
Titolo: I Viceré
Interpreti: Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi,
Lando Buzzanca, Guido Caprino, Lucia Bosè, Franco Branciaroli,
Assumpta Serna
Regia: Roberto Faenza
Paese: Italia
Distribuzione: 01
Anno: 2007
E’ un film che racconta attraverso la storia di Consalvo, ultimo
erede di una nobile famiglia siciliana, la storia di una
Italia che sta nascendo e i cambiamenti che ciò comporta,
in un equilibrio vecchio di secoli. Ma il cambiamento
sarà solo virtuale e fittizio poiché tutto rimane immutato
nel modo di vivere di chi è privilegiato. Lo spaccato
socio-politico-religioso lascia interdetti perché c’è
una modernità nei fatti raccontati e anche nel modo di
pensare, che sembra una fotocopia della realtà che abbiamo
adesso nel nostro paese. Il regista ha fatto due versioni,
una per il cinema e una più lunga per la televisione,
e questo mi incuriosisse, credo che nella seconda versione
ci sarà un maggiore approfondimento di alcuni personaggi.
La storia si articola nell’arco di circa 50 anni, dall’unificazione
fino al primo decennio del novecento, ed è Consalvo a
raccontarcela, in prima persona, facendoci anche sorridere
in momenti in cui ci sarebbe ben poco di divertente. Un
film importante e da vedere, a mio avviso, perché disvela
il vero volto di un’Italia che, pur cambiando trucco e
vestito, è sempre uguale a se stessa, e il tempo non fa
che evidenziare tratti sempre uguali in un viso che vorrebbe
essere diverso, ma che un trucco troppo pesante rende
spesso ridicolo. Insomma, nonostante le molte discussioni
e polemiche che hanno accolto la pellicola, dividendo
il pubblico a metà tra “favorevoli” e “contrari”, impossibile
non riconoscere la bravura degli attori e l’asciutto ma
efficace stile narrativo del regista.
Buona visione da m.c.

Titolo: Nella valle di Elah
Interpreti: Tommy Lee Jones,
Charlize Theron, Susan Saradon, James Franco, Jason Patric,
Regia: Paul Haggis
Paese: U.S.A.
Distribuzione: Mikado
Anno: 2007
Un titolo originale, che porta a pensare a un film
di genere diverso da ciò che poi si rivela in realtà alla
visione. Se ci soffermiamo a rifletterci su e ripensiamo
anche alla spiegazione che Lee Jones dà anche della bandiera
capovolta, ci rendiamo conto che le chiavi di lettura
sono più di una. La prima, è quella di un giallo apparentemente
lineare, ma fa riflettere la dinamica dell’omicidio e
di come l’assassino sia diventato tale, quasi una conseguenza
del suo vissuto, degli orrori della guerra che l,o hanno
reso immune a qualsiasi emozione. Giovani distrutti dentro
che per sopravvivere si drogano, estraniandosi dal resto
del mondo. C’è la coscienza di un padre che non riesce
a decifrare e raccogliere il grido d’aiuto del figlio
e lo lascia da solo davanti alle sue paure e ai suoi limiti,
facendolo diventare una persona diversa da quella che
lui ricordava e cha la madre amava. C’è l’ipocrisia dei
governi in generale e in particolare di quello americano
che manda dei giovani “Davide” a combattere al posto di
chi “sceglie” di rimanere a casa, e qui non può tornare
alla mente Moore. Ottimi sia l’interpretazione degli attori
che la scelta del regista di non calcare troppo la mano
in certe situazioni, lasciando sedimentare dentro agli
spettatori una propria scelta di immagine da portare a
casa come “ricordo”.
Buona visione.
m.c.

Titolo: Come d’incanto
Interpreti: Amy Adams, Patrick
Dempsey,
Regia: Kevin Lima
Paese: U.S.A.
Distribuzione: Buena Vista
Anno: 2007
È un misto tra cartoon e film normalmente recitato,
che inizia con un: “c’era una volta” e termina con un
:”vissero felici e contenti”. Nel mezzo, una storia ben
costruita in cui la parte animata si interseca con quella
interpretata dagli attori in carne e ossa. Il risultato
è quello di personaggi ben delineati e indovinati in ogni
dettaglio, resi ancora più incisivi dalla doppia “scrittura”.
In particolare risulta divertente vederli uscire da un
tombino non più disegni animati, ma “umani”, e singolare
l’abilità di interagire con la realtà, che trovano così
diversa da quella patinata e lineare di un mondo fantastico
fatto di canzoni e lieto fine.
In questo prodotto misto si intersecano diverse fiabe
disneyane, utilizzate con misura e senza mai scadere nel
grottesco: si ride “con” le parodie, non “delle” parodie.
E nel finale tutto viene capovolto ma sempre rispettando
la logica delle più classiche delle fiabe, con una punta
di ironia a fare da cornice al quadro zuccheroso.
Ci sono scene che diventeranno “cult”, come, per esempio,
quella dei topi che puliscono l’appartamento. Non voglio
aggiungere altro per non togliere il piacere di un film
da vedere in famiglia in cui è piacevole ridere insieme
con leggerezza, senza bisogno di fare ricorso a certe
battutacce grevi proprie del cinema italiano di fine anno…
Buona visione
m.c.

Titolo: Come tu mi vuoi
Interpreti: Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi,
Guia Steigervalt, Niccolò Senni, Marco Fosco
Regia: Volfango de Blasi
Paese: Italia
Distribuzione: Medusa
Anno: 2007
Una commedia leggera di stampo (o stampino?) tradizionale,
visto e rivisto insomma, che riesce a mantenersi al di
qua dell’insidioso confine dello sbadiglio grazie a una
regia nitida e alla buona interpretazione degli attori.
Lei, un’insolita Capotondi bruttina e secchiona, piuttosto
rigida nelle sue convinzioni e giudizi. Lui un Vaporidis
bello, ricco, desiderato, superficiale, un figlio di papà
che non fa nulla per essere diverso da ciò che è. Due
mondi che in apparenza non dovrebbero incontrarsi mai
e che invece, grazie a un comune esame universitario,
entrano in collisione frontale.
La tesi (non proprio rivoluzionaria) che si vuole passare
è quella di come per amore si sia disposti a diventare
anche ciò che non si è, anzi, addirittura ciò che si rinnega
visceralmente, andando cioè anche contro quelli che, fino
a qualche momento prima, sono stati principi solidissimi
e ritenuti (erroneamente) irrinunciabili.
Fa capire a chi ancora non l’avesse già fatto (ma quanti
“candidi” possono esserci in un mondo smaliziato come
il nostro?) che non il confine tra il bianco e il nero
non è mai così netto come potrebbe sembrare.
La coppia Vapooridis-Capotondi dà buona prova di affiatamento,
dando vita a due personaggi giovani quanto fragili che
spesso usano una facciata non pienamente rispondente alla
propria personalità per nascondere i loro reali sentimenti
e debolezze.
Nell’insieme un film gradevole e divertente.
Buona Visione
m.c.

Titolo: La Bussola d’oro
Interpreti: Nicole Kidman, Daniel Craig, Dakota Blue,
Regia: Chris Weitz
Paese: U.S.A.
Distribuzione: 01
Anno: 2007
Avventura fantasy che ci porta in un mondo parallelo,
ma con molte cose in comune con il nostro. Negli States
hanno abbinato il “Magistero” di cui si parla nel film
al cattolicesimo, anche se a quest’ultimo non viene mai
fatto esplicito riferimento. A prescindere da questo è
evidente che quella che viene descritta è una di quelle
religioni che hanno la tendenza a monopolizzare la vita
e le decisioni dei propri fedeli, portandoli a credere
che siano i soli ad avere un’effettiva capacità di agire,
dunque il diritto di interferire nelle decisioni di chi
si allinea sulle loro posizioni.
È il primo episodio di una trilogia tratta dai libri
di Philip Pullman “Queste oscure materie”, e ci mostra
un posto dove le anime sono al di fuori del corpo delle
persone, interagendo con loro e dividendo le stesse
emozioni e scelte di vita, dove l’una non può esistere
senza l’altra. Una vicenda che ci induce a riflettere
senza però imporci una linea di giudizio e comportamento
preconfezionata.
La protagonista nel suo viaggio verso la verità,
ci mostra quanto possano influire in negativo sulla vita
di ciascuno di noi la diversità e la paura che ne consegue.
Alla fine di un lungo e travagliato percorso risucirà
a ritrovare se stessa, risalendo alla propria identità
che è quella di depositaria dell’ultima bussola d’oro,
un oggetto con proprietà particolari di cui il Magistero
vorrebbe venire in possesso per rendere il proprio potere
ancora più assoluto.
Creig lo vediamo solo all’inizio, il suo personaggio
si delineerà nei capitoli successivi, mentre Nicole
Kidman cominciamo a conoscerla da subito, donna pericolosa
e fredda come i vestiti che indossa, che -ameno all’inizio-
accetta supinamente le scelte imposte dal Magistero.
Verso la fine del film, però, se ne intuisce una certa
ambiguità, derivante dalla permanenza di un rimasuglio
di umanità nella negatività che la contraddistingue.
La bambina è brava e riesce a toccare le corde giuste
dei vari personaggi che incontra senza risultare troppo
stucchevole.
La fotografia è stupenda come la parte immaginaria
della storia. Rimaniamo in attesa del seguito per vedere
cosa ci riserverà ancora questo viaggio insieme a Lyra
Belacqua.
Buona visione
m.c.

Titolo: L’amore al tempo del colera
Interpreti: Javier Bardem, Giovanna Mezzogiorno, Benjamin
Bratt, Liev Schreiber
Regia: Mike Newell
Paese: U.S.A.
Distribuzione: 01
Anno: 2007
Non avendo ancora letto il romanzo (tanto apprezzato
e amato dai lettori di tutto il mondo) da cui è stata
tratta la pellicola non posso esprimermi sulla conformità
di questo film al testo originale.
La storia si dipana lungo un arco temporale di una
cinquantina di anni e accompagna i due protagonisti praticamente
per quasi tutta la loro vita. Giovanna Mezzogiorno conferma
la propria bravura, conferendo intense sfumature psicologiche
al personaggio interpretato, soprattutto quando, da vecchia,
deve confrontarsi di nuovo con l’amore di un uomo che
l’ha sempre aspettata, nonostante le difficoltà, senza
mai rinunciare a lei.
senza mai rinunciare al suo amore eccessivo, commovente
e per me anche un po’ malato. Javier Bardem interpreta
un uomo infatuato contro ogni logica, preso da un amore
eccessivo, al tempo stesso commovente e irritante nella
sua irragionevolezza, sproporzionato, a volte persino
ai limiti del grottesco.
La regia non mi è sembrata sempre all’altezza di una
storia tanto forte e complessa: presto acquisterò il libro.
Ottime fotografia e colonna sonora.
Buona visione
m.c.

Titolo: Lussuria
Interpreti: Tony Leung Chiu
Wai, Tang Wei, Joan Chen, Wang Lee-Hom , Chung Hua Tou
Regia: Ang Lee
Paese: U.S.A.. - Cina
Distribuzione: Bim
Anno: 2006
Titolo probabilmente fuorviante, per ragioni di “cassetta. A
mio avviso più esatto il sottotitolo: Seduzione e Tradimento.
La storia è divisa in due momenti, il primo nel 1938 e
il secondo nel 1942, tra Hong Kong e Shangai durante l’occupazione
giapponese. Storia avvincente, anche perché tratta un
argomento non trattato frequentemente dal mondo del cinema,
vale a dire la resistenza cinese contro l’oppressore giapponese,
incentrata sul tentativo di uccidere uno dei capi della
famigerata polizia segreta che torturava e uccide coloro
che si dimostravano contrari al regime.
La ricostruzione scenica è bella e ben curata come
tutti i vari dettagli che fanno da cornice e da ossatura
alla storia che non è solo spionaggio ma anche un legame
di sesso, amore e dipendenza che si viene ad instaurare
tra la Mr. Yee, il capo sadico e distaccato nella vita
famigliare e la studentessa che dovrà agganciarlo per
renderne possibile l’eliminazione. Il film è lungo ma
scivola via senza increspature e il registra non perde
mai il controllo né della narrazione né dei personaggi
che sempre più restano invischiati in un legame che
sembra mettere in crisi le loro scelte di vita. La regia
è forte e plastica, è un gioco sottile di detto e non
detto, di silenzi e di violenza che non è mai mostrata
né gratuitamente né visivamente, tranne che in un’unica
occasione.
Evidente l’omaggio che il regista rende a due film
storici; il mitico Casablanca (di cui si intravedono alcune
scene) e Notorius (attraverso la storia della studentessa
Wong che dovrà entrare nelle grazie di Mr. Yee).
Non mi resta che augurarvi buona visione.
m.c.