settembre 2009
Cosa succede dopo la crisi?
di Cecilia Quinterio
“Quanto durerà la crisi?”
“Abbiamo già toccato il fondo?”
“È stato peggio il 29 o è più grave la situazione d’oggi?”
Crisi, crisi, crisi: da un anno
a questa parte non si sente parlare d’altro: ci siano
ricaduti, a quanto sembra, e i vari “lunedì neri” e “venerdì
neri” (per tralasciare gli altri giorni della settimana)
non hanno insegnato niente a nessuno.
Insomma, sia che ci si dedichi
a un innocente zapping, sia che si sfogli un qualsiasi
quotidiano o una rivista, imbattersi continuamente in
filmati, servizi ed articoli estremamente preoccupanti
–per non dire allarmistici- sulla “grande crisi”, più
che un rischio è diventata una certezza.
Ma, per dirla con la strofa
di una nota canzone, “cos’è questa crisi”?
È un vero e proprio terremoto
finanziario dal quale nessuno può ritenersi al sicuro.
Non i commercianti al dettaglio, schiacciati tra le paure
dei consumatori e la concorrenza delle grandi catene di
distribuzione.
Non le imprese (piccole, medie
o grandi che siano), che faticano a coprire con un fatturato
sempre più esiguo e margini sempre più risicati, i “costi
fissi” e le “spese correnti” (affitti, energia, personale).
Non certo i dipendenti a reddito
fisso, costretti a misurarsi con le insidie e le incertezze
di una sempre più vorace “Cassa integrazione”.
Per non parlare dei consumatori
di ogni specie razza e religione,
ai quali non resta che assistere
impotenti al miracolo alla rovescia dei propri soldi che,
nel portafoglio, continuano a perdere valore d’acquisto.
Persino per i più giovani è
diventato problematico uscire la sera a divertirsi con
gli amici, dal momento che tra cene, happy hour
e discoteca le spese lievitano notevolmente. Ancora più
brutta se la vede la fetta i 13 milioni di italiani fumatori,
perché –nonostante tutto- i prezzi dei pacchetti di sigarette
continuano ad aumentare.
Ma dei problemi di queste due
ultime categorie, per dirla papale-papale, non ce ne importa
poi più di tanto.
Nonostante il periodo difficile,
però, pare che il nostro italiano “normale” non voglia
proprio rinunciare a qualche giorno in pieno relax
(e come dargli torto?!). Ecco, allora, che c’è chi si
accontenta di pochi week-end qua e là: basta uscire dalla
solita routine, dal traffico cittadino, dalle deprimenti
quattro mura di casa per sentirsi – anche se per poco
– davvero in paradiso. Al contrario, per i ferie-dipendenti,
incontentabili adulatori della “supervacanza”, i quali
concepiscono la villeggiatura come una lunga esposizione
al sole da consumarsi sulla spiaggia bollente per ottenere
un’abbronzatura da urlo da fare invidia al collega di
lavoro rimasto tutta l’estate in ufficio, le cose si mettono
un pochino peggio. Infatti, secondo le ultime stime, ogni
italiano quest’anno è stato costretto ad accorciare la
propria vacanza almeno di qualche giorno e a stare attento
a non mettere mano al portafoglio con eccessiva frequenza.
Ecco allora i due nostri elementare
consigli per la sopravvivenza:
1) Armarsi tutti di quella “santa
pazienza” così utile e necessaria per sopportare i momenti-no;
2) Pensare, quando le cose sembrano
farsi più complicate, che, dopotutto, siamo già fortunati
a essere nati dalla “parte giusta” del mondo;
Forse poco o nulla, ma una cosa è certa: l’unica cosa
da fare, quando sono altri a “mischiare il mazzo e distribuire
le carte” è solo armarsi di quella “santa pazienza” di
cui ci hanno spesso parlato i nostri nonni, e saper aspettare.
Perché, come diceva il grande Eduardo, prima o poi “’add’a
passà ‘a nuttata”.