Tiziana Soressi è nata a Vernasca, paese
piacentino che significa “Qui è nata primavera”.
Etimologia assolutamente improbabile, ma da questa
terra ruvida e bellissima ha imparato la meraviglia
della malinconia, e della nebbia, e con queste
“ci campa” nello spirito.
Attualmente risiede in un “altrove”, ridente
località ai confini del suo ultimo viaggio. Sulle
cartine geografiche è denominato Brianza. Ha scritto
poesie per urgenza Mistero e due occhi (ediz.
Albatros), La
vita è appena (ediz. Ibiskos),
Teso il destino (ediz.Tigullio-Bacherontius)
e I
bambini stanno bene (Editrice
Progetto Cultura 2003); racconti per ingannare
memoria e fantasia La luna nella bottiglia
(ediz. Serarcangeli) e La
lunga vita (Prospettiva Editrice);
favole per consolazione e per estasi:
Un,due, tre…Sole (ediz. Il
Grappolo) e Una favola celeste (Ediz.
I fiori di campo). La sua prossima raccolta poetica
sa azzurramente di cielo, L'azzurro non è una parola (Editrice
Progetto Cultura 2003). Presto metterà le ali,
al tepore garbato dell’inverno.
Ha conosciuto la sapienza dei Veda e l’incontro
non è mai terminato.
Ha appena inaugurato un sito on-line in
cui cerca di annodare i suoi voli sparsi:
http://www.tizianasoressi.altervista.org/ .
Ingenua illusione: l’orizzonte è ancora
troppo lontano. Il resto che non ha detto è vita.
Con essa ha in corso trattative: guardare oltre.
Porto con me la notte
(tratta da “La
vita è appena”)
Porto con me la notte
come un mantello
gettato sulle spalle.
Sento brividi
d'azzurro.
Ho tre stelle
da abbottonare
alla mia pelle:
una per me
una per te
una per la luna.
Complimenti
all’aurora
La prigione della
notte
è il bianco.
I colori
uccidono
l’ombra,
neppure la luce
è innocente.
Titolo
provvisorio
Passeggere mani
tarda il silenzio
a infrangere boschi,
abbiamo tenui
passaggi
fra ombra
e ombra
sudori sacri
di cicale-foglia.
Lasciamo i vivi
a tessere tormenti.
Ultima scommessa:
dormire d’ali.
Quanto
manca
Il giallo è mortale:
guarisce l’ombra
e naviga antiche
case
di pietra.
Scrivi!
Il cuore me lo dice,
ma è il nulla
a scurire gli inchiostri
e la parola patisce
ferite di buio.
Le nostre mete
sono
i colori nudi,
quando il nero
si spoglia del nero
e anche la luce
è umida assenza.
Lì è il segreto
della visione:
quando non si vede.
Il
seme della neve
Razza di carne,
non ti dico dove
tengo l’anima,
lo sa il sepalo
della rosa
il trillo roccioso
della capinera.
Madre mia,
da quale ventre
nasce
l’ombra
che prende sottobraccio
i pensieri?
Nessuna terra in
terra:
abbiamo destini
azzurri.
La bellezza
è tutto ciò che
rimane
dopo il corpo.