Patrizio
Pacioni
Cronaca
di una notte con gli Angeli
A Milano è una dolce
serata di fine settembre, col cielo tenuto sgombro di
nuvole da una leggera brezza.
Alle 21 in punto,
quando arrivo, ci sono già una trentina di persone in
attesa davanti alla postazione dei City Angels, sulla
destra dell’ingresso frontale della Stazione Centrale
(verso il lato dell’Autostazione, tanto per intenderci).
I volontari in maglietta
rossa sono indaffaratissimi, ovviamente. Quindi mi presento
a Koala, il caposquadra, e mi metto in un angolo
per lasciarli lavorare senza interferenze.
Le due donne (Lilla
e Lama) sono all’interno del casotto: proprio stasera
l’impianto elettrico ha deciso di fare bizze, e sono costrette
a lavorare in una fastidiosa semioscurità.
All’esterno, nel
frattempo, la fila si è già ingrossata: la prima parte
della serata è riservata alla somministrazione di cibo,
poi verranno distribuiti abiti; ogni volta un’incognita,
perché l’assistenza vive alla giornata e alla sera si
può distribuire, purtroppo, solo ciò che si è riusciti
a mettere insieme durante il giorno.
Col passare dei
minuti, tra quelli che aspettano, si accende qualche discussione
per motivi di precedenza, o solo perché la fame e il disagio
non possono certo contribuire a mantenere i nervi calmi.
Sotto la supervisione
di Koala i più giovani Lince e Luce
(un ragazzo polacco), insieme a Blade, allegro
e spavaldo, intervengono con gentilezza e misurata fermezza,
mantenendo la tensione sotto i livelli di guardia: mischiando
una Babele di lingue in una specie di esperanto semplificato
e improvvisato quanto efficace, riescono a farsi capire
da tutti.
Due dei loro compagni, invece, sono indaffarati a preparare la spedizione
dell’Unità Mobile, un bel furgone rosso.
“Tra poco partiremo
per la zona di Niguarda.” mi dice Alamaeth, un
ragazzone di origine veneta che stasera lavora in coppia
con Aquila, inconfondibilmente toscano, sia per
l’accento che per la corrosiva ironia.
Domani sarà la volta
di Greco-Pirelli, poi, a rotazione, altri tra i posti
più “difficili” della città.
Alle 21,30 vanno.
Attacco discorso
con Victor, giovane rumeno che osserva la scena tenendosi
in disparte: in patria era un forte giocatore di pallamano
e stava diventando un discreto idraulico, poi il gravissimo
incidente che ha spezzato il filo della sua esistenza,
e il successivo viaggio in Italia.
È su una carrozzella,
mutilato a entrambi gli arti inferiori; ha una faccia
pulita e gli occhi luccicano di una vivace intelligenza,
nonostante la sua difficile condizione e i lunghi mesi
trascorsi tra la strada e i dormitori.
“Qualcuno mi portò
via le protesi, per costringermi a chiedere la carità.”
racconta, con l’espressione assorta di chi è costretto
a ricordare qualcosa che gli ha fatto molto male.
“Ma io non mi sono
arreso: ho imparato a muovermi così.” aggiunge con fierezza.
Koala ci raggiunge, e
parla anche lui con Victor: si informa della sua salute,
della sua sistemazione notturna, la carrozzella sulla
quale è seduto non è adatta alle sue esigenze, e promette
che i C.A. cercheranno di procurargliene una più idonea.
Il ragazzo ci dice che intanto i Medici Volontari Italiani
(la loro postazione è poco distante da noi) si stanno
impegnando a fargli avere un paio di protesi nuove, che
dovrebbero arrivare tra un mese.
Nel frattempo, finalmente,
si può mangiare: stasera è andata bene e c’è pane, carne
e the caldo.
Non posso fare a
meno di notare la sensibilità di Lilla, donna piena
di vita e d’entusiasmo, che si preoccupa di informare
coloro che ricevono il cibo dalle sue mani di che tipo
di carne si tratta, per evitare di turbare eventuali precetti
religiosi.
La fila si snoda
regolarmente, adesso, e in poco tempo tutti i presenti
hanno ricevuto la loro razione.
Alle 22 comincia
la distribuzione dei vestiti.
Lilla elenca ciò che
si è riusciti a mettere insieme e ciò che stasera invece
non è purtroppo disponibile.
“Abbiamo maglie,
pantaloni, camicie, ma niente scarpe da uomini. Ripeto:
niente scarpe da uomini.” annuncia a voce alta con voce
alta e chiara.
“Magari ne arriverà
qualche paio domani.” si preoccupa però subito dopo di
rassicurare la piccola platea di bisognosi, sedando sul
nascere qualche brontolio di disappunto.
“Le donne stasera
sono più fortunate, per loro c’è anche qualche calzatura
e un paio di vestiti buoni.”
Anche stavolta qualche
mormorio, ma poi tutto fila liscio fino alla fine.
Mentre la piccola
folla, lentamente, sciama via, i City Angels rimasti in
zona si dedicano in pieno accordo a pulire e rimettere
ordine, dentro al casotto e fuori. Giusto. Anche la città
è un organismo vivente, e va rispettata come gli uomini
e le donne che ospita al suo interno.
Siamo arrivati quasi
alle 23, quando si parte per la ronda.
Per questa sera
Koala ha deciso di pattugliare l’interno della
Centrale, le zone limitrofe (percorso via Sammartini -
sottopasso - via Aporti) e di concludere con una ricognizione
della linea verde del Metrò in prossimità dell’orario
di chiusura delle corse.
Si va, con Lama
(di giorno infermiera) che porta allacciata alla cintura
il piccolo kit del pronto soccorso e in mano una sporta
con un po’ di pane e qualche biscotto.
La Stazione ferve
ancora di vita: arrivi e partenze si succedono quasi come
durante il giorno, non avverto segnali di pericolo. Tuttavia
gli Angels hanno lo sguardo vigile, e avvisano alcuni
viaggiatori che appaiono troppo distratti a non perdere
d’occhio il proprio bagaglio. Koala mi fa notare
che, per una popolazione della consistenza di quella che
frequenta la Centrale, esiste una sola dotazione di servizi
igienici, e per di più a pagamento: costo 80 centesimi,
e non è difficile capire come possa pensare di regolarsi
uno o una costretto a scegliere tra un hamburger che può
servire a sfamarlo e una pipì nel water…
Parecchie persone
ci salutano al passaggio, homeless, alcoolisti, tossici.
Ci vedo un bel segnale di stima e di affetto, che riconosce
gli Angels per quello che sono: persone di buona volontà
che fanno del proprio meglio per aiutare i più sfortunati.
Loro, i miei compagni in maglietta rossa, li conoscono
tutti, ricambiano il saluto, non risparmiano a nessuno
due parole e un sorriso.
In via Sammartini
incontriamo un uomo di colore: bei lineamenti, portamento
eretto, sguardo intelligente e parlata fluente anche in
una lingua che non è la sua. Chiede qualcosa di caldo
da mettersi addosso, perché nonostante il clima settembrino
sia ancora mite, la stagione sta progredendo, la temperatura
scende e passare la notte all’addiaccio non è più confortevole
come in estate, e un fisico debilitato dagli stenti certamente
non aiuta.
Non abbiamo più
niente con noi, ma l’uomo viene invitato ad aspettarci
alla “base” alla fine del nostro giro, quando tornerà
da Niguarda l’Unità Mobile: magari avranno ancora qualcosa
loro. Andiamo avanti, passando davanti alle “stanze”:
sono rientri della strada, imboccature di garage, anfratti
nei quali si radunano a dormire i senzatetto o si imboscano
i tossici per iniettarsi in vena qualche schifezza. Koala
raccoglie in un contenitore le siringhe usate, stando
bene attento a maneggiarle, nonostante indossi i guanti
di pelle.
“Evitiamo almeno
che qualcuno possa pungersi, contraendo magari qualche
grave malattia.” dice, riponendo quella roba in un contenitore
di plastica.
Si scende in Metrò,
dunque. Prendiamo il Metrò in direzione Cadorna. Gli Angels
si schierano in formazione, con una coppia in ogni vagone,
io sono con Koala e Lama. A ogni fermata si affacciano
alla porta della vettura e si scambiano cenni d’intesa
tra di loro: stasera serata tranquilla, per fortuna.
Ecco, siamo tornati
indietro.
Davanti al casotto
troviamo Aquila e Aemaeth che ci aspettano:
a Niguarda hanno avuto qualche problema, perché c’era
tanta gente che aveva bisogno e il materiale che si porta
dietro sull’Unità Mobile non è mai abbastanza.
“Bisogna che la
gente sia generosa. Ci servono abiti da distribuire, anche
usati, ma in buone condizioni.” dice Aquila.
“Donare roba impresentabile
vuol dire solo darsi una sbiancata alla coscienza, e offende
la dignità di chi riceve.”
Per fortuna però
è rimasta una buona camicia per l’uomo che abbiamo incontrato
prima: è un bel capo, di stoffa abbastanza pesante e lui
è contento e lo siamo anche noi, perché sappiamo che stanotte
dormirà un po’ più al caldo.
È il momento del
“rap” finale, il saluto che si danno gli Angels
condividendo i momenti più salienti della serata appena
trascorsa. Sono in cerchio, come in un bivacco.
“Il bivacco degli
uomini di coraggio e di buona volontà.” penso io.
L’ultimo atto è
la poesia.
Se ne recita sempre
una prima di salutarsi.
Cosa stupenda per
uno scrittore come me.
Luce ha scritto versi
di struggente tenerezza sulla mamma deceduta da poco.
Ascoltiamo in silenzio
Koala che la legge.
Si commuovono.
Mi commuovo.
Una pacca sulla
spalla di Luce, un rapido ciao a tutti: domani
ci sarà da lavorare sia per me che per loro, nell’altra
vita, quella che conduciamo di giorno.
È l’una passata,
ma per fortuna mi rimane ancora un po’ di questa indimenticabile
notte per ripensare a ciò che è appena stato.
Patrizio Pacioni
P.S.
Un grazie di cuore
a Mario Furlan (creatore e anima dei City Angels)
che, con la sua disponibilità, mi ha fatto due splendidi
doni: come uomo mi ha regalato l’occasione di conoscere
da vicino la “vision” e la realtà operativa della sua
iniziativa, come scrittore, invece, quella di aggiungere
una nuova esperienza di vita vissuta da raccontare più
da vicino.
Grazie a Koala,
Alamaeth, Aquila, Blade,
Lama, Lilla, Lince,
Luce, alla cara Duffy (che
ha organizzato la mia spedizione) e a tutti quei “bravi
ragazzi” di ogni età loro compagni d’avventura, a Milano
e nelle altre città in cui i City Angels sono presenti.
Che saranno sempre
più numerose, mi auguro.
N.B.
La
storia dell’Associazione comincia nel 1994, quando Mario
Furlan (nome da strada: Stone) la fonda a Milano. Nella
zona più problematica della città: la Stazione Centrale.
Lo scopo: assistere gli emarginati e tutelare i cittadini
vittime della delinquenza. Il primo luogo di ritrovo per
le riunioni è nella Chiesa del Carmine, a Brera. L’inaugurazione
ufficiale dell’Associazione, dopo mesi di attività semiclandestina,
avviene l’8 febbraio 1995 nella Chiesa del Carmine. Dopo
la diffidenza iniziale – e a volte l’aperta ostilità -
da parte delle autorità arriva il riconoscimento delle
istituzioni, l’iscrizione all’albo delle Onlus e, nel
1999, la massima onorificenza milanese: l’Ambrogino d’Oro.
Nei prossimi anni apriranno nuove sedi e la storia degli
Angeli continuerà. Nel 2007 a Milano gli Angeli danno
vita al primo dormitorio d’emergenza d’Italia: Casa Silvana,
in via Esterle (zona Lambrate). Silvana era una senzatetto
della Stazione Centrale amica degli Angels, che venne
rapita per costringerla a prostituirsi. Violentata, seviziata,
venne poi uccisa. Nato come dormitorio femminile,
Casa Silvana è l’unico che: 1) è aperto tutta la notte;
2) non è unisex, ma accoglie anche coppie e famiglie;
3) accoglie anche gli animali dei senzatetto. Per
entrare a far parte dei City Angels bisogna iscriversi
ad appositi corsi specializzati: tra settembre e ottobre
ne cominceranno di nuovi in tutte le città. "La
formazione è fondamentale per fare volontariato di strada
come il nostro, ci servono persone ben preparate. E inoltre
equilibrate e coraggiose" dice il fondatore.