Mariella Tafuto, “sagittario verace” nata (23 novembre)
e residente a Napoli dice di sé:
“Scrivo diari poetici da epoche
immemorabili. Per lungo tempo mi sono chiesta
cosa rendesse 'poesia' quell'insieme di righe
con degli “a capo” di cui mi nutrivo. Mi sono
immersa nel respiro e nell'essenza di Eluard
e Tagore, Hikmet e Garçia Lorca, Jimenez e Montale;
ho amato il quieto dolore di Quasimodo e quello
scabro e asciutto di Ungaretti; ho sorriso con
Palazzeschi e sono rimasta a bocca aperta di
fronte alla limpida magia di parole con cui
riuscivano a interpretare la complessità dell'esistenza.
Ho percorso mille strade alla ricerca di perle
e pepite.”
I suoi pensieri,
insieme alle sue poesie, potrete trovarli su
un blog dalla suggestiva denominazione di “Largo
del Rosso” (http://largodelrosso.splinder.com/)
Rendimi il bacio che uccide
Rendimi il bacio che uccide
il sogno che non provvede
a disincagliarsi dal petto,
poi abbandonami all'istante
più duro, che ho miele amaro
in fondo ad un sorriso. Rendimi
il bacio che stride più forte
nell'ora del sangue rappreso,
e privami del fumo delle dita
che serrano labbra a sere
sincere di stupore. Puro fiele
il futuro, ancorato alla vita.
Sto qui seduta e aspetto
Sto qui seduta e aspetto
che la mia mano
trovi il ritmo giusto
che trovi il senso
di parole perdute
dimenticate
rinchiuse in grumi di silenzi
e di finzioni.
(Il lume acceso
sparge luce fioca
luce raccolta
in una luna sul tavolo)
Sto qui seduta e aspetto
che questa pietra cupa
che mi pesa sul petto
si sciolga in pianto
che onda diventi
il suo mordere lento.
Nello spazio del dormiveglia
E’ nello spazio del dormiveglia che t' incontro.
Le mie dita sono intrecciate alle tue; una mia
coscia
si abbandona al tuo fianco; un braccio tuo mi
cinge.
Mentre io affondo, tu hai la bocca di un’ape:
lasci segni leggeri sul collo e poi scendi,
a leccarmi i seni.
Ed è lì che mi schiudi il ventre e mi prendi
con un sorriso. Il sonno arriva, poi
come una morte amica.