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 Dal 15 dicembre 2000 Paola Cassone, simpatica conoscenza di www.patriziopacioni.it) risiede ufficialmente nei Paesi Bassi. Ha creato un interessantissimo diario (le cui primissime puntate tenemmo a battesimo anche noi)  per tenere al corrente le sue amiche italiane delle barbare usanze di questo paese. Lo si può “sfogliare” sulle interessantissime pagine elettroniche del blog di Paola: http://www.paolacassone.com/dblog/

Arrivato al suo nono anno, da bollettino di informazione sui Paesi Bassi,si è trasformato nel tempo in un diario della quotidianità nella mia nuova vita di emigrante, moglie e madre dal passato - sempre più remoto - tempestoso. Per gentile concessione di Paola ne riprendiamo alcuni dei pezzi più significativi su www.patriziopacioni.it


Qui di seguito un annuncio firmato dalla creatrice di Tulipland a inizio estate:

lettori e soprattutto care lettrici,

Dopo undici anni di cronaca della mia vita ho deciso di tornare a scrivere la storia che si sta dipanando nel teatro della mia mente da molti anni. Questa storia è come un feto che è giunto al termine dello sviluppo e adesso sta premendo per vedere la luce e continuare a svilupparsi fuori di me. La mia vita a Tulipland finisce con l'ultimo articolo di giugno e da settembre vi prego di dare il benvenuto al mio nuovo lavoro.

Grazie a tutti per la partecipazione e spero di incontrarvi ancora su questo sito. Gli aficionados di Tulipland troveranno tutti gli articoli nella sezione diario di www.paolacassone.com 

paola

 

ATTENZIONE: In considerazione del gradimento riscontrato dai reportages dall’Olanda di Paola Cassone, www.patriziopacioni.it, certi di farvi cosa gradita, ancora per qualche mese, continueremo tuttavia a pubblicare i post già acquisiti.


Nuovi reportages da Tulipland

Homohuwelijk

 (pubblicato sul blog della scrittrice-opinionista
Paola Cassone il 14 maggio 2011)



Una domanda del mio professore di storia del cinema al liceo sperimentale mi è sempre rimasta in testa: “Perché a diciotto anni sono tutti rivoluzionari e votano DP e a quaranta diventano tutti conservatori e votano DC?” La domanda non era retorica: mi era stata rivolta in quanto una delle (rare) studentesse che leggeva tutti i testi previsti dal programma e anche quelli opzionali, infatti ero andata a casa del professore in questione a prendere un libro fuori stampa e avevo ricevuto la domanda come bonus di riflessione. Non penso che il prof si aspettasse una risposta diretta ma fedele e me stessa gliel’ho fornita comunque. Ho risposto che a diciotto anni l’unico possedimento che si ha è la propria gioventù e nessun diciottenne ha paura di perderla perché si crede immortale. A quaranta si hanno molte più proprietà materiali ed è dolorosamente evidente come la gioventù e la vita in generale sia precaria, per cui si tende a difendere quel che ancora si possiede. Il prof aveva sorriso come la Gioconda, con gli occhi tristi e gli angoli della bocca appena sollevati e mi aveva congedato.

Da allora, ad intervalli regolari, faccio un check-up della mia posizione ideologica, che è rimasta singolarmente stabile. Non ho mai votato DP, nemmeno a diciotto anni, ma non mi sono ancora convertita alla DC e non solo perché non esiste più. Non avendo mai creduto nella lotta armata non ho avuto disillusioni epocali e non ho sentito il bisogno di andare ad ingrossare le file di Forza Italia per reazione. Le radici borboniche della mia famiglia mi hanno reso immune alle lusinghe xenofobe della Lega, tanto quanto il ferreo imprinting del liceo sperimentale col corollario degli amici intellettuali di mia madre mi impedisce di prendere sul serio qualunque ideologia di stampo conservatore e di giustificare le dittature di qualunque colore ideologico.

Eppure.

Nonostante appoggi ideologicamente la sinistra laburista, mi sorprendo sempre più spesso a condividere le affermazioni di politici dell’area di centro conservatrice e filo-cristiana. Mi risulta sempre più difficile essere garantista nei confronti di (presunti) pedofili e di sostenere gli operai che lottano per mantenere diritti (anacronistici) acquisiti prima della liberalizzazione dell’economia. Devo sforzarmi di ricordare i motivi per cui difendo la libertà di espressione ogni volta che sento parlare Wilders o la Santanchè e oggi con mia enorme sorpresa mi sono trovata in pieno accordo con le argomentazioni contro il matrimonio omosessuale di un parlamentare olandese del CDA (locale DC). Il parlamentare in questione, a sua volta omosessuale e felicemente convivente da 28 anni con lo stesso compagno, dice che il matrimonio è un contratto sociale creato per coppie eterosessuali che desiderano formare una famiglia e assicurare le necessarie protezioni sociali alla progenie; per tutti gli altri casi è prevista la convivenza registrata e qui devo fare una robusta precisazione onde evitare equivoci.

In Olanda la convivenza registrata è stata accuratamente progettata per assicurare gli stessi diritti di un matrimonio civile alle coppie omosessuali e le differenze legali tra l’una e l’altro ne sono la dimostrazione: un’eventuale separazione consensuale in assenza di prole è più agevole con la convivenza registrata e i figli di una convivenza registrata sono automaticamente attribuiti alla madre mentre il padre – se vuole - deve chiedere la patria potestà. Capite quindi come queste differenze legislative siano state studiate esclusivamente a beneficio delle coppie senza figli (o figli di uno dei due), al contrario del matrimonio che è il contratto sociale standard per le coppie che prevedono una numerosa prole, tanto che quando io e il vikingo al tempo ci siamo informati ci è stato consigliato di sposarci perché una convivenza registrata avrebbe complicato la burocrazia nei confronti del nascituro.

Quel che manca alla convivenza registrata è la coreografia, in quanto non è prevista una cerimonia nuziale civile e la chiesa non è obbligata a celebrare il matrimonio religioso. Tale obbligo è previsto – se desiderato dagli sposi - nel caso del matrimonio civile. Per chi si vuole cimentare con il testo originale della legge qui c’è il link.

Ebbene, chiamatemi reazionaria ma seguo perfettamente la logica del parlamentare CDA. Un matrimonio gay – nell’accezione di cerimonia nuziale - non rispetta le regole del gioco e citiamo il mitico Samuel L. Jackson in Pulp Fiction a proposito della differenza tra cunnilingus e massaggio ai piedi: “ain’t the same f****n’ ballpark, it ain’t the same league, it aint even the same f****n’sport!”

Che gli stessi diritti sociali vengano garantiti a coppie omo- ed eterosessuali è sancito dalla legge e non sta in discussione. Che si voglia usare la cerimonia nuziale, magari religiosa, anche per chi non può procreare insieme al partner francamente mi pare scorretto e riduce la cerimonia nuziale ad una parodia da marriage chapel di Las Vegas, dove è noto che ci si sposa in 10 minuti con qualunque abbigliamento e con qualunque partner. Allora tanto vale eliminare la cerimonia nuziale del tutto e io per prima sono favorevole a questa eventuale mozione.

Il matrimonio gay – sempre nell’accezione di cerimonia nuziale e fermo restando i diritti sociali – mi sembra un’aberrazione alla pari del garantismo che ha consentito e tuttora consente ai pedofili – per quanto presunti – di continuare a perseguire attività in cui vengono a contatto con minorenni e che consente in nome della libertà d’espressione di insultare impunemente le minoranze etniche che non si possono difendere o usare scientemente menzogne, calunnie e falsità nel dibattito mediatico in modo che diventino verità. Ditemi per favore che non ho bisogno di fare esempi e che ci siamo capiti. Qui non si tratta di mettere in dubbio i diritti sanciti dalla costituzione o dal codice penale, si tratta solo di prevenire e limitare gli abusi alla legge da parte di personaggi senza morale o coscienza.

A me pare che in nome della libertà e dell’uguaglianza siamo scivolati pericolosamente verso una forma di convivenza sociale che ci lascia totalmente indifesi di fronte a soprusi sempre piu frequenti da parte di dialettici e demagoghi spregiudicati. San Tommaso d’Aquino, che per i tempi in cui viveva era sicuramente progressista, era un sostenitore del libero arbitrio, perché lo riteneva regolato da coscienza, prudenza, volontà e virtù. Ebbene, chiediamoci dove sono finiti questi quattro fondamentali pilastri del libero arbitrio e se in base a coscienza, prudenza, volontà e virtù i gay si possano sposare in chiesa coll’abito lungo, i presunti pedofili possano continuare a fare gli insegnanti di nuoto e Wilders possa contestare i giudici che lo stanno processando (per istigazione all’odio razziale) di faziosità. Ditemi che non devo continuare con gli esempi e soprattutto non fatemi citare le uscite della Santanchè che ancora devo fare training autogeno per calmarmi.

Mi piacerebbe che la sinistra laburista si facesse portavoce di queste istanze, perché non posso credere che siano solo preoccupazioni mie, invece riscontro un atteggiamento quantomeno ambiguo al riguardo. Mi stupisco che siano apparentemente solo i rappresentanti del centro democristiano ad esprimersi in questo senso e mi chiedo se sono io che sto diventando reazionaria come aveva predetto il mio prof o se invece è la sinistra laburista che ha perso il treno.



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