L'uomo col sedere per terra
e le spalle appoggiate al bancone del bar era un vecchio
che aveva la faccia da pugile.
Anche il naso rotto e gonfio,
le labbra spaccate e una ecchimosi intorno all'occhio
sinistro il cui colore stava virando rapidamente dal
rosso a un viola sempre più cupo, testimoniavano che
veniva da un combattimento.
Un incontro perso per ko, per
la precisione.
L'agente Gargiulo, in piedi
davanti a lui, si coprì la bocca con la mano e sussurrò
al suo superiore che gli stava accanto:
-Commissa’, questo l'hanno acciso
’e mazzate. L’hanno fatto nuovo-nuovo.-
-Questo lo vedo da solo, Gaetano.-
gli rispose Cardona, continuando a guardare il tizio
che continuava a lamentarsi con frasi sconnesse, respirando
a fatica.
-Ma il problema vero è un altro.
Anzi, sono altri due.-
-E quali, si potrebbe sapere?-
-Il primo è che siamo a Ferragosto
e che non si trova un medico nemmeno a bestemmiare.-
-Lo consideri risolto, capo:
ho già telefonato al dottor Sartori, tra cinque minuti
sarà qui.-
-Ma quello è un anatomo-patologo:
che gli fa a questo qui, l'autopsia?-
-Ma quando mai, commissa’, la
laurea in medicina la tiene, l'ho vista appesa giù
all'obitorio.-
-Sì, va bene, va bene. Ma poi
resta comunque il secondo problema.-
-Vediamo se posso risolvere
anche questo: io sono la sua lampada d'Aladino.-
-Vedi quella rossa laggiù nell'angolo?-
chiese Cardona, indicando una ragazza sui venti coi
capelli ricci, alta e formosa , con un top che finiva
almeno quindici centimetri sopra l'ombelico e una
minigonna talmente corta che, seduta com'era su uno
di quegli sgabelli alti da bar, con le gambe accavallate
per giunta, dava esiti quanto meno imbarazzanti.
-Dotto’, quella la vedrei pure
se tenessi ‘o bastone bianco e ‘o cane.-
-Ecco, bravo: vuole presentare
denuncia contro questo poveraccio per tentata violenza
carnale.-
-All'anima! E a lui chi è che
l’ha ridotto così?-
-Il tizio che sta vicino alla
pupa.-
L’agente aguzzò lo sguardo:
nel locale male illuminato e, contro il grigio ferro
della parete di fondo, riuscì a distinguere una massa
più buia subito dietro alla ragazza.
-Mamma ‘o Carmine! E quel colosso
chi è, ‘o fratello maggiore di King Kong?-
-È il fidanzato, e oltre a essere
grande e grosso sembra che sia anche piuttosto geloso
e manesco. Quindi, se posso darti un consiglio, anche
se non sei un peso piuma neanche tu, credo che ti
convenga togliere subito gli occhi da quelle cosce.-
-Commissario, mia nonna diceva
che più sono grossi più è forte il rumore che fanno
quando li stendi per terra.- ribatté spavaldo Gargiulo.
Ma Cardona notò che stava già
spostando lo sguardo in un’altra direzione.
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*
Contrariamente a quanto temuto
da Cardona, il dottor Sartori aveva fatto un buon
lavoro, anche se gli ci era voluto tempo e impegno:
il ferito, col volto tappezzato di bende e cerotti
e un braccio al collo, ora era seduto a un tavolino,
invece che sulle mattonelle del pavimento, e sembrava
persino in grado di rispondere a qualche domanda.
-Signor Frank Michael Morrison
Spillane da New York, giusto?- domandò Cardona, con
un passaporto aperto in mano.
-Sì e no.- rispose l’uomo, stringendosi
nelle spalle.
-Vuole essere più chiaro, per
favore?-
-Così dicono i documenti, ma
il sottoscritto è conosciuto dai lettori degli States
e di mezzo mondo col nome di Mickey Spillane.-
-Così la conosco anch’io infatti.-
-Toh! Un altro ammiratore! Non
che me ne stupisca, naturalmente: si dice che, dopo
Lenin, Tolstoj e Verne, sia io l’autore più tradotto
al mondo.-
-Io però sono un ammiratore
piuttosto scocciato: da qualche tempo a questa parte
sembra che tutti gli scrittori del mondo si siano
passati la parola per rompermi le balle, e non solo
qui a Monteselva.-
-Scusi, ma non capisco.-
-Niente, niente, non si preoccupi:
è solo che ultimamente ho avuto a che fare con diversi
dei suoi colleghi, e purtroppo non si è trattato quasi
mai di situazioni piacevoli.-
-Il processo creativo è un sistema
come un altro di tenere a bada i demoni che fanno
il nido dentro ciascuno di noi, signor…?-
-Cardona, commissario Leonardo
Cardona.-
-Oh, molto piacere.- rispose
Spillane, tendendo automaticamente la mano, per poi
ritirarla con una smorfia di dolore.
-Ahi! Picchiava come un fabbro,
quello lì.- commentò lo scrittore, massaggiandosi
il gomito destro.
-Cosa stavo dicendo?- aggiunse
poi, con espressione smarrita.
-Il processo creativo, i demoni…-
-Ah, sì: i demoni. Poeti e romanzieri
ne sono praticamente infestati, commissario.-
-Già, e credo che siano una
categoria di “ospiti” che non si lasciano addomesticare
facilmente.- commentò pensoso il “Leone”, facendo
seguire però un secco gesto della mano che fece chiaramente
intendere al suo interlocutore che, con quello, i
preliminari si erano già esauriti.
-A proposito…- aggiunse infatti
subito dopo, portandosi l’indice alla fronte.
-Si può sapere chi è il diavoletto
maligno che l’ha spinta a palpare il sedere della
cameriera?-
-Commissario, per chi passa
tre quarti di ogni sua giornata a inventare e raccontare
storie, alla fine diventa difficile distinguere tra
la fantasia e la realtà. Lei sa che le vicende narrate
nei miei romanzi sono piuttosto dure e crude, e i
personaggi principali sono individui con più ombre
che luci.-
-Ho letto da qualche parte che
il suo collega Raymond Chandler…-
-Per carità!- lo interruppe
Spillane, storcendo il naso.
-Da come si muove la sua creatura,
l’investigatore Marlowe, ho sempre immaginato che
Raymond scriva i suoi libri sorseggiando the, in pantofole
e veste da camera…-
-… ha affermato, parlando della
sua produzione, che altro non è che un cocktail di
violenza gratuita e pornografia.-
-I ragli degli asini non raggiungono
il cielo, Cardona.-
-Ho anche sentito dire che il
grande Ernest Hemingway per un certo periodo della
sua vita abbia profuso senza risparmio tutto il proprio
impegno e una consistente quantità di denaro solo
per screditare, in Florida, un ristorante che teneva
appeso in sala un suo grande ritratto.-
-Invidia. Pura invidia.-
-Invidia di cosa? Mi sembra
che abbiano trovato entrambi un posto nella storia
della letteratura mondiale, sia pure in generi diversi.
E che anche loro di best sellers ne abbiano sfornati
non pochi.-
-Il successo di uno scrittore
non si misura né con le muffose recensioni di qualche
sussiegoso critico letterario né sommando gli scontrini
che escono dai registratori di cassa delle librerie.-
reagì con veemenza l’americano.
-Per quanto, nel mio piccolo,
mi sembra di ricordare che, fino a questo momento,
delle mie opere siano state vendute quasi centocinquanta
milioni.-
-Vada avanti.-
-Ciò che voglio dire è che,
almeno a mio modo di vedere, a volte conta di più
l’impatto che i propri romanzi riescono ad avere sulla
gente comune, l’influenza che finiscono per esercitare
sui modi di parlare e di agire, sull’immaginario collettivo,
insomma. Cosa dice, commissario, centocinquanta milioni
di copie vendute potrebbero essere servite allo scopo?-
-Sì, sì, ma non mi ha ancora
risposto…-
-Ma sì, torniamo pure alle cose
importanti. Le natiche di una cameriera, per esempio.
Perché ce l’ha davvero belle sode, per la malora!-
-Spillane!-
-C’è poco da dire, in proposito.
io sono nato a Brooklyn e mio padre faceva il barista:
le è così difficile immaginare in quale ambiente io
sia cresciuto? Giocatori di biliardo, marioli di ogni
tipo e bagasce. Su quali testi io mi sia istruito?
Giornalacci zeppi di scandali e cronaca nera, riviste
per soli uomini farcite di disegni e foto di donne
nude, riviste specializzate in corse di cavalli e
scommesse.-
-E questo giustifica molestare
le donne?-
-Per le donne con le quali mi
sono relazionato io farsi molestare era l’unico modo
di sbarcare il lunario, e solo le più fortunate potevano
limitarsi a farsi soltanto palpare il culo e le tette.-
-Mi delude, Mickey: lei non
è una persona qualunque, che può giustificarsi coi
torti subiti da bambino. Lei è qualcuno che ha ricevuto
un grande dono. Lei è uno scrittore!-
-Ma la pianti. Ho cominciato
a scrivere per guadagnare qualche soldo, e ho continuato
a farlo per tutta la vita per lo stesso motivo.-
-Allora, me lo dice o no, perché
ha allungato le mani su quella cameriera?-
-L’improvvisa e incontrollabile
recrudescenza di un cronico desiderio sessuale
compulsivo è una buona spiegazione, commissario?
Degna di uno scrittore famoso? In altre parole,
una cazzata commessa (sempre che io l’abbia commessa,
naturalmente) da un vecchio che non ha un’autentica
erezione da anni. Uff, non so come spiegarglielo…-
-Ci provi, la prego: non dovrebbero
mancarle le parole giuste.-
-Ecco, provi a immaginare uno
che ha avuto amputata la mano in un incidente, ma
ha ancora voglia di tirare schiaffoni.-
Cardona sorrise, suo malgrado.
-Sì, credo che renda perfettamente
l’idea.- ammise, mentre Gargiulo pensava alle cose
più tristi che gli venissero in mente e si mordeva
a sangue il labbro inferiore per non scoppiare in
uno dei suoi clamorosi sghignazzi.
-Signor poliziotto, facciamola
corta: se la posta da pagare è trascorrere una notte
in gattabuia in attesa che dal primo aereo sbarchi
un commando di agguerriti e costosissimi avvocati
in arrivo da New York, questi sono i polsi…- disse
Spillane, mostrando le braccia-
-… mi porti via e mettiamo fine
a questa pagliacciata.-
-Non corra troppo, Spillane,
per quello c’è sempre tempo, vero Gaetano?- lo frenò
il “Leone”, scambiando uno sguardo d’intesa con Gargiulo,
per il quale ammanettare qualcuno era sempre un piacere.
-Mi dica piuttosto per quale
motivo si trova così distante da casa e, subito dopo,
mi spieghi cosa significa quel “sempre che io l’abbia
commessa” con cui poco fa ha intercalato il suo
discorso.-
-Un sopralluogo sul posto dove
vorrei ambientare la prossima avventura del mio caro
Hammer, come dovrebbe sempre fare un autore serio.
L’idea mi è venuta quando qui c’è stata quella brutta
faccenda della maestra impazzita, e anche i network
e i quotidiani del mio Paese e si sono occupati di
Monteselva, dipingendola come una città particolare,
percorsa da tensioni sotterranee e piena di segreti…-
-Una città insalubre e pericolosa…
come tantissime altre in Italia e nel mondo. I mezzi
di comunicazione si buttano sui delitti come mosche
sul letame, e tendono naturalmente a esagerare.- commentò
Cardona, pur sapendo in cuor suo che le cose non stavano
esattamente così.
-Mentre per la seconda domanda…-
riprese Spillane, ma si interruppe subito, coprendosi
gli occhi con le mani.
-Alla mia età la memoria non
aiuta, soprattutto se si è alzato il gomito più di
quanto non faccia normalmente. Ricordo che quando
quel pezzo di figliola è venuta al mio tavolo a portarmi
il terzo Martini le è caduto in terra un tovagliolo
e si è inchinata per raccoglierlo, facendomi intravedere
un vero e proprio angolo di paradiso…-
-E poi?-
-E poi, e poi… il frammento
di memoria successivo è la tipa che strillava come
un’aquila e quel bisonte che mi caricava e cominciava
a riempirmi di botte. Cosa sia successo nel mezzo,
commissario, francamente non lo so. Ciò di cui sono
sicuro, invece…-
-Sì?-
-… è che tra l’alcool ingurgitato
e le percosse ricevute, ciò ho guadagnato è un’emicrania
talmente forte da spaccarmi il cranio.-
-Più tardi sarà bene che la
faccia accompagnare da un agente a fare un controllino
al Pronto soccorso del S. Martino.- rifletté ad alta
voce Cardona.
-Intanto stia dieci minuti qui,
tranquillo e sereno e si prenda un paio di aspirine:
le faranno bene per il mal di testa e magari l’aiuteranno
anche a ricordare qualche dettaglio in più.- aggiunse
poi, facendo un cenno a Gargiulo perché restasse lì
a tenere d’occhio l’indiziato, e a prestargli soccorso,
in caso di emergenza.
Poi si girò senza dire altro
e si avviò alla volta dell’angolo del locale dove
aspettavano la ragazza e il suo nerboruto compagno.
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*
-Ispettore, si può sapere come
mai non lo avete ancora arrestato?- si informò il
colosso, non appena Cardona gli fu arrivato davanti.
-Commissario.-
-Come?-
-Sono un commissario, quindi
mi chiami commissario.-
-Sì, commissario, va bene, ma…-
-E lo sa cosa fanno i commissari?-
-No, ma…-
-Non si sforzi troppo, glielo
dico io: i commissari indagano, il che vuol dire…-
suggerì il “Leone”, inclinando leggermente il capo
in attesa di una risposta che tardava ad arrivare.
-Che… vuol… dire?- balbettò
l’altro, che a quel punto sembrava un orango ipnotizzato
dal numero di magia di un prestigiatore.
-Vuol dire che conducono loro
le indagini. Vuol dire che sanno loro chi arrestare
e perché. Vuol dire che loro non hanno bisogno
di un bestione-coglione come te che suggerisca ciò
che bisogna fare. Mi sono spiegato?-
Il ragazzo era più alto di Cardona
di venti centimetri buoni, e pesava almeno trenta
chili in più di lui. Chiunque avrebbe scommesso su
di lui, se si fossero incontrati di notte in un vicolo
buio e solitario decisi a regolare la questione di
chi ce l’avesse più duro dell’altro.
Eppure…
Eppure quel minimo di intelligenza
che Madre Natura nella sua infinita misericordia si
ostina a regalare anche al più ottuso dei suoi figli,
una specie di ancestrale istinto di sopravvivenza
che fa in modo che certi bruti sappiano riconoscere
un predatore più svelto, forte e feroce di loro, lo
indusse a ingoiare le parole che gli erano appena
state rivolte senza brusche reazioni.
-Signorina, vuole declinarmi
le sue generalità, per favore?- proseguì imperterrito
il commissario, rivolgendosi alla ragazza che fissava
allibita il suo ganzo.
-Ge-ne-ra-li-tà?-
-Nome e cognome.-
-Melissa Pirani.- rispose la
ragazza, cercando istintivamente una posizione più
composta.
-Brava. E lui?- l’incalzò Cardona,
puntando sul ragazzo il pollice destro.
-Lui è il mio fidanzato. Manlio
Rossi.-
-Potrei vedere i vostri documenti,
per favore?- chiese il”Leone”, stendendo la destra
e agitando impazientemente le dita.
Ottenne una carta d’identità
e una patente, che esaminò con attenzione, leggendo
riga per riga come se fossero poesie da imparare a
memoria. Dopo di che li restituì, ma quasi con riluttanza.
-Signorina Pirani, mi vuole
dare per favore la sua versione dei fatti?-
-Ma come la sua versione dei
fatti. È la verità e posso testimoniarlo…-
-Shhh.- si limitò a dire Cardona,
lanciandogli un’occhiataccia torva e portandosi l’indice
alla punta del naso.
-C’è poco da dire.- si precipitò
allora a rispondere la rossa.
-Servivo ai tavoli, come faccio
ogni santo giorno escluso il lunedì, quando quel…
quel signore lì…-
Indicò Spillane, che intanto
sembrava avere avviato chissà quale brillante conversazione
con Gargiulo, come se si trattasse del diavolo in
persona.
-… quel signore lì, che era
già al terzo spritz al Campari, ha allungato
le mani.-
-Vuole essere più precisa?-
la sollecitò il commissario, con svogliata noncuranza
-Con la mano sinistra mi ha
cinto la vita, da dietro, e con la destra… oh, non
riesco ad andare avanti: mi vergogno così tanto!-
squittì la ragazza, asciugandosi un principio di lacrime
col dorso della mano.
Il prode Manlio accennò ad aprire
la bocca per difendere la su damigella offesa, ma
bastò un secondo sguardo del “Leone”, ancora più feroce
del precedente, per dissuaderlo dal farlo.
-Guardi che quella che sta facendo
è una deposizione, signorina, non una confidenza alla
sua amica del cuore. E che io non ho a disposizione
tutto il tempo del mondo.-
-Con la destra mi ha sollevato
la gonna e ha cominciato a palparmi il sedere, prima
la destra, poi la sinistra, poi tutte e due insieme,
mentre io cercavo invano di sottrarmi alle sue carezze
da animale. E se non ci fosse stato Manlio, col locale
deserto com’era, chissà cosa sarebbe arrivato a farmi:
lo voglio vedere in galera, quel vecchio porco!-
-Immagino che lei abbia urlato,
quando mister Spillane l’ha ghermita.-
-Gher-mi-ta?-
-Afferrata, presa, acchiappata.-
precisò il commissario alzando gli occhi al cielo.
-Ah sì, certo che ho strillato.
Ho strillato come un’aquila, ci può giurare.-
-Ed è successo laggiù, dove
ora c’è l’aggressore.-
-Sì.-
-Manlio era qui, dove siamo
noi?-
-Più o meno, sì.- convenne la
rossa.
-Magari anche un po’ più vicino.-
la corresse l’altro.
-Ah, meglio ancora.- commentò
Cardona, sollevando il pollice.
-E il suo fidanzato guardava
nella vostra direzione, Melissa?-
-Certo che sì: gli ho messo
gli occhi addosso non appena ha messo piede nel locale.-
confermò il ragazzo, col petto gonfio d’orgoglio.
-A furia di farle compagnia
quando lavora qui al bar ho imparato a riconoscerli
a prima vista, certi sporcaccioni.-
-Già.- si lasciò sfuggire il
“Leone”, increspando le labbra in un ironico sogghigno.
-Prima le ha palpeggiato la
destra, poi la sinistra…- riprese però immediatamente.
-Sì, e poi ancora tutte e due!-
piagnucolò ancora lei.
-E dopo è arrivato Manlio e
l’ha salvata dall’aggressione.-
-Sì, grazie a Dio.-
-Ho capito. Ho capito tutto
adesso. La vostra ricostruzione dell’accaduto mi è
risultata molto utile. Anzi, di più: direi che è stata
assolutamente illuminante.- esclamò il commissario,
visibilmente soddisfatto.
-Quindi adesso porteranno il
vecchio in prigione?- si informò Manlio, scambiando
uno sguardo d’intesa con Melissa.
-Ah, senza dubbio disporrò immediatamente
un arresto.- rispose il “Leone” annuendo soddisfatto.
-Quanto alla prigione, dipenderà
da come il magistrato competente valuterà l’accaduto,
e sotto quale fattispecie vorrà considerare i delitti
eventualmente perpetrati.-
-Vale a dire?- chiese con grande
interesse la ragazza.
-Se rimarrà nell’ambito dell’articolo
660 del Codice Penale, vale a dire il reato di molestie,
allora il seguito della faccenda dipenderà da una
vostra eventuale querela.-
-Altrimenti?- chiesero stavolta
entrambi, all’unisono.
-Altrimenti, se saranno ravvisati
gli estremi per l’applicazione dell’articolo 609,
che disciplina il reato di violenza carnale…-
-Allora?- fu il coro a due che
seguì quella pausa.
-Allora in tal caso, visto che
la signorina, nonostante le apparenze, ma stando a
quanto ho letto sulla sua carta d’identità, compirà
i diciotto anni solo nel prossimo ottobre, si procederà
d’ufficio fino all’ultimo grado di giudizio.-
-Quindi, se ho capito bene noi
non potremmo fermare più il processo neanche se…-
osservò la rossa, visibilmente contrariata, e al tempo
stesso talmente concentrata nel cercare di assimilare
il concetto da strabuzzare gli occhi.
-Neanche se, nell’intento di
evitare guai più seri, il signor Spillane vi proponesse
un congruo risarcimento in denaro, proprio così.-
finì per lei Cardona.
-Forse puoi rivedere il racconto
che hai fatto al commissario.- sussurrò Manlio nell’orecchio
della sua bella.
-Sei stato tu a dirmi di esagerare,
e adesso lo vedi che guaio!- gli rispose mormorando
lei, cui il nervosismo aveva improvvisamente risvegliato
un fastidioso tic alle labbra.
Il commissario, che non poteva
intendere le loro parole, ma immaginava benissimo
cosa si stessero dicendo, decise di accelerare i tempi.
-C’è qualcosa che dovrei sapere
anch’io?- intervenne, sovrapponendosi a quel conciliabolo.
-Mmm… in effetti sì, dottore.-
ammise la ragazza, che tutto a un tratto aveva assunto
un’aria contrita.
-Vede, mi sono resa conto che
forse, nell’eccitazione del momento, ho un po’ esagerato
con la mia deposizione. In realtà non ho mai temuto
che il signor Spillane potesse spingersi troppo oltre.-
-Quindi il reato di violenza
carnale andrebbe derubricato.-
-De-ru-bri…?-
-Non sforzi troppo quel suo
cervellino: vuole dire “sostituito da un’imputazione
minore”.-
-Ah, sì, appunto.-
-Vanno bene le molestie, allora,
che sono punibili solo a querela di parte. E una querela
può sempre essere ritirata, basta mettersi d’accordo,
non è vero?-
-Proprio così!- assentì Melissa,
annuendo vigorosamente.
-Purtroppo però anche in questo
caso, in presenza di un minore, una volta appurati
i fatti la legge obbliga il magistrato a procedere
comunque.- obbiettò Cardona che, anche se non l’avrebbe
riconosciuto neanche sotto tortura, cominciava a divertirsi
come un pazzo.
-Ascolti, commissario, tutto
sommato, forse se lasciassimo perdere le denunce e
potessimo parlare con quell’uomo…-
-… magari un personaggio famoso
come lui potrebbe preferire sganciare qualche migliaia
di euro, piuttosto che correre il rischio che questa
sua bravata finisca sulle pagine di qualche giornale,
giusto?-
-Be’, effettivamente noi non
vorremmo fare del male a nessuno.- si precipitò a
riconoscere Manlio.
-Voi non farete male a nessuno.
Non più di quanto già ne avete fatto a voi stessi,
anche se ancora non ve ne siete resi conto. Perché
vedete, tra poco arriveranno qui, insieme al proprietario,
i nostri tecnici: potremo così dare un’occhiata alla
registrazione fatta dalle telecamere sistemate nel
locale e…-
-Le telecamere?Ma allora siamo
fottuti.- esclamò il ragazzo, a occhi sbarrati.
-Si accorgeranno subito che
non è vero…- fece in tempo ad aggiungere, prima che
la ragazza potesse fermarlo con un calcio nello stinco
che lo fece urlare di dolore.
-Stupido. Sei sempre il solito
stupido pieno di muscoli e sprovvisto di cervello.-
gli sibilò in faccia.
-Io ci lavoro da sei mesi, qui
dentro e…-
-Mi dispiace dirlo, ma la sua
ragazza ha ragione.- intervenne Cardona.
-Non c’è nessun sistema di video-sorveglianza,
in questo locale. Ma, arrivati a questo punto, mi
sembra del tutto inutile, non è vero, signorina?-
-L’ho riconosciuto subito dalla
foto che era apparsa sulla Gazzetta di ieri: “Noto
scrittore in visita a Monteselva” annunciava l’articolo.-
disse Melissa, accasciandosi sulla sedia più vicina,
completamente priva di forze.
-“Sai quanti soldi ha in banca
uno come quello lì?”, gli ho detto a ‘sto cretino.-
proseguì , accompagnando le parole con una smorfia
di disgusto e, contemporaneamente, indicando il suo
ragazzo, che ora sembrava solo un bambino troppo cresciuto,
contrariato e confuso.
-E lui: “Mi è venuta un’idea
per alleggerirlo un po’”. Ed eccolo qui, che bel risultato
abbiamo ottenuto.-
-Già, l’arresto di cui si parlava
prima: solo che riguarderà voi due, e sarà per percosse
e tentativo di estorsione.-
-Però quel porco le guardava
veramente le cosce e il culo!- obbiettò lamentosamente
Manlio.
-Non preoccupatevi; se avete
la fedina penale ancora pulita non sarà poi un così
gran danno: prendetelo come un giusto castigo che
potrà servire a insegnarvi come si vive.- fu il sigillo
che il “Leone” mise a quella squallida faccenda, prima
di richiamare l’attenzione del suo agente, mostrandogli
il mignolo e il pollice della mano destra divaricati
e, subito dopo, accennando ai due ragazzi con un movimento
del capo, e coi polsi incrociati.
Gargiulo capì subito cosa gli
stava chiedendo di fare il suo capo.
*°*°*°*°*°*°*°*°*°*
-Sa che qualcuno mi ha detto
che il mio carattere e i miei modi di fare ricordando
quelli di Mike Hammer, il protagonista di tanti dei
suoi romanzi?- si girò a domandare Cardona, quando
fu arrivato nei pressi della porta.
Il proprietario del bar, precipitatosi
al locale non appena era stato avvisato di quanto
accaduto, si era rintanato nel retro, e i due uomini,
adesso, erano da soli.
-Mike Hammer è e rimarrà “Mike
Hammer e basta”, però…- a questo punto lo scrittore
cercò di spremere fuori un sorriso, ma i punti con
cui Sartori gli aveva ricucito lo spacco al labbro
inferiore trasformarono quel tentativo in una smorfia
di dolore.
-Però, cosa?- chiese ancora
il commissario, tornando sui propri passi.
-Quel nome, “Hammer”, credo
che sappia che nella mia lingua vuole dire…-
-…vuol dirse martello, sì, lo
so.-
-Almeno su questo, effettivamente
non posso che convenire con chi ha fatto quella affermazione:
mi sono bastati questi pochi minuti trascorsi insieme
per capire che, quando si cimenta in un’indagine,
anche lei, come il buon Mike, continua a battere e
a battere finché non riesce a sfondare il muro dell’omertà
e della menzogna.-
-Non capisco se si tratta di
un complimento o di un insulto, signor Spillane.-
-Né l’una né l’altra cosa, signor
Cardona. Si guardi allo specchio: lei è un segugio
implacabile, al quale non importa più di tanto se,
mentre mena colpi, qualcuno di passaggio nei dintorni
si becca una botta in testa, anche se non c’entra
niente.-
-Se può tornare utile per scoprire
e agguantare un criminale, mettendolo in condizione
di non fare ulteriori danni alla società, sono effettivamente
convinto che si tratti di danni collaterali del tutto
accettabili.-
-Questa è la sua motivazione,
commissario: l’argomentazione con la quale è pronto
a tacitare eventuali rimorsi in caso di errore. Ne
abbiamo tutti sempre pronta una, ma non è detto che
sia la verità.-
-E quale sarebbe invece, secondo
lei, la strada giusta da seguire?- non poté fare a
meno di chiedere il “Leone”, sempre più incuriosito
da quello strano artista: un uomo avvezzo a raccontare
con assoluta crudezza storie intrise di violenza,
oscuri vizi, umane miserie e delitti efferati, ma
al tempo stesso capace, come gli risultava ormai evidente,
di profonde introspezioni.
-Ahimé, non ce n’è nessuna giusta.
L’unica cosa possibile per un uomo è di accettare
che dentro di sé, come in ogni suo simile, c’è nascosta
una bestia; che resti per tutta la vita legata alla
catena, che si metta ad abbaiare nella notte o che
all’improvviso decida di mordere il primo che gli
capita a tiro, il più delle volte dipende solo ed
esclusivamente dalle occasioni che gli si presentano.-
-Così è in tutti i suoi romanzi,
infatti: belve che digrignano i denti e alla fine
si scatenano.- fu la riflessione che fece ad alta
voce Cardona.
-Così è nella vita, commissario,
glielo ripeto una volta per tutte.-
-E… quale sarebbe la mia
belva?-
-Davvero non l’ha ancora capito?
Il desiderio di rimettere in ordine il mondo. Di punire
chi contravviene alle leggi. Di fare giustizia, costi
quel che costi. Di sostituirsi a Dio, in altre parole.-
-Boh. Ci penserò.- borbottò
il “Leone”, muovendosi di nuovo, stavolta per andarsene
davvero.
-Commissario?- lo richiamò lo
scrittore, quando lui era già con un piede al di là
della soglia del bar.
-Cosa c’è ancora?-
-Non ci pensi troppo. Come lo
detto, a ciascuno il suo. Per quei ragazzi il denaro.
Per me…-
-Per lei cosa, Spillane?-
-Il delirio di onnipotenza,
tanto per cominciare, la bestia che ho in comune con
tutti i miei colleghi scrittori: con la mia penna
e con una risma di carta, posso far innamorare, odiare,
soffrire, esultare, vivere e morire tutti quelli che
voglio.-
-E poi?-
-E poi l’alcool, e il sesso.
Non so cosa le abbia raccontato quella ragazza, ma
se fosse dipeso da me le avrei fatto tutto quello
che le avrà detto, e molto di più. Purtroppo sono
troppo vecchio, e spesso anche troppo ubriaco per
far seguire i fatti alle fantasie.-
Cardona gli sorrise, lo salutò
con un ampio cenno della mano, e uscì.