
(linea diretta
con il crimine e il mistero)
In attesa
di “Malinconico Leprechaun”,
la nuova avventura del commissario Cardona:
un’inchiesta tra magia ed emarginazione, una
storia (ambientata in alcuni dei siti più
suggestivi d’Irlanda) al tempo stesso sorprendente
e commovente. Libro arricchito dalle suggestive
tavole del disegnatore siculo-padovano Fabio
Fobia, già conosciuto e apprezzato per le
illustrazioni di Essemmesse.
All’inizio del cammino
Secondo la storia (quella con
la S maiuscola) Cristoforo Colombo e le sue
tre caravella partirono da Porto Palos per
raggiungere le Indie da occidente, e finirono
con lo scoprire un nuovo continente.
Fu così che si cambiò nel più
radicale dei modi il corso della storia dell’umanità.
Fatte le dovute proporzioni,
credo che il migliore augurio che si possa
fare al neonato blog del commissario Cardona
(http://cardona.blog.aruba.it/) è proprio quello di un viaggio
che, partito addirittura senza una meta precisa,
ma solo e semplicemente perché è arrivato
il momento di togliere le ancore e salpare,
capiti per merito o per mera buona sorte di
raggiungere la meta più ambita per un personaggio
letterario: quella di suscitare l’interesse
e la simpatia di un sempre crescente numero
di lettori.
Certo, il blog è solo un mezzo
(una fragile caravella, appunto, alle prese
con l’immensità dell’oceano), e ciò che garantirà
un buon approdo saranno soprattutto la creatività
del Faber della saga e la tecnica di scrittura
con la quale l’autore saprà render avvincenti
le avventure di questo tosto e spietato sbirro..
È per questo che a Leonardo
Cardona (al quale cederò poi definitivamente
la parola) e a Patrizio Pacioni auguro semplicemente:
“Buon viaggio!”
Manfredo Cipriani
www.patriziopacioni.it
novembre 2007
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Mi chiamo Cardona.
Leonardo, Cardona.
Abito nel comune di Monteselva
e di mestiere ricopro il ruolo di commissario
di Polizia presso la Questura di Piacenza.
Altezza 1,83, muscoli non appariscenti ma
abbastanza funzionali, a quanto mi dicono,
e poco adipe, giusto un po’ di maniglie dell’amore
sui fianchi. Anche se, lo confesso, mantenermi
in forma, da qualche tempo a questa parte,
mi costa uno sforzo notevole: non so perché,
ma, da quando ho superato i trenta, sembra
che il cibo abbia preso a ingrassarmi solo
a guardarlo. Che le calorie mi aggrediscano,
con la decisione e la cattiveria di una banda
di teppisti.
Con la pistola so mirare giusto
quanto basta e nel corpo a corpo, oltre ai
rudimenti di diverse arti marziali, conosco
un paio di trucchi da vicolo buio di periferia:
impararli m’è costato qualche botta in testa
e altrove, e un paio di cicatrici che per
fortuna restano quasi sempre coperte dai vestiti.
Capelli … pochi, ma per me non
è mai stato un problema, e poi sembra che,
dopo che la maggior parte di loro ha avuto
sin troppa fretta di migrare altrove, quelli
che hanno deciso di rimanere si siano abbarbicati
come arbusti sul crinale di un colle esposto
alle intemperie, continuando anche oggi che
sono alla soglia dei quaranta, a resistere
eroicamente al loro posto.
Sono coniugato con Luisa da
quasi vent’anni (ricordo che nello stesso
anno sposai prima la polizia e poi mia moglie)
e ho un figlio che si chiama Michele e che
di anni ne ha sette. È arrivato con comodo,
lui, e da come lo vedo crescere penso che
abbia intenzione di prendere la propria vita
con comodo.
Mi piace leggere, andare al
cinema, al teatro, al museo, adoro la buona
musica, sia classica che moderna. Dedico ogni
mattina almeno un’ora alla lettura dei giornali,
e nutro un’autentica passione per la storia.
Chi, sulla base di queste informazioni,
individuasse in me un raffinato uomo di cultura,
prenderebbe però la più grossa cantonata della
propria vita. Perché ciò che mi interessa
davvero, da bravo sbirro come sono e probabilmente
rimarrò nel profondo dell’anima fino all’ultimo
respiro, è quanto accade nel mondo che mi
circonda. Insomma, ciò che realmente vorrei
è che nulla di quanto è fuori e dentro gli
altri quattro o cinque miliardi di uomini
e donne come me, possa sfuggire alla mia cognizione.
Obbiettivo alquanto ambizioso e probabilmente
irraggiungibile, me ne rendo perfettamente
conto, che però ha avuto l’effetto di trasformare
la mia mente in una specie di insaziabile
tritatutto nel quale stipo con metodo quasi
ossessivo informazioni di ogni tipo.
Quanto ai delinquenti coi quali
mi trovo a trattare quotidianamente, in tutta
coscienza non ritengo di dover usare con loro
troppi riguardi. Quando mi metto sulle tracce
di un sospetto, annuso la sua scia, e non
lo mollo più finché non ce l’ho ben stretto
tra i denti. Forse è anche per questo che
mi hanno affibbiato il soprannome di “Leone”.
Questa mia, chiamiamola così,
determinazione nelle indagini non è una questione
personale, si badi bene, e quando mi rendo
conto che un colpevole riconosce la propria
deviazione e se ne pente, non ho difficoltà
a cercare le motivazioni che l’hanno spinto
a sbagliare. Perché ce n’è quasi sempre almeno
una valida, o perlomeno che possa sembrare
valida.
Il fatto è che sono nato sotto
il segno della Vergine, segno di terra, segno
dell’ordine e della razionalità, e quando
un tassello del mosaico che mi sono costruito
della legalità (forse un po’ troppo personale,
non ho difficoltà ad ammetterlo) viene spostato,
la mia prima preoccupazione è di rimetterlo
a posto, se posso, o quanto meno quella di
punire il responsabile del disordine.
Per questo pretendo molto dai
miei collaboratori e, quanto ai miei superiori,
non ho difficoltà ad alzare la voce se, per
qualche motivo, mi si mettono di traverso.
Per questo, probabilmente, la
mia carriera si fermerà qui dove sono già
arrivato.
Rimanendo in tema di astrologia,
quanto al mio privato (fuori dal commissariato,
intendo), a governarla dev’essere la costellazione
(guarda un po’!) proprio del Leone, sulla
quale gravitano gran parte dei miei principali
ascendenti.
Così amo vivere la mia vita
fino in fondo, perché non credo nella reincarnazione
e so bene che non mi sarà concessa un’altra
possibilità. Parlo di passione, di sensazioni
vere, di quelle che ti torcono le budella
e ti fanno riscaldare il sangue.
Parlo della mia ormai consolidata
relazione con Diana De Rossi, la bella giornalista
di Tele Radio Farnese.
La mia morbida, profumata, tenera,
appassionata, disinibita e intelligentissima
amante.