Prima di ogni cosa si chiede scusa al Governo e al popolo
del grande Paese africano se, con un gioco di parole
di dubbia correttezza politica, ci permettiamo di paragonare
la loro rete ferroviaria a quella nostrana, senza dubbio
di gran lunga meno puntuale, efficiente e pulita della
loro.
Mercoledì
22 aprile alle ore 18,55, arrivato sulla banchina della
Stazione Centrale di Milano prendo conoscenza che per
l’Eurostar City 9745 delle ore 19,05 per Venezia (sul
quale ho prenotato un posto in prima classe per Brescia
–un’ottantina di km di percorrenza- al modico prezzo di
€ 18,50 è in ritardo di 10 minuti.
-Poco
male.- mi dico.
-Nel
corso dei miei molteplici viaggi mi sono trovato ad affrontare
situazioni di gran lunga peggiori.-
Solo
che, sul tabellone luminoso, i 10 minuti prima diventano
15, poi 20, poi ancora 30, stabilizzandosi infine sui
50.
A
questo punto, bontà sua, la voce dell’altoparlante si
degna di avvisare me e le poche centinaia di altri viaggiatori
in trepida attesa, piuttosto imbufaliti per il ritardo
(di cui gli indegni aspiranti emuli delle Ferrovie Senegalesi
compitamente si scusano) è dovuta a un non meglio identificato
“guasto del treno”.
Sul
maledetto tabellone compare finalmente il tanto agognato
binario di partenza (il numero 19, per la cronaca e, per
gli amanti della Smorfia, quello che indica “a risata”,
appunto): la folla degli incazzati, salmodiando accidenti
e insulti rivolti a top management e maestranze di Trenitalia,
si impegna in quel gioco al tempo stesso esaltante e creativo
che, in tutte le principali stazioni della Nazione, è
conosciuto come “Assalto alla diligenza”.
Bene,
siamo tutti a bordo.
Allora
si parte?
Ma
dove, ma quando.
I
50 minuti diventano rapidamente 60, poi 65, poi 70, senza
che nessun omino o donnina in verde e nero (la divisa
degli italici ferrovieri, per chi avesse la fortuna di
NON conoscerli) si preoccupi di fornire una seppur minima
informazione: nella mia mente stravolta dalla stanchezza
di una lunga giornata e ormai provata per questo interminabile
ritardo oltre ogni limite umanamente sopportabile, prende
forma l’orrendo sospetto che il famigerato “Segreto di
Stato”, cacciato dalla porta per ciò che concerne gli
affari più riservati di sicurezza nazionale, sia rientrato
dalla finestra della strenua secretazione dei disservizi
su binario.
Indosso
la mia veste di inquirente per tentare di trovare le cause
di questo ulteriore inesplicabile rinvio della partenza:
mi accorgo subito, da bravo segugio quale sono, che il
titolo dello psicodramma cui sto del tutto involontariamente
partecipando è cambiato in “Il mistero del treno scomparso”.
Ebbene
sì: visto che il treno delle 19,05 parte (guarda un po’)
alle 20,05 che (toh!) è lo stesso orario del treno successivo
che copre l’identico percorso (ma vedi a volte le coincidenze?),
perché non fare di 2 convogli uno soltanto?
Altro
che uovo di Colombo: questa è un’idea veramente geniale
che consentirà alle Ferrovie Senegalesi (ops, perdonatemi
di nuovo, amici africani) di risparmiare una bella manciata
di euro.
E
i posti prenotati e pagati a caro prezzo daglia spiranti
passeggeri del treno fantasma?
Chi
se ne frega, che si arrangino, va bene?
Restare
in piedi per qualche ora non ha mai ammazzato nessuno…
(articolo gentilmente offerto da
http://www.patriziopacioni.com/cardona/