA
DENTI
Conosciuta
nell’articolato e complesso mondo del web come Divina
Follia (www.divinafollia.blogspot.com;
) è nata nel 1959 e vive in provincia di Bergamo.
Il suo modo di creare versi, da lei stessa definito
“Poesia Blu”) è permeata di languida sensualità.
Tra le sue pubblicazioni segnaliamo: Io e dintorni
Ed. Nuova Impronta, 1982; Presente infinito Ed.
Galzerano, 1988; Post scriptum Ed. Gabrieli,
1989; Onraiv Traccedizioni, 1990; L'indicibile
senso del volere Ed. Villa di Seriane, 1992; Rosso
diesis Ed. La Nuova Fucina, 1996; Lessico in
Blu Ed. Blur Service, 1997. Ha partecipato a numerose
rassegne letterarie in Italia e all’estero ottenendo
numerosi premi e riconoscimenti. Dopo una pausa di riflessione,
e grazie alla fiducia che le ha dimostrato un nuovo
editore, lavora ora assiduamente alla ricerca di nuovi
autori e testi, alla stesura di prefazioni, recensioni
e saggi.
Dice di sé: “Sono
un poco folle ,
aspirante alla divinità...credo di avere un compito
qui, sulla terra. Forse umile, apparentemente poco utile,
ma mio. Soltanto mio. Dare. Certamente non a livello
materiale. Ascoltare, condividere, cercare, scrivere, scrivere...scrivere... Ed è cosa abbastanza frequente il mio ascoltare la pioggia
rossa cadere, cadere, cadere....nel suo andare senza
fine, nel suo purificare, ticchettare, suonare su me,
su noi, sul mondo. Sono. Divinafollia.”
Desiderio
E’ così che vorrei fosse
l’infinito che ci separa:
un deserto di baci
incatenati al respiro
come granelli di sabbia leggeri
lenti e rotondi
fugaci
tenaci
odorosi
e
stretti uno ad uno
sull’unica strada voluta
giocosi
smaniosi
bollenti
custodi di un nostro segreto
pronti a rifugiarsi
-prima o poi-
tra le nostre labbra dischiuse.
Nuda
Ho sete e voglio movimenti rotondi
per conoscere l'inappagato senso
del verbo implorante di desiderio.
Il cuore sta sulla destra muto
il delirio accende una notte stellare
sui miei occhi sgranati e divini.
Sto appoggiata sulle dune dei miei fianchi
il corpo allungato sul divano
più morbide dei cuscini rosa
le mie natiche si confondono
con le tue mani a ventosa
Giù dalla schiena cola la tua saliva
fatta di luce e la tua parte più barbara
vola bassa e fa a pugni con la mia
parte delicata di donna.
Ci sono domande gravi
che non ti pongo e seppellisco
nella penombra mentre un tuo gesto
cade sulla incapacità della mia voce
di replicare richieste e baci.
Nuda
seni vibranti come movimenti elettrici
navigo nelle tue acque impazienti
che bagnano le mie cosce sciolte
da briglie di capelli abbandonati
nel profumo di miele all'arsenico.
Nuda
senza anima dentro
rivolgo le palpebre come soglie
socchiuse all'abat jour.
Ascolto soltanto la voglia di te
ascolti soltanto la voglia di me.
Insieme
complici la mia pelle
e i tuoi jeans appena slacciati
non più quattro mani
due bocche due corpi
non più...
la fretta bramosa
ha fatto il suo inventario d'incertezze
e invidia adesso il nostro nudo sorriso
che trattiene la notte imbrigliata nel giorno.
Stanchi di noi
Avidità di cosce tese
notte pesante dentro
a una luce incerta
che tutta mi possiede.
Quanti baci ho sulla bocca
ginepro e zenzero
per svegliare le tue ciglia zitte
dipinte sul mio braccio.
Il movimento del respiro liquefatto
ti accende d'incantesimi sottili
e la meraviglia della mia terra bruna
percorre la tua gola che vuole bermi
troppo velocemente....
ma io ti conduco lontano
e apro le nicchie più ostili e
mai attraversate dal tuo solco.
Oltrepassi la mia polpa pulsante
vuoi mangiarmi le labbra
l'energia è una iena arrabbiata
e sconvolge i sussurri del fuoco
che avvampa rapace.
Vuoi dire qualcosa ma non puoi
perché stai amando il mio mistero
più fitto.
Un orecchio sotto la tua corteccia
fa esplodere in me un mondo di musiche
mai ascoltate.
Irrequieto e arreso non ti perdi
nemmeno un lamento
delle mie viscere appassionate.
Divori il mio gheriglio corticale
mentre io avverto l'ennesima
evoluzione dei miei azzurri.
I muscoli tremano e si calmano
in polvere d'occhi sfiniti ...
Mai stanchi di viverci
esageriamo le voci
riempiendo la stanza
dei nostri visi sporchi di noi
affidati alle vele d'un silenzio
che grida.