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Il mondo visto e interpretato dalle Donne


dicembre 2009

Cosa succede dopo la crisi?
di Cecilia Quinterio


 

Sul Natale

Anche se l’evoluzione meteorologica (sarà colpa del buco nell’ozono?) ci sta allontanando inesorabilmente dalle suggestioni di un inverno lungo e gelido, imbiancato di neve anche a bassa quota, che non lascia spazio a un pallido sole più luce che calore…

… tutto ciò non impedisce di constatare che anche quest’anno Natale è ormai alle porte.

Lo annunciano le vetrine, già piene zeppe di alberelli decorati con ghirlande e addobbi d’ogni genere, tipo e dimensione; lo confermano -quasi come se potessero parlare- i negozi stipati di merce natalizia, rossa, dorata e luccicosa.

Fatto è che, specie negli ultimi anni, si sta consolidando la prassi di allungare i tempi a disposizione della famigerata “corsa ai regali” (altrimenti detta “shopping compulsivo natalizio”), attraverso una sempre più precoce proposizione al consumatore delle “offerte per le feste”.

Di questo passo –purtroppo- si finisce con l’accettare come qualcosa di scontato di imbattersi per le vie della città con i sosia di Santa Claus settimane e settimane d’anticipo rispetto alla sua discesa dal camino, e si diventa avvezzi all’affannarsi di molte -troppe!- persone alla disperata e sfiancante ricerca del “regalo perfetto”, per ogni singolo componente della famiglia e di una non tanto ristretta cerchia d’amici.

Eh già…! Chi si muove con largo anticipo dichiara di farlo per evitare di non trovare più ciò che piace e per non accontentarsi di un regalo di ripiego, come invece sono soliti fare tutti quegli incorreggibili fessacchiotti che,in preda al panico e alla frenesia, affollano le maggiori catene di negozi alla Vigilia.

Il punto è questo: sulla scia del motto “A Natale siamo tutti più buoni” -sagacemente utilizzato in svariate pubblicità nel periodo “più caldo” (metaforicamente e commercialmente parlando) dell’anno- che sotto le feste si fa inevitabilmente propria con eccessiva facilità, le persone aprono senza troppe esitazioni i portafogli, lasciandosi convincere che sia sufficiente e necessario spendere e spandere per sentirsi appagate e soddisfatte.

Sarà vero? Basterà il dono di un panettone o di una sciarpa di lana per fare sentire meno sola ed emarginata una persona anziana? Servirà poi a molto (a qualcosa sì, in questo caso) disporre un piccolo bonifico per un bambino in difficoltà senza nemmeno informarsi sul suo nome e sulla sua vita e dimenticandosene poi completamente per il resto dell’anno?

Domande che, presi come siamo a correre qua e là, caricandoci di pacchi come facchini, impacchettando regali in modo ossessivo e sentendoci presi da un’ansia che quasi ci soffoca, non si prendono nemmeno in considerazione.

Magari ammettiamo che vorremmo tanto sentire -come accadeva quando eravamo bambini- la “vera magia del Natale”, quella che sensibilizza il cuore e che non svanisce come una bolla di sapone nel momento in cui la festa è finita, il cenone e il pranzo sono stati divorati e digeriti e ognuno se ne torna alla propria vita.

Allora non è questione di moralismo se in molti sentiamo il bisogno di riscoprire in maniera autentica un momento speciale, manifestando veramente affetto ed attenzioni ai propri cari e alle persone meno fortunate di noi, senza il bisogno di ricorrere ad un super pacco con un gigantesco fiocco rosso.

Del resto cosa si potrebbe desiderare di più?


Cecilia Quinterno
per www.patriziopacioni.it
dicembre 2009




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