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versi DI versi
La  poesia  di www.patriziopacioni.it

N. 16 - Settembre 2009

Numero monografico dedicato a una poetessa del sud, tutta “anema e core” maallo stesso tempo capace di regalare alle parole  suggestiva e sensuale fisicità.


Mariella Tafuto   Mariella Tafuto, “sagittario verace” nata (23 novembre) e residente a Napoli dice di sé: 

“Scrivo diari poetici da epoche immemorabili. Per lungo tempo mi sono chiesta cosa rendesse 'poesia' quell'insieme di righe con degli “a capo” di cui mi nutrivo. Mi sono immersa nel respiro e nell'essenza di Eluard e Tagore, Hikmet e Garçia Lorca, Jimenez e Montale; ho amato il quieto dolore di Quasimodo e quello scabro e asciutto di Ungaretti; ho sorriso con Palazzeschi e sono rimasta a bocca aperta di fronte alla limpida magia di parole con cui riuscivano a interpretare la complessità dell'esistenza. Ho percorso mille strade alla ricerca di perle e pepite.”

I suoi pensieri, insieme alle sue poesie, potrete trovarli su un blog dalla suggestiva denominazione  di “Largo del Rosso” (http://largodelrosso.splinder.com/)

 


Rendimi il bacio che uccide

Rendimi il bacio che uccide

il sogno che non provvede

a disincagliarsi dal petto,

poi abbandonami all'istante

più duro, che ho miele amaro

in fondo ad un sorriso. Rendimi

il bacio che stride più forte

nell'ora del sangue rappreso,

e privami del fumo delle dita

che serrano labbra a sere

sincere di stupore. Puro fiele

il futuro, ancorato alla vita.


Sto qui seduta e aspetto


Sto qui seduta e aspetto
che la mia mano
trovi il ritmo giusto
che trovi il senso
di parole perdute
dimenticate
rinchiuse in grumi di silenzi
e di finzioni.

(Il lume acceso
sparge luce fioca
luce raccolta
in una luna sul tavolo)
 

Sto qui seduta e aspetto
che questa pietra cupa
che mi pesa sul petto
si sciolga in pianto
che onda diventi
il suo mordere lento.

 


Nello spazio del dormiveglia


E’ nello spazio del dormiveglia che t' incontro.
Le mie dita sono intrecciate alle tue; una mia coscia
si abbandona al tuo fianco; un braccio tuo mi cinge.
Mentre io affondo, tu hai la bocca di un’ape:
lasci segni leggeri sul collo e poi scendi,
a leccarmi i seni.
Ed è lì che mi schiudi il ventre e mi prendi
con un sorriso. Il sonno arriva, poi
come una morte amica.

 



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