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Un "gentil sesso" da difendere
di Cecilia Quinterio


Non di rado si è portati a pensare –e forse anche a sperare– che ai giorni nostri, a seguito del tanto esaltyatoe  celebrato processo di emancipazione femminile, molti dei problemi che da sempre angustiano noi donne si siano, come per magia, dissolti nel nulla.

Ma non è affatto così.

È sotto gli occhi di tutti che non passa un giorno senza che i mezzi d’informazione riportino una o più notizie di brutalità e soprusi perpetrati contro il c.d. “sesso debole”. Dunque violenze e stupri (almeno quelli dichiarati) che, invece di diminuire, aumentano in modo quasi esponenziale.

Perché?

Esiste una soluzione?

Si può sperare, finalmente, in un’inversione di tendenza?

Purtroppo i dati parlano chiaro e non si dirigono certo in una direzione rassicurante ed incoraggiante.

Secondo una ricerca Istat del 2009, infatti, il numero delle donne italiane (dai 16 ai 70 anni) vittime di violenza fisica o sessuale almeno una volta nella propria vita, ammonterebbe a 6.743.000.

Proprio così, avete capito bene: seimilionisettecentoquarantatremila vite di donne irrimediabilmente incrinate, se non del tutto spezzate.

E, badate bene, non si parla solo di  donne violate da parte di estranei, di sconosciuti acquattati nell’ombra, ma anche e soprattutto di stupri avvenuti nell’ambito delle proprie mura, dettate da una nascosta e insidiosa violenza domestica che ha mietuto e continua a mietere un esagerato numero di vittime.

Si tratta di cifre a dir poco sconcertanti: il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner. I compagni di vita si trovano dunque ad essere gli effettivi responsabili di una percentuale sostanziosa degli stupri, e sono troppo spesso gli artefici della quota più elevata di tutte le forme di violenza. Pare, appunto, che il 69,7% degli stupri sia opera del partner, il 17,4% di un conoscente e solo il 6,2% d’estranei. Nel caso di conviventi, fidanzati e mariti (ma anche ex coniugi) la situazione si aggrava ulteriormente, dal momento che la vittima si trova nella maggioranza dei casi ad aver subito e a subire ripetuti episodi di violenza (67,1%), senza essere in grado di reagire.

Si comincia con le minacce, poi si passa ai fatti, poi le effettive percosse, non sempre a mani nude: tra i soprusi fisici rilevati, i più frequenti sono strattoni, spinte, schiaffi, calci, morsi, percosse inflitte con cinghie e bastoni. Sempre che non facciano la comparsa nelle mani degli uomini violenti che dicono di amare, ma che in realtà non nutrono nei confronti delle compagne che smania di possesso e di dominio assoluto, anche lame o addirittura armi da fuoco.

Da non sottovalutare, inoltre, è la violenza psicologica, subita da 7 milioni e 134 mila donne, sopruso che impedisce loro di vivere con serenità. Le forme più diffuse messe in atto dal compagno sono il tentativo d’isolamento o l’isolamento effettivo (46,7%), il controllo (40,7%) e lo stalking. Insomma, un vero e proprio perverso campionario di persecuzioni odiose e intollerabili per ogni essere umano.

Ma l’aspetto più inquietante della faccenda è che, nella quasi totalità dei casi, queste gravi offese alla dignità personale e all’integrità fisica delle donne non vengono denunciate; sempre secondo l'Istituto di Statistica, infatti, rimane sommerso, quindi del tutto impunito, ben il 96% dei casi.

In una società come la nostra, che si dice progredita e avanzata, un tale fenomeno, del tutto inaccettabile, dovrebbe essere contrastato prioritariamente e con grande energia, muovendosi prima e soprattutto nel campo della prevenzione. Sin dalle scuole primarie, infatti, bambini e ragazzi  andrebbero educati e sensibilizzati al rispetto non solo degli altri, ma anche della figura femminile.

Inoltre bisognerebbe assicurare sostengo, assistenza ed aiuto alle vittime di violenze, le quali vanno prima di tutto ascoltate, capite ed aiutate, oltre che incoraggiate, poiché per loro non è cosa semplice riuscire a dire basta ad una vita che capiscono essere dolorosa e – se vogliamo – “sbagliata”. Da tenere in seria considerazione è il fatto che non è per nulla semplice denunciare i maltrattamenti, soprattutto se a compierli è un componente della propria famiglia.

Infine, gli autori delle violenze andrebbero severamente puniti e, al contempo, aiutati con un sostegno psicologico.

Questi potrebbero essere i presupposti e le basi che permettano alle vittime di vivere in maniera più serena e che possano far comprendere alle donne “schiave” dei loro amanti-padroni che a una vita di pugni e violenze carnali si può e si deve reagire.



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