Dal 15 dicembre 2000 Paola Cassone,
simpatica conoscenza di www.patriziopacioni.it) risiede ufficialmente
nei Paesi Bassi. Ha creato un interessantissimo diario
(le cui primissime puntate tenemmo a battesimo anche noi)
per tenere al corrente le sue amiche italiane delle barbare
usanze di questo paese. Lo si può “sfogliare” sulle interessantissime
pagine elettroniche del blog di Paola: http://www.paolacassone.com/dblog/
Arrivato al suo nono anno, da bollettino di informazione
sui Paesi Bassi,si è trasformato nel tempo in un diario
della quotidianità nella mia nuova vita di emigrante,
moglie e madre dal passato - sempre più remoto - tempestoso.
Per gentile concessione di Paola siamo lieti (dopo 5 lunghi
anni... di astinenza!) di riprendere a pubblicarne qualche
articolo anche noi...
Cominciamo con:
Reportages da Tulipland
Immagine
(pubblicato sul blog della
scrittrice -
opinionista Paola Cassone il
1 giugno 2009)
Nella
mia vita professionale sono stata costretta a partecipare
ad innumerevoli training manageriali, indubbiamente a
causa della mia reiterata reticenza ad assecondare il
galateo aziendale. Ognuno di questi training si é rivelato
prezioso, non tanto per il miglioramento della mia comunicazione
verbale e non, che rimane cocciutamente rozza (di questo
parleró diffusamente tra poco), ma per la mia crescita
interiore. Posso tranquillamente affermare che se finora
ho evitato il burnout é proprio grazie a questi training
che in questo senso mi sono sicuramente serviti di piú
dell’anno di analisi junghiana, oltretutto nemmeno sponsorizzato
dall’azienda.
Quando
il mio attuale datore di lavoro mi invitato a partecipare
alla sua variante di training manageriale (masterclass
in leadership), invece che sbuffare e alzare gli occhi
al cielo ho chiesto di conoscere l’elenco dei partecipanti.
Constatato che era tutta gente con cui mi sarebbe toccato
lavorare a stretto contatto ho riflettuto che la partecipazione
mi avrebbe evitato un sacco di inutili lotte di potere
e menate assortite e mi sono sottoposta con spirito di
sacrificio all’incredibile scocciatura di dover condividere
una profonda intimitá spirituale per due giorni al mese
con un gruppo di gente che fuori dal corso e dall’ufficio
saluto a malapena.
Ma come sempre ho dovuto concludere
che i training manageriali sono enormemente utili. Non
solo mi sono rinfrescata la memoria su un paio di dinamiche
di gruppo e mappature caratteriali, ma nella penultima
lezione ho avuto la rituale epifania che mi ha acceso
una fiammella in testa pari a quella dello spirito santo
(giá che siamo in tema di pentecoste).
Magari a voi sembrerá una banalitá,
ma il sapere che statisticamente 94% delle decisioni dei
nostri clienti viene preso in base alla forma delle nostre
proposte e solo 6% in base al contenuto ha catalizzato
milioni di osservazioni sparse e ha aperto una voragine
di riflessioni che si sono cristallizzate in una nuova
visione del mondo. Certo sapevo anche prima di questo
training che l’Immagine e la forma sono importanti, ma nessuno mi aveva
mai esposto con tanta chiarezza la proporzione dell’importanza.
E chissenefrega se la statistica é impecisa: accetto perfino
un limite di tolleranza del 15%, resta comunque devastante.
Praticamente significa che ho sprecato gli ultimi 25 anni
della mia vita nel cercare il santo graal del return on
investment e dell’efficacia della pressione pubblicitaria:
non gliene frega niente a nessuno, avrei fatto meglio
a seguire un corso da geisha.
E menomale
che il training di sopravvivenza in APL negli anni novanta
mi aveva giá allenato a scegliere tone of voice e colori
dell’abbigliamento in sintonia con i colori aziendali
del cliente di turno, ma anche cosí mi sono accorta che
ho almeno un’altra ventina di punti da rifinire per ottimizzare
tutti i dettagli dei miei interventi interni ed esterni.
E menomale che non avevo aspettato
questo corso per plasmare e rifinire la mia Immagine
professionale: se c’é una cosa di cui vado fiera é il
mio stile di comunicazione, pazientemente coltivato e
sviluppato nel corso degli ultimi dieci anni, dopo aver
constatato di non essere materiale per il consiglio d’amministrazione.
E’ uno stile a metá tra dottor House e ispettore Frost,
con misurate pennellate di Gil Grissom che uso solo per
gli effetti speciali. Con questo stile non diventeró mai
CEO ma in compenso tutti i clienti si ricordano di me.
Il problema
é che questo stile mi perseguita anche nel privato. Ho
un bel dire che non sono come mi disegnano, ma finora
ci sono state solo due persone che hanno capito la mia
vera personalitá. Per il resto del mondo sono una heartless
bitch e mi conviene assecondare l’Immagine
altrimenti vengo regolarmente calpestata con scarponi
chiodati. Non é difficile ma che due palle: non ti puoi
mai permettere una sbavatura altrimenti il mito crolla
e gli scarponi chiodati ripartono. Anche se ho sempre
pensato che il ruolo della monaca di Monza sia piú divertente
di quello di Lucia Mondella, sul lungo periodo una Lucia
Mondella ha meno scocciature: nessuno si aspetta da lei
che porti tacchi a spillo e bustier di latex fino alla
menopausa e nessuno ci fa caso se le viene la cellulite
sulle cosce.
L’Immagine e la forma son belle cose finché si é giovani
ma invecchiando diventano delle tremende prigioni: sembra
che Demi More abbia speso 200mila dollari solo di botox
e liposuzione per mantenere baby-marito e attenzione della
stampa. Ne vale la pena? Tutto sommato propendo per una
soluzione alla Greta Garbo: sparire, non farsi piú vedere,
fotografare, intervistare. Tutto quello che resta ai fans
é una collezione di films e fotografie sapientemente lavorate,
in cui la divina avrá per sempre 25 anni e sará sempre
bellissima. L’equivalente odierno si chiama internet e
photoshop, poco cambia. Purché mi possa togliere i tacchi
a spillo e tornare ad impastare la pasta frolla per i
biscotti di mio figlio. Vi giuro che non desidero altro.