Sul Natale
Anche
se l’evoluzione meteorologica (sarà colpa del buco nell’ozono?)
ci sta allontanando inesorabilmente dalle suggestioni
di un inverno lungo e gelido, imbiancato di neve anche
a bassa quota, che non lascia spazio a un pallido sole
più luce che calore…
…
tutto ciò non impedisce di constatare che anche quest’anno
Natale è ormai alle porte.
Lo
annunciano le vetrine, già piene zeppe di alberelli
decorati con ghirlande e addobbi d’ogni genere, tipo
e dimensione; lo confermano -quasi come se potessero
parlare- i negozi stipati di merce natalizia, rossa,
dorata e luccicosa.
Fatto
è che, specie negli ultimi anni, si sta consolidando
la prassi di allungare i tempi a disposizione della
famigerata “corsa ai regali” (altrimenti detta “shopping
compulsivo natalizio”), attraverso una sempre più precoce
proposizione al consumatore delle “offerte per le feste”.
Di
questo passo –purtroppo- si finisce con l’accettare
come qualcosa di scontato di imbattersi per le vie della
città con i sosia di Santa Claus settimane e settimane
d’anticipo rispetto alla sua discesa dal camino, e si
diventa avvezzi all’affannarsi di molte -troppe!- persone
alla disperata e sfiancante ricerca del “regalo perfetto”,
per ogni singolo componente della famiglia e di una
non tanto ristretta cerchia d’amici.
Eh
già…! Chi si muove con largo anticipo dichiara di farlo
per evitare di non trovare più ciò che piace e per non
accontentarsi di un regalo di ripiego, come invece sono
soliti fare tutti quegli incorreggibili fessacchiotti
che,in preda al panico e alla frenesia, affollano le
maggiori catene di negozi alla Vigilia.
Il
punto è questo: sulla scia del motto “A Natale siamo
tutti più buoni” -sagacemente utilizzato in svariate
pubblicità nel periodo “più caldo” (metaforicamente
e commercialmente parlando) dell’anno- che sotto le
feste si fa inevitabilmente propria con eccessiva facilità,
le persone aprono senza troppe esitazioni i portafogli,
lasciandosi convincere che sia sufficiente e necessario
spendere e spandere per sentirsi appagate e soddisfatte.
Sarà
vero? Basterà il dono di un panettone o di una sciarpa
di lana per fare sentire meno sola ed emarginata una
persona anziana? Servirà poi a molto (a qualcosa sì,
in questo caso) disporre un piccolo bonifico per un
bambino in difficoltà senza nemmeno informarsi sul suo
nome e sulla sua vita e dimenticandosene poi completamente
per il resto dell’anno?
Domande
che, presi come siamo a correre qua e là, caricandoci
di pacchi come facchini, impacchettando regali in modo
ossessivo e sentendoci presi da un’ansia che quasi ci
soffoca, non si prendono nemmeno in considerazione.
Magari
ammettiamo che vorremmo tanto sentire -come accadeva
quando eravamo bambini- la “vera magia del Natale”,
quella che sensibilizza il cuore e che non svanisce
come una bolla di sapone nel momento in cui la festa
è finita, il cenone e il pranzo sono stati divorati
e digeriti e ognuno se ne torna alla propria vita.
Allora
non è questione di moralismo se in molti sentiamo il
bisogno di riscoprire in maniera autentica un momento
speciale, manifestando veramente affetto ed attenzioni
ai propri cari e alle persone meno fortunate di noi,
senza il bisogno di ricorrere ad un super pacco con
un gigantesco fiocco rosso.
Del
resto cosa si potrebbe desiderare di più?
Cecilia
Quinterno
per
www.patriziopacioni.it
dicembre
2009