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Patrizio Pacioni
presenta:
Scrittori alla sbarra
(gli interrogatori impossibili del Commissario Cardona ) 


9 - Mickey Spillane

 

 

(scritto con Lorella De Bon)



L'uomo col sedere per terra e le spalle appoggiate al bancone del bar era un vecchio che aveva la faccia da  pugile.

Anche il naso rotto e gonfio, le labbra spaccate e una ecchimosi intorno all'occhio sinistro il cui colore stava virando rapidamente dal rosso a un viola sempre più cupo, testimoniavano che veniva da un combattimento.

Un incontro perso per ko, per la precisione.

L'agente Gargiulo, in piedi davanti a lui, si coprì la bocca con la mano e sussurrò al suo superiore che gli stava accanto:

-Commissa’, questo l'hanno acciso ’e mazzate. L’hanno fatto nuovo-nuovo.-

-Questo lo vedo da solo, Gaetano.- gli rispose Cardona, continuando a guardare il tizio che continuava a lamentarsi con frasi sconnesse, respirando a fatica.

-Ma il problema vero è un altro. Anzi, sono altri due.-

-E quali, si potrebbe sapere?-

-Il primo è che siamo a Ferragosto e che non si trova un medico nemmeno a bestemmiare.-

-Lo consideri risolto, capo: ho già telefonato al dottor Sartori, tra cinque minuti sarà qui.-

-Ma quello è un anatomo-patologo: che gli fa a questo qui, l'autopsia?-

-Ma quando mai, commissa’, la laurea in medicina la tiene, l'ho vista appesa giù all'obitorio.-

-Sì, va bene, va bene. Ma poi resta comunque il secondo problema.-

-Vediamo se posso risolvere anche questo: io sono la sua lampada d'Aladino.-

-Vedi quella rossa laggiù nell'angolo?- chiese Cardona, indicando una ragazza sui venti coi capelli ricci, alta e formosa , con un top che finiva almeno quindici centimetri sopra l'ombelico e una minigonna talmente corta che, seduta com'era su uno di quegli sgabelli alti da bar, con le gambe accavallate per giunta, dava esiti quanto meno imbarazzanti.

-Dotto’, quella la vedrei pure se tenessi ‘o bastone bianco e ‘o cane.-

-Ecco, bravo: vuole presentare denuncia contro questo poveraccio per tentata violenza carnale.-

-All'anima! E a lui chi è che l’ha ridotto così?-

-Il tizio che sta vicino alla pupa.-

L’agente aguzzò lo sguardo: nel locale male illuminato e, contro il grigio ferro della parete di fondo, riuscì a distinguere una massa più buia subito dietro alla ragazza.

-Mamma ‘o Carmine! E quel colosso chi è, ‘o fratello maggiore di King Kong?-

-È il fidanzato, e oltre a essere grande e grosso sembra che sia anche piuttosto geloso e manesco. Quindi, se posso darti un consiglio, anche se non sei un peso piuma neanche tu, credo che ti convenga togliere subito gli occhi da quelle cosce.-

-Commissario, mia nonna diceva che più sono grossi più è forte il rumore che fanno quando li stendi per terra.- ribatté spavaldo Gargiulo.

Ma Cardona notò che stava già spostando lo sguardo in un’altra direzione.

 

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*

 

Contrariamente a quanto temuto da Cardona, il dottor Sartori aveva fatto un buon lavoro, anche se gli ci era voluto tempo e impegno: il ferito, col volto tappezzato di bende e cerotti e un braccio al collo, ora era seduto a un tavolino, invece che sulle mattonelle del pavimento, e sembrava persino in grado di rispondere a qualche domanda.

-Signor Frank Michael Morrison Spillane da New York, giusto?- domandò Cardona, con un passaporto aperto in mano.

-Sì e no.- rispose l’uomo, stringendosi nelle spalle.

-Vuole essere più chiaro, per favore?-

-Così dicono i documenti, ma il sottoscritto è conosciuto dai lettori degli States e di mezzo mondo col nome di Mickey Spillane.-

-Così la conosco anch’io infatti.-

-Toh! Un altro ammiratore! Non che me ne stupisca, naturalmente: si dice che, dopo Lenin, Tolstoj e Verne, sia io l’autore più tradotto al mondo.-

-Io però sono un ammiratore piuttosto scocciato: da qualche tempo a questa parte sembra che tutti gli scrittori del mondo si siano passati la parola per rompermi le balle, e non solo qui a Monteselva.-

-Scusi, ma non capisco.-

-Niente, niente, non si preoccupi: è solo che ultimamente ho avuto a che fare con diversi dei suoi colleghi, e purtroppo non si è trattato quasi mai di situazioni piacevoli.-

-Il processo creativo è un sistema come un altro di tenere a bada i demoni che fanno il nido dentro ciascuno di noi, signor…?-

-Cardona, commissario Leonardo Cardona.-

-Oh, molto piacere.- rispose Spillane, tendendo automaticamente la mano, per poi ritirarla con una smorfia di dolore.

-Ahi! Picchiava come un fabbro, quello lì.- commentò lo scrittore, massaggiandosi il gomito destro.

-Cosa stavo dicendo?- aggiunse poi, con espressione smarrita.

-Il processo creativo, i demoni…-

-Ah, sì: i demoni. Poeti e romanzieri ne sono praticamente infestati, commissario.-

-Già, e credo che siano una categoria di “ospiti” che non si lasciano addomesticare facilmente.- commentò pensoso il “Leone”, facendo seguire però un secco gesto della mano che fece chiaramente intendere al suo interlocutore che, con quello, i preliminari si erano già esauriti.

-A proposito…- aggiunse infatti subito dopo, portandosi l’indice alla fronte.

-Si può sapere chi è il diavoletto maligno che l’ha spinta a palpare il sedere della cameriera?-

-Commissario, per chi passa tre quarti di ogni sua giornata a inventare e raccontare storie, alla fine diventa difficile distinguere tra la fantasia e la realtà. Lei sa che le vicende narrate nei miei romanzi sono piuttosto dure e crude, e i personaggi principali sono individui con più ombre che luci.-

-Ho letto da qualche parte che il suo collega Raymond Chandler…-

-Per carità!- lo interruppe Spillane, storcendo il naso.

-Da come si muove la sua creatura, l’investigatore Marlowe, ho sempre immaginato che Raymond scriva i suoi libri sorseggiando the, in pantofole e veste da camera…-

-… ha affermato, parlando della sua produzione, che altro  non è che un cocktail di violenza gratuita e pornografia.-

-I ragli degli asini non raggiungono il cielo, Cardona.-

-Ho anche sentito dire che il grande Ernest Hemingway per un certo periodo della sua vita abbia profuso senza risparmio tutto il proprio impegno e una consistente quantità di denaro solo per screditare, in Florida, un ristorante che teneva appeso in sala un suo grande ritratto.-

-Invidia. Pura invidia.-

-Invidia di cosa? Mi sembra che abbiano trovato entrambi un posto nella storia della letteratura mondiale, sia pure in generi diversi. E che anche loro di best sellers ne abbiano sfornati non pochi.-

-Il successo di uno scrittore non si misura né con le muffose recensioni di qualche sussiegoso critico letterario né sommando gli scontrini che escono dai registratori di cassa delle librerie.- reagì con veemenza l’americano.

-Per quanto, nel mio piccolo, mi sembra di ricordare che, fino a questo momento, delle mie opere siano state vendute quasi centocinquanta milioni.-

-Vada avanti.-

-Ciò che voglio dire è che, almeno a mio modo di vedere, a volte conta di più l’impatto che i propri romanzi riescono ad avere sulla gente comune, l’influenza che finiscono per esercitare sui modi di parlare e di agire, sull’immaginario collettivo, insomma. Cosa dice, commissario, centocinquanta milioni di copie vendute potrebbero essere servite allo scopo?-

-Sì, sì, ma non mi ha ancora risposto…-

-Ma sì, torniamo pure alle cose importanti. Le natiche di una cameriera, per esempio. Perché ce l’ha davvero belle sode, per la malora!-

-Spillane!-

-C’è poco da dire, in proposito. io sono nato a Brooklyn e mio padre faceva il barista: le è così difficile immaginare in quale ambiente io sia cresciuto? Giocatori di biliardo, marioli di ogni tipo e bagasce. Su quali testi io mi sia istruito? Giornalacci zeppi di scandali e cronaca nera, riviste per soli uomini farcite di disegni e foto di donne nude, riviste specializzate in corse di cavalli e scommesse.-

-E questo giustifica molestare le donne?-

-Per le donne con le quali mi sono relazionato io farsi molestare era l’unico modo di sbarcare il lunario, e solo le più fortunate potevano limitarsi a farsi soltanto palpare il culo e le tette.-

-Mi delude, Mickey: lei non è una persona qualunque, che può giustificarsi coi torti subiti da bambino. Lei è qualcuno che ha ricevuto un grande dono. Lei è uno scrittore!-

-Ma la pianti. Ho cominciato a scrivere per guadagnare qualche soldo, e ho continuato a farlo per tutta la vita per lo stesso motivo.-

-Allora, me lo dice o no, perché ha allungato le mani su quella cameriera?-

-L’improvvisa e incontrollabile recrudescenza di un cronico desiderio sessuale compulsivo è una buona spiegazione, commissario? Degna di uno scrittore famoso? In altre parole, una cazzata commessa (sempre che io l’abbia commessa, naturalmente) da un vecchio che non ha un’autentica erezione da anni. Uff, non so come spiegarglielo…-

-Ci provi, la prego: non dovrebbero mancarle le parole giuste.-

-Ecco, provi a immaginare uno che ha avuto amputata la mano in un incidente, ma ha ancora voglia di tirare schiaffoni.-

Cardona sorrise, suo malgrado.

-Sì, credo che renda perfettamente l’idea.- ammise, mentre Gargiulo pensava alle cose più tristi che gli venissero in mente e si mordeva a sangue il labbro inferiore per non scoppiare in uno dei suoi clamorosi sghignazzi.

-Signor poliziotto, facciamola corta: se la posta da pagare è trascorrere una notte in gattabuia in attesa che dal primo aereo sbarchi un commando di agguerriti e costosissimi avvocati in arrivo da New York, questi sono i polsi…- disse Spillane, mostrando le braccia-

-… mi porti via e mettiamo fine a questa pagliacciata.-

-Non corra troppo, Spillane, per quello c’è sempre tempo, vero Gaetano?- lo frenò il “Leone”, scambiando uno sguardo d’intesa con Gargiulo, per il quale ammanettare qualcuno era sempre un piacere.

-Mi dica piuttosto per quale motivo si trova così distante da casa e, subito dopo, mi spieghi cosa significa quel “sempre che io l’abbia commessa” con cui poco fa ha intercalato il suo discorso.-

-Un sopralluogo sul posto dove vorrei ambientare la prossima avventura del mio caro Hammer, come dovrebbe sempre fare un autore serio. L’idea mi è venuta quando qui c’è stata quella brutta faccenda della maestra impazzita, e anche i network e i quotidiani del mio Paese e si sono occupati di Monteselva, dipingendola come una città particolare, percorsa da tensioni sotterranee e piena di segreti…-

-Una città insalubre e pericolosa… come tantissime altre in Italia e nel mondo. I mezzi di comunicazione si buttano sui delitti come mosche sul letame, e tendono naturalmente a esagerare.- commentò Cardona, pur sapendo in cuor suo che le cose non stavano esattamente così.

-Mentre per la seconda domanda…- riprese Spillane, ma si interruppe subito, coprendosi gli occhi con le mani.

-Alla mia età la memoria non aiuta, soprattutto se si è alzato il gomito più di quanto non faccia normalmente. Ricordo che quando quel pezzo di figliola è venuta al mio tavolo a portarmi il terzo Martini le è caduto in terra un tovagliolo e si è inchinata per raccoglierlo, facendomi intravedere un vero e proprio angolo di paradiso…-

-E poi?-

-E poi, e poi… il frammento di memoria successivo è la tipa che strillava come un’aquila e quel bisonte che mi caricava e cominciava a riempirmi di botte. Cosa sia successo nel mezzo, commissario, francamente non lo so. Ciò di cui sono sicuro, invece…-

-Sì?-

-… è che tra l’alcool ingurgitato e le percosse ricevute, ciò ho guadagnato è un’emicrania talmente forte da spaccarmi il cranio.-

-Più tardi sarà bene che la faccia accompagnare da un agente a fare un controllino al Pronto soccorso del S. Martino.- rifletté ad alta voce Cardona.

-Intanto stia dieci minuti qui, tranquillo e sereno e si prenda un paio di aspirine: le faranno bene per il mal di testa e magari l’aiuteranno anche a ricordare qualche dettaglio in più.- aggiunse poi, facendo un cenno a Gargiulo perché restasse lì a tenere d’occhio l’indiziato, e a prestargli soccorso, in caso di emergenza.

Poi si girò senza dire altro e si avviò alla volta dell’angolo del locale dove aspettavano la ragazza e il suo nerboruto compagno.

 

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*

 

-Ispettore, si può sapere come mai non lo avete ancora arrestato?- si informò il colosso, non appena Cardona gli fu arrivato davanti.

-Commissario.-

-Come?-

-Sono un commissario, quindi mi chiami commissario.-

-Sì, commissario, va bene, ma…-

-E lo sa cosa fanno i commissari?-

-No, ma…-

-Non si sforzi troppo, glielo dico io: i commissari indagano, il che vuol dire…- suggerì il “Leone”, inclinando leggermente il capo in attesa di una risposta che tardava ad arrivare.

-Che… vuol… dire?- balbettò l’altro, che a quel punto sembrava un orango ipnotizzato dal numero di magia di un prestigiatore.

-Vuol dire che conducono loro le indagini. Vuol dire che sanno loro chi arrestare e perché. Vuol dire che loro non hanno bisogno di un bestione-coglione come te che suggerisca ciò che bisogna fare. Mi sono spiegato?-

Il ragazzo era più alto di Cardona di venti centimetri buoni, e pesava almeno trenta chili in più di lui. Chiunque avrebbe scommesso su di lui, se si fossero incontrati di notte in un vicolo buio e solitario decisi a regolare la questione di chi ce l’avesse più duro dell’altro.

Eppure…

Eppure quel minimo di intelligenza che Madre Natura nella sua infinita misericordia si ostina a regalare anche al più ottuso dei suoi figli, una specie di ancestrale istinto di sopravvivenza che fa in modo che certi bruti sappiano riconoscere un predatore più svelto, forte e feroce di loro, lo indusse a ingoiare le parole che gli erano appena state rivolte senza brusche reazioni.

-Signorina, vuole declinarmi le sue generalità, per favore?- proseguì imperterrito il commissario, rivolgendosi alla ragazza che fissava allibita il suo ganzo.

-Ge-ne-ra-li-tà?-

-Nome e cognome.-

-Melissa Pirani.- rispose la ragazza, cercando istintivamente una posizione più composta.

-Brava. E lui?- l’incalzò Cardona, puntando sul ragazzo il pollice destro.

-Lui è il mio fidanzato. Manlio Rossi.-

-Potrei vedere i vostri documenti, per favore?- chiese il”Leone”, stendendo la destra e agitando impazientemente le dita.

Ottenne una carta d’identità e una patente, che esaminò con attenzione, leggendo riga per riga come se fossero poesie da imparare a memoria. Dopo di che li restituì, ma quasi con riluttanza.

-Signorina Pirani, mi vuole dare per favore la sua versione dei fatti?-

-Ma come la sua versione dei fatti. È la verità e posso testimoniarlo…-

-Shhh.- si limitò a dire Cardona, lanciandogli un’occhiataccia torva e portandosi l’indice alla punta del naso.

-C’è poco da dire.- si precipitò allora a rispondere la rossa.

-Servivo ai tavoli, come faccio ogni santo giorno escluso il lunedì, quando quel… quel signore lì…-

Indicò Spillane, che intanto sembrava avere avviato chissà quale brillante conversazione con Gargiulo, come se si trattasse del diavolo in persona.

-… quel signore lì, che era già al terzo spritz al Campari, ha allungato le mani.-

-Vuole essere più precisa?- la sollecitò il commissario, con svogliata noncuranza

-Con la mano sinistra mi ha cinto la vita, da dietro, e con la destra… oh, non riesco ad andare avanti: mi vergogno così tanto!- squittì la ragazza, asciugandosi un principio di lacrime col dorso della mano.

Il prode Manlio accennò ad aprire la bocca per difendere la su damigella offesa, ma bastò un secondo sguardo del “Leone”, ancora più feroce del precedente, per dissuaderlo dal farlo.

-Guardi che quella che sta facendo è una deposizione, signorina, non una confidenza alla sua amica del cuore. E che io non ho a disposizione tutto il tempo del mondo.-

-Con la destra mi ha sollevato la gonna e ha cominciato a palparmi il sedere, prima la destra, poi la sinistra, poi tutte e due insieme, mentre io cercavo invano di sottrarmi alle sue carezze da animale. E se non ci fosse stato Manlio, col locale deserto com’era, chissà cosa sarebbe arrivato a farmi: lo voglio vedere in galera, quel vecchio porco!-

-Immagino che lei abbia urlato, quando mister Spillane l’ha ghermita.-

-Gher-mi-ta?-

-Afferrata, presa, acchiappata.- precisò il commissario alzando gli occhi al cielo.

-Ah sì, certo che ho strillato. Ho strillato come un’aquila, ci può giurare.-

-Ed è successo laggiù, dove ora c’è l’aggressore.-

-Sì.-

-Manlio era qui, dove siamo noi?-

-Più o meno, sì.- convenne la rossa.

-Magari anche un po’ più vicino.- la corresse l’altro.

-Ah, meglio ancora.- commentò Cardona, sollevando il pollice.

-E il suo fidanzato guardava nella vostra direzione, Melissa?-

-Certo che sì: gli ho messo gli occhi addosso non appena ha messo piede nel locale.- confermò il ragazzo, col petto gonfio d’orgoglio.

-A furia di farle compagnia quando lavora qui al bar ho imparato a riconoscerli a prima vista, certi sporcaccioni.-

-Già.- si lasciò sfuggire il “Leone”, increspando le labbra in un ironico sogghigno.

-Prima le ha palpeggiato la destra, poi la sinistra…- riprese però immediatamente.

-Sì, e poi ancora tutte e due!- piagnucolò ancora lei.

-E dopo è arrivato Manlio e l’ha salvata dall’aggressione.-

-Sì, grazie a Dio.-

-Ho capito. Ho capito tutto adesso. La vostra ricostruzione dell’accaduto mi è risultata molto utile. Anzi, di più: direi che è stata assolutamente illuminante.- esclamò il commissario, visibilmente soddisfatto.

-Quindi adesso porteranno il vecchio in prigione?- si informò Manlio, scambiando uno sguardo d’intesa con Melissa.

-Ah, senza dubbio disporrò immediatamente un arresto.- rispose il “Leone” annuendo soddisfatto.

-Quanto alla prigione, dipenderà da come il magistrato competente valuterà l’accaduto, e sotto quale fattispecie vorrà considerare i delitti eventualmente perpetrati.-

-Vale a dire?- chiese con grande interesse la ragazza.

-Se rimarrà nell’ambito dell’articolo 660 del Codice Penale, vale a dire il reato di molestie, allora il seguito della faccenda dipenderà da una vostra eventuale querela.-

-Altrimenti?- chiesero stavolta entrambi, all’unisono.

-Altrimenti, se saranno ravvisati gli estremi per l’applicazione dell’articolo 609, che disciplina il reato di violenza carnale…-

-Allora?- fu il coro a due che seguì quella pausa.

-Allora in tal caso, visto che la signorina, nonostante le apparenze, ma stando a quanto ho letto sulla sua carta d’identità, compirà i diciotto anni solo nel prossimo ottobre, si procederà d’ufficio fino all’ultimo grado di giudizio.-

-Quindi, se ho capito bene noi non potremmo fermare più il processo neanche se…- osservò la rossa, visibilmente contrariata, e al tempo stesso talmente concentrata nel cercare di assimilare il concetto da strabuzzare gli occhi.

-Neanche se, nell’intento di evitare guai più seri, il signor Spillane vi proponesse un congruo risarcimento in denaro, proprio così.- finì per lei Cardona.

-Forse puoi rivedere il racconto che hai fatto al commissario.- sussurrò Manlio nell’orecchio della sua bella.

-Sei stato tu a dirmi di esagerare, e adesso lo vedi che guaio!- gli rispose mormorando lei, cui il nervosismo aveva improvvisamente risvegliato un fastidioso tic alle labbra.

Il commissario, che non poteva intendere le loro parole, ma immaginava benissimo cosa si stessero dicendo, decise di accelerare i tempi.

-C’è qualcosa che dovrei sapere anch’io?- intervenne, sovrapponendosi a quel conciliabolo.

-Mmm… in effetti sì, dottore.- ammise la ragazza, che tutto a un tratto aveva assunto un’aria contrita.

-Vede, mi sono resa conto che forse, nell’eccitazione del momento, ho un po’ esagerato con la mia deposizione. In realtà non ho mai temuto che il signor Spillane potesse spingersi troppo oltre.-

-Quindi il reato di violenza carnale andrebbe derubricato.-

-De-ru-bri…?-

-Non sforzi troppo quel suo cervellino: vuole dire “sostituito da un’imputazione minore”.-

-Ah, sì, appunto.-

-Vanno bene le molestie, allora, che sono punibili solo a querela di parte. E una querela può sempre essere ritirata, basta mettersi d’accordo, non è vero?-

-Proprio così!- assentì Melissa, annuendo vigorosamente.

-Purtroppo però anche in questo caso, in presenza di un minore, una volta appurati i fatti la legge obbliga il magistrato a procedere comunque.- obbiettò Cardona che, anche se non l’avrebbe riconosciuto neanche sotto tortura, cominciava a divertirsi come un pazzo.

-Ascolti, commissario, tutto sommato, forse se lasciassimo perdere le denunce e potessimo parlare con quell’uomo…-

-… magari un personaggio famoso come lui potrebbe preferire sganciare qualche migliaia di euro, piuttosto che correre il rischio che questa sua bravata finisca sulle pagine di qualche giornale, giusto?-

-Be’, effettivamente noi non vorremmo fare del male a nessuno.- si precipitò a riconoscere Manlio.

-Voi non farete male a nessuno. Non più di quanto già ne avete fatto a voi stessi, anche se ancora non ve ne siete resi conto. Perché vedete, tra poco arriveranno qui, insieme al proprietario, i nostri tecnici: potremo così dare un’occhiata alla registrazione fatta dalle telecamere sistemate nel locale e…-

-Le telecamere?Ma allora siamo fottuti.- esclamò il ragazzo, a occhi sbarrati.

-Si accorgeranno subito che non è vero…- fece in tempo ad aggiungere, prima che la ragazza potesse fermarlo con un calcio nello stinco che lo fece urlare di dolore.

-Stupido. Sei sempre il solito stupido pieno di muscoli e sprovvisto di cervello.- gli sibilò  in faccia.

-Io ci lavoro da sei mesi, qui dentro e…-

-Mi dispiace dirlo, ma la sua ragazza ha ragione.- intervenne Cardona.

-Non c’è nessun sistema di video-sorveglianza, in questo locale. Ma, arrivati a questo punto, mi sembra del tutto inutile, non è vero, signorina?-

-L’ho riconosciuto subito dalla foto che era apparsa sulla Gazzetta di ieri: “Noto scrittore in visita a Monteselva” annunciava l’articolo.- disse Melissa, accasciandosi sulla sedia più vicina, completamente priva di forze.

-“Sai quanti soldi ha in banca uno come quello lì?”, gli ho detto a ‘sto cretino.- proseguì , accompagnando le parole con una smorfia di disgusto e, contemporaneamente, indicando il suo ragazzo, che ora sembrava solo un bambino troppo cresciuto, contrariato e confuso.

-E lui: “Mi è venuta un’idea per alleggerirlo un po’”. Ed eccolo qui, che bel risultato abbiamo ottenuto.-

-Già, l’arresto di cui si parlava prima: solo che riguarderà voi due, e sarà per percosse e tentativo di estorsione.-

-Però quel porco le guardava veramente le cosce e il culo!- obbiettò lamentosamente Manlio.

-Non preoccupatevi; se avete la fedina penale ancora pulita non sarà poi un così gran danno: prendetelo come un giusto castigo che potrà servire a insegnarvi come si vive.- fu il sigillo che il “Leone” mise a quella squallida faccenda, prima di richiamare l’attenzione del suo agente, mostrandogli il mignolo e il pollice della mano destra divaricati e, subito dopo, accennando ai due ragazzi con un movimento del capo, e coi polsi incrociati.

 

Gargiulo capì subito cosa gli stava chiedendo di fare il suo capo.

 

*°*°*°*°*°*°*°*°*°*

 

-Sa che qualcuno mi ha detto che il mio carattere e i miei modi di fare ricordando quelli di Mike Hammer, il protagonista di tanti dei suoi romanzi?- si girò a domandare Cardona, quando fu arrivato nei pressi della porta.

Il proprietario del bar, precipitatosi al locale non appena era stato avvisato di quanto accaduto, si era rintanato nel retro, e i due uomini, adesso, erano da soli.

-Mike Hammer è e rimarrà “Mike Hammer e basta”, però…- a questo punto lo scrittore cercò di spremere fuori un sorriso, ma i punti con cui Sartori gli aveva ricucito lo spacco al labbro inferiore trasformarono quel tentativo in una smorfia di dolore.

-Però, cosa?- chiese ancora il commissario, tornando sui propri passi.

-Quel nome, “Hammer”, credo che sappia che nella mia lingua vuole dire…-

-…vuol dirse martello, sì, lo so.-

-Almeno su questo, effettivamente non posso che convenire con chi ha fatto quella affermazione: mi sono bastati questi pochi minuti trascorsi insieme per capire che, quando si cimenta in un’indagine, anche lei, come il buon Mike, continua a battere e a battere finché non riesce a sfondare il muro dell’omertà e della menzogna.-

-Non capisco se si tratta di un complimento o di un insulto, signor Spillane.-

-Né l’una né l’altra cosa, signor Cardona. Si guardi allo specchio: lei è un segugio implacabile, al quale non importa più di tanto se, mentre mena colpi, qualcuno di passaggio nei dintorni si becca una botta in testa, anche se non c’entra niente.-

-Se può tornare utile per scoprire e agguantare un criminale, mettendolo in condizione di non fare ulteriori danni alla società, sono effettivamente convinto che si tratti di danni collaterali del tutto accettabili.-

-Questa è la sua motivazione, commissario: l’argomentazione con la quale è pronto a tacitare eventuali rimorsi in caso di errore. Ne abbiamo tutti sempre pronta una, ma non è detto che sia la verità.-

-E quale sarebbe invece, secondo lei, la strada giusta da seguire?- non poté fare a meno di chiedere il “Leone”, sempre più incuriosito da quello strano artista: un uomo avvezzo a raccontare con assoluta crudezza storie intrise di violenza, oscuri vizi, umane miserie e delitti efferati, ma al tempo stesso capace, come gli risultava ormai evidente, di profonde introspezioni.

-Ahimé, non ce n’è nessuna giusta. L’unica cosa possibile per un uomo è di accettare che dentro di sé, come in ogni suo simile, c’è nascosta una bestia; che resti per tutta la vita  legata alla catena, che si metta ad abbaiare nella notte o che all’improvviso decida di mordere il primo che gli capita a tiro, il più delle volte dipende solo ed esclusivamente dalle occasioni che gli si presentano.-

-Così è in tutti i suoi romanzi, infatti: belve che digrignano i denti e alla fine si scatenano.- fu la riflessione che fece ad alta voce Cardona.

-Così è nella vita, commissario, glielo ripeto una volta per tutte.-

-E… quale sarebbe la mia belva?-

-Davvero non l’ha ancora capito? Il desiderio di rimettere in ordine il mondo. Di punire chi contravviene alle leggi. Di fare giustizia, costi quel che costi. Di sostituirsi a Dio, in altre parole.-

-Boh. Ci penserò.- borbottò il “Leone”, muovendosi di nuovo, stavolta per andarsene davvero.

-Commissario?- lo richiamò lo scrittore, quando lui era già con un piede al di là della soglia del bar.

-Cosa c’è ancora?-

-Non ci pensi troppo. Come lo detto, a ciascuno il suo. Per quei ragazzi il denaro. Per me…-

-Per lei cosa, Spillane?-

-Il delirio di onnipotenza, tanto per cominciare, la bestia che ho in comune con tutti i miei colleghi scrittori: con la mia penna e con una risma di carta, posso far innamorare, odiare, soffrire, esultare, vivere e morire tutti quelli che voglio.-

-E poi?-

-E poi l’alcool, e il sesso. Non so cosa le abbia raccontato quella ragazza, ma se fosse dipeso da me le avrei fatto tutto quello che le avrà detto, e molto di più. Purtroppo sono troppo vecchio, e spesso anche troppo ubriaco per far seguire i fatti alle fantasie.-

 

Cardona gli sorrise, lo salutò con un ampio cenno della mano, e uscì.

 


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