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(Rubrica di recensioni letterarie)
Dicembre 2008


 
Simona De Bartolo
 

Amici,

vi ringrazio per l’affetto  e la cortese attenzione con cui seguite la mia rubrica di recensioni letterarie. Ci tengo in modo particolare, nevvero?

“Mangiami” non è di certo un cruento imperativo, ma l’ “Antologia cannibale” (Magnetica, 2007), curata dallo scrittore torinese Fabio Marangoni per i più impavidi lettori. Se volete essere al corrente dei suoi lavori, dopo aver letto la mia recensione e, naturalmente, il libro, visitate:

www.labitatoredelbuio.blogspot.com

 

Un avvertimento: “Mangiami …ha fame di te”!

Ehi, siete ancora lì?

Buone Feste e… alla prossima!

SDB


 

Titolo: Mangiami
Autore: AA.VV.
Casa Editrice: Magnetica Edizioni
Anno Edizione: 2007
ISBN: 978-88-89889-39-8
Pagine: 115
Prezzo: Euro 11, 00

   Il lettore è avvertito dal titolo, Mangiami, che sta per incamminarsi in un percorso di paura, ma proprio per questo, subito, “la tema si volve in disio” e si addentra in… piccole perle della letteratura dell’orrido, attratto dalla descrizione, carica di crudo realismo, degli aspetti più malati della psiche umana, del putridume morale e di quello materiale che offendono i sensi e non solo.

   Mangiami, già con l’efficace copertina di Fabiano “Deimos” Zaino,  con “Mangia, mangia…”, l’intelligente premessa di Fabio Marangoni, curatore dell’ “antologia cannibale”, ci assicura che l’appetito verrà mangiando. Introdotto da una naturale dolcezza di musica, colori e profumi, ma in un’atmosfera misteriosa e un po’ fiabesca, “Il banchetto” di Matteo Gambaro propone un assaggio preparatorio, durante… un plenilunio.

   “Carname” di Fabio Marangoni si distingue per la consistente impalcatura narrativa e la vis descrittiva, che ci fa pensare, quest’ultima, ad una forte “presenza” dello scrittore nella contestualità della narrazione. “La carne non tradisce” di Marco Cartello fonde in modo ben articolato l’horror e una puntuale analisi psicologica.

   Se “Il sogno di un bambino” di Raffaele Serafini fa nascere il desiderio di rivalsa di una condizione d’impotenza, di un senso d’inferiorità e se “Nero è polpa” di Antonio Favero, breve, ma originale e significativo racconto, dimostra che la violenza sui minori non si estingue con la cosiddetta civilizzazione, “Il giusto epilogo” di Veronica Squizzato, racconto brevissimo, ma efficace, procede ad un’interpretazione esagerata, in chiave moderna, di una favola e di “quello che non si racconta ai bambini”, e, così, l’elemento fiabesco, in “Abbondanzieri” di Claudio Foti, si carica di esasperati aspetti truculenti.

   Se in “Canis caninam non est” di Carmine Cantile l’interpretazione da parte degli indigeni della parola di Cristo desta nel lettore sgomento e amaro sorriso e “La cena di Natale” di Malcom Vallet, attraverso una situazione socialmente difficile e realmente possibile, progredisce verso una tragedia familiare di sangue e cannibalismo, in “Carne di gabbiano” di Alberto Priora, l’antropofagismo, presente in tanta letteratura e nel cinema, viene trattato, in relazione agli effetti psicologici, come elemento di sopravvivenza.

   In “La valigia” di Lombello Edoardo, in cui il desiderio del sacrificio di Cristo come elemento necessario per la vera vita presenta analogie con lo stesso tema del Vangelo di Giuda di Antonio Bica, in “Gambe” di Michele Tosolini e in “Un matto, una mattina” di Mario Malgieri la psiche turbata disumanizza completamente i protagonisti. In “Il frigorifero” di Vito Ferro,  l’horror viene introdotto e accresciuto gradualmente, ma poi lasciato, nell’evoluzione finale, all’immaginazione del lettore.

   “Uno di quei giorni gialli” di Alberto Manca è senz’altro originale ed efficace per la vis immaginifica e, dulcis in fundo, per la trovata finale.

   In “Come noi” di Mario Gazzola l’horror investe la problematica dell’esperimento scientifico che viola la natura, che, a sua volta, si vendica.

   E’ come se i racconti di quest’antologia tenessero a bada le nostre ansie e le nostre paure portando agli estremi l’orrore della più recente cronaca nera. Carichi d’immagini nauseabonde, ma nitide, realistiche, lontane dalla sfera onirica, ci fanno rabbrividire, inorridire per l’efferatezza di menti sofferenti e malate, “…l’istinto dei folli vigila le spalle dei ragionevoli” (da “Carname” di Fabio Marangoni), ma, nello stesso tempo, almeno per certi aspetti, richiamano alla mente i grandi maestri dell’orrido, fra cui, perché no, Dante Alighieri, che, nel XXXIII canto, vv. 1-3, dell’Inferno, presenta il conte Ugolino della Gherardesca, che, per l’eternità, rosicchia il cranio dell’arcivescovo Ruggieri:

“La bocca sollevò dal fiero pasto

Quel peccator, forbendola a’ capelli

Del capo ch’elli avea di retro guasto”.

 

Simona DE Bartolo
per www.patriziopacioni.it

 

ATTENZIONE! Questa recensione è stata pubblicata per la prima volta in Rete su KULT Underground n.152



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