Una domanda del
mio professore di storia del cinema al liceo sperimentale
mi è sempre rimasta in testa: “Perché a diciotto
anni sono tutti rivoluzionari e votano DP e a
quaranta diventano tutti conservatori e votano
DC?” La domanda non era retorica: mi era stata
rivolta in quanto una delle (rare) studentesse
che leggeva tutti i testi previsti dal programma
e anche quelli opzionali, infatti ero andata a
casa del professore in questione a prendere un
libro fuori stampa e avevo ricevuto la domanda
come bonus di riflessione. Non penso che il prof
si aspettasse una risposta diretta ma fedele e
me stessa gliel’ho fornita comunque. Ho risposto
che a diciotto anni l’unico possedimento che si
ha è la propria gioventù e nessun diciottenne
ha paura di perderla perché si crede immortale.
A quaranta si hanno molte più proprietà materiali
ed è dolorosamente evidente come la gioventù e
la vita in generale sia precaria, per cui si tende
a difendere quel che ancora si possiede. Il prof
aveva sorriso come la Gioconda, con gli occhi
tristi e gli angoli della bocca appena sollevati
e mi aveva congedato.
Da allora, ad
intervalli regolari, faccio un check-up della
mia posizione ideologica, che è rimasta singolarmente
stabile. Non ho mai votato DP, nemmeno a diciotto
anni, ma non mi sono ancora convertita alla DC
e non solo perché non esiste più. Non avendo mai
creduto nella lotta armata non ho avuto disillusioni
epocali e non ho sentito il bisogno di andare
ad ingrossare le file di Forza Italia per reazione.
Le radici borboniche della mia famiglia mi hanno
reso immune alle lusinghe xenofobe della Lega,
tanto quanto il ferreo imprinting del liceo sperimentale
col corollario degli amici intellettuali di mia
madre mi impedisce di prendere sul serio qualunque
ideologia di stampo conservatore e di giustificare
le dittature di qualunque colore ideologico.
Eppure.
Nonostante appoggi
ideologicamente la sinistra laburista, mi sorprendo
sempre più spesso a condividere le affermazioni
di politici dell’area di centro conservatrice
e filo-cristiana. Mi risulta sempre più difficile
essere garantista nei confronti di (presunti)
pedofili e di sostenere gli operai che lottano
per mantenere diritti (anacronistici) acquisiti
prima della liberalizzazione dell’economia. Devo
sforzarmi di ricordare i motivi per cui difendo
la libertà di espressione ogni volta che sento
parlare Wilders o la Santanchè e oggi con mia
enorme sorpresa mi sono trovata in pieno accordo
con le argomentazioni contro il matrimonio omosessuale
di un parlamentare olandese del CDA (locale DC).
Il parlamentare in questione, a sua volta omosessuale
e felicemente convivente da 28 anni con lo stesso
compagno, dice che il matrimonio è un contratto
sociale creato per coppie eterosessuali che desiderano
formare una famiglia e assicurare le necessarie
protezioni sociali alla progenie; per tutti gli
altri casi è prevista la convivenza registrata
e qui devo fare una robusta precisazione onde
evitare equivoci.
In Olanda la convivenza
registrata è stata accuratamente progettata per
assicurare gli stessi diritti di un matrimonio
civile alle coppie omosessuali e le differenze
legali tra l’una e l’altro ne sono la dimostrazione:
un’eventuale separazione consensuale in assenza
di prole è più agevole con la convivenza registrata
e i figli di una convivenza registrata sono automaticamente
attribuiti alla madre mentre il padre – se vuole
- deve chiedere la patria potestà. Capite quindi
come queste differenze legislative siano state
studiate esclusivamente a beneficio delle coppie
senza figli (o figli di uno dei due), al contrario
del matrimonio che è il contratto sociale standard
per le coppie che prevedono una numerosa prole,
tanto che quando io e il vikingo al tempo ci siamo
informati ci è stato consigliato di sposarci perché
una convivenza registrata avrebbe complicato la
burocrazia nei confronti del nascituro.
Quel che manca
alla convivenza registrata è la coreografia, in
quanto non è prevista una cerimonia nuziale civile
e la chiesa non è obbligata a celebrare il matrimonio
religioso. Tale obbligo è previsto – se desiderato
dagli sposi - nel caso del matrimonio civile.
Per chi si vuole cimentare con il testo originale
della legge qui c’è il link.
Ebbene, chiamatemi
reazionaria ma seguo perfettamente la logica del
parlamentare CDA. Un matrimonio gay – nell’accezione
di cerimonia nuziale - non rispetta le regole
del gioco e citiamo il mitico Samuel L. Jackson
in Pulp Fiction a proposito della differenza tra
cunnilingus e massaggio ai piedi: “ain’t the same
f****n’ ballpark, it ain’t the same league, it
aint even the same f****n’sport!”
Che gli stessi
diritti sociali vengano garantiti a coppie omo-
ed eterosessuali è sancito dalla legge e non sta
in discussione. Che si voglia usare la cerimonia
nuziale, magari religiosa, anche per chi non può
procreare insieme al partner francamente mi pare
scorretto e riduce la cerimonia nuziale ad una
parodia da marriage chapel di Las Vegas, dove
è noto che ci si sposa in 10 minuti con qualunque
abbigliamento e con qualunque partner. Allora
tanto vale eliminare la cerimonia nuziale del
tutto e io per prima sono favorevole a questa
eventuale mozione.
Il matrimonio
gay – sempre nell’accezione di cerimonia nuziale
e fermo restando i diritti sociali – mi sembra
un’aberrazione alla pari del garantismo che ha
consentito e tuttora consente ai pedofili – per
quanto presunti – di continuare a perseguire attività
in cui vengono a contatto con minorenni e che
consente in nome della libertà d’espressione di
insultare impunemente le minoranze etniche che
non si possono difendere o usare scientemente
menzogne, calunnie e falsità nel dibattito mediatico
in modo che diventino verità. Ditemi per favore
che non ho bisogno di fare esempi e che ci siamo
capiti. Qui non si tratta di mettere in dubbio
i diritti sanciti dalla costituzione o dal codice
penale, si tratta solo di prevenire e limitare
gli abusi alla legge da parte di personaggi senza
morale o coscienza.
A me pare che
in nome della libertà e dell’uguaglianza siamo
scivolati pericolosamente verso una forma di convivenza
sociale che ci lascia totalmente indifesi di fronte
a soprusi sempre piu frequenti da parte di dialettici
e demagoghi spregiudicati. San Tommaso d’Aquino,
che per i tempi in cui viveva era sicuramente
progressista, era un sostenitore del libero arbitrio,
perché lo riteneva regolato da coscienza, prudenza,
volontà e virtù. Ebbene, chiediamoci dove sono
finiti questi quattro fondamentali pilastri del
libero arbitrio e se in base a coscienza, prudenza,
volontà e virtù i gay si possano sposare in chiesa
coll’abito lungo, i presunti pedofili possano
continuare a fare gli insegnanti di nuoto e Wilders
possa contestare i giudici che lo stanno processando
(per istigazione all’odio razziale) di faziosità.
Ditemi che non devo continuare con gli esempi
e soprattutto non fatemi citare le uscite della
Santanchè che ancora devo fare training autogeno
per calmarmi.
Mi piacerebbe
che la sinistra laburista si facesse portavoce
di queste istanze, perché non posso credere che
siano solo preoccupazioni mie, invece riscontro
un atteggiamento quantomeno ambiguo al riguardo.
Mi stupisco che siano apparentemente solo i rappresentanti
del centro democristiano ad esprimersi in questo
senso e mi chiedo se sono io che sto diventando
reazionaria come aveva predetto il mio prof o
se invece è la sinistra laburista che ha perso
il treno.