Carissimi
amici, è sempre un piacere ritrovarmi con voi. Spero
che abbiate trascorso bene le vacanze estive. Al mare?
In montagna? In città?
Avrete sicuramente letto un libro sdraiati su una bianca
spiaggia o in riva a un suggestivo lago, magari provandovi
nel gioco del rimbalzello, o seduti su un “comodo”
sasso in montagna.
O vi sarà capitato di visitare I Sassi di Matera? No? Sarà
per un’altra volta. Intanto, ecco la mia recensione
a I sassi di Sacha Naspini, un
bel romanzo, ve lo assicuro.
Buona lettura e… a presto!
SDB

Titolo:
I sassi
Autore:
Sacha Naspini
Casa
Editrice: Il Foglio
Collana:
Autori Contemporanei Narrativa
Anno
Edizione: 2007
ISBN:
88-7606-159-2
Pagine:
153
Prezzo:
Euro 12, 00
I sassi, titolo che Sacha Naspini ha dato al suo romanzo,
intelligentemente prefazionato da Walter Serra,
ci fa pensare, inevitabilmente, all’assenza di vita,
alla durezza di cuore, alla pietra “messa sopra” un
qualcosa di spiacevole, alle pietre che “ingoiamo”
se siamo costretti a subire in silenzio una situazione,
alle pietre della vendetta trovate nello stomaco della
signora Longo e a quelle dei sacrifici e dei rancori
de Il mangiatore di pietre (Marcos y
Marcos, 2004) di Davide Longo, al lavoro da
schiavi nelle cave di pietra, a “le pietre fangose
di templi sepolti” in Ex Oblivione di Lovecraft,
al tonfo di un sasso che cade nell’acqua del mare,
di un lago o di uno stagno…
Leggendo il romanzo ci troviamo ben presto in una
griglia sorprendente di motivazioni psicologiche,
di sensazioni, sensi e significati, di emozioni, di
suspense. “L’uomo” è il primo a destare la nostra
curiositas (forse perché non ha un nome proprio?),
poi, in un gradevole crescendo, Corrado Ascanio, il
francese, Tredici (baciato dalla (s)fortuna?), l’arte
dei falsari, il gioco a carte nere e a carte rosse,
il Greco e il capovolgimento inaspettato, ad effetto,
nella realizzazione del personaggio… Riusciamo a cogliere
a pieno l’essenza di ogni momento narrativo e degli
stati d’animo dei personaggi: la differenza di due
realtà familiari complicate, che lo scrittore approfondisce
puntando sull’analisi psicologica del sempre difficile
rapporto tra genitore e figlio e del comportamento
dei singoli personaggi, per es. di Corrado Ascanio,
preda del suo rammarico per la permissività paterna
e della preoccupazione dopo il furto e la fuga del
figlio Marco, poco incline alla riflessione; ancor
di più di Eva e del suo stato d’animo conseguente
alla scoperta di essere stata adottata, <<…chiamare
“mamma” tua madre, sapendo che non è lei, crea una
confusione tremenda nella testa di un bambino>>,
della sua rievocazione dell’infanzia tormentata soprattutto
dal bisogno di appartenenza e dell’adolescenza vissuta
senza moralità, “costrizione dello spirito”.
Il romanzo insiste sul tema dell’amore, visto da diverse
angolature, e della vendetta, in particolar modo nell’ultima
parte, in cui, dopo una lunga calma apparente, s’intensifica
l’action. Una partita, di drammatica tensione, coinvolgente,
a ping-pong tra Corrado Ascanio e il Greco, con Eva
che fa da pallina. Dalla fine della prima parte del
romanzo e per tutta la seconda parte, il gioco a carte,
metafora della vita, regge in modo originale la struttura
narrativa. I protagonisti raccontano la loro vita
con nostalgia, “Dovevo solo rompere il muro della
prima nostalgia, della paura. E gli eventi già si
predisponevano…”. e consapevolezza che niente può
ripetersi. La narrazione dà al lettore tempo e spazio
per comprendere e assimilare la trama movimentata
e ben articolata, man mano sempre più intrigante.
Ogni vita è una storia, una pietra preziosa, posseduta
o desiderata, una leggera pietra pomice in balia delle
onde, degli eventi, un sasso levigato dal mare, da
forze smisuratamente grandi, un macigno, pesante come
una pena da scontare in eterno:”Qui vidi gente più
che altrove troppa. E d’una parte e d’altra, con grandi
urli, voltando pesi per forza di poppa” (Canto VII
dell’Inferno dantesco).
Ci sono vite che trascorrono silenziose, alimentate
da un desiderio da realizzare in un futuro che appare
sempre più incerto e lontano, altre di breve durata,
“stelle cadenti”, vite predestinate alla sofferenza,
allo sfruttamento, alla schiavitù, il cui tempo trascorre
lentamente e su cui si stratificherà in breve il magma
dell’oblio. Eva, da bambina, sognava di visitare il
mondo e di farlo suo raccogliendo, in ogni dove, una
pietra (una storia, un ricordo) e portandola sempre
con sé in una borsa.
Vite e storie s’incontrano e si scontrano dando origine
ad altre vite, ad altre storie. Alcune, però, viaggiano
parallelamente, all’infinito, senza mai incontrarsi.
Altre s’incrociano, ecc. “Ci sono storie che vincono
su altre… Ma vincono davvero?” e se “La derivazione
è sempre la stessa: il mistero”, non è forse identica
l’ultima meta.
Simonetta De Bartolo
per www.patriziopacioni.it
ottobre-novembre 2008