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rubrica  a  cura di  Mariella Gori  -  Ottobre 2008


Patrizio Pacioni
Cronaca di una notte con gli Angeli


 

 A Milano è una dolce serata di fine settembre, col cielo tenuto sgombro di nuvole da una leggera brezza.

Alle 21 in punto, quando arrivo, ci sono già una trentina di persone in attesa davanti alla postazione dei City Angels, sulla destra dell’ingresso frontale della Stazione Centrale (verso il lato dell’Autostazione, tanto per intenderci).

  I volontari in maglietta rossa sono indaffaratissimi, ovviamente. Quindi mi presento a Koala, il caposquadra, e mi metto in un angolo per lasciarli lavorare senza interferenze.

Le due donne (Lilla e Lama) sono all’interno del casotto: proprio stasera l’impianto elettrico ha deciso di fare bizze, e sono costrette a lavorare in una fastidiosa semioscurità.

All’esterno, nel frattempo, la fila si è già ingrossata: la prima parte della serata è riservata alla somministrazione di cibo, poi verranno distribuiti abiti; ogni volta un’incognita, perché l’assistenza vive alla giornata e alla sera si può distribuire, purtroppo, solo ciò che si è riusciti a mettere insieme durante il giorno.

Col passare dei minuti, tra quelli che aspettano, si accende qualche discussione per motivi di precedenza, o solo perché la fame e il disagio non possono certo contribuire a mantenere i nervi calmi.

Sotto la supervisione di Koala i più giovani Lince e Luce (un ragazzo polacco), insieme a Blade, allegro e spavaldo, intervengono con gentilezza e misurata fermezza, mantenendo la tensione sotto i livelli di guardia: mischiando una Babele di lingue in una specie di esperanto semplificato e improvvisato quanto efficace, riescono a farsi capire da tutti.

Due dei loro compagni, invece, sono indaffarati a preparare la spedizione dell’Unità Mobile, un bel furgone rosso.

 

 “Tra poco partiremo per la zona di Niguarda.” mi dice Alamaeth, un ragazzone di origine veneta che stasera lavora in coppia con Aquila, inconfondibilmente toscano, sia per l’accento  che per la corrosiva ironia.

Domani sarà la volta di Greco-Pirelli, poi, a rotazione, altri tra i posti più “difficili” della città.

Alle 21,30 vanno.

Attacco discorso con Victor, giovane rumeno che osserva la scena tenendosi in disparte: in patria era un forte giocatore di pallamano e stava diventando un discreto idraulico, poi il gravissimo incidente che ha spezzato il filo della sua esistenza, e il successivo viaggio in Italia.

È su una carrozzella, mutilato a entrambi gli arti inferiori; ha una faccia pulita e gli occhi luccicano di una vivace intelligenza, nonostante la sua difficile condizione e i lunghi mesi trascorsi tra la strada e i dormitori.

“Qualcuno mi portò via le protesi, per costringermi a chiedere la carità.”  racconta, con l’espressione assorta di chi è costretto a ricordare qualcosa che gli ha fatto molto male.

“Ma io non mi sono arreso: ho imparato a muovermi così.” aggiunge con fierezza.

Koala ci raggiunge, e parla anche lui con Victor: si informa della sua salute, della sua sistemazione notturna, la carrozzella sulla quale è seduto non è adatta alle sue esigenze, e promette che i C.A. cercheranno di procurargliene una più idonea. Il ragazzo ci dice che intanto i Medici Volontari Italiani (la loro postazione è poco distante da noi)  si stanno impegnando a fargli avere un paio di protesi nuove, che dovrebbero arrivare tra un mese.

Nel frattempo, finalmente, si può mangiare: stasera è andata bene e c’è pane, carne e the caldo.

Non posso fare a meno di notare la sensibilità di Lilla, donna piena di vita e d’entusiasmo, che si preoccupa di informare coloro che ricevono il cibo dalle sue mani di che tipo di carne si tratta, per evitare di turbare eventuali precetti religiosi.

La fila si snoda regolarmente, adesso, e in poco tempo tutti i presenti hanno ricevuto la loro razione.

Alle 22 comincia la distribuzione dei vestiti.

Lilla elenca ciò che si è riusciti a mettere insieme e ciò che stasera invece non è purtroppo disponibile.

“Abbiamo maglie, pantaloni, camicie, ma niente scarpe da uomini. Ripeto: niente scarpe da uomini.” annuncia a voce alta con voce alta e chiara.

“Magari ne arriverà qualche paio domani.” si preoccupa però subito dopo di rassicurare la piccola platea di bisognosi, sedando sul nascere qualche brontolio di disappunto.

“Le donne stasera sono più fortunate, per loro c’è anche qualche calzatura e un paio di vestiti buoni.”

Anche stavolta qualche mormorio, ma poi tutto fila liscio fino alla fine.

Mentre la piccola folla, lentamente, sciama via, i City Angels rimasti in zona si dedicano in pieno accordo a pulire e rimettere ordine, dentro al casotto e fuori. Giusto. Anche la città è un organismo vivente, e va rispettata come gli uomini e le donne che ospita al suo interno.

Siamo arrivati quasi alle 23, quando si parte per la ronda.

Per questa sera Koala ha deciso di pattugliare l’interno della Centrale, le zone limitrofe (percorso via Sammartini - sottopasso - via Aporti) e di concludere con una ricognizione della linea verde del Metrò in prossimità dell’orario di chiusura delle corse.

Si va, con Lama (di giorno infermiera) che porta allacciata alla cintura il piccolo kit del pronto soccorso e in mano una sporta con un po’ di pane e qualche biscotto.

La Stazione ferve ancora di vita: arrivi e partenze si succedono quasi come durante il giorno, non avverto segnali di pericolo. Tuttavia gli Angels hanno lo sguardo vigile, e avvisano alcuni viaggiatori che appaiono troppo distratti a non perdere d’occhio il proprio bagaglio. Koala mi fa notare che, per una popolazione della consistenza di quella che frequenta la Centrale, esiste una sola dotazione di servizi igienici, e per di più a pagamento: costo 80 centesimi, e non è difficile capire come possa pensare di regolarsi uno o una costretto a scegliere tra un hamburger che può servire a sfamarlo e una pipì nel water…

Parecchie persone ci salutano al passaggio, homeless, alcoolisti, tossici. Ci vedo un bel segnale di stima e di affetto, che riconosce gli Angels per quello che sono: persone di buona volontà che fanno del proprio meglio per aiutare i più sfortunati. Loro, i miei compagni in maglietta rossa, li conoscono tutti, ricambiano il saluto, non risparmiano a nessuno due parole e un sorriso.

In via Sammartini incontriamo un uomo di colore: bei lineamenti, portamento eretto, sguardo intelligente e parlata fluente anche in una lingua che non è la sua. Chiede qualcosa di caldo da mettersi addosso, perché nonostante il clima settembrino sia ancora mite, la stagione sta progredendo, la temperatura scende e passare la notte all’addiaccio non è più confortevole come in estate, e un fisico debilitato dagli stenti certamente non aiuta.

Non abbiamo più niente con noi, ma l’uomo viene invitato ad aspettarci alla “base” alla fine del nostro giro, quando tornerà da Niguarda l’Unità Mobile: magari avranno ancora qualcosa loro. Andiamo avanti, passando davanti alle “stanze”: sono rientri della strada, imboccature di garage, anfratti nei quali si radunano a dormire i senzatetto o si imboscano i tossici per iniettarsi in vena qualche schifezza. Koala raccoglie in un contenitore le siringhe usate, stando bene attento a maneggiarle, nonostante indossi i guanti di pelle.

“Evitiamo almeno che qualcuno possa pungersi, contraendo magari qualche grave malattia.” dice, riponendo quella roba in un contenitore di plastica.

Si scende in Metrò, dunque. Prendiamo il Metrò in direzione Cadorna. Gli Angels si schierano in formazione, con una coppia in ogni vagone, io sono con Koala e Lama. A ogni fermata si affacciano alla porta della vettura e si scambiano cenni d’intesa tra di loro: stasera serata tranquilla, per fortuna.

Ecco, siamo tornati indietro.

Davanti al casotto troviamo Aquila e Aemaeth che ci aspettano: a Niguarda hanno avuto qualche problema, perché c’era tanta gente che aveva bisogno e il materiale che si porta dietro sull’Unità Mobile non è mai abbastanza.

“Bisogna che la gente sia generosa. Ci servono abiti da distribuire, anche usati, ma in buone condizioni.” dice Aquila.

“Donare roba impresentabile vuol dire solo darsi una sbiancata alla coscienza, e offende la dignità di chi riceve.”

Per fortuna però è rimasta una buona camicia per l’uomo che abbiamo incontrato prima: è un bel capo, di stoffa abbastanza pesante e lui è contento e lo siamo anche noi, perché sappiamo che stanotte dormirà un po’ più al caldo.

È il momento del “rap” finale, il saluto che si danno gli Angels condividendo i momenti più salienti della serata appena trascorsa. Sono in cerchio, come in un bivacco.

“Il bivacco degli uomini di coraggio e di buona volontà.” penso io.

L’ultimo atto è la poesia.

Se ne recita sempre una prima di salutarsi.

Cosa stupenda per uno scrittore come me.

Luce ha scritto versi di struggente tenerezza sulla mamma deceduta da poco.

Ascoltiamo in silenzio Koala che la legge.

Si commuovono.

Mi commuovo.

Una pacca sulla spalla di Luce, un rapido ciao a tutti: domani ci sarà da lavorare sia per me che per loro, nell’altra vita, quella che conduciamo di giorno.

È l’una passata, ma per fortuna mi rimane ancora un po’ di questa indimenticabile notte per ripensare a ciò che è appena stato.

Patrizio Pacioni


P.S.

Un grazie di cuore a Mario Furlan (creatore e anima dei City Angels) che, con la sua disponibilità, mi ha fatto due splendidi doni: come uomo mi ha regalato l’occasione di conoscere da vicino la “vision” e la realtà operativa della sua iniziativa, come scrittore, invece, quella di aggiungere una nuova esperienza di vita vissuta da raccontare più da vicino.

Grazie a Koala, Alamaeth, Aquila, Blade, Lama, Lilla, Lince, Luce, alla cara Duffy (che ha organizzato la mia spedizione) e a tutti quei “bravi ragazzi” di ogni età loro compagni d’avventura, a Milano e nelle altre città in cui i City Angels sono presenti.

Che saranno sempre più numerose, mi auguro. 


N.B.

La storia dell’Associazione comincia nel 1994, quando Mario Furlan (nome da strada: Stone) la fonda a Milano. Nella zona più problematica della città: la Stazione Centrale. Lo scopo: assistere gli emarginati e tutelare i cittadini vittime della delinquenza. Il primo luogo di ritrovo per le riunioni è nella Chiesa del Carmine, a Brera. L’inaugurazione ufficiale dell’Associazione, dopo mesi di attività semiclandestina, avviene l’8 febbraio 1995 nella Chiesa del Carmine. Dopo la diffidenza iniziale – e a volte l’aperta ostilità - da parte delle autorità arriva il riconoscimento delle istituzioni, l’iscrizione all’albo delle Onlus e, nel 1999, la massima onorificenza milanese: l’Ambrogino d’Oro. Nei prossimi anni apriranno nuove sedi e la storia degli Angeli continuerà.  Nel 2007 a Milano gli Angeli danno vita al primo dormitorio d’emergenza d’Italia: Casa Silvana, in via Esterle (zona Lambrate). Silvana era una senzatetto della Stazione Centrale amica degli Angels, che venne rapita per costringerla a prostituirsi. Violentata, seviziata, venne poi uccisa.  Nato come dormitorio femminile, Casa Silvana è l’unico che: 1) è aperto tutta la notte; 2) non è unisex, ma accoglie anche coppie e famiglie; 3) accoglie anche gli animali dei senzatetto. Per entrare a far parte dei City Angels bisogna iscriversi ad appositi corsi specializzati: tra settembre e ottobre ne cominceranno di nuovi in tutte le città. "La formazione è fondamentale per fare volontariato di strada come il nostro, ci servono persone ben preparate. E inoltre equilibrate e coraggiose" dice il fondatore.



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