Ciao a tutti!
Eccoci di nuovo insieme.
Al timone della mia nave mi sento
ottimista perché chiara è la rotta: Lo Scaffale si sta
qualificando non solo grazie al mio modesto contributo,
ma anche, e soprattutto, a voi, cari lettori, e alla
vostra partecipazione.
Ho letto e recensito per voi Gatti
dal Buio (AA.VV.), edito nel 2007 dalla Magnetica,
nella Collana I Premi Letterari.
Il titolo mi ha fatto pensare al Commissario
Cardona che mette in gattabuia i colpevoli. Sapete che
“gattabuia” deriva da “gattaiolo”, il buco che un tempo
si faceva alle porte di casa per far entrare e uscire
liberamente il proprio gatto?
Si è soliti dire: “bella come una
rosa”, ma le rose hanno le spine e accade pure che Le
rose si vendicano due volte (Effequ, 2006), di Leonard
Morava, giornalista in Albania, sua patria d’origine,
oggi operaio edile a Grosseto. Non lo sapevate?
Buona lettura!
Simonetta De Bartolo

Titolo Libro: Gatti dal Buio
Nome Autore: AA.VV.
Casa Editrice: Magnetica Edizioni
Anno Edizione: 2007
Codice ISBN: 978-88-89889-36-7
Pagine: 99
Prezzo: Euro 12, 00
Dal buio delle nostre ancestrali paure?
Dal buio della notte in cui due piccoli immobili occhi
perseguitano tormentate coscienze, sostituendosi alle
torce delle Erinni del teatro classico antico? Dal buio
dell’affascinante mistero di una creatura affettuosa
e sorniona, pronta a trasformarsi in un’efficacissima
e crudele macchina da guerra?
Brevi racconti che si leggono d’un fiato,
in cui il personaggio principale è il gatto, vittima
e carnefice, giustiziere vindice di se stesso. E’ forse
un caso che il “gatto a nove code”, una corda terminante
con tre codini “acconciati” da nodi o da sfere di ferro
forgiate, sia uno strumento di tortura o di auto-fustigazione?
Sì, sto parlando proprio di quella piccola e orgogliosa
creatura, tanto venerata nell’antico Egitto da essere
portata in salvo dalla casa in fiamme prima delle persone
e delle cose più preziose, dotata delle proverbiali
“sette anime”, capace di resuscitare e, quindi, di vivere
sette volte, nove nei paesi anglosassoni, oggetto di
superstizione se di pelo nero, tanto amata da Baudelaire.
“C’è qualcosa, nell’amore disinteressato e capace di
sacrifici di una bestiola, che va direttamente al cuore
di chi ha avuto frequenti occasioni di mettere alla
prova la gretta amicizia e l’evanescente fedeltà del
semplice Uomo” (da “Il gatto nero” di E. A. Poe).
Per Lovecraft,
ne I gatti di Ulthar, è il depositario di racconti
che risalgono alle città dimenticate di Meroe ed Ophir,
è parente dei signori della giungla ed erede dei segreti
dell’Africa oscura e misteriosa”. Nel volumetto, inserito
nella Collana I Premi Letterari e che comprende i dieci
migliori racconti fra quelli partecipanti all’omonimo
concorso “Gatti dal buio”, bandito dalla Magnetica,,
fluttua onnipresente la suspense, ora lieve, ora in
crescendo, ora come onda anomala in potenza. L’ombra
e il mistero, in Niki di Pina Varriale, l’atmosfera
di collettive crudeltà e di affetto infantile, in Cagliostro
di Giorgia Sacco Taz, sono ben calati nel sentimentale
recupero memoriale.
In Farìa
di Marco Daini, racconto breve, ma efficace, si gusta
una sottilissima venatura umoristica, mentre in Grigio
di Simone Pera le torture inflitte al gatto e alle persone
e la voce umana che si fa tramite dei sentimenti del
felino sembrano stabilire agognati, impossibili equilibri
tra uomo e animale.
In Nuvole come
gatti bianchi di Renzo Saffi una struttura narrativa
ben articolata supporta un lavoro di fine psicologia,
presente anche, in direzione del sociale, in Cater
di Alessio Iarrera, racconto dal linguaggio e dalla
trama semplici e lineari.
Fobia di Fabio Marangoni
mette a dura prova l’attenzione del lettore per l’intreccio
narrativo originale e complesso e per le descrizioni
minuziose, tipiche dell’attento osservatore, che, a
volte colpiscono i sensi (vista e olfatto), così come
in L’angelo e in La patata ero(t)ica di
Patrick McGrath. Sedici gatti, di Marco Marengo
e Alda Iadelise, rivela una fantasia stupefacente e
imprime nella mente l’immagine nauseabonda di Lui. In
Lavori usuranti di Alfonso Mormile lo sguardo
del gatto attenua un po’ la tensione narrativa, ma,
attenzione, la bestiola “…morde e graffia. È cattiva!”.
Siamo emotivamente
coinvolti, infine, da Il concerto d’organo di
Guido Marcelli, quasi come quando “ascoltiamo” La
musica di Erich Zann di H. P. Lovecraft.
Il gatto, insomma,
è il vero protagonista e lo sono anche (inevitabilmente)
sia il nostro affezionarsi a lui in maniera morbosa,
sia la determinazione di allontanarlo da noi e dalla
sua casa, le nostre paure, i sensi di colpa, “il dolore
che genera i fantasmi” (da Farìa di Marco Daini),
l’Ombra minacciosa, il mistero che ci avvolge; i miagolii
e i silenzi, le fusa, il pelo ritto e lo sguardo, il
suo il linguaggio; il suo ritorno da vivo o da morto
e la vendetta.
Simonetta De Bartolo
per www.patriziopacioni.it
gennaio-febbraio
2008

Titolo Libro: Le rose si vendicano due volte
Nome Autore: Leonard Morava
Casa Editrice: Editrice effequ
Anno Edizione: 2006
Codice ISBN: 88 89647 16 7
978 88 89647 16
5
Pagine: 151
Prezzo: Euro 14, 00
“Erion Monaj smise d’essere di questa vita…, Trovammo la lama
spezzata di un coltello da cucina ferma tra la quinta
e la sesta costola della gabbia toracica”.
Il “Prologo” di Le rose si vendicano
due volte, di Leonard Morava, scrittore albanese
che vive in Italia, e il titolo stesso, già di per sé
accattivante e che ci fa immediatamente pensare a Il
nome della rosa di Umberto Eco, costituiscono una
iniziale intelligente spinta alla lettura, addentrandoci
nella quale, contrariamente a quanto ci aspettavamo,
le tonalità del noir, come la suspense, si affievoliscono
via via, pur persistendo fino alla fine, per far posto
ad un realismo intriso di lirismo elegiaco, che nasce
da uno scontro tra dolorose realtà legate a sconvolgimenti
politici nazionali, miseria, viaggi avventurosi per
mare, verso esili forzati, e desiderio di vivere sentimenti
puri e profondi, di aderire al ritmo gioioso della vita
e della giovinezza. Siamo catturati inevitabilmente
dal sospettare in modo fulmineo (era nelle intenzioni
dello scrittore?) di Teresa Sasaro, la cameriera della
trattoria italiana, e di Simona Brun, la pensionante;
sospettiamo un po’ di più e più a lungo di Dorata Bardhi
e molto di più, poi, di Elvira Kresta…
Il corpo senza vita di Erion viene
portato nella sua terra d’origine dagli amici albanesi,
con cui in giovane età aveva stretto un patto di fratellanza
con una sostanza fatta con 40 gocce di sangue di ciascuno
di loro, polvere da sparo, tabacco, latte. Le usanze,
le credenze e il rito funebre, sulla cui descrizione
l’autore insiste con una certa compiacenza, ci fanno
ricordare quelle meridionali illustrate ne Il ponte
di San Giacomo da L. M. Lombardi Satriani e Mariano
Meligrano.
Il romanzo, dalle forti tinte biografiche,
è impregnato di una dolce malinconia, presente soprattutto
nel lento recupero memoriale, e di profonde metafore
esistenziali. L’ “amore proibito” tra Erion ed Elvira
e quello alla luce del sole per le rose e, in generale,
per tutti gli altri fiori, alleviano l’atmosfera tesa
e le sofferenze causate dal Comunismo albanese, dalla
mancanza di lavoro, dalla povertà, dalla mentalità non
a passo coi tempi, dalle abitudini arretrate, ecc.
“Querer las flores,
se encuentra la vida, querer la vida, se encuentra l’amor ».
La
Puglia all’orizzonte,
la clandestinità, il senso d’inferiorità, la lotta per
la sopravvivenza, l’importazione in Italia della “cioccolata
albanese”, l’impossibilità di rinvenire una logica nella
tumultuosa ed incalzante casualità degli eventi inducono
a conclusioni estreme: “…il mondo è il più grande paradosso
del mondo. Lo ami e ti emargina, lo ignori e ti aiuta”.
Il linguaggio incline alla poesia e materiato di profondo
sentire, la trama semplice, ma ben articolata, del romanzo
e la storia di Erion, “orfano dell’anima”, “fan della
fatalità”, ci fanno conoscere, sorprendendoci, l’anima
dell’Albania e degli albanesi, capaci di sentimenti
delicati e di estreme efferatezze, spesso fatalisticamente
rassegnati, a cui la cronaca nera, obbediente al principio
dell’impassibilità, non è interessata.