State navigando nella sezione NEWS del sito di Patrizio PacioniCliccate qui per tornare alle sezione  NEWS del sito di Patrizio Pacioni
Cliccate qui per tornare alle sezione  NEWS del sito di Patrizio PacioniRitorna all'HOME PAGEChi SonoCosa ScrivoCont@ttoI LinkLe F.a.q.

Spazio interviste
a cura di Mariella Gori e Simona De Bartolo


Le interviste di
marzo 2009


 

  C’è più di un motivo che giustifica questa mia seconda allo scrittore romano Patrizio Pacioni. Primo tra tutti quanto egli mi dichiarò nel corso del nostro primo confronto (vds. http://www.progettobabele.it/INTERVISTE/ppacioni.php): “Anche nel più luminoso degli ambienti, disse qualcuno, un angolo d’ombra non è mai di troppo. Figurati in casa di uno scrittore come me”. Non ci può essere sfida più stimolante, per una donna curiosa come  me! E infatti eccomi qui, fermamente intenzionata a scavare ancora più nel profondo nell’anima e nella mente di questo imprevedibile e iperattivo autore diviso, anzi moltiplicato, tra letteratura, organizzazione di eventi, teatro in ogni accezione del termine, iniziative umanitarie e solidali…

Tanto più dopo la lettura in assoluta anteprima del suo nuovo romanzo “Seconda B” (Melino Nerello - 2009), imperdibile per chi ama il giallo, per chi è ammaliato dal commissario Leonardo Cardona di Monteselva, detto il “Leone”…

Simonetta De Bartolo


1)     Il commissario Leonardo Cardona, deve la sua fortuna a te, e su questo non ci sono dubbi. D’altronde tu, a tua volta, gli sei comunque debitore. Ma, a quanto pare, tra voi non scorre buon sangue. “l’unica cosa buona che ha fatto per contribuire alla lotta contro il crimine è stata di creare me, e almeno questo gli va riconosciuto…, sono io che ripulisco dai delinquenti Piacenza e dintorni, Monteselva compresa”, precisa il “Leone” in persona, nel suo blog, rispondendo a un visitatore che spezzava una lancia in tuo favore. A prescindere da questo, tu credi che si possa contribuire alla lotta contro la criminalità anche scrivendo un giallo?

Quando si crea un connubio letterario così stretto come quello che si è ormai creato tra me e Leonardo, è sempre difficile stabilire con certezza dove finisca l’autore e dove cominci il personaggio e, ovviamente, viceversa. Con un apologo potrei dirti che io e Cardona siamo cuore e cervello di uno stesso corpo, siamo il chiaro e lo scuro della stessa anima e, inevitabilmente, ci contendiamo vizi e virtù, trionfi e sconfitte. Lui è per me, al tempo stesso, “ciò che più amo” e “ciò che più detesto”. E mi fermo qui: il resto dovresti chiederlo direttamente al commissario. Quanto a combattere il crimine armati di penna e fantasia ci andrei cauto. Credo però che, senza ombra di dubbio, creare nei lettori (e quindi nell’opinione pubblica) l’immagine di una Polizia efficace ed efficiente possa alla lunga aumentare il grado di fiducia popolare nelle istituzioni. E mi pare proprio che questo sì, sia pure indirettamente, favorisca la lotta alla criminalità.

2)     A Brescia, il 15 Aprile 2008, hai presentato Malinconico Leprechaun, con la presenza straordinaria del grande Gigi Proietti. Tra tanto mistery, noir e thriller, perché, secondo te, “A qualcuno piace giallo”?

In quella occasione Gigi Proietti venne a Brescia solo allo scopo di ritirare un premio che gli era stato attribuito per la sua interpretazione del maresciallo Rocca. Premesso questo, non ho difficoltà alcuna ad ammettere che quell’incontro rappresentò per me la straordinaria occasione di conoscere di persona un grandissimo artista come lui e condividere, nel “dopo” anche la tavola della cena. Quanto al giallo (definizione tutta italiana, te lo ricordo, legata al grande successo che riscossero sin dalle prime uscite i mitici “Gialli Mondadori” - altrove il genere è stato battezzato altrimenti, per esempio “romanzo poliziesco” in Francia e “romanzo criminale” in Germania) si tratta effettivamente di qualcosa di sempre vivo che ha saputo fieramente resistere alla concorrenza di altra letteratura affine. Tuttavia, secondo la mia opinione, per quanto i caratteri distintivi di giallo, noir, mistery e thriller possano e debbano essere tenuti presenti ciascuno per le proprie peculiarità, le occasioni di “contaminazione” tra uno e l’altro, anche nello stesso romanzo, sono talmente tante (e a volte talmente seducenti) che è ben difficile che uno scrittore non si lasci mai tentare dallo scivolare dall’una all’altra. A volte però anche a me piace schierarmi tra i “puristi” del genere: è per questo che con grande soddisfazione mi riunisco ogni estate con gli altri membri della giuria de “L’indizio nascosto”, un concorso ideato e portato avanti con infinita passione dalla cara Rina Brundu proprio per esaltare e preservare nell’originale struttura e forma  la scrittura gialla.

3)     Mi risulta che tu, nello scorso maggio, abbia partecipato, in qualità di “ospite d’onore”, a un’interessante conferenza sull’importanza del libro, tenutasi a Brescia nell’Istituto Professionale Piero Sraffa di via Comboni, intrattenendo gli studenti con originalità d’idee e professionalità. L’organizzazione di una conferenza scolastica e il tema scelto, nonché il rapporto scrittore - studenti, giovano sicuramente alla didattica e alla formazione. Un modo per incentivare i giovani alla lettura?

Certamente sì, probabilmente uno dei più efficaci. Fare in modo che gli studenti possano avvicinarsi anche “fisicamente” agli scrittori è una strategia che può ottenere ottimi riscontri in un’azione di diffusione e rilancio dell’amore per la letteratura. Del tutto naturale dunque, che, quando mi è possibile, non lesino la mia partecipazione a incontri culturali nelle scuole: oltre alle mie annuali “incursioni” all’Istituto Sraffa (la cui serie proseguirà quest’anno con un intervento proprio sul “giallo”), ricordo con particolare piacere un’affollata conferenza che tenni nell’aula magna del liceo classico Arnaldo Da Brescia su Manzoni all’indomani dell’uscita in libreria del mio irriverente “Quel ramo del lago”.

4)     “Comunicare le emozioni. Un tempo per farlo si scriveva una lettera, oggi un sms o una mail. Così idee e sentimenti viaggiano attraverso abbreviazioni, in maniera veloce e funzionale…” (da una delle tracce degli Esami di Maturità del 2007). Credo che il tuo romanzo, Essemmesse, non sia, in un certo senso, fuori traccia. A tuo giudizio?

In “Essemmesse” il commissario Cardona si trova nella situazione (per motivi strettamente personali) di dover ricorrere nel corso di un’indagine al sistema di messaggistica via cellulare. Anche se taluni “benpensanti” della letteratura continuano a storcere il naso di fronte a questo nuovo modo di comunicare, io credo che, invece di fermarsi a una sterile critica, sia molto più proficuo prendere atto della rivoluzione in corso e studiare attentamente il fenomeno. Anche il “Leone” si dichiara d’accordo con me: per lui, come per altri investigatori,viene molto meglio che i malviventi usino gli sms (facili da rintracciare) piuttosto che i più subdoli “pizzini”!

5)     Durante il tuo soggiorno in Sicilia, l’estate scorsa, in compagnia di Camilleri, hai visitato la casa del famoso commissario Montalbano. Camilleri e Pacioni, Montalbano e Cardona, colleghi e… amici?

Purtroppo non ho mai avuto modo di incontrare personalmente Andrea Camilleri. Ed è un vero peccato, perché gli sono debitore, ancor prima e di più di quanto ha regalato a centinaia di migliaia di lettori scrivendo le avventure del suo Salvo Montalbano, per alcuni suoi lavori giovanile: erano sue le sceneggiature televisive delle avventure del Tenente Sheridan (magistralmente interpretato dal compianto Ubaldo Lai) che, con le antiquate tecniche degli anni ’50 e con gli scarsissimi mezzi a disposizione della RAI di allora, riuscirono a interessare ad appassionare al genere “poliziesco” gran parte del pubblico italiano. Per quanto riguarda invece i “commissari”, i due si sono incontrati soltanto una volta, attraverso la mia penna, in un racconto intitolato  “La beffa di Cardona”. In quella occasione Leonardo si diverte (e parecchio!) a tirare un vero e proprio tiro mancino professionale al suo collega siciliano, ma è ovvio che si tratta di una partita in cui l’arbitro (cioè lo scrittore) è chiaramente di parte…

6)     La storia, in “Seconda B”, è complessa, ben articolata, scorrevole ed omogenea. Penso che lavorare con molti  personaggi sia quasi come ordire una trama con fili di diverso colore e consistenza. Non ti capita talvolta di avere la sensazione di esserti spinto troppo oltre, arrivando a sfidare anche tu, come Aracne, la dea tessitrice Minerva?

È una sfida che accetto ogni volta che comincio a scrivere un romanzo, e lo faccio fino quando non digito la parola fine. Sono perfettamente consapevole di correre ogni volta un grandissimo pericolo, perché in letteratura la trama della storia, diversamente da quella tessuta da un ragno, spesso intrappola per primo proprio il suo artefice. Il fatto è che prima di consegnare alle stampe un’opera è necessario faticare nella certosina verifica di tutti i passaggi narrativi, e non si tratta di un compito facile. È per questo che non mi sento di infierire su quegli scrittori (anche tra quelli che vanno per la maggiore)che, anziché affrontare in prima persona un’impresa talmente gravosa da sembrare a volte insostenibile, preferiscono affidarsi invece all’editor… o semplicemente alla fortuna cui sono devoti gli audaci.

7)     Durante la stesura di questo romanzo, che ho apprezzato molto anche per l’indispensabile cura degli aspetti psicologici, è forse affiorato alla tua mente qualche ricordo di quando frequentavi la scuola elementare… in …2…B?

Per fortuna durante la mia carriera di studente non ho mai avuto occasione di incrociare il mio cammino con quello di un’insegnante “particolare” come la maestra Eva Antonini, protagonista negativa di “Seconda B”. Fatta questa doverosa premessa, ti confermo che, naturalmente, i miei ricordi hanno avuto una grande influenza nella ricostruzione dell’ambiente scolastico della “Sandro Pertini” di Monteselva. Altrettanta importanza però hanno rivestito i miei colloqui con un’amica maestra, le esperienze da genitore mia e di coloro che ho avuto modo di frequentare, le letture… Insomma, sempre e comunque le storie nascono dalla miscelatura di puro prodotto di fantasia e di elaborazione delle esperienze personali proprie o altrui: al bravo scrittore il compito di trovare il giusto equilibrio in rapporto agli scopi narrativi che si propone.

8)     Scrivere in ordine Essemmesse, Malinconico Leprechaun e, infine, Seconda B ti è tornato utile, per inquadrare e sviluppare meglio la tipologia del personaggio Cardona?  Se  un lettore sprovveduto leggesse inizialmente “Seconda B” e solo successivamente Malinconico Leprechaun e, poi, ancora, Essemmesse….  cambiando, cioè, l’ordine degli “addendi”, il “prodotto” cambierebbe? 

Forse ti stupirà sapere che quel lettore che tu definisci “sprovveduto” sarebbe al contrario il più avveduto di tutti. Perché in effetti, nella cronologia “fantastica” della saga, è proprio da “Seconda B” che nasce il commissario Cardona. Tu pensa che, nelle mie intenzioni iniziali, il buon Leonardo avrebbe dovuto ricoprire in questa storia un ruolo secondario; tu capisci però che, con la personalità che gli è propria, il Leone non ha faticato più di tanto a imporsi e…  adesso ecco qui, si può quasi dire che a comandare sia lui.

9)     Nel leggere i tuoi gialli è forte e pungente la sensazione che tu voglia,  attraverso ambienti, ambientazioni, lo stesso commissario Cardona e tutti gli altri personaggi della saga, andare incontro, prima di tutto, al bisogno del lettore di contestualizzare socialmente e culturalmente le vicende e poi gettare le basi per iniziare a pensarla in un certo modo su determinati eventi della cronaca nera. E’ così?

I fatti “da cronaca nera” che una volta venivano nascosti alla conoscenza del pubblico, tenuti separati dal tessuto buono della società come si trattasse di una malattia infettiva, ora hanno fatto il loro ingresso trionfale nei salotti, sia in quelli delle case che (ancora di più) in quelli televisivi; dunque, anche quando furti, truffe e violenze non arrivano a coinvolgere la gente direttamente, riescono però ugualmente a toccare i cuori attraverso i giornali, internet, la radio e la televisione. Ma mentre nel caso di attacco ricevuto personalmente, scartando a priori l’ipotesi di trasformarsi in giustizieri, non c’è altra scelta che confidare nella legge e nei suoi tutori, nell’ipotesi di insidia indiretta si hanno a disposizione due diverse strategie difensive. La prima è quella della fuga, della non accettazione: ci si nasconde con la testa nella sabbia, facendo finta che il male non esista, o che, al più, possa riguardare soltanto “gli altri”. Oppure si può approfittare delle informazioni che ci vengono sparate addosso con alzo zero per approfondire le cause prossime e remote del delinquere, per individuarne le radici, per imparare a combatterlo nel migliore dei modi. È evidentemente ciò che io cerco di fare e trasmettere a chi mi legge.

10)   Guarda con me questa foto, che è stata scattata in occasione della rappresentazione a Villafranca della prima delle “cene con l’assassino” (“Il pollastro si mangia con le mani”) da te create. La decisione di interpretare personalmente il commissario Cardona rappresenta in qualche modo, la realizzazione di un sogno (essere sulla scena o diventare commissario) che facevi da bambino?

Un vecchio proverbio cinese recita: “in ogni uomo c’è qualcosa di mille uomini, in mille uomini c’è qualcosa di un uomo solo”. Per quanto mi riguarda, tra le molteplici componenti che caratterizzano il mio approccio alla vita c’è anche quella di un incallito e incurabile “istrione”. Confrontarmi in prima persona col pubblico mi piace, perché nasconderlo?, sia che si tratti di promuovere un nuovo romanzo mio o di altri, di tenere una conferenza, di presentare un evento o, appunto, di cimentarmi sul palcoscenico come attore. In più, credo che non sia un segreto che la dirompente personalità del “Leone” esercita su di me una certa attrazione. Impersonando Cardona soddisfo sia l’una che l’altra esigenza. E allora, perché no?

11) Riflettendo sul libro di magia e sortilegi in Essemmesse, sul dispettosissimo folletto irlandese in Malinconico Leprechaun e sulla tua nuova pièce, di cui sei nuovamente autore, regista e attore, Un tranquillo Sabath… o sera. Dal chiaro e inequivocabile riferimento ai sabba delle streghe, risulta evidente il tuo interesse per la magia il folklore. Merito anche di quel famoso “fanciullino” che, per Pascoli, è e rimarrà sempre in ognuno di noi?

In un recente passato c’è stata una campagna pubblicitaria, in Spagna, Inghilterra e altri paesi europei, ideata e realizzata da associazioni dell’area dell’ateismo che diffondeva questo tipo di messaggio: “La cattiva notizia è che Dio non esiste, quella buona che non ne abbiamo bisogno”. Personalmente non posso dirmi d’accordo né con la prima metà dello slogan né con la seconda. Per quanto riguarda l’esistenza di Dio personalmente ritengo che sia affermarne l’esistenza (questo è il MIO sentimento) che l’inesistenza siano due diverse forme di fede: siccome la scienza non è in grado di dimostrare né l’una né l’altra ipotesi, la posizione più razionale, se vogliamo, è quella dell’agnosticismo, vale a dire “non lo so e non mi interessa”. Sul postulato che “non ne abbiamo bisogno” poi, il mio disaccordo è totale: dalla notte dei tempi la stragrande maggioranza del genere umano ha rivolto il pensiero a qualche entità soprannaturale, o semplicemente ha letto un oroscopo, ha fatto un gesto di scongiuro; ci sono certe situazioni in cui né ciò che teniamo dentro, né ciò che possono fare per noi i nostri simili,  non ci sembra adeguato, e istintivamente, allora, lo cerchiamo “altrove”. Che esista, questo “altrove” è del tutto marginale, perché il solo “crederci” esercita una grande influenza su di noi. Credo che, partendo da questa premessa, si possa arrivare a capire quale sia il mio approccio al soprannaturale, che sia drammatico, come nei miei romanzi, o grottesco, come nelle mie commedie. 

12)  Una leggenda australiana racconta che gli “uccelli di rovo” (titolo dello sceneggiato tratto dal bestseller di Colleen McCullough) trascorrano tutta la propria esistenza cercando le spine di un grande rovo per morirvi trafitti ed emettere, per una sola volta, la più soave melodia del Creato. Così racconta  alla piccola Maggie (di cui poi s’innamorerà) il giovane e carismatico Padre Ralph de Bricassart. Non so perché ma don Maurice Taviani, arrivato a Monteselva nel dicembre 2007, con le sue prediche diffuse in rete tramite il blog, me lo ricorda un po’…

Prima di rispondere a questa domanda, consentimi di complimentarmi con te per avere capito da sola che Maurice Taviani non è un “monteselvino” come gli altri. Questo personaggi è nato infatti, nel vero e proprio senso della parola, nelle ultime pagine del mio primo “noir” Le lac du Dramont (2000) ed è stato assoluto protagonista di DalleTenebre (2003). Lo amo molto, e credo che sono convinto che presto o tardi tornerà a “lavorare” per me, nelle pagine di un nuovo romanzo. Maurice è un prete particolare, diviso tra una fede solida e una razionalità di stampo laico, che vive la propria fede e il proprio stato sacerdotale non senza contrasti. Solo la sua intelligenza e la sua sensibilità gli permettono di mantenersi in un equilibrio più stabile, almeno per il momento, di quello del travagliato padre Ralph.

13)  Il tuo blog anzi, diciamo meglio, il blog di Cardona si presenta come un diario di bordo: cronaca,  problemi attuali, eventi e manifestazioni artistiche e letterarie, etica e moralità alla luce del Cristianesimo, politica, sport, “Riflessi di moda”, narrativa ecc.  Insomma, un personale ed originale “Patrizio Pacioni - Costume società”. Ho la sensazione che commentare un articolo e  “dialogare” con l’egregio commissario Cardona, l’esimio reverendo Taviani e l’illustrissimo Patrizio Pacioni (eh, sì, non potevi di certo mancare dalla scena!), metta in moto un processo di (auto) analisi, dell’autore e di chi esprime il proprio modo di vedere. È ciò che speravi?

Direi di sì: una delle principali finalità che hanno ispirato la creazione del blog è stato proprio quello di creare una community originale e autonoma, capace di replicare, tra realtà e invenzione, ciò che rappresenta nella mia mente la città di Monteselva, una piazza virtuale, aperta all’avventura e alla fantasia, ma mai chiusa a quanto avviene ogni giorno nel resto del mondo. Sono molto soddisfatto dei risultati ottenuti fino a questo momento, ma mi rendo conto che si potrebbe fare ancora di meglio e di più: bene, prometto che io e i miei collaboratori lavoreremo alacremente per questo. Quanto al commissario Cardona, che ne è il legittimo titolare, interviene con regolarità ma con misura, cercando (come il buon padrone di casa in un salotto) di mantenersi costantemente presente senza mai diventare però troppo invadente.

14)  Le puntate de “Le notti di Monteselva”, ancor più di una serie televisiva statunitense come, ad es. “I segreti di Twin Peacks”, ci lasciano con l’acquolina in bocca. Tra una puntata e l’altra…  il tempo trascorre in un battibaleno e l’attesa preme. Secondo te, qual è il segreto del successo di un serial?

A mio avviso il serial, degno appartenente alla famiglia creativa del feuilleton (a sua volta nobile padre letterario delle saghe a fumetti, delle telenovelas, delle soap-opera etc. etc.) trova il suo principale fattore di successo in ciò che io chiamo le “3 F”: vale a dire fantasia, frequenza e familiarità. Chi, come me e Lorella De Bon (che mi coadiuva non solo nella stesura de Le notti di Monteselva, ma anche di quella di -non dimentichiamocelo!- della serie di Scrittori alla sbarra - un simpatico modo di divulgare, divertendo, vite e opere di grandi autori del passato) si cimenta in un’impresa del genere, si trova di fronte a una serie piuttosto complessa di opportunità e di problemi da risolvere. Tra le opportunità, per esempio, basti citare quelle di lavorare a lungo su una serie di personaggi e situazioni che costituiscono una specie di “set cinematografico” permanente, sempre pronto all’utilizzo, e di poter contare su un pubblico che, se appassionato alla storia, continuerà a seguire a lungo la saga. Tra i problemi più difficili da risolvere, invece, annovererei senz’altro quello di suscitare in modo continuativo nei lettori interesse e aspettativa e di procedere nel racconto mantenendo lo stile di scrittura per quanto possibile di elevato livello e di stile omogeneo, al di là della divisione della trama in episodi autoconclusivi o meno.

15)  Sempre a proposito delle “Notti di Monteselva”, cosa speri che susciti nel lettore la presenza dei Medici Volontari Italiani e dei City Angels?

Il primi doveri di un autore sono quelli di scrivere un corretto italiano e di interessare il lettore con storie avvincenti e coinvolgenti, e molti dei miei colleghi, a torto o a ragione, sono abituati a fermarsi lì. Per quanto riguarda me, ti confesso che (fatti salvi i punti precedenti che condivido e sottoscrivo anch’io e ai quali senza false modestie credo di rispondere piuttosto bene) il tessuto narrativo è un semplice supporto capace di “far passare” messaggi più consistenti del semplice intrattenimento. In questo casola saga de Le notti di Monteselva mi sembra più che appropriata a mettere in luce e valorizzare il quotidiano lavoro (appassionato quanto disinteressato) svolto da iniziative di volontariato quali appunto i Medici Volontari Italiani (ispiratori e assoluti protagonisti della serie) e -in modo più defilato, ma non per questo meno degno di attenzione- dei City Angels.

16)  La tua voglia di comunicare col pubblico attraverso i tuoi romanzi, le tue commedie, i tuoi inteventi di stampo giornalistico etc. etc. si espande anche nella tua partecipazione agli eventi organizzati dal Salotto Letterario di Torino (creato e animato dalla spumeggiante Sandrina Piras) di cui tu sei il Direttore Artistico. Cosa ha rappresentato per Patrizio Pacioni creare e condurre il corso di scrittura creativa “Dal blu di China al giallo/noir”? Che tipo di rapporto instauri di solito con i tuoi “discenti”? Qual è il consiglio che dai appena inizia il corso e la raccomandazione che fai in chiusura? Guarda che, se non mi risponderai in modo esauriente a questa domanda… potrebbe essere che mi decida di iscrivermi alla prossima edizione…

Guarda che questa non la sento come minaccia, anzi! Piuttosto stai attenta tu, perché come docente sono piuttosto esigente e severo… Scherzi a parte, quanto possa essere importante e gratificante l’esperienza dell’insegnamento può raccontarlo solo chi ha avuto la fortuna di cimentarvisi. Trasmettere qualcosa di sé, del proprio talento, a persone che elaboreranno gli impulsi e le informazioni ricevute in qualcosa assolutamente personale, interiorizzandole ed elaborandole in modo autonomo, è davvero molto stimolante. Con molti dei miei “studenti” finora incontrati ho instaurato e mantengo tuttora un rapporto di schietta amicizia, mi auguro che così possa essere anche per quelli che mi capiterà di incrociare in futuro. Quanto all’ultima delle tue curisità, la prima frase che dico alla partenza di un corso è: “Sforzatevi di dimenticare tutto ciò che avete pensato della scrittura fino a ieri,”.

17)             E l’ultima?

Ovviamente: “Cercate di non dimenticare nulla di quanto avete imparato in questi giorni!”

Facile, no?


MOTORE DI RICERCA INTERNO AL SITO

Tramite questo semplice motore di ricerca interno, potrete reperire infomazioni in merito a vari argomenti trattati su questo sito.


powered by FreeFind


Vai alle altre NEWS


Iscrizione News Letter Mandate il Vostro Racconto
Torna SopraMappa del SitoDownload/Off-LineAggiungi ai 'Preferiti'
E-Mail: info@patriziopacioni.it