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Maria Cristina e "Femme Fatale "

Bella... da Morire?

All'inizio un passo di danza sensuale, accompagnato dal bolero.

Chi è che non conosce il bolero?Musica lenta all’inizio, e poi in inesorabile crescendo.

Una donna su un tavolo, attorniata uomini che ballano con lei e per lei.

Uomini sul tavolo con lei e sopra di lei, mentre la musica all’improvviso si interrompe.

Ecco, già l'inizio di questo film è come un colpo nello stomaco, uno shock musicale e visivo, la giusta introduzione per le scene che seguiranno, e che in un fil-rouge della tensione riescono sempre a mantenere desta l’attenzione (e l’inquietudine) dello spettatore.

Ho cominciato a seguire "Femme fatale" come semplice spettatrice, poi senza accorgermene sono diventata una curiosa intrigata dalla trama, intenta a sbirciare da dietro una tenda mossa dal vento, al di qua di una finestra socchiusa.

Ero con la protagonista, una splendida Rebecca Romijn-Stamos mentre fa sesso con una ragazza giovane e bella quanto lei in una toilette della Croisette, accarezzandone la pelle calda, spogliandola sensualmente nell’intento di favorire l’azione del suo complice, un nero statuario e misterioso quanto basta, separato dalle due donne in amore solo da una sottile parete e da una languida cortina di sospiri …

Lo scenario è dunque il Festival (per eccellenza) del cinema, l’occasione del "colpo del secolo" la proiezione di un film in concorso, il film nel film, in un gioco di specchi e scatole cinesi.

La posta in gioco è un corpetto d’oro e gioielli di valore inestimabile, che costituirà il fulcro attorno al quale si dipana una trama complessa e densa di colpi di scena.

La vittima sacrificale (ma siamo proprio sicuri che le cose stiano davvero così?) l’accompagnatrice del regista, vestita quasi di niente.

E poi l’azione si sposta a Parigi,anni dopo, un funerale, la gradinata di un’antica chiesa, un fotografo troppo curioso (Antonio Banderas) alla ricerca dello "scatto della vita" che crede di essere entrato in partita, ma forse è soltanto lo strumento di un complotto molto più grande di lui.

E il protagonista principale, che si fa riconoscere poco per volta, impadronendosi progressivamente della storia: è proprio lui, Sua Maestà il Destino.

... ed ecco un'altra partenza per arrivare a un finale che spiegherà un'altra verità. con l’estremo fermo-immagine costituito da un sovrapporsi di fotografie, come se il paparazzo facesse slittare il poster grande che tiene appeso nella camera che si affaccia sulla piazza.

Un finale che non vi svelo, neanche se minacciate di torturarmi, perché altrimenti rischierei di rovinarvi la visione di un film che, pur non essendo certo un capolavoro destinato a restare nelle cineteche insieme ai grandi capolavori di celluloide, costituisce un chiaro esempio di tecnica narrativa e cinematografica, impartita dal maestro del brivido, il grande Brian De Palma.

E … a proposito di brividi … sfido ogni uomo e ogni donna di sana costituzione fisica a negare che la scena della bettola possa scivolare via senza lasciare sulla pelle uno strano, indefinibile languore.


Maria Cristina, è nata e vive a Rovigo. Ha scritto numerosi racconti e poesie, ottenendo premi e riconoscimenti, sia in Italia che all’estero. In continua lotta col tempo a disposizione ama viaggiare, leggere, ascoltare musica in compagnia della sua gattina e … andare al cinema, per nostra fortuna!



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