Per poco
più di un euro ho acquistato una copia di un
quotidiano con inserti superpatinati, carta,
tanta, che pesa nelle mie mani e che dopo una
veloce sfogliatina getterò. Quanto valgono le
parole? Parole che volano sulla nostra testa,
parole che circolano nella nostra mente, parole
di cui abusiamo sempre, parole che violentiamo
quotidianamente, parole per cui non abbiamo
il dovuto rispetto, perché la parola dovrebbe
essere subordinata a un messaggio disinteressato
e autentico, e nel generale depauperamento dei
messaggi anche la parola non ha più valore.
I surrogati di idee che non insegnano a cogliere
la verità, ma ci spostano in un mondo dove la
verità non esiste per ipotesi hanno preso tutta
la scena.
Noi, gli uomini che ascoltano
parole. Tutto ci frulla attorno a velocità tale
che non può assumere alcun significato. Così
le nostre riserve intellettuali e morali diventano
ogni giorno più esigue.
Mantova ogni anno è una delle
tante feste della parola. Un luogo dove la parola
diventa piacere duraturo o fugace.
Io amo la parola e ogni anno,
nonostante le mie riserve mentali, continuo
a frequentare i vari Festival. Cos’è il Festivaletteratura
di Mantova? È un prodotto dei nostri tempi,
una manifestazione straordinaria e straordinariamente
rappresentativa della nostra società dell’apparire.
Il Festivaletteratura di Mantova è il rivelatore
delle nostre contraddizioni, l’indicatore che
in un paese di non lettori (o comunque di lettori
deboli, molto al di sotto degli standard delle
popolazioni del Nord Europa) si riesce, attraverso
un opportuno richiamo mediatico, a ottenere
presenze incredibili. Mille, millecinquecento
persone nelle sedi più vaste (Il cortile della
Cavallerizza e Piazza Castello) parecchie centinaia
nella altre sedi (Teatro San Leonardo, Chiostro
di San Barnaba, Palazzo di San Sebastiano, Casa
del Mantegna, Chiesa di Santa Paola, Chiostro
del Museo Diocesano e via discorrendo), il che
significa che contemporaneamente sul suolo mantovano
qualche migliaia di persone si stanno occupando
di libri, e questo in modo ininterrotto per
cinque giorni, dalle nove del mattino fino a
notte inoltrata.
L’edizione di quest’anno offre,
al solito, un’offerta molto variegata che va
da Nadine Gordimer a Beppe Severgnini, da Paola
Mastrocola a Sandrone Danzeri, da Tiziano Scarpa
a Roberto Calasso, da Marc Augé a Margaret Mazzantini,
da Michele Mari a Luis Sepulveda, da Melania
Mazzucco ad Alicia Giménez-Bartlett. Ma,se la
concentrazione di molti eventi non permette
di seguire tutto quello che si vorrebbe, bisogna
anche osservare che è stata proprio la ricchezza
del numero delle manifestazioni che ha fatto
la fortuna del Festivaletteratura. Ognuno può
scegliere il suo percorso, lo dosa a seconda
dei suoi interessi e delle sue forze, e anche
delle sue tasche, perché le manifestazioni sono
quasi tutte a pagamento.
La domanda che mi faccio ogni
anno è sempre a stessa. È un bene o un male
spettacolarizzare la cultura? Come sempre la
realtà ha molti volti e varie sfaccettature.
Viviamo in una società di massa, dove solo la
visibilità attira, dove la gente agisce per
imitazione, e questo è dimostrato non solo dal
Festivaletteratura di Mantova. Mantova porta
questo fenomeno all’esasperazione e fa vedere
con chiarezza le contraddizioni del nostro mondo.
Eppure ci sono - innegabilmente - anche degli
aspetti positivi che non possono essere tralasciati.
Mantova e gli altri appuntamenti con la cultura(ad
esempio Modenafilosofia o Pordenonelegge) bene
o male accostano ai libri un pubblico vario
ed eterogeneo, danno modo a chi i libri li ama
di spaziare in un lasso di tempo ristretto tra
moltissimi autori e consentono molti stimoli
e sollecitazioni. Costituiscono un sistema di
approccio alla cultura più vivace e adatto a
quelli che Baricco definisce “i nuovi barbari”
rispetto ai contenitori consueti (scuola, musei,
quotidiani, dibattiti). “Nel contenitore di
un Festival o di un grande evento, si mima quella
struttura da sistema passante e da sequenza
sintetica che i barbari prediligono su ogni
altra”. Nel bene e nel male in tutti i Festival
culturali domina la spettacolarità, il movimento,
la pluralità di offerta. E questo è ciò che
il pubblico predilige.